Esenzione vaccino: la circolare del Ministero della Salute (file PDF)

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Sono profondamente debitore alla Dottoressa Giannina Candelori per avermi segnalato tempestivamente la circolare del Ministero della Salute n. 35309 del 4 agosto scorso.

La circolare n.35309 del 4 agosto riporta indicazioni per l’esenzione dal vaccino delle persone che non possono vaccinarsi a causa di una condizione medica.

Che uno dice, “finalmente se ne sono occupati, chissà quale coniglio avranno estratto dal cilindro Lorsignori, ma l’essenziale è che anche le categorie più deboli siano protette”.

Ma vediamo cosa dice in concreto:

“La certificazione di esenzione alla vaccinazione anti SARS-COV-2 (di seguito “certificazione”) viene rilasciata nel caso in cui la vaccinazione stessa venga omessa o differita per la presenza di specifiche condizioni cliniche documentate, che la controindichino in maniera permanente o temporanea.”

Quindi, l’esenzione deve essere debitamente DOCUMENTATA da certificazioni mediche (ad esempio visite allergologiche).

Ma CHI certifica?

“Fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni, le certificazioni potranno essere rilasciate direttamente dai medici vaccinatori dei Servizi vaccinali delle Aziende ed Enti dei Servizi Sanitari Regionali o dai Medici di Medicina Generale o Pediatri di Libera Scelta dell’assistito che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2 nazionale.”

Quindi, se avete delle patologie incompatibili con la somministrazione dei vaccini, andate pure dal vostro medico di base. L’essenziale è che tutto sia DOCUMENTATO e che la certificazione di esenzione venga rilasciata ENTRO il 30 settembre prossimo. Non avete molto tempo.

Cosa deve contenere il certificato di esenzione vaccinale?

“Le certificazioni dovranno contenere:

‒ i dati identificativi del soggetto interessato (nome, cognome, data di nascita);

‒ la dicitura: “soggetto esente alla vaccinazione anti SARS-CoV-2. Certificazione valida per consentire l’accesso ai servizi e attività di cui al comma 1, art. 3 del DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n 105;

‒ la data di fine di validità della certificazione, utilizzando la seguente dicitura “certificazione valida fino al _________” (indicare la data, al massimo fino al 30 settembre 2021);

‒ Dati relativi al Servizio vaccinale della Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale in cui opera come vaccinatore COVID-19 (denominazione del Servizio – Regione);

‒ Timbro e firma del medico certificatore (anche digitale);

‒ Numero di iscrizione all’ordine o codice fiscale del medico certificatore.”

Ma soprattutto attenzione!

“I certificati non possono contenere altri dati sensibili del soggetto interessato (es. motivazione clinica della esenzione).”

Per cui il medico che sottoscrive la dichiarazione NON POTRA’ fare cenno alle vostre patologie, presenti o pregresse. La documentazione è, sì, essenziale per permettere al medico di valutare il vostro quadro clinico e decidere con serenità di conseguenza, ma il vostro datore di lavoro (sia esso Pubblica Amministrazione o privato) NON DEVE sapere di che cosa soffrite o avete sofferto in passato. TASSATIVO.

Ora, però, c’è un “ma”. La certificazione potrà essere valida “al massimo fino al 30 settembre 2021”. Ora, se si dovesse trattare di un soggetto con inidoneità PERMANENTE alla vaccinazione, la data limite del 30 settembre 2021 (tra poco, praticamente) sarebbe una limitazione ingiusta e ingiustificata. A meno che dal 1 ottobre non intervenga un’altra circolare a normare la già intricata matassa.

Prendiamo, per esempio, il caso di una donna in gravidanza con patologie che termini la gestazione OLTRE il 30 settembre. Non è che prima del 30 settembre è ammalata e dopo il 30 settembre guarisce di colpo. Avrà certamente bisogno di una certificazione TEMPORANEA, non dico di no, ma almeno sufficiente a coprire tutto il periodo della gravidanza.

E a proposito di gravidanza, cosa dice la circolare?

“La vaccinazione anti-SARS-CoV-2 non è controindicata in gravidanza. Qualora, dopo valutazione medica, si decida di rimandare la vaccinazione, alla donna in gravidanza potrà essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione.”

Cioè, lo SCRIVONO. Mettono NERO SU BIANCO che la vaccinazione “non è controindicata in gravidanza”. Questo andrebbe come minimo lasciato decidere alla sensibilità e alla libertà dei medici e valutato caso per caso, non può essere assunto come un dogma, e, come tale, indiscutibile. Lo scrive il Ministero della Salute, non un Pinco Pallino qualsiasi. E poi chi glielo spiega alla donna in gravidanza che dovesse manifestare delle reazioni avverse che non ci sono controindicazioni? Il medico vaccinatore se la sentirebbe di escludere QUALSIASI tipo di conseguenza in seguito alla somministrazione del vaccino e di sottoscrivere una dichiarazione scritta autografa in tal senso. Io qualche dubbio lo conservo.

E l’allattamento?

“L’allattamento non è una controindicazione alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2.”

Veramente dovrebbe essere la vaccinazione a non costituire una controindicazione all’allattamento e non il contrario. Comunque anche qui il linguaggio è dogmatico. A differenza di quanto dichiarato per la gravidanza, qui non c’è neanche il beneficio del dubbio. Non ci sono controindicazioni punto e basta. Vengono i brividi solo a leggerlo, con questo stile asciutto e burocratico, come se non si trattasse della salute delle donne e dei loro nascituri.

Cosa è consigliato in caso di reazione allergica?

“Una reazione allergica grave dopo una dose di vaccino o a qualsiasi componente del vaccino costituisce una controindicazione alla somministrazione di ulteriori dosi dello stesso vaccino o di prodotti che contengano gli stessi componenti. Questo tipo di reazione allergica si verifica quasi sempre entro 30 minuti dalla vaccinazione, anche se sono imputabili a vaccino i casi di anafilassi insorti entro le 24 ore. In caso di reazione allergica grave alla prima dose di un vaccino COVID-19, si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione; tuttavia, vista la possibilità di reazioni crociate tra componenti di vaccini diversi è opportuno effettuare una consulenza allergologica e una valutazione rischio/beneficio individuale.”

Quindi:

a) le reazioni “allergiche” si verificano solitamente entro 30 minuti dalla somministrazione, ma
b) le reazioni anafilattiche possono insorgere ANCHE entro 24 ore dall’inoculazione
c) si consiglia di valutare la possibilità di completare il ciclo vaccinale con un altro tipo di vaccino, ma
d) è possibile l’insorgere di “reazioni crociate tra componenti di vaccini diversi”.

Non è una bella prospettiva, no davvero.

Nel file PDF che vi allego, e che contiene l’intero testo della circolare, sono incluse anche le definizioni di “controindicazioni” e di “precauzioni”, nonché le controindicazioni ai vaccini attualmente in fase di somministrazioni. Vi sono anche delle importanti note sull’insorgere della sindrome di Guillain-Barré e di casi di miocardite/pericardite. Per favore, leggetele con cura.

La circolare termina con una nota importante sui test sierologici:

“Si ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale; per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale.”

In soldoni, ci si vaccina anche se si hanno anticorpi sufficienti.

Firmato: Dott. Giovanni Rezza, direttore generale del Ministero della Salute.

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