Finis

 
L’ultimo giorno di scuola non è per nulla una liberazione, anzi, è un gran rompimento di coglioni.

Coincide sempre col sabato, giorno che i più fortunati (o i più ruffiani) tra i docenti hanno libero e che qualcuno si deve ciucciare in pieno.

A me quest’anno è andata quasi bene, le prime quattro ore, con campanella del "Finis" alle 11,50.

L’ultimo giorno non ti passa mai. Ma non solo perché stai facendo il conto alla rovescia, e guardi i minuti che scorrono lenti nell’orologio del tuo immaginario (uh, se aveva ragione Bergson con quella storia del tempo interiore!) mentre "professore posso uscire?", "Va bene, esci" e mentre sul tavolo della sala insegnanti troneggia una scritta in cui si invitano i docenti a tenere gli alunni nelle rispettive aule con le porte chiuse.

Gli alunni hanno organizzato un tavolo da ping-pong rudimentale ma ingegnoso. 12 banchi, uno accanto all’altro e una rete vera da ping pong che sembra fatta apposta su misura. Alla lavagna una sorta di organigramma da campionato, con tanto di eliminatorie, rientri, semifinali, finali per il 3° e 4° posto, finalissima alla presenza del Re Juan Carlos, del presidente Pertini e del Cancelliere Helmut Schmidt.

Passa un’ora, ne passano due. Ma devono passarne altre due e dopo un po’ il ping-pong non sfagiola più.

Manca un registro di classe, l’ha preso non si sa chi e non si sa come. Che, voglio dire, sono delle ottime premesse per ritrovarlo.

Qualcuno in una classe accanto ha portato della musica stunz-stunz, di quelle che non sanno di niente e che a loro piacciono tanto, forse proprio perché non sanno di niente e allora possono riempirle di tutte le stronzate immaginabili. E ti chiedi se il bischero sei tu, che tieni i tuoi alunni a chiacchierare amabilmente in classe e ad evitare che un paio di alunne si stravacchino sui banchi addormentandosi, o se sono gli altri che acconsentono a questi riti orgiastici.

Poi suona la campanella e sei ufficialmente in vacanza e non te ne rendi conto. Le signore della segreteria ti dànno la mano come se dovessero congedarsi da te per sempre e tu da una parte ti gratti i coglioni, dall’altra pensi che tra scrutini, presenze obbligatorie agli esami di stato, collegi docenti finali, giugno te lo fai in vacanza a singhiozzo e avrai modo di vederle e rivederle, e poi arriva il 1° settembre e si ricominicia coi baci, gli abbracci e il défilé estivo delle colleghe abbronzate al collegio docenti.

"Salutai Precossi, salutai Garoffi, che mi annunziò la vincita alla sua ultima lotteria e mi diede un piccolo calcafogli di maiolica, rotto da un canto, dissi addio a tutti gli altri. Fu bello vedere il povero Nelli, come s’avviticchiò a Garrone, che non lo potevan più staccare. Tutti s’affollarono intorno a Garrone, e addio Garrone, addio, a rivederci, e lì a toccarlo, a stringerlo, a fargli festa, a quel bravo, santo ragazzo; e c’era suo padre tutto meravigliato, che guardava e sorrideva. Garrone fu l’ultimo che abbracciai, nella strada, e soffocai un singhiozzo contro il suo petto: egli mi baciò sulla fronte. Poi corsi da mio padre e da mia madre. Mio padre mi domandò: – Hai salutati tutti i tuoi compagni? – Dissi di sì. – Se c’è qualcuno a cui tu abbia fatto un torto, vagli a dire che ti perdoni e che lo dimentichi. C’è nessuno? – Nessuno, – risposi. – E allora addio! – disse mio padre, con la voce commossa, dando un ultimo sguardo alla scuola. E mia madre ripeté: – addio! – E io non potei dir nulla."

(da "Cuore" di Edmondo De Amicis)

"- Addio, mio buon maestro e compagni miei. Chissà se mai più vi rivedrò. – Ma tosto pensai: – Se non dovessimo più rivederci, speriamo che dipenda da voi.- E sgambettai allegro verso la campagna."

(da "Il libro Cuore -forse!-" di Federico Maria Sardelli

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Comments

  • Maurizio Pistone  On 6 Giugno 2009 at 19:11

    Io finisco giovedì 11 giugno.

    Usciremo alle 10.

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