Diffamazione: la proposta del Senatore Li Gotti che non depenalizza

Parleremo molto e spesso di diffamazione da qui ai prossimi post.

Del resto non è che se ne parli soltanto in questo blog, per cui siamo in buona compagnia.

L’opposizione, rappresentata questa volta dal proponente di un disegno di Legge, il Senatore Li Gotti dell’Italia dei Valori, ha illustrato all’Aula di Palazzo Madama un disegno di legge per la modifica della normativa sulla diffamazione.

Ecco il testo dell’esordio in aula della relazione del proponente:

Colpiscono due cose: la prima è l’incipit che ricorda l’emblematicità della vicenda Sallusti. La seconda è l’esigenza di una depenalizzazione dei reati di ingiuria, diffamazione, vilipendio allo Stato. Reati definiti da Li Gotti “di matrice intellettuale”.

Dunque:

a) ho detto più e più volte che la diffamazione non è un reato “di matrice intellettuale” perché non è un reato di opinione ma un reato contro la persona. Almeno così come è concepito nel Codice Penale vigente. E’ un fatto. Può piacere o non piacere (e a me non piace) ma così è (anche se a me non piace).

b) se leggo bene (e leggo bene!) Li Gotti intende “depenalizzare” il reato di diffamazione. “Depenalizzare”, dunque, significa “escludere dal penalmente rilevante”.
Vuol dire che quel comportamento, che fino a una certa data prevedeva un regolare processo davanti a un giudice terzo, con l’irrogazione di una pena se l’imputato veniva considerato colpevole, non è più reato. Questo non vuol dire che non sia più sanzionabile, solo che, in caso di colpevolezza, non si va più incontro a una condanna.

Questo vuol dire depenalizzare.

Ed ecco la proposta di riforma del Senatore Li Gotti:

Viene praticamente riscritto l’articolo 595 (che dovrebbe, in caso di depenalizzazione, scomparire del tutto).
Non prevede più la pena del carcere ma solo quella pecuniaria.
Ma, attenzione, si andrebbe sotto processo anche per una sola multa, e in caso di condanna il precedente penale resta a carico del condannato, altro che depenalizzazione.

Le parole hanno un peso, soprattutto quando si comincia a parlare di libertà personali, dignità della persona e diritto alla critica.

La proposta Li Gotti credo non verrà presa in considerazione, visto che la maggioranza sta per proporre un testo, se del caso, ancora più discutibile, che sarà deliberato senza passare dall’aula, a firma Schifani e Chiti.

Se tutto va bene ci sarà ancora di più da dire.

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