Diffamazione: il pasticcio della Commissione Giustizia del Senato sul ddl Caliendo

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La Commissione Giustizia del Senato, nell’affrontare il tema dell’eliminazione del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa (il Parlamento era stato sollecitato dalla Corte Costituzionale a dare una normativa in questo senso, in mancanza della quale si è riservato di decidere sulla costituzionalità del carcere per i giornalisti colpevoli del reato di diffamazione nel 2021), ha fatto un pasticcio tremendo.

La sanzione della reclusione per il reato di diffamazione è stata sì, eliminata (buona notizia!), ma la pena pecuniaria è stata aumentata in modo esagerato. Il Disegno di Legge proposto dall’on. Giacomo Caliendo (Forza Italia) prevede la comminazione della pena della multa da 5000 a 10mila euro per il reato di diffamazione commesso a mezzo della stampa. Queste sanzioni possono salire fino a 50mila euro, da un minimo di 10mila, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, riferito in modo consapevolmente falso. L’autore dell’articolo o il direttore della testata non sono punibili se prima dell’apertura del giudizio hanno pubblicato una rettifica, una smentita o una nota che siano idonei a riparare l’offesa. Sono previste comunque, in caso di sentenza di condanna, sanzioni accessorie come la sospensione dall’esercizio della professione di giornalista.

Nessun cenno, invece, in tema di querele temerarie (quelle che vengono presentate per tentare di far zittire l’autore della presunta diffamazione, con richieste pecuniarie esose ed esagerate), sebbene questa materia sia oggetto di iniziative di legge separate.

C’è di che preoccuparsi. Intanto vi pubblico lo storico della discussione del ddl Caliendo, che contiene anche il testo proposto.

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