Eppur si muore

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Io non so a voi, ma a me quelli che dicono “Andrà tutto bene!” fanno paura. Ma non è che mi inquietino, mi innervosiscano, mi turbino l’animo, no, mi fanno proprio paura. Si presentano in vari modi, sotto forma di innocuo hashtag (innocuo?), di bandiera dell’Italia con la scritta malefica sulla parte bianca, mentre magari dall’interno dell’abitazione rieccheggiano le note immortali del nostro inno nazionale (ma di essser pronti alla morte nemmeno l’ombra!). Mi fanno paura perché sono degli scriteriati che non riescono a vedere la vera portata del pericolo. Fanno danni almeno quanto chi all’inizio della pandemia da coronavirus aveva dichiarato che si trattava di una semplice influenza, solo un po’ più forte. Fanno danni perché non sanno inquadrare il problema. E sono un po’ come quelli secondo cui dal 3 aprile (data limite per i comportamenti virtuosi, la chiusura di scuole e negozi, inseriti nel decreto del presidente del consiglio dei ministri) tutto tornerà alla normalità. Un gran paio di balle. Se oggi le cose vanno male il 3 aprile, se possibile, andranno anche peggio. Dice “ma allora le scuole riapriranno a maggio?” Eh, forse sì. Perché tutto va bene, stare a casa, evitare i contatti, uscire solo per fare la spesa o per necessità urgenti di salute, ma sottovalutare il pericolo, no, quello non va proprio bene. Hanno fatto bene gli inglesi a mettere paura alla gente: calcolano che l’80% della popolazione britannica si infetterà, che ci saranno molte migliaia di morti e circa otto milioni di ospedalizzati con un sistema sanitario al collasso. Naturalmente si tratta “solo” di una proiezione, di una stima, di una previsione per il futuro. Ma che succederebbe se questa previsione dovesse verificarsi anche solo in piccolissima parte? La Merkel ha preannunciato che il 60-70% dei tedeschi si ammalerà. Dal Giappone arriva la notizia che una persona, prima infettata e poi guarita si è infettata di nuovo. Il picco non è stato ancora raggiunto, e abbiamo, in Italia, la più grossa percentuale di decessi rispetto ai contagiati che ci sia nel mondo, Cina esclusa. Perché nessuno lo dice, ma di coronavirus si muore. Possibile che TUTTI i morti fino ad ora siano state persone anziane e disabilitate, con problemi pregressi di altre gravi patologie? Possibile che non sia morto qualcuno giovane e in buona salute? I morti fino a ieri erano 1809, eppure c’è ancora chi afferma che chi muore lo fa CON il coronavirus e non DI coronavirus. Nulla da fare, non lo vogliamo proprio capire. E intanto qualche coglione se ne frega dei divieti e le persone si infettano e muoiono come degli stronzi. Paura, bisogna avere paura. La paura è un sentimento che ti permette di non fidarti, di non volere a tutti i costi convincerti che “Ce la faremo!” quando è evidente che non ce la stiamo proprio facendo. La paura fa bene perché ci dà l’immagine del reale, non si ferma all’illusione di cantare le canzoni di Pino Daniele dai balconi (“l’acqua te ‘nfonne e va”? Mah….), alle false speranze e alle previsioni illusorie di chi ci dice che sì, “andrà tutto bene”. Io navigo a vista, non so voi.

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