Draghi resigns. Whatever it takes!

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E’ una giornata bellissima. E Draghi si fa una passeggiatina al Quirinale. Almeno prende un po’ d’aria e vede un po’ di mondo, sempre costretto com’era nel suo angusto studio a Palazzo Kitsch.

Farà una colazioncina di circostanza e poi via alla Camera di buon’ora, per un mesto saluto a se stesso e alla Legislatura agonizzante, ma ancora in corso. Non ascolterà il dibattito dei Deputati della Repubblica. Non replicherà agli interventi delle forze politiche che l’hanno finora appoggiato. Un gesto di squisita e rara sensibilità istituzionale, noblesse oblige. L’arietta fresca e malandrina della prima mattinata di un’estate rovente lo chiama alla sgambata verso il Colle. E come natura crea, Draghi conserva.

E che il Parlamento si parli pure addosso e rimanga da solo ad ascoltare se stesso, che qui c’è solo da pensare alla salute. E al Quirinale ci porta tutto il suo governo-macedonia. O “governo dell’assembramento“, come lo ha definito una senatrice, non ricordo chi. Tuta e scarpette ginniche d’ordinanza, hop-hop, e via a fare il picnic alla Presidenza della Repubblica.

E poi? E poi tutti a casa, ovvio.

A casa ci va Luigi Di Maio, già bibitaro, ora Ministro degli Esteri, che si godrà la sua bella pensioncina, non avendo ancora visto la modifica delle regole del suo gruppo parlamentare, per cui due mandati e poi ognuno chez-soi. Oggi Di Maio ha scritto che del tradimento nei confronti dell’intero Paese la storia si ricorderà. Di lui anche no.

A casa ci va Roberto Speranza, che porterà con se il suo preziosissimo libroPerché guariremo“, che non ha venduto nemmeno una copia perché qualcuno deve essersi accorto anzitempo della sua strategia per la nuova “egemonia della sinistra“. Tutto scritto nero su bianco, stampato dalle rotative di Feltrinelli, pubblicato, imballato e poi mandato al macero. Ne faremo cartoni da imballaggio e carta utile per avvolgere il pesce, quando lo comperiamo al mercato.

A casa ci va Renato Brunetta, quello che quando i pubblici dipendenti si ammalano gli trattengono sette euro dalla busta paga per ogni giorno di malattia fino a un massimo di dieci. Perché più di settanta euro sembrava brutto.

A casa ci va il Ministro Bianchi, quello della scuola in presenza a tutti i costi, applaudito dai dirigenti scolastici che gli hanno dato man forte, che alla fine basta con questa didattica a distanza, dovevamo pensare alle sinergie, all’empatia, alla bellezza di fare ricreazione e mangiarsi un sacchetto di patatine piene di conservanti da offrire agli amici. E chi se ne frega se poi la gente si ammala sul serio. E magari muore, anche per l’alternanza scuola-lavoro, ma non si può mica stare ore e ore appiccicati davanti a un computer, che già i nostri virgulti ci stanno per sditeggiare su WhatsApp e TikTok, povere stelle, non va mica bene! E gli insegnanti? Mascherina, disinfezione delle mani e viandare.

A casa ci va il Ministro Marta Cartabia. Brava donna, preparatissima e con un curriculum di tutto rispetto. L’avrei vista molto bene alla Presidenza della Repubblica, ma ha fatto una riformicchia stitica e rachitica che non era né carne né pesce.

Ma, soprattutto, se ne va un Governo che ci ha presi per le terga fin dall’inizio, disorientandoci con le parole. Quella che era una ammucchiata trasformista e anche leggermente ruffianoide, venne spacciata agli esordi con l’espressione “solidarietà nazionale“. Il PD, che non ha mai saputo guardare oltre il suo naso, e che aveva detto “Mai con la Lega. Mai con Forza Italia. Mai coi pentastellati“, eccolo lì, a reggere mano al banchiere d’Italia assieme ai suoi sodali. Tanto, voglio dire, che differenza c’è? “Avanti al centro contro gli opposti estremismi!“, diceva Guccini. I pentastellati, poi, che hanno abdicato allo spirito originale della scatoletta di tonno da aprire, si sono incartati, si sono unti e bisunti con l’olio d’oliva (manco extravergine!), hanno fatto quaranta ore filate di riunione on line per poi farsi mettere “presenti non votanti” per non far saltare il numero legale al Senato. Lega e Forza Italia sono uscite dall’aula e, come si dice, un colpo al cerchio e uno alla botte. Solidarietà nazionale, sì, ma di questo gran par de ciùfoli.

Crolla il Draghistan, staterello da dittatura del Bananas, che quando la guerra in Ucraina e la pandemia hanno rappresentato delle emergenze vere e cogenti (tant’è che sono sempre lì) ha dichiarato il proprio fallimento politico e ha chiuso baracca e burattini. Come la DDR. Solita cricca, in fondo.

