David Puente pasticcia con le sentenze della Corte Costituzionale

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C’è molta disinformazione sull’obbligo vaccinale, ma questo lo sapevamo da tempo.

Gira da svariate ere geologiche in rete una citazione di una sentenza della Corte Costituzionale (la dichiarata 308/90) che reciterebbe (erroneamente) quanto segue:

“Non è permesso il sacrificio della salute individuale a vantaggio di quella collettiva. Ciò significa che è sempre fatto salvo il diritto individuale alla salute, anche di fronte al generico interesse collettivo.”

Sgomberiamo il campo dagli equivoci: quella citazione NON ESISTE in NESSUNA sentenza della Corte Costituzionale. Ma esiste qualcosa di simile nella sentenza n. 307 (e NON 308) del 1990:

“Tale rilievo esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato, restando così legittimamente limitata la sua autodeterminazione, a un dato trattamento sanitario, anche se questo importi un rischio specifico, ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri. Un corretto bilanciamento fra le due suindicate dimensioni del valore della salute – e lo stesso spirito di solidarietà (da ritenere ovviamente reciproca) fra individuo e collettività che sta a base dell’imposizione del trattamento sanitario – implica il riconoscimento, per il caso che il rischio si avveri, di una protezione ulteriore a favore del soggetto passivo del trattamento. In particolare finirebbe con l’essere sacrificato il contenuto minimale proprio del diritto alla salute a lui garantito, se non gli fosse comunque assicurato, a carico della collettività, e per essa dello Stato che dispone il trattamento obbligatorio, il rimedio di un equo ristoro del danno patito.”

Ciò detto, David Puente, nel maldestro tentativo di debunkare la notizia (ci riesce solo parzialmente, in realtà) in un articolo del 9 marzo 2021, intitolato “Lo stato di emergenza è stato annullato dai tribunali? Il messaggio su WhatsApp che disinforma” (se vi interessa cercàtevelo con Google, io non intendo produrre traffico a beneficio di questa pubblicazione), pubblicato su Open Online, rimanda, attraverso un link, al testo della sentenza 308/90 che nulla ha a che fare con la materia del contendere, visto che la sentenza che ci interessa è la 307 dello stesso anno. Sarebbe bastata una piccola, piccolissima dose di attenzione in più da parte di Puente, per riuscire a trovare il corretto riferimento. Invece no, linka una sentenza che riguarda la legge della Regione Liguria riapprovata il 15 novembre 1989. Cosa ha fatto Puente? Ha preso per buono il riferimento (sbagliato) della sua fonte, ha fatto una ricerca su Google, ha trovato un testo che nulla aveva a che vedere con i suoi parametri, e ha scritto che quella frase NON si trova nella sentenza. Per forza, era la sentenza sbagliata! Se c’è un filo conduttore che ci riporta alla verità delle dinamiche dei fatti, questo è proprio l’errore. Puente voleva dimostrare la falsità di una citazione, ma ha preso per buono il fatto che il riferimento a quella sentenza fosse proprio quello del documento originale. Invece anche quello era sbagliato, e l’errore si è protratto mettendolo vieppiù nei pasticci.

Ma un brivido mi percorre la schiena. Leggendo quello che scrive Puente nel suo articolo apprendo che:

“C’è un’altra sentenza, la 307/1990 che riguarda proprio il tema dei vaccini dove viene dichiarato legittimo l’obbligo vaccinale siccome questo rispetta l’articolo 32 della Costituzione italiana:”

A sostegno della propria tesi, Puente cita una parte della sentenza, la seguente:

“Da ciò si desume che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacchè è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale.”

Il problema è che Puente cita solo UNA parte (certamente quella che più si confà alla sua linea di pensiero) della logica che sottende al pronunciamento della Consulta. Infatti, proseguendo la lettura nel testo della Corte, si apprende quanto segue:

“Ma si desume soprattutto che un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario, e pertanto tollerabili.”

Com’è che David Puente “taglia” questa parte fondamentale? Si può imporre un trattamento sanitario SOLO se questo non incide sulla salute del soggetto. Questo è il senso, il nòcciolo, il Kern della questione. Una informazione “monca” di questo particolare è una non-informazione. Di più, appare come un tentativo poco riuscito di piegare a sé un testo di altissimo valore giuridico che concilia le esigenze della collettività ma contempera anche quelle del singolo. Eppure c’è un sacco di gente che dà retta a questi “debunker” che partecipano a trasmissioni televisive e radiofoniche che amplificano il loro pensiero fino a farlo apparire corretto, tanto nella forma quanto nella sostanza.

Da parte mia, con questo, vi è solo la soddisfazione di aver debunkato il debunker ancora una volta. Ma è una magra soddisfazione. Certa gente non cambierà mai. Ma gli conviene?