David Puente e i docenti che si dànno fuoco

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Voglio premettere, in prima battuta, che personalmente non ho NULLA contro David Puente.

Non mi interessa la sua persona, non mi interessa il suo credo religioso, non mi importa niente della sua vita privata, delle sue innumerevoli querele (che ha tutto il diritto di sporgere, se pensa di essere stato vittima di un reato, come chiunque altro), con chi viva e dove, quali siano i suoi affetti e quali i suoi nemici.

Mi interessa, al contrario, e molto, il suo modo di fare giornalismo, di esprimere UNA verità (la sua) e di farla emergere come LA verità (assoluta). Quello sì, mi interessa. Anzi, mi preoccupa.

Un esempio? Eccolo.

A Rende, nei giorni scorsi, un docente si è dato fuoco davanti alla caserma dei Carabinieri. Punto, la notizia è questa.

Poi ci sono le illazioni, il ricamato sopra, gli elementi “sovrasegmentali”, come si direbbe in linguistica. Ovvero che il docente avrebbe compiuto l’estremo gesto in quanto sospeso dal lavoro e senza stipendio e che sia addirittura morto per le conseguenze della sua azione.

Tutti pettegolezzi riportati sui social network, Facebook e Twitter in primis.

Puente fa una accurata disamina del “caso”, in un articolo pubblicato su “Open”, di cui è vicedirettore, intitolato “No! Un docente non si è dato fuoco a Rende perché sospeso dal lavoro per mancata vaccinazione anti Covid” (quando si dice avere il dono della sintesi!)

Un debunker, un addetto al “fact checking”, insomma, dovrebbe, appunto, smontare il FATTO, lasciando perdere le inutili equazioni successive della gente.

Invece si mette a smentire quanto diffuso da un certo Floriano su Facebook (immagino che abbia un putiferio di followers e un potere di influenza esagerato sull’opinione pubblica, perché se no non si spiega!). Le altre fonti “smontate” da Puente? Semplice! Un post Facebook, poi smentito, del sindacato Uil Scuola Monza e Brianza e un altro di Marco Rizzo (che non mi risulta sia un esponente di un partito politico con milioni di voti). In più un altro post, anch’esso poi modificto, della senatrice Bianca Laura Granato, e un altro di rassegneitalia.info che annuncia la morte (per fortuna non avvenuta del povero insegnante. Spicca anche un post Telegram dell’Avvocato Mauro Sandri.

Le fonti per questa acrobatica operazione di ristabilimento della verità? Semplice anche questo: una smentita di Michele De Simone, militante in Fratelli d’Italia, cugino del professore. E, inoltre, un servizio del TGR Calabria (che, finora, mi sembra l’unico degno di menzione).

Tutto per dimostrare che:

– il docente era vaccinato;
– che non era stato sospeso dal servizio né dallo stipendio;
– che aveva richiesto due giorni di permesso per motivi personali.

Ma tu pensa! I docenti hanno diritto a tre giorni di assenza all’anno per motivi personali e lui ne aveva richiesti ben due! A volte non ci si crede.

Lo scopo? Smentire delle voci. Che erano poco più che pettegolezzi (oltretutto, in certi casi, smentiti a loro volta). Ora, il pettegolezzo non fa notizia. E’ poco più di un “venticello, un’auretta assai gentile”, come affermano note citazioni rossiniane.

In tutto l’articolo non vi è un cenno di umana pietà verso la vicenda di un uomo che, se non si è dato fuoco per i motivi riportati dai sindacati (i sindacati…), almeno lo avrà fatto per sacrosante ragioni SUE e solo SUE.

Perché se il suo non è stato un gesto di protesta “no-vax”, come si affretta a chiarire il solerte giornalista, allora è l’epilogo di un disagio personale che può e deve essere rispettato come tale.

E invece no. Notizie sulle non-notizie. Che sono delle non-notizie a loro volta.

Lui non mollerà mai. Ma gli conviene?

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