Domenico Melidoro – Fine del Berlusconismo. E dopo, cosa?

È davvero finita l’era berlusconiana? Possiamo cominciare a parlare del fenomeno Berlusconi usando i verbi coniugati al passato? A sentire Enrico Deaglio, il direttore di Diario che ha da poco messo in vendita un DVD (intitolato significativamente Quando c’era Silvio) che narra le torbide vicende pubbliche e private del capo di Forza Italia, sembra proprio di sì. Sembra che l’epoca berlusconiana, indipendentemente dall’esito delle prossime elezioni politiche, sia ormai al tramonto e che l’attuale Presidente del Consiglio, privo del sostegno di quei gruppi sociali che finora si sentivano garantiti e rappresentati dalle sue politiche, e con una leadership sempre più pericolante a causa delle pretese dell’UDC di Pierferdinando Casini e della Destra di Gianfranco Fini, abbia fatto il suo tempo. Non è un mistero che la Confindustria, e in particolare il suo Presidente Montezemolo, ha assunto più volte posizioni critiche sull’operato di Berlusconi e del suo Esecutivo. Il Presidente imprenditore non è stato capace di mantenere il sostegno dei suoi colleghi e più di una volta è toccato a Diego Della Valle farsi portavoce del malcontento imprenditoriale nei confronti dell’inefficacia delle politiche del Centrodestra e della conseguente perdita di competitività del sistema economico nazionale. Tuttavia dovrebbe quantomeno destare stupore che sia proprio uno dei più rappresentativi industriali italiani nel mondo a preoccuparsi della sorte di milioni di lavoratori e pensionati che, come recita una formula abusata ma efficace, «fanno fatica ad arrivare alla fine del mese».

I leaders dell’Unione, dal canto loro, ringraziano e incassano il sostegno confindustriale. Anzi, si spingono fino ad affermare che il programma di governo del Centrosinistra è pienamente compatibile con quello di Confindustria. Se poi qualcuno fa notare loro che al congresso nazionale della CGIL Prodi ha dichiarato che il programma dell’Unione è compatibile anche con quello del maggiore sindacato italiano, si assiste a risposte confuse e incoerenti che fanno leva sull’idea che le parti sociali condividono il bisogno di uscire dalla stagnazione economica che attanaglia il Paese. Ma, se la tesi secondo la quale CGIL e Confindustria concordano nel ritenere necessaria la ripresa economica del Paese ha una certa plausibilità, non appare chiaro come rendere operative politiche tali da essere pienamente accettabili dalle parti sociali. Per fare un esempio, quale sarà l’atteggiamento del futuro governo da tenere durante la prossima vertenza per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici? Ci chiediamo se i DS torneranno a ricoprire i muri delle nostre città di manifesti nei quali dichiarano di essere «dalla parte dei lavoratori» oppure se, guidati dalla convinzione che governare equivale a stabilire rapporti pacifici con i potentati dell’economia, riterranno più saggio assumere un atteggiamento di imparzialità tra le parti in conflitto che rischierebbe di tradursi in un implicito assenso al prevalere degli interessi di chi possiede il potere economico e sociale. Eppure, nonostante i sondaggi siano nel complesso favorevoli e già da tempo le Segreterie dei Partiti si stiano confrontando sugli incarichi da assegnare nel futuro governo e sulle personalità cui affidare gli incarichi istituzionali più prestigiosi, la vittoria del Centrosinistra è tutt’altro che sicura. Infatti, un intellettuale del calibro di Umberto Eco ha ritenuto opportuno rivolgere un accorato appello agli elettori indecisi, ma soprattutto ai delusi di Sinistra, affinché votino per Romano Prodi e contribuiscano a «salvare la nave che affonda» e a impedire che Berlusconi e i suoi alleati vadano avanti nel già avviato processo di «involuzione della nostra democrazia» (l’Unità, 8 marzo 2006). Era almeno dalla fugace ma intensa stagione dei Girotondi e della difesa dello Stato di diritto contro lo strapotere berlusconiano che nel dibattito politico non si udivano appelli così intensi e preoccupati. Difatti Eco si rivolge ai delusi e indecisi di Sinistra facendo leva sull’«indignazione che coglie ogni sincero democratico di fronte allo scempio che si è fatto delle leggi, della divisione di poteri, del senso stesso dello Stato» affinché si rechino a votare e consentano di accantonare il quinquennio berlusconiano e tutte le indecenze che l’hanno accompagnato sia in politica nazionale che internazionale. Da parte nostra, non possiamo non concordare col giudizio pesantemente negativo che Eco ha espresso sull’attuale Presidente del Consiglio nell’articolo citato (ma anche nelle pagine di A passo di gambero, volume appena pubblicato da Bompiani). L’assenza di senso dello Stato esibito da Berlusconi e dai suoi alleati nell’uso del potere pubblico per favorire interessi privati è un fatto indiscutibile e da stigmatizzare. Tuttavia, riteniamo che l’appello al popolo dei delusi della Sinistra risulterebbe più efficace se, il richiamo alla necessità del ripristino delle regole del gioco democratico, fosse completato da un’attenta analisi delle condizioni dei ceti meno abbienti. In un contesto del genere assumerebbe un valore fondamentale la discussione sulla precarietà del lavoro e sul rilancio del welfare in generale, sulle difficili condizioni in cui versa l’istruzione e la ricerca nel nostro Paese, sul bisogno di rendere compatibile sviluppo e tutela ambientale. Sono questi alcuni dei temi che stanno più a cuore al popolo deluso che si riconosce nei valori e nelle politiche egualitarie della Sinistra, e sono queste le parole d’ordine che un appello elettorale dovrebbe utilizzare affinché l’eventuale post-berlusconismo non sia solo una versione appena più presentabile dell’indecente Centrodestra che ha governato dal 2001 al 2006.

da: www.altrenotizie.org

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