Facile difesa di Antonio Ingroia

Difendere il Pubblico Ministero Antonio Ingroia dalle affermazioni dell‘Associazione Nazionale Magistrati prima e del Consiglio Superiore della Magistratura poi è facile come vincere una partita a briscola con asso, tre e re di mano e l’avversario incartato con i carichi.

E non tanto perché sia necessario entrare nel merito della “psicosi degli attacchi”, della “necessaria imparzialità”, del “silenzio è d’oro” (se il silenzio è d’oro la libertà di parola è platino!), al fatto che Vietti abbia dichiarato che «al momento nessuno ha chiesto l’apertura di un fascicolo» nel confronti di Ingroia (e vorrei anche vedere il contrario!) dei “comportamenti oggettivamente politici” che sono stati contestati a Ingroia.

Ma perché è necessario ribadire un punto. Ovvero chiedersi se un magistrato, quando è fuori dall’esercizio delle sue funzioni, possa esternare il suo personale pensiero politico, etico e filosofico dove gli pare e come gli pare.
Oppure se un insegnante, per il solo fatto di essere insegnante, non possa, ad esempio, fare attività politica, sindacale, criticare il sistema dell’istruzione se non gli sta bene, una volta che è fuori dall’aula in cui insegna, si veda il caso, matematica, storia, o chissà cos’altro.
Oppure se un ufficiale giudiziario, quando termina il suo servizio, non possa avere le sue opinioni sul governo del Paese e, magari, mandare una vibrata protesta sotto forma di lettera al giornale locale. O fare un intervento alla radio, alla TV, aprire un blog in internet, commentare un tema caldo sulla sua pagina di Facebook.

Qui non ci sono dubbi: tutti questi comportamenti non solo sono possibili, ma DEVONO continuare ad essere possibili.

Nel caso di Ingroia, poi, si andrà a valutare nello specifico quello che esterna sulla trattativa stato-mafia. C’è un segreto istruttorio? Benissimo, ma esistono delle carte che sono già pubbliche e su ciò che è pubblico sì, si può parlare. Ma questa falsa corrispondenza tra l’esprimere delle opinioni e fare politica “è un Dio ch’è morto”, per dirla con Guccini (no, perché va specificato che è una citazione, se no poi la gente si indigna).

E si vuole aprire un fascicolo per cosa? Perché uno parla? Perché uno dice delle cose? Perché uno si esprime? Perché partecipa a un dibattito? Perché discute dei temi che hanno a che vedere con la propria attività di magistrato? A me sembra normale che lo faccia.

Ci si chiede se un magistrato che esterna continuamente il suo pensiero possa anche rimanere imparziale: “se è un buon magistrato sì. Se la sua imparzialità viene minata, è un cattivo magistrato, indipendentemente dal luogo in cui manifesta il suo pensiero.” (Antonio Ingroia)

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