David Puente, la psicologa e l’ordinanza del Tribunale di Firenze

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Il fatto: una psicologa di Pistoia, non vaccinata, era stata sospesa dall’esercizio della sua professione in quanto non vaccinata. Una recente ordinanza del Tribunale di Firenze ne dispone il reintegro. Di seguito alcuni estratti dal testo del dispositivo:

“La sospensione dell’esercizio della professione rischia di compromettere beni primari dell’individuo quale il diritto al proprio sostentamento e il diritto al lavoro di cui all’articolo 4 inteso come espressione della libertà della persona e della sua dignità, garantita appunto dalla libertà dal bisogno”.

“Quando viene citato lo scopo di ‘impedire la malattia e assicurare condizioni di sicurezza in ambito sanitario’ si controbatte che ‘questo scopo è irraggiungibile perché sono gli stessi report di Aifa ad affermarlo”.

“ (…) fenomeno opposto a quello che si voleva raggiungere con la vaccinazione, ovvero un dilagare del contagio con la formazione di molteplici varianti virali e il prevalere numerico delle infezioni e decessi proprio tra i soggetti vaccinati con tre dosi’”.

“Dopo l’esperienza del nazi-fascismo non consente di sacrificare il singolo individuo per un interesse collettivo vero o supposto e tantomeno consente di sottoporlo a sperimentazioni mediche invasive della persona, senza il suo consenso libero e informato”, “ne verrebbe lesa la sua dignità”.

“(…) profilo epidemiologico non dissimile tra un non vaccinato e un vaccinato perché entrambi possono infettarsi, sviluppare la malattia e trasmettere il contagio”.

“le varie convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia vietano l’imposizione di trattamenti sanitari senza il consenso dell’interessato perché ne verrebbe lesa la sua dignità”

“il Regolamento europeo 953/2021 (…) vieta discriminazioni dei cittadini europei fondate sullo stato vaccinale”

“a tutt’oggi dopo due anni ancora non si conoscono i componenti dei sieri (sic) e gli effetti a medio e lungo termine come scritto dalle stesse case produttrici mentre si sa che nel breve termine hanno già causato migliaia di decessi ed eventi avversi gravi”

” (…) un’innegabile discriminazione rispetto ai colleghi vaccinati che possono continuare a lavorare pur avendo le stesse possibilità di infettarsi e trasmettere il virus”.

[l’interessata] “non possa essere costretta, per poter sostentare se stessa e la sua famiglia, a questi trattamenti iniettivi sperimentali talmente invasivi da insinuarsi nel suo Dna alterandolo in un modo che potrebbe risultare irreversibile, con effetti ad oggi non prevedibili per la sua vita e salute”.

Una reazione: l’ordine degli psicologi ha espresso le proprie “perplessità” sulla decisione di cui sopra e preannuncia ulteriori azioni legali a propria tutela. Suo diritto. Nel riportare una dichiarazione di tale ordine, la stampa riporta l’espressione latina “ob torto collo“. Evidentemente delle due l’una: o questo increscioso svarione  era contenuto in nuce nel comunicato stampa originario (nel qual caso la cosa sarebbe imbarazzante) o è stata volutamente trasformata in questo senso, per ipercorrettismo, da chi quel comunicato lo ha riportato sugli organi di informazione (anche in questo caso la cosa sarebbe imbarazzante). Comunque l’espressione corretta è “obtorto collo“.

Un’altra reazione (più grave): il giornalista e vicedirettore di Open Online, il debunker (o fact checker) David Puente, in un articolo intitolato “No! Il Tribunale di Firenze non ha confermato che i vaccini anti Covid modifichino il DNA” afferma, tra l’altro che:

“Il Tribunale di Firenze non ha emanato una sentenza che dichiara i vaccini anti Covid-19 pericolosi per la salute.”

Vero. Non si tratta di una sentenza (che, comunque, in quanto emanata dal Tribunale in primo grado potrebbe essere ulteriormente appellata nei gradi superiori di giudizio), ma di una ordinanza. E’ un ordine del Giudice, emesso per sanare temporaneamente una situazione con un provvedimento d’urgenza. Che nulla toglie alla possibilità del contraddittorio in aula, che, ove se ne dimostri l’infondatezza, potrà ribaltarla in sentenza. Ove questa infondatezza non venisse dimostrata la ribalterà. Punto.

