Giornalisti e giornalismi

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Ci sono giornalisti e giornalismi. E le due voci devono essere tenute ben separate.

Il giornalismo è un’attività nobile, soprattutto quando si occupa di denuncia, di fare le pulci ai tanti poteri costituiti, quando descrive e porta a conoscenza di tutti documenti, fatti, testimonianze.

I giornalisti, quelli, purtroppo, sono fallibili e inadeguati. Non tutti, ovviamente, ma non è raro constatare come anche i migliori e i più onesti di loro, ogni tanto la péstino, o cercando di farla franca dopo aver palesemente copiato da Wikipedia, o padellando clamorosamente qualche traduzione latina, tanto per citare due delle tante piccolezze evidenziate da questo blog. Certi giornalisti sono assai permalosetti. Forse perché non hanno nemmeno conseguito una laurea e ce l’hanno a morte con chi, semplicemente, c’è riuscito. L’ordine dei giornalisti non dovrebbe accettare al suo interno membri non laureati, ma questa è solo un’opinione personale, che come tale esprimo. Come lettore e fruitore dell’attività giornalistica, io mi aspetto che chi mi dà delle informazioni abbia almeno un’istruzione se non superiore almeno pari alla mia. Esattamente come non mi fido di un diplomando di liceo linguistico che corazza una voce relativa alla letteratura su Wikipedia, ripristinando dati evidentemente errati, parimenti non mi fido di chi non abbia maturato gli strumenti necessari per scrivere, esprimere concetti, pensieri e, last but not least, separare i fatti dalle opinioni. E queste abilità sono identificabili con un titolo di studio adeguato al compito (non mi fiderei di un giornalista che mi riportasse una notizia di cronaca giudiziaria e che fosse laureato, pur nobilmente, in ingegneria -sarebbe diverso se fosse un giornalista scientifico).

Per questo non do molto peso a certe incazzature incazzuse. Primum studiare, deinde argomentare.

Molti di questi giornalisti sono impegnati (oh!) in attività culturali collaterali alla loro attività di castigatori dei costumi e delle usanze altrui, come, a puro titolo di esempio non esaustivo ma certamente esemplificativo, un concorso letterario per scritti erotici (immagino la qualità e la dignità letteraria di tali opere dell’ingegno, David H. Lawrence e Charles Bukowski si rivolteranno nella tomba), o la collaborazione di scrittrici del calibro di Susanna Tamaro.

E’ gente che dall’alto di queste esperienze (senza dubbio indispensabili per un contributo fattivo ed essenziale alla cultura locale e nazionale) si sente in diritto di sputare su chi non solo una laurea ce l’ha e non l’ha certo conseguita in internet (ma, si sa, oggi un pezzo di carta non si nega più a nessuno), ma soprattutto su chi non la pensa come loro. Sono i tanti “rei di pensiero critico”, quelli che non si deguano, quelli che si esprimono, mostrano la loro opposizione e, soprattutto, commentano, argomentano e hanno l’ardire di scrivere. Ma come si permettono, costoro, che non sanno di privacy, di diritto d’autore (vengano qui, questi signori, ché troveranno pane per i loro denti) e argomentano con sussiego e supponenza anche delle più futili questioni.

Da questo blog “vista mare” certe miserie sembrano acuirsi di giorno in giorno. Ma, grazie al cielo, abbiamo argomenti, strumenti, competenza, idee e grammatica per esprimerci qui, fuori di qui e all’estero. Ed è esattamente quello che faremo.