Distretto scolastico di Asolo: un alunno positivo al Covid-19 in un istituto superiore

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Nel distretto scolastico di Asolo, in un istituto superiore, si è verificato il caso di un alunno positivo al Covid-19.

Prendo ad esempio questo caso, benché non sia il primo dalla riapertura delle lezioni scolastiche, perché ho molto a cuore la zona in cui si è verificato. Ho passato nell’Asolano giornate bellissime, da solo, coi miei familiari o in compagni di amici, quando vivevo in Veneto. Quindi è un caso che mi tocca particolarmente da vicino.

La classe, di 25 alunni, è stata posta immediatamente in quarantena. Faranno lezione in streaming da casa. I docenti no. Così hanno deciso le unità sanitarie. Perché, si sa, per i docenti le precauzioni sono inutili. Carne da macello, buoi, mucche e vitelli oramai destinati al mattatoio.

Non è il primo caso, dicevo. Non sarà neanche l’ultimo. Ma è un paradigma di come viene trattata la classe insegnante in Italia. Nessuna precauzione. Mascherina e igiene delle mani e via, come se questo bastasse a metterli al riparo da futuri contagi. Un insegnante che sia venuto in contatto con un positivo dovrebbe essere collocato in malattia d’ufficio. Subito, senza esitare.

Ma le autorità sanitarie hanno detto che no, possono tranquillamente lavorare. Tutto va ben, madama la Marchesa.

E’ solo l’inizio. La scuola italiana sarà il crogiuolo di una recrudescenza del virus e di un carnaio da girone dantesco. Che lo vogliamo o no. Si salvi chi può.

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