La gente muore per strada e loro sono stati lì a guardarsi le dita dei piedi, rancorosi come nessuno, a studiare vessazioni e negazioni dei diritti più elementari. Prima ammiccando. Poi scrivendo, anzi, promulgando decreti a raffica che hanno paralizzato l’azione legislativa del Parlamento, pronto a votarli alla scadenza dei tre mesi, se no tutto andava in vacca. hanno cominciato a prendersela coi militari, gli insegnanti e il personale medico e sanitario ospedaliero. Robaccia, feccia della peggiore specie, secondo alcuni di loro. E allora hanno fatto un po’ di prove generali. Del resto la commedia vaccinale doveva andare in scena. E il pubblico aveva pagato fior di quattrini per assistere ai fuochi di artificio finali. Astrazeneca per tutti, e vediamo di nascosto l’effetto che fa. Non vogliono Astrazeneca? Eh, lo so, ma ci mancherebbe anche altro che uno possa curarsi con quello che pare a lui, lo decidiamo noi cosa fa bene e che cosa no, cosa sarebbe questa solennissima boiata dell’habeas corpus? Astrazeneca tramontò dietro le montagne di documenti imbarazzanti e davanti ai primi morti. Ovviamente per cause successive e non correlabili alla somministrazione, sia chiaro. E allora cosa si sono inventati? Il greenpass, che oggi già la gente fatica a ricordarselo. Qualcuno fece loro osservare che limitava la libertà, ma quelli fecero spallucce, e risposero che no, nessuno era obbligato per legge a vaccinarsi, bastava esporre e produrre il QR della salvezza che poteva essere acquisito anche facendosi un tampone ogni 48 ore al prezzo popolarissimo e calmierato di 15 euro in farmacia. Più democratici di così! Anche lì qualcun altro fece notare che c’era gente che tirava a campare con poco più di mille euro al mese. E allora, via acqua benedetta gratis e obbligatoria per tutti, come se fosse l’istruzione. Anzi, no, non per tutti, solo per categorie professionali (quelle di Astrazeneca ci rientravano a buon diritto), anzi, meglio, per fasce d’età. tanto se qualcuno crepa, voglio dire, mica sarà colpa del medico vaccinatore, gli facciamo uno scudo penale che lèvati e già che ci siamo al paziente facciamo firmare una liberatoria e così cazzi suoi. Fino al 15 giugno, tanto poi la pandemia finisce (avete mai visto un virus che si deve attenere alle leggi dello stato e che sparisce alla mezzanotte del 16?). Greenpass rilasciato di default, ma a scadenza. Terza dose, quarta dose, richiami, booster. Vuoi una pizza? Esibisci il codicillo. Vuoi assistere a uno spettacolo? Fai la fila col telefonino in mano come tutti. E i vecchietti che hanno il Nokia 3310 vadano a prenderselo in saccoccia, niente spettacolo né pizza, tutt’al più semolino lungo e dopo Carosello tutti a nanna.

I russi non ci dànno più il gas? Lo stabiliscono loro quanti gradi devi avere nel tuo appartamento, mica il termostato! Soffri il caldo d’estate perché hai la pressione bassa? Il freddo d’inverno perché sei soggetto a malattie dell’apparato respiratorio? Lo dicono loro quando stai bene, non tu. E d’inverno un bel maglioncino di lana supplementare a collo alto, una copertina e va’ là che vai bene. D’estate… d’estate è un po’ più complicato, è vero, ma mal che vada, dopo le ciabattine di plastica impregnate di sudore acido, la canottiera aperta (con quella l’ascella non suda!), le mutande ascellari anch’esse, nonne degli attuali boxer, ti puoi togliere la pelle e sentirti l’afa che ti alita sulla carne viva. E bene hanno fatto quei sindaci che hanno limitato l’uso dell’acqua allo stretto necessario. Anche voi, popolo dalla dura cervice, con questa mania di lavarvi, di sciacquare la frutta e la verdura prima di consumarle, di far bollire l’acqua per la pasta… ma che dico… addirittura di berla!! Ma come vi permettete? Lasciate stare l’acqua del rubinetto, sapete? Compratevela l’acqua da bere, quella nelle bottiglie di PVC. E se abitate a Canicattì, bevete l’acqua imbottigliata del Nord, così i camion fanno su e giù per lo stivale, consumano carburante, producono CO2, che ce n’è così poca, neanche per gassare la spuma bionda, tornano a vuoto a ricaricare, voi avete speso un capitale per ciò che pretendete sia gratuito e l’economia gira. I coglioni pure, ma questa è un’altra storia.

Ah, volevate anche la libertà di espressione? Eh, ma il governissimo solidarissimo del Draghistan mica poteva darvi un ossimoro, cosa credete? Il concetto di libertà e quello di esprimere compiutamente il proprio pensiero sono antitetici. Ma cosa vuol dire la Costituzione? Quella è roba del dopoguerra, ha fatto il suo tempo. Tutt’al più oggi possiamo spacciarla per modernariato. E te dàgli con questo cacchio di articolo 21, oh, ma siete forti, sapete, provateci un po’ voi a stare sui social con quei cacchi di meme, memi, memis… e la gente che ci mette i pollicioni alzati, i cuoricini, le stelline, le faccine che ridono, gli “ah, ah, ah, ah!” soprattutto quelle canaglie dei pubblici dipendenti, perché, si sa, bisogna essere integerrimi, ma soprattutto non dissenzienti. E poi, suvvia, il pluralismo delle opinioni è roba vecchia come il canterale di mia nonna Armida. Ma volete mettere pensarla tutti allo stesso modo, essere buonisti e fascistelli insieme, proletari e liberali, cattolici e comunisti, onesti e delinquenti, lavoratori e fancazzisti, tanto alla fine va a finire tutto nello stesso minestrone, basta solo non essere anarchici, mica possiamo stare sempre a guardare il capello, e quanto la fate lunga!

E poi, Draghi, ne vogliamo parlare? Un uomo che si è fatto da solo, un banchiere rifinito, uno che sa l’inglese, una persona autorevole e allo stesso tempo umile, al punto da accettare di cedere il passo alla prossima e auspicabile maggioranza di centro-destra, che la Meloni sarebbe proprio adatta a presiedere il prossimo esecutivo, una persona pacata e disponibile all’ascolto, la legge di bilancio fuori tempo… tutta colpa di Beppe Grillo…

Lo portano via.