Facebook disattiva il mio account pubblicitario

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Quelli di Facebook mi hanno tartassato di nuovo. E’ stato disattivato il mio account pubblicitario.

In pratica non posso più pagare per “spingere” le inserzioni delle mie pagine relative al blog, a classicistranieri.com e a musicaclassicaonline.com (sì, è stata aggiunta anche quella). Mi hanno mandato un conto di 37 euro e spiccioli (dìa, dìa pure, dìa qui!) e hanno disabilitato la possibilità di mettere in evidenza un post o un link a un articolo.

La motivazione? Eccola:

Il mio account sarebbe stato segnalato a seguito di “attività sospette”. Quali? Cosa c’è di sospetto a segnalare il post della registrazione storica di una versione del “Magnificat” di Bach? Perché quello è stato il post che ha scatenato tutto questo casino. Mi hanno anche oscurato TUTTE le campagne in corso, anche se non ancora scadute.

Ho fatto opposizione al centro competente di Facebook jersera a mezzanotte, richiedendone la revisione, ma naturalmente non mi hanno ancora risposto.

Riuscirò a sopravvivere? Credo proprio di sì. In fondo sulle pagine Facebook gli aggiornamenti vengono regolarmente pubblicati. Certo, se non li spingo (pagando!), riceveranno pochissimi clic, ma ci sono delle valide alternative: Twitter, per esempio (quando ci capirò qualcosa con i pagamenti e con le impostazioni dei tweet, ho scritto tre volte anche a loro, ma anche qui nessuna risposta), oppure le sinergie tra siti (il blog, classicistranieri e musicaclassicaonline si “rimandano” tra loro), oppure il passaparola, oppure chi vuole venire a prendersi qualcosa da me può farlo, se no, vada pure a prenderselo in qualche altro posto che crede meglio.

Come sempre vi terrò informati sugli sviluppi. Nel frattempo attendo che mi rispondano. Altro non posso fare. Meno male.


AGGIORNAMENTO DEL 21/07/2020:

Tutto è bene quel che finisce bene. Facebook, sia pure prendendosi due giorni lavorativi per rispondere, ha risattivato il mio account pubblicitario (ora sono libero di spenderci tutti i quattrini che voglio) e tutto sembra funzionare bene, apparentemente. Certo, per approvare un’inserzione si prendono i loro tempi, ma bisogna stare al loro gioco.

Ecco il testo della comunicazione che mi hanno mandato:

Salve Valerio, Ti ringraziamo per averci contattato. Abbiamo riattivato il tuo account pubblicitario e ora dovresti essere in grado di creare nuove inserzioni e gestire quelle esistenti. Se la pubblicazione di una delle tue campagne è stata interrotta, le inserzioni contenute in essa non potranno essere riavviate finché non riattiverai la campagna. Per attivare le inserzioni:

1. Accedi a Gestione inserzioni.
2. Individua l’inserzione che vuoi attivare o disattivare.
3. Nella colonna Stato, usa il pulsante per modificare lo stato in attivo o non attivo.

Ci scusiamo per qualsiasi inconveniente e ti ringraziamo per la comprensione.Com’è stata la tua esperienza con la procedura di ricorso? Inviaci il tuo feedback per aiutarci a migliorarla.Grazie,- Il team di Inserzioni di Facebook

Ed ecco la mia risposta:

Gentili Signori,

Vi ringrazio innanzitutto per la riattivazione dell’account pubblicitario, che era di estrema importanza per me.

Non mi è stata data, però, alcuna spiegazione o giustifazione sul perché tale account sia stato temporaneamente bloccato. Ritengo sia stato in relazione alla proposta di pubblicazione di un link relativo a un’edizione storica del “Magnificat” di Bach. Non capisco come abbia potuto violare la Vostra normativa un annuncio dedicato a una risorsa culturale e di estremo interesse per gli appassionati.

Quanto alla mia esperienza con la procedura di ricorso, sono senz’altro soddisfatto per l’esito finale, tuttavia devo rilevare una estrema lentezza nella sua elaborazione e roluzione, dato che altri dipartimenti di Facebook, per problematiche diverse, mi hanno risposto nel giro di pochissimi minuti.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, e sono lieto di continuare la mia collaborazione con Voi, sperando che sia di reciproca soddisfazione.

Cordialmente

Valerio Di Stefano

Avanti così, dunque, e che Twitter, con i suoi prezzi astronomici, termini le campagne commissionate e vada in quel posto, sì?

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