Detenzione di materiale pedopornografico: assolto anche grazie al Wi-Fi

Estratto dalla sentenza - Tratto dal sito web dell'avv. Fulvio Sarzana

Un imputato romano è stato assolto per non aver commesso il fatto dall’accusa di accesso a siti pedopornografici e detenzione del relativo materiale.

Tra le (altre) motivazioni che il Tribunale di Roma ha addotto “vi è che l’accesso ad un sito pedofilo può essere accidentale e non costituire reato, che la natura pedopornografica di immagini detenute da un imputato deve essere rigorosamente provata”, secondo quanto dichiarato dal brillante difensore dell’imputato, l’Avv. Fulvio Sarzana.

Tralascio volutamente la questione relativa alle modalità di raccolta del materiale probatorio, e in particolare dei log del provider usato per la connessione, che non sarebbe stata svolta secondo quanto previsto dai relativi articoli del codice di procedura penale, non perché non costituiscano ulteriori elementi su cui si è basata la sentenza di assoluzione, ma perché secondaria per quello che desidero sottolineare. Ne faccio menzione solo per una doverosa completezza di “cronaca”.

Dunque, il fatto di possedere una rete Wi-Fi senza protezione, o con una password che avrebbe potuto in teoria essere bypassata da terzi, può dare luogo (e in effetti così è stato) a una assoluzione per un supposto crimine informatico.

In breve, l’indirizzo IP di provenienza di un collegamento non basterebbe, di per sé, a ricondurre al colpevole di un reato informatico. Quel PC potrebbe essere stato usato da altre persone della famiglia o dell’entourage degli amici e dei conoscenti. Se poi la rete WiFi viene tenuta libera in accesso a chiunque e senza password a collegarsi a quel sito pedopornografico o a commettere un reato qualsiasi (ad esempio una diffamazione) potrebbe essere stato chiunque, non necessariamente l’imputato, o chi in effetti aveva in custodia del collegamento, men che meno l’intestatario della linea telefonica o dell’ADSL o quant’altro.

Sarebbe un po’ frettoloso concludere che basterà una rete WiFi o avere una famiglia per dimostrare che non esiste una netta corrispondenza univoca tra il collegamento fatto dal PC di Tizio e l’effettiva responsabilità penale di Tizo, ma una cosa è certa, da oggi il popolo del web si sentirà più legittimato e protetto nel delinquere quotidianamente, e potrebbe anche non avere tutti i torti.

 

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