“Si tratta di un decreto che rimanda a una prossima udienza in aula.”

Certo. Sarebbe censurabile e allarmante per lo stato di diritto se non fosse così. Ma l’ordinanza è immediatamente esecutiva. E, cosa più importante, che David Puente omette di scrivere, fa giurisprudenza. Costituisce, cioè, un orientamento su cui ci si potrà (non obbligatoriamente, certo) basare per analoghi dispositivi da adottarsi in casi simili. E’ l’indicazione di una strada giuridica che i giudici potranno percorrere a seguire. Non è cosa di poco conto.

“Il decreto non dimostra scientificamente che i vaccini anti Covid-19 possano modificare il DNA umano.”

E ci mancherebbe anche altro! Un giudice, fino a prova contraria, non è uno scienziato, ma una figura che, applicando la legge, stabilisce una verità processuale che non sta scritto da nessuna parte debba coincidere con quella fattuale. Nei Tribunali si fanno processi, non analisi cliniche. Pretendere scientificità da un uomo o una donna di legge non solo è una visione miope e pericolosa per la commistione dei rispettivi campi di intervento, ma non rende giustizia alla giustizia, che è chiamata a stabilire UNA verità, non LA verità. Se io spacco il vetro di una macchina per portare via l’autoradio, ma non ci sono testimoni, nessuno mi ha visto, non ci sono prove della mia responsabilità, io vengo assolto. E il fatto che non esistano prove è certamente UNA verità, mentre LA verità è che io quell’autoradio l’ho rubata e come! Un non-scienziato che dà della non-scienziata a una non-scienziata è un gatto che si rincorre inutilmente la coda.

“Già in passato, lo stesso giudice aveva ordinato la rimozione di un impianto WiFi da una scuola perché ritenuto pericoloso per la salute, ma la sentenza del processo ribaltò tutto in quanto teorie prive di evidenze scientifiche.”

L’affermazione è di straordinaria (o ordinaria, che è ancora peggio) gravità. In un procedimento di qualsiasi tipo (amministrativo, penale o civile), costruito su ben tre gradi di giudizio è del tutto normale che la decisione di un giudice di merito possa venire ribaltata nel senso opposto nel giudizio di grado superiore. Non per nulla abbiamo innocenti in carcere e colpevoli assolti. Anzi, spesso è proprio chi gestisce la fase delle indagini preliminari a contraddire se stesso. Se io sono indagato è segno che il pubblico ministero (e non ancora un giudice) ha ricevuto una notitia criminis di una qualche fondatezza. Dalle forze dell’ordine o da un cittadino italiano o straniero. Se le indagini a mio carico si concludono ricevo un avviso. In quel momento scatta il termine di venti giorni entro cui posso chiedere di essere sentito di persona e/o produrre un memoriale difensivo che potrebbe, anzi, può, indurre chi mi indaga a non esercitare l’azione penale. E se lo fa non è perché ha preso uno svarione all’inizio, o perché ci ha ripensato, o perché è un incapace, o, peggio ancora, perché non è un inquirente o un giudicante affidabile. Se riesco a convincerlo di non proseguire può chiedere l’archiviazione. Sempre se il GIP accoglie la richiesta. Se non la accoglie è perché c’è qualcun altro che pensa che, comunque, io debba andare a processo. Non perché chi ha chiesto l’archiviazione non ci abbia capito nulla. O sia una persona del tutto inaffidabile.

E’ una modalità dozzinalmente insinuante di fare giornalismo “un tanto al chilo“. Della serie “siccome questo giudice ha già toppato una volta, allora è molto probabile che accada la stessa cosa anche in questo caso specifico”. Sono piccoli mezzucci per far soffiare il venticello e l’auretta assai gentile del dubbio. Siccome a un chirurgo un paziente è morto sotto i ferri, chi mi dice che sia bravo? Sono modi di pensare che hanno più di Matusalemme. Per noi mortali resta solo il diritto di non partecipare a questo giochino.