Diffamazione nei confronti di Paniz e Scilipoti: sequestrato l’intero sito vajont.info

Il carissimo lettore Malfanti Ofelio vedovo Midiailsecoloditalia, mi segnala or ora questa notizia che ha dell’incredibile.

A seguito di una querela presentata dai deputati Paniz e Scilipoti è stato indagato Tiziano Dal Farra, titolare ed editore del sito vajont.info. L’accusa è di diffamazione aggravata dalla diffusione per via telematica e dal fatto che le persone di cui si tratta sono pubblici ufficiali. La frase incriminata era “E se la mafia è una montagna di merda…i Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine!”

Fin qui i fatti. A cui, sorprendentemente, è seguito un ordine di sequestro preventivo, regolarmente eseguito, di TUTTI i contenuti del sito, che è stato completamente oscurato.
Anzi, Tiziano Dal Farra è stato, come si legge (male, ma si legge) nella copia del verbale di sequesto preventivo “invitato a non riattivare o pubblicare/divulgare/distribuire anche in altri contesti, quanto oggetto di sequestro.”

In breve è accaduto. Sequestrato un sito INTERO (che, immagino, contenesse ANCHE materiale non diffamatorio) per UN contenuto.

Quello che è in discussione non è il fatto che la frase sia effettivamente diffamatoria o meno.
Questo, nel caso, saranno i giudici di merito a stabilirlo. Tiziano Dal Farra si difenderà dalle accuse e/o dal processo come meglio crederà, e sarà solo in quella sede che dovrà spiegare ai suoi giudici naturali (in primo e secondo grado, oltre che in Cassazione, se lo desidera).
Come non è in discussione il diritto di Scilipoti e Paniz di presentare querela nei confronti di chi vogliono, se si sentono lesi nella loro dignità di persone e nella loro onorabilità. Questo non lo metto in discussione perché se si tratta anche di un MIO diritto non si vede perché non debba esserlo anche loro.
Quello che è in discussione è se corrisponda a principii di giustizia sequestrare UN INTERO SITO per dei contenuti isolati ritenuti (e finora ritenuti, visto che non è intervenuta alcuna sentenza di merito) diffamatori.

La domanda è: potevano essere sequestrati (o, semplicemente, inibiti) QUEI contenuti?

E perché togliere a Tiziano Dal Farra la possibilità di continuare ad esprimere le sue opinioni sul suo sito?

Oltre a questo, a circa 200 provider italiani sarebbe stato ordinato “inibire ai rispettivi utenti l’accesso all’indirizzo web www.Vajont.Info 1, ai relativi alias e ai nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo, all’indirizzo ip statico che al momento dell’esecuzione del sequestro risulta associato al predetto nome di dominio e ad ogni ulteriore indirizzo ip statico che sarà associato in futuro (interdizione alla risoluzione dell’indirizzo mediante dns)”.
Quindi, non sarà possibile, come per i domini ospitati in Italia, sapere chi ha operato il sequestro (la sezione di Belluno del Compartimento della Polizia Postale del Veneto) e per ordine di chi (il Dott. Federico Montalto, Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Belluno), magari attraverso una immagine a cui sono rinviate le richieste dirette a quel particolare dominio. No, il collegamento non funziona. Punto.

E’ il precedente. E’ il provvedimento che apre una strada, un orientamento. E quell’orientamento appare dei più cupi, foschi e preoccupanti.

Vuol dire che chiunque si senta diffamato può non solo chiedere (quello lo fanno tutti!) ma addirittura ottenere, e in via PREVENTIVA (non in seguito a una sentenza definitiva passata in giudicato) il sequestro di una INTERA COMPLESSITA’ di contenuti, solo perché UNO SOLO di essi costituirebbe (il condizionale è d’obbligo) reato.

Punto informatico, in un articolo di Mauro Vecchio, riporta: “all’IP ora inibito del dominio corrisponde un server del provider USA GoDaddy,  a cui fanno capo diverse centinaia di domini differenti da quello oggetto del provvedimento.”

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