Gianfranco Fini: Nessuno “stronzo” e’ lontano

Gianfranco Fini è andato a visitare un gruppo di bambini (e sottolineo bambini) di origine straniera dell’Associazione "Nessun luogo è lontano".

Gesto nobile, soprattutto da parte di un Presidente della Camera che ha dalla sua la firma di una delle leggi più repressive sull’immigrazione, vergata di pugno assieme al suo degno compare Bossi.

Ha detto che chi li prende in giro per la loro provenienza, cultura, religione o colore della pelle è uno "stronzo".

Ha detto proprio così, "stronzo", facendo assurgere la parolaccia alla dignità del palazzo che lui rappresenta, volgarità parlamentare allo stato puro.

Ora, io insegno in una scuola pubblica che ha fatto una fatica boia per organizzare i corsi di italiano per gli alunni stranieri, a frequenza obbligatoria, per dare loro degli strumenti ulteriori di inserimento linguistico e culturale nel famoso e famigerato "tessuto sociale", che, poveretto, non è che sia poi questo gran che, diciamocelo apertamente. Sono corsi che vengono pagati con i soldi pubblici.

Stiamo cercando di stabilire un contatto tra noi e lo "straniero", il "diverso", non stiamo cercando di attirarli verso di noi, stiamo solo cercando di offrire loro qualcosa, per creare un canale di contatto vero, autentico, un codice, magari minimale, minimalissimo, perché poi, alla fine, questi alunni devono poter leggere e scrivere in italiano.

Ed è arrivato Fini a creare questo clima al limite tra il goliardico e il compagnone, a dire che l’intollerante è, in primo luogo "Stronzo".

Ci sarebbe stato di che sprofondare davati ai bambini indiani, cinesi, sudamericani, filippini, albanesi che stavano assistendo con gli occhietti sgranati, assieme ai bambini di religione musulmana accompagnati dalle loro madri col velo.

Io che sono un insegnante, se sento un mio alunno italiano trattare male un compagno straniero, non posso dargli dello "stronzo" come magari vorrei, e come mi suggerisce il Presidente della Camera, terza carica dello Stato, come minimo subirei un provvedimento disciplinare, se non addirittura un processo penale, perché il bullo che disprezza lo straniero sarà stronzo, sì, ma deve essere protetto, integrato e rieducato almeno quanto e come lo stesso bambino straniero che è stato trattato male.

E allora vada pure per la condivisione della parolaccia, strizzata d’occhio tipica del bambino discolo verso i gli amichetti suoi.

Tanto, poi, se sono stronzi, ci pensa la scuola.

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