Dicono di me: il Vangelo secondo Marco

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Il pubblico di Audible, udite udite, si è espresso. Un tale Antonio da Milano ha vergato (mal gliene incolse) una righetta e mezza scarsa di “recensione” alla mia audiolettura del Vangelo secondo Marco, nella versione italiana del Prof. Giovanni Luzzi, esordendo che si aspettava una lettura “regolare”, ma non dicendo una beneamata verza su cosa intenda Egli con tale termine. Non gli è molto piaciuta, dice (e padronissimo), troppi termini desueti.

Ora, si dà il caso che quell’audiolettura la realizzai dopo un faticoso lavorìo di contatti, richieste, attese di risposta (spesso vane). Volevo leggere delle parti della Bibbia. In particolare i quattro Vangeli canonici. L’opera l’ho lasciata incompiuta, mancando ancora (e per chissà quanto tempo) il Vangelo di Giovanni. Non tutte le ciambelle riescono col buco, comunque, i tre Vangeli sinottici sono ancora lì per chi se li vuole scaricare.

Il problema era (ed è) che tutte le traduzioni moderne della Bibbia sono sotto copyright. Tutte. Non ce n’è una che non lo sia. Per mettere in linea i sinottici ho dovuto scrivere a destra e a manca, perfino alla CEI, per vedere se mi dava l’autorizzazione alla lettura e alla distribuzione. Non mi si sono filati nemmeno di pezza. Gli unici che mi hanno dato una risposta sono quelli della Società Biblica Britanniac e Forestiera, che dall’ufficio italiano mi diedero il via libera per la versione del 1925 (ce l’ho anche scritto sulla copertina!) del Luzzi, di cui, allora, detenevano i diritti. Potevo distribuire le mie letture ad alta voce gratuitamente, e l’ho fatto fino a che non è arrivato il momento che i diritti di Giovanni Luzzi sono scaduti con il compimento del 70° anniversario della morte. Da allora posso anche venderle, se qualcuno me le compra. E così ho fatto.

Il linguaggio è desueto? Per forza, è del 1925! E’ una traduzione storica, ad uso dei protestanti (che mi risulta adesso adottino delle traduzioni più moderne), può non piacere ma è un testo fondamentale. E’ come leggere gli “Ossi di seppia” di Montale. Non credo che la gente si prenderebbe la briga di criticare solo perché “schiòcchi di merli e frusci di sèrpi” lo trova un po’ antiquato.

Che ci vada Antonio a chiedere i diritti alla CEI o alle Dehoniane per il testo del 1970 della Bibbia di Gerusalemme, lo registri, lo pubblichi e vediamo la gente cosa ne pensa. Gli auguro di cuore miglior fortuna.