E’ una scuola in Italia

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E’ una scuola in Italia. Come tante decine di migliaia. Con un dirigente scolastico, come tante decine di migliaia.

Il dirigente scolastico emette una circolare con le indicazioni per lo svolgimento delle elezioni dei rappresentanti di classe e di istituto per la componente dei genitori. Come in altre decine di migliaia di scuole.

Il dirigente scolastico scrive che il coordinatore di classe “invita i genitori”. Che sono, scritto tra parentesi, “padre” e “madre”. Non solo lo scrive, ma lo firma anche.

“Padre” e “madre” sono connotazioni di un concetto di famiglia patriarcale che andava bene nei “Malavoglia” di Verga, dove il vecchio ‘Ntoni assumeva il titolo di “Padrone”.

Oggi nella scuola, in una qualunque delle decine di migliaia di scuole di cui si parla ci sono alunni:

– figli di coppie omosessuali;
– figli di un genitore di una coppia omosessuale separata o non più convivente;
– figli di un genitore senza partner;
– figli di una donna che ha fatto ricorso all’inseminazione assistita e sono sacrosanti fatti suoi;
– figli di genitori deceduti e affidati a un familiare;
– figli di nessuno e che hanno un tutore legale;
– figli di una coppia a cui è stata revocata la patria potestà.

E continuiamo a parlare di “padre” e “madre”, come se vivessimo nella fattoria del Nonno Nanni, quello dello stracchino.

E certo che ognuno di noi ha un padre e una madre biologici, ma ovociti e spermatozoi NON sono una garanzia del concetto classicamente inteso di “famiglia”.

Per cui c’è stata una di quelle levate d’ingegno di una certa sinistra di maniera che ha detto “Alt! Fermi tutti. Si chiamano ‘Genitore 1’ e ‘Genitore 2′”. Denominazioni da pirosi gastrico-linguistica e dimostrazione dell’indiscutibile genio creativo dell’attuale forza di opposizione.

Ma il dirigente scolastico pensa anche a questo. Ci pensa lui a raddrizzare i sentieri dell’imbarazzo: il “Genitore 1” è il padre, il “Genitore 2” la madre.

I quali, in una consultazione democratica, e con diritto al voto segreto, dovranno depositare il proprio voto (elettronico!) un due “urne” virtuali separate, una per i “padri”, l’altra per le “madri”.

Non so da quando in qua, dopo l’esercizio di un voto, si viene invitati a depositare la scheda nello scatolone delle donne o in quello degli uomini. Ma può darsi.

Così se, per caso (ed è molto frequente), solo un uomo e una donna si recano al voto per ogni classe, si saprà ESATTAMENTE chi ha votato chi.

E’ una scuola in Italia se la vedi. Da così lontano.