Evgenij Solonovich escluso dal comitato organizzatore del Premio Strega

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Io non capisco la gente.

Vedete quest’omino qui? Si chiama Evgenij Solonovich e ha 88 anni, Dio lo benedica! E’ uno dei massimi italianisti viventi del mondo. Ha tradotto Dante, Petrarca, Ariosto, Montale, per non parlare del suo amore per i sonetti del Belli e non si sa quanti altri in russo, pubblicato centinaia di studi sulla letteratura italiana, ha cui ha contribuito con un lavoro costante e validissimo. E’ stato pluripremiato anche dal nostro Ministero dell’Istruzione. Conosce a memoria i libretti delle opere di Verdi e Puccini e ha trovato tempo per dedicarsi alla diffusione della canzone napoletana, di cui, pure, è estimatore.

Ebbene, è stato escluso dal comitato organizzativo del Premio Strega.

E non su decisione di qualche comitato organizzativo (sarebbe stato estremamente grave lo stesso) privato, bensì su indicazione del Ministero degli Esteri italiano, la Farnesina.

Assieme a lui è stata esclusa un’altra valentissima italianista russa, Anna Jampol’skaja, che si è dichiarata “perplessa” dalla decisione. “Perplessa”? Io avrei avuto un giramento di coglioni ultracosmico, se fossi stato al loro posto!!

Io? Mai potuta sopportare la letteratura russa. Ma questo che c’entra? Tempo fa qualcuno se la prese con le statue di Dostoevskij. Vogliamo anche rifarcela con Gogol, Tolstoj e magari anche con quello zuzzurellone di Ivan Turgenev, quello che disse “Non ho bisogno di sposare le idee di nessuno, ne ho già qualcuna per conto mio”?

Gente che ha dato lustro alla nostra cultura, trattata in questo modo! Si sa, il traduttore è sempre stato visto come un “traditore”. Ma io pensavo solo in senso letterario. Adesso lo è anche per il Ministero degli Esteri.

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