Fabrizio Casari – Watergate all’amatriciana

Pedinamenti. Intercettazioni. Infiltrazioni. Compravendita di dati sensibili. Non è l’ultima avventura di un film di spionaggio, né l’edizione aggiornata di un racconto d’oltre cortina. Si tratta della parte meno nobile, ma non meno importante, di una vicenda che riguarda la legalità del paese e la privacy di chi lo abita e che ha nei titoli di coda la campagna elettorale del Lazio, che ha visto la sconfitta di Francesco Storace e la vittoria di Piero Marrazzo.
La competizione elettorale era stata contrassegnata da episodi controversi, quali l’esclusione della Mussolini dalle liste elettorali, poi riammessa a seguito di ricorso post digiuno. La nipote della destra vera, quella che non cerca di nascondersi dietro il bavero degli arricchiti, era estranea, anzi in competizione, con la lista Storace. Nessuna sorpresa, visti i non buoni rapporti tra i due e, soprattutto, il tentativo della Mussolini di strappare voti all’area della cosiddetta "destra sociale" per traghettarli alla sua nuova formazione, quella della destra asociale.

Succede però che non tutto fila come dovrebbe: tabulati elettronici di schede elettorali grossolanamente manomessi, intrusione illegale negli archivi elettronici della anagrafe del Comune di Roma ed altre finezze in stile, rammentano come la poltrona di Governatore del Lazio sia cosa seria. Ma la vittoria di Marrazzo sembrava aver messo a tacere la penosa quanto grave vicenda.

Fino a mercoledì scorso però, quando in una inchiesta sulle mazzette pagate dagli istituti di vigilanza milanesi per ottenere appalti, nel corso di una perquisizione i Pm recuperano un cd rom dal quale sembra si evidenzi, oltre ogni ragionevole dubbio, che molti investigatori privati corrompevano agenti di polizia ed operatori di gestori telefonici per ottenere informazioni riservate su persone ed aziende. Una sorta di mercato parallelo ed illegale dei dati sensibili, un suk animato da cialtroni in cerca di materiale con il quale acquistare, vendere e, preferibilmente, ricattare.

L’inchiesta ha fatto scattare perquisizioni e manette a Milano, Padova, Novara, Firenze e Roma. Sono coinvolti due marescialli della Guardia di Finanza, un ispettore di polizia, undici investigatori privati e due funzionari di Telecom Italia. In sostanza, nelle trecento pagine di ordinanza redatte dai pm, si dimostra – pare con documentazione probante – il traffico delle banche dati che passavano nelle mani di un piccolo network d’investigatori composto, almeno a quanto si sa fino ad ora, da almeno cinque agenzie d’impiccioni.

La catena era sostanzialmente questa: i dipendenti Telecom vendevano i tabulati contenenti le conversazioni intercettate ed i nomi cui risultavano intestate le utenze; il poliziotto forniva la situazione completa dei soggetti coinvolti nelle intercettazioni: carichi pendenti, certificati penali, informazioni su procedimenti in corso o passati, oltre a quanto disponibile nel cervellone del Viminale. E i finanzieri? A loro toccava il compito di produrre dati sulle eventuali pendenze fiscali delle società e di raccogliere ulteriore materiale grazie a perquisizioni negli uffici delle stesse, organizzati con la scusa di "verifiche fiscali". Chi pagava otteneva soffiate su questioni d’affari: concorrenza tra aziende, inchieste su dirigenti considerati "a rischio fedeltà", indagini necessarie alla conoscenza di strutture commerciali con i quali si sarebbe potuto entrare in contatto. Insomma, un bel campionario d’illegalità. Resta da accertare se i clienti di questi benefattori della trasparenza fossero o no a conoscenza dei metodi seguiti per produrre le informazioni che venivano acquistate.
Le accuse vanno dal falso alla corruzione, alla violazione del segreto d’ufficio.

Uno degli uffici perquisiti a Roma è quello di Niccolò Accame, braccio destro di Storace, ora Capo della Comunicazione del Gabinetto del Ministro della Sanità. Che sarebbe stato in contatto con Pier Paolo Pasqua, titolare della SSI.
Il mestiere di Pasqua pare dedicarsi ad un tipo di comunicazione non propriamente istituzionale, comunque non certo ortodossa. Qual era quindi lo scopo del rapporto tra i due?

La vicenda assume toni inquietanti, perché sul versante romano dell’inchiesta viene ricollegata alla denuncia di Piero Marrazzo, che nelle vesti di candidato alla Presidenza della Regione, si era rivolto alla magistratura perché spiato.
I carabinieri scoprono, pochi giorni dopo, che Marrazzo sapeva ciò che diceva: un giovane investigatore era infatti appostato fuori della sede del comitato elettorale del centrosinistra. Dalla sua Y-10, fotografava chiunque entrava e usciva dalla sede, oltre alle targhe delle auto con le quali si muoveva Marrazzo, non certo per verificare la puntualità del bollino blu.

I carabinieri, che a pedinare sono più bravi del giovane spione, scoprono che finito il lavoro sotto la sede del comitato, costui si reca regolarmente negli uffici della Regione Lazio e contatta per telefono alcuni esponenti dello staff dell’allora Presidente della Regione Storace e del suo comitato per la rielezione.
A definire il rapporto tra Niccolò Accame e Pier Paolo Pasqua interviene Francesco Storace, che in conferenza stampa al ministero della Salute a proposito delle accuse riguardo agli "spioni" e spiega: "Far bonificare gli ambienti é una elementare forma di prudenza in campagna elettorale; e’ stata la Ssi a fare la bonifica perché Pasqua era conosciuto, é un ragazzo di destra. Infatti mi ha meravigliato vederlo nelle liste della Lega e di Raffaele Lombardo". Come se la Lega fosse di sinistra…

In sostanza Storace rivelerebbe il motivo del rapporto tra Accame e Pasqua, alla quale il suo portavoce si rivolse "perché temeva che qualcuno ci spiasse". Pasqua non trovò nessuna cimice, segno evidente che solo Marrazzo aveva subito pedinamenti, intercettazioni e via spiando. Se quindi Accame sarebbe giustificato nella relazione con Pasqua, risulta comunque stravagante che un Governatore della Regione Lazio, preoccupato per la sua sicurezza e privacy, scelga di rivolgersi ad un’agenzia privata piuttosto che rivolgersi alla magistratura, neanche fosse un odontotecnico padano. Un’agenzia peraltro che, stando all’inchiesta, intossicava o bonificava, a seconda delle richieste del cliente.
Un bravo ragazzo di destra questo Pasqua. Un Marlowe ‘de noantri.

da: www.altrenotizie.org

35 Views

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.