Don’t cry for me

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Succede che su Facebook, sul suo account pubblico, una signora che si autodichiara “mamma a tempo pieno” (come se tutte le altre madri lo fossero in part-time, magari, semplicemente, lavorano a tempo pieno anche loro) inserisce un post in cui se la prende con la Didattica a Distanza (definita come “improponibile” e “deficiente”) e invoca l’immediata riapertura delle scuole nella sua regione, la Campania, perché l'”istituzione” (magari voleva dire “l’istruzione”) è un diritto.

Ora, nessuno può negare a nessuno il diritto di opinione, anche quando si tratta di opinioni completamente scollegate dalla realtà dei fatti e dall’evidenza pandemica.

La cosa grave, anzi, gravissima, è che questa signora, per rafforzare la sua indignazione, ha postato un breve filmato di 13 secondi in cui si vede una bambina che piange perché non vuole fare la DaD e vuole tornare a scuola. Ah, questi governatori che fanno piangere i bambini!! Questi cattivacci degli insegnanti che si ostinano a far lezione on line, che bisogna anche stare a casa a guardare i piccoli e assisterli nei compiti!

Hanno scambiato la scuola per un baby parking, anziché come un luogo di educazione, formazione e istruzione. Hanno preso la Didattica a Distanza come una punizione divina e non come una risorsa dalle potenzialità immense, che salva la vita agli alunni, agli insegnanti, al personale scolastico, che evita possibili contagi da uno dei luoghi più a rischio per la pandemia in Italia, la scuola pubblica, quella che dovrebbe passare SUBITO, e SENZA ESITAZIONI, alla chiusura di qualsiasi attività in presenza, mentre, invece, il governo ciurla nel manico, appioppando la responsabilità delle decisioni più urgenti alle regioni, che prima chiudono, poi ci ripensano (è il caso della regione Puglia), oppure costituistcono un esempio virtuoso e da seguire, come la stessa regione Campania.

Ora, inserire un video di una bambina che piange a sostegno di tesi strampalate e campate in aria, non solo è un gesto di dubbio gusto, ma è di per sé terribile e aberrante. Qual è il valore aggiunto di quel video? Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina, adesso si sbattono i bambini su Facebook senza nemmeno oscurare e preservare l’immagine del minore, il diritto a esprimere un’opinione viene commistionato con il pietismo più rozzo e dozzinale. Come se le famiglie non facessero parte di quei patti di corresponsabilità che le scuole italiane stilano al momento dell’iscrizione. E in calce al post della signora è tutto un proliferare di cuoricini, di faccine affettuose, di commenti del tipo “amore”, “poveri cuccioli” (ma cuccioli de che? Sono animali, forse?), “non piangere stellina” e c’è perfino uno che propone difar vedereil video al signor De Luca. E via sciorinare: “Governo di delinquenti, avrete sulle vostre coscienze la rovina di questi bambini. Altroche proteggere la salute, la state distruggendo”, “E’ una vergogna, aprite le scuole”, “Prima o poi la pagheranno per tutto il male che fanno ai bambini”, “Poveri figli” e così via.

La privacy dei minori dov’è andata a finire? Per carità, probabilmente la signora aveva tutti i diritti di postare quel video. Magari la bambina è sua figlia o figlia di qualun altro che le ha dato l’autorizzazione a farlo. Ma ne valeva veramente la pena?? Era così indispensabile impietosire i passanti del web con l’accattonaggio ideologico che usa i bambini? La risposta è no.

Vi trasmetto il mio commento, che ho rilasciato ieri sull’account della signora. Non è servito a niente. Ma probabilmente vale la pena rimbalzare sul blog questa pratica aberrante a eterna memoria, prima che l’oblio del web ingoi anche questa immane sconceria.

Gentile Signora, posso comprendere il suo risentimento nei confronti della Didattica a Distanza, che tuttavia in questo momento è l’unico metodo efficace per salvaguardare la nostra salute e quella dei nostri figli, posso capire che per molti genitori che lavorano la scuola sia un comodo parcheggio mattutino, anziché un luogo di educazione e di crescita. Posso anche capire che non si voglia vedere (per cecità o per negligenza volontaria) che la scuola è uno dei principali luoghi in cui il virus del covid si trasmette. Ma non posso capire, mi scusi, il perché, per difendere queste pericolose ideologie, si metta su Facebook un filmato di una bambina minorenne che piange. Non dubito affatto che Lei abbia il diritto di pubblicare quello che vuole, se lo vuole, ma i bambini, per favore, non mettiamoli in prima pagina. I bambini sono bambini, forse non hanno tutti gli elementi per valutare la realtà che ha un adulto. E ci credo che una bambina piange perché non può andare a scuola e vedere i suoi amichetti! Ma spetta ai genitori spiegare che la scuola non è un parco giochi, ma un luogo dove si apprende, e che la DAD è una risorsa, un bene primario, in questi momenti di emergenza. Mi permetta di esternarle tutto il mio disappunto per l’esposizione di una minore per giustificare le sue idee, che, peraltro, risultano infondate alla luce dei dati sulla pandemia.

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