Fenomenologia del bacon vegano

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Ora, per l’amor del cielo, io non ho assolutamente NIENTE contro i vegani.

Fanno le loro scelte etiche ed alimentari, il che va bene, finché non le impongono ad altri (ad esempio ai bambini che non sono in grado di scegliere autonomamente).

Ma io sono fatto d’un’altra pasta, a me la ciccia mi garba dimolto e preferisco un bel paio di salsicce arrosto al tofu. Gusti. Scelte. Sono contrario all’inutile sofferenza degli animali allevati per uso alimentare (che, pure, prima o poi s’hanno a accidere), ma sono convinto che l’uomo nasce carnivoro e che lo è da quando ha messo piede sulla terra. Chi nasce tondo non può morire quadrato.

I vegani hanno i loro ingredienti, hanno i loro piatti. Anche salutari, per carità, non dico di no.

Ecco, per piacere, li usino. E non tentino di adattare i piatti della cucina tradizionale italiana al loro credo alimentare.

Cosa mi rappresenta, ad esempio, la “carbonara vegana”? Non è sostituendo il guanciale (la carbonara si fa col guanciale, sissignori) con un cazzino proteico di origine vegetale che te la sfanghi. E non puoi nemmeno sostituire l’uovo (no, dico, l’uovo, ci sarà qualcosa di più perfetto dell’uovo??) con una cremina gialla che ne ricordi l’aspetto, ma non la consistenza. E che dire del pecorino grattugiato?

No, via, la carbonara vegana non s’ha da fare. Al supermercato ho trovato perfino il ragù vegano. Che mi chiedo, se non è fatto con la carne, che razza di ragù è. Il ragù si fa con la ciccia tritata, col macinato. Se lo fai con qualcos’altro non è più ragù, è un’altra cosa.

Ultimo (ma non ultimo) esempio di questo “vorrei-ma-non-posso” è il prodotto che vi segnalo. Si tratta di una sorta di bacon vegano, o, almeno, al bacon si vorrebbe avvicinare per gusto, aspetto e consistenza. Ma NON è bacon.

Eppure, sulla confezione, appare chiaramente la parola “Schinken”, che in tedesco significa “prosciutto”. Ma quello NON è “Schinken”, nossignori. Il prosciutto è la coscia del maiale salata, essiccata e stagionata, punto. Quello che c’è dentro a quella confezione è altro.

E’ come se i vegani sentissero un fortissimo senso di inferiorità e di colpa. Fanno questi prodotti, della cui qualità io non discuto minimamente. Quello su cui discuto è il fatto che NON sono quello che è dichiarato sull’etichetta (“Schinken”, appunto, o “ragù”, si veda il caso) e che l’apposizione dell’aggettivo “vegano” non basta per sbrogliare definitivamente il malinteso.

Consiglio ai vegani, se proprio non vogliono riappacificarsi con la loro tradizione culinaria (ma gli conviene?), di farsene una propria. Magari una volta di queste vado anch’io a mangiare da loro.