Giovanni Scattone PUO’ insegnare nel Liceo frequentato da Marta Russo

E’ un gran pullulare di reazioni indignate alla notizia che Giovanni Scattone, già condannato per omicidio colposo in danno della povera studentessa Marta Russo, insegni storia e filosofia in un Liceo, si veda il caso, proprio quello che la sventurata ragazza frequentò prima di iscriversi alla facoltàdi giurisprudenza dell’Università "La Sapienza" di Roma, dove sarebbe stata uccisa da un proiettile vagante, sparato per imperizia e faciloneria, dallo stesso Scattone, secondo una sentenza definitiva passata in giudicato.

Ovviamente Scattone si è difeso in tre gradi di giudizio come era suo diritto. Alla fine ha scontanto cinque anni e alcuni mesi di reclusione e adesso è una persona libera.

La sentenza della Cassazione, ridimensionando l’entità della pena, ha escluso l’interdizione dai pubblici uffici per Scattone.

Quindi Scattone può insegnare. Punto. Può, più in generale, lavorare nella pubblica amministrazione. Non si vede perché se facesse, che so, l’impiegato comunale dell’anagrafe o l’addetto al centralino di un ente pubblico, nessuno avrebbe nulla da ridire, mentre se insegna storia e filosofia c’è questo balletto di indignazioni che, se da un lato sono comprensibili, soprattutto se espresse dalla famiglia della ragazza uccisa, dall’altro non lo sono da quello dell’opinione pubblica.

Le sentenze si rispettano, ma, soprattutto, si applicano.
E sulla base della sentenza che lo ha condannato Scattone non può non insegnare.

La gente ha criticato la Dirigente Scolastica (che ha invece applicato la legge ed è stata correttissima), qualche alunno (probabilmente quelli che si sentono in assoluto meno preparati) dice di aver paura, qualcun altro che Scattone dovrebbe essere cacciato da tutte le scuole del Regno (c’è ancora questo senso consolatorio della punizione da libro "Cuore", la tentazione di prendersela con il Franti di turno è forte, quasi irresistibile.

Dàgli all’insegnante, dunque. Anche se è stato condannato per un delitto colposo. Anche se ha scontato la pena. Anche se non è stato interdetto dai pubblici uffici, neanche temporaneamente.

Siamo al punto di confondere i sentimenti (legittimi, certo) con la legge, vorremmo fare del dolore un diritto, e della giustizia qualcosa di morale, ma ci dimentichiamo, anzi, non lo sappiamo proprio per niente, che la giustizia non ha nulla a che fare con la legge, e che ogni legge è, di per sé, amorale.

Auguriamoci che anche Giovanni Scattone non abbia a soffrire, oltre al rimorso per quello che ha fatto e per cui è stato dichiarato colpevole, che lo perseguiterà per tutta la vita, anche l’ergastolo a vita della morte civile perché questo significherebbe aggiungere sofferenza a sofferenza, ingiustizia a dolore, vendetta a responsabilità individuali.
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