Diffamazione: Selvaggia Lucarelli vince contro gli ArcadeBoyz. Dubbi e perplessità.

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Selvaggia Lucarelli (sì, ancora lei) ha avuto la meglio in una causa penale (ma presentata anche in sede civile) per diffamazione nei confronti di tali Eduardo Turco e Daniele Fadda detti “Arcade Boyz” (chissà cosa vuol dire, ma dev’essere roba che ha a che fare con YouTube), per fatti che non sto a riassumervi, e per epiteti che evito accuratamente di riportare.

Ci ha pensato lei a riassumere in un lungo articolo tutta la vicenda. Chi avesse voglia di farsi del male lo trova qui:

“Lucarelli, prendi ca**i dai neg*i”: la triste lezione di quei due youtuber ora condannati per diffamazione

Dunque, Youtuber condannati al pagamento di 3000 euro a testa, non dopo un regolare processo con regolare contraddittorio tra accusa, difesa e parte offesa, ma, per quello che mi risulta, e per quanto riportato dalla stessa Lucarelli, attraverso un decreto penale di condanna.

Ora, se non sbaglio (e non sbaglio) a un decreto penale di condanna ci si può opporre nel tempo (assai ristretto, ahimé) di 20 giorni e chiedere un normale giudizio davanti al giudice monocratico (si tratta di diffamazione aggravata perché realizzata col mezzo della pubblicità sul web, si va in Tribunale). Prima dell’udienza i due avrebbero potuto o pagare anticipatamente il danno (cosa a cui la Lucarelli non avrebbe potuto opporsi), o chiedere di essere ammessi all’affidamento in prova non già ai servizi sociali, bensì presso una associazione di volontariato. Il buon esito della prima o della seconda soluzione avrebbe estinto il reato. E la parte penale si sarebbe chiusa così.

Invece, in maniera goffa e sprovveduta, i due condannati hanno avuto il coraggio e, permettetemi, “una ghigna che ci rimbalza l’acciaìni”, come si dice a Livorno, di chiedere ai loro fans e follower su YouTube (devono essere veramente tanti e generosi) di fare una colletta e di donare una certa cifra di denaro per pagare la sanzione, 6000 euro in tutto. Ma che bravi! Oltretutto raccontavano anche di andare nelle scuole a parlare di bullismo.

Hanno equivocato sul fatto che i 6000 euro fossero per la Lucarelli a titolo di risarcimento, invece vanno nelle casse dello Stato. Per il risarcimento vero e proprio ci sarà il procedimento civile.

Fin qui tutto a favore della Lucarelli, non c’è dubbio.

Quello che non mi torna è il perché la Lucarelli si sia sentita in diritto di pubblicare e far pubblicare un lunghissimo spiegone sulla vicenda (quello che vedete nel link poco sopra) non già sul proprio blog (ne avrà pure uno), non su Twitter o su Facebook, non sulle sue pagine personali presso i social network, ma presso la testata giornalistica on line, regolarmente registrata, presso la quale lavora e da cui percepisce (almeno credo, se no chi glielo farebbe fare?) dei compensi.

Non mi risulta che sia la prima giornalista italiana coinvolta in una causa di diffamazione (come imputata o come parte lesa), ma usare le colonne del proprio giornale per spiegare all’opinione pubblica della sua vittoria (con un semplice decreto penale di condanna, poi) su due opinionisti su YouTube, mi pare improprio e financo eccessivo.

Ma del resto, è impegnatissima a usare il giornale (l’altri, il Fatto Quotidiano) per prendersela contro Zangrillo, il medico personale di Berlusconi, quello che somiglia fisicamente a Formigoni e che parla anche un po’ come lui, attribuendogli, nel detto, ma soprattutto nel non detto, delle “mirabili supercazzole”.

Si vede che la Lucarelli è giovane, perché se avesse la mia età saprebbe che si dice “supercazzoRe” e non “supercazzoLe”, e questo lo può sapere soltanto chi conosca a memoria almeno i primi due atti di “Amici miei” di Monicelli, il Conte Mascetti si rivolterebbe nella tomba.

Ma lasciamo perdere. Piuttosto non abbiamo più avuto notizie del procedimento per diffamazione, stavolta CONTRO la Lucarelli (le querele si sporgono e si ricevono, e io ne so qualcosa), intentata da Alessia Mancini, trattata dalla giornalista come “transessuale”. Anzi, le abbiamo. L’implacabile Wikipedia ci informa che il reato è prescritto (ma la notizia è “senza fonte”). E se effettivamente così fosse (ma prendiamo la notizia con le molle) perché la Lucarelli avrebbe dovuto accettare la prescrizione del reato, se era certa della legittimità del suo agire? Cosa dice la motivazione della sentenza? Il fatto, ancorché prescritto, è stato commesso o no? Che sia stato commesso è provato “per tabulas”, ma se non fosse intervenuta la ghigliottina della prescrizione, come sarebbe andata a finire? Di certo c’è solo la condanna in primo grado nei confronti della Lucarelli. Che non vuol dire una beneamata, di per sé (la Lucarelli in un’altra occasione è stata condannata in primo grado ed assolta in appello), ma certamente costituisce un orientamento, e neanche da prendere sotto gamba.

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