David Puente è (diventato) giornalista professionista

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Il 24 novembre scorso, il debunker David Puente, vaccinista a oltranza e che tra breve dovrà abituarsi anche lui al tampone obbligatorio a pagamento per i vaccinati se vorrà godersi un cinemino con la famiglia, ha annunciato all’universo mondo con un twit, tweet, Twitter (la parte per il tutto) o tuìt, ora non so, che ha superato l’orale dell’esame di giornalista professonista, della cui denominazione, evidentemente, deve aver cominciato a fregiarsi quasi fin da subito se è vero, come è vero, che l’ha abbinata, ipso facto, alla presentazione del suo account Facebook.

Ora, per carità, complimentoni. Son traguardi importanti nella vita di una persona, questo non lo metto in dubbio. Soprattutto perché me ne ero interessato qualche tempo fa, del fatto che Puente non risultasse ancora iscritto all’ordine dei giornalisti, nonostante una copiosa e intensa attività scrittoria contro terrapiattisti, complottisti, Rosario Marcianò, Luc Montagnier, i no-vax, i lavoratori del porto di Trieste chi va liscio a briscola.

Adesso, finalmente, potranno gridarlo i suoi fans, ma soprattutto potrà esserne più che orgoglioso egli stesso, che riconosono in lui un modello di giornalismo irraggiungibile attraverso la puntuale verica e l’eventuale confutazione di qualsiasi tesi (e con questo intendo proprio QUALUNQUE).

E per dimostrare, immagini alla mano, che lo scientifically correct è l’unico approccio possibile in questo mondo ormai arrivato all’Armagheddon di se stesso. E anche perché oggi come oggi un fatto non è reso credibile se non gli fai un selfie (o, peggio ancora, un “fotina”, come si diceva ai miei tempi) e non lo schiaffi ovunque. Ti sei laureato, hai avuto un figlio, o sei semplicemente un pantofolaio che ama starsene a casa? Tutto bene, ma se non ce lo fai vedere non ci crediamo. Troppo comodo, nulla esiste se non è contestualmente provato.

Ecco, dunque, che per aderire alle suddette logiche, David Puente ci fornisce, in pari data, una attestazione di aver superato l’esame in questione. Oh, certo, molto bene. Il tutto è su carta intesta dell’ordine dei giornalisti, va beh, c’è quell’erroruccio veniale che mette “Venezuela” minuscolo, ma SOPRATTUTTO, quello che manca è la FIRMA di chi dichiara e attesta una circostanza siffatta.

In breve, perfino l’attestato di frequenza del corso di specializzazione in doppie punti per i parrucchieri per signora, viene firmato da qualcuno. Magari con uno svolazzo irriconoscibile, magari con una firma non autografa ma tragicamente stampata su migliaia di pezzi di cartoncino tutti uguali. Ma è comunque già qualcosa. Qui non c’è niente, nada, nichts, rien, nothing. E, sia chiaro, questo NON VUOL DIRE AFFATTO che, secondo me, l’attestato sia falso, alterato o, peggio ancora, che l’esame non sia mai stato sostenuto e che quanto viene riportato sia frutto di un fotomontaggio o similia. No, significa semplicemente che quel documento non porta NESSUNISSIMA firma. Punto.

E, inoltre, qual è il punteggio minimo e massimo con cui si supera una prova del genere? Perché non viene riportata una valutazione di merito? Perché, se guardo l’elenco di coloro che hanno superato, al pari di Puente, la prova orale, non posso sapere chi ha preso di più e chi ha preso di meno di lui?

Risposta non c’è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà…