Fenomenologia dei Måneskin

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E allora, davvero “Zitti tutti”, ché l’Eurofestival (certamente e indiscutibilmente una delle manifestazioni canore più importanti dell’Universo, roba che Montreux je spiccia casa!) l’hanno vinto i Måneskin, che hanno riportato sulla scena il più puro made in Italy, l’immagine indefessa e fedele del nostro paese e della nostra tradizione canora, la canzone melodica “all’italiana”, quella che parla dei buoni sentimenti, la canzone d’autore, quella che non vinceva da 31 anni, quando un gigante della canzone nostrana come Toto Cotugno sbaragliò tutti vincendo incondizionatamente. I Måneskin lo hanno eguagliato, con un abbigliamento degno della migliore sartoria nazionale, carini, educati, mai una parola sopra le righe, sempre misurati e moderati nel linguaggio, con una canzone il cui testo è di una tale poeticità da stracciare al fotofinish i contributi di tutti gli altri partecipanti, da Sergio Endrigo a Gigliola Cinquetti fino ad arrivare a Battiato e Alice.

Come non restare estasiati, infatti, davanti a contenuti altamente evocativi come

Quindi scusa mamma se sto sempre fuori, ma
Sono fuori di testa ma diverso da loro

che ci riportano a uno degli archètipi più cari alla nostra tradizione canora: la mamma. Ma c’erano anche anche ‘a pizza, ‘o sole, ‘o mare e ‘o mandolino.

C’è di che restare attoniti e sbigottiti, piacevolmente disorientati davanti alle note che accompagnano questi versi:

Fuori gli attori
Vi conviene toccarvi i coglioni
Vi conviene stare zitti e buoni
Qui la gente è strana tipo spacciatori

e di che rimanere straniati da una dichiarazione di intenti chiaramente esoterica come

Mo’ li prendo a calci ‘sti portoni

metafora essenziale del nostro vivere quotidiano fatto di duro lavoro e di miserrime soddisfazioni economiche.

Questi giovani, composti e umili, hanno dichiarato, non senza una punta di legittimo orgoglio, al GR1 Rai delle ore 2, di voler festeggiare ubriacandosi e dicendo un mare di parolacce. E come si può negare questo legittimo diritto a una formazione musicale che ha portato al successo tutto il nostro paese, designandoci, fra l’altro, ad organizzatori della prossima edizione, così almeno spendiamo i nostri quattrini in qualcosa di utile.

Hanno cantato la versione non censurata del loro brano, loro, spaesati e spauriti nel duro mondo dello spettacolo, riluttanti alla provocazione, che quella stessa censura l’avevano accolta di buon grado, col capo coperto di cenere, in nome dell’altissimo ideale nazional-popolare che da sempre caratterizza e per sempre dovrebbe caratterizzare una kermesse canterina.

Insomma, via, sono proprio contento.