David Puente a “Presa diretta”

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Anch’io, come molti, spero, ho seguito l’interessante puntata di “Presa diretta”, condotta da Riccardo Iacona, jersera su RaiTre, e dedicata all’odio in rete. Solo che, non appena iniziata l’anteprima, ho avuto una sensazione di sobbalzo e un sussulto sul divano su cui ero seduto, perché il programma è cominciato con una breve ma significativa intervista a David Puente, il debunker e “praticante giornalista” (sic) presso Open, oggetto a sua volta di odio sociale e destinatario di minacce di morte e messaggi inqualificabili della più svariata specie. E siccome quell’attacco non mi è piaciuto affatto, e considerato che il canone RAI contribuisco a pagarlo anch’io, credo di avere il sacrosanto e rispettabile diritto a dire la mia.
David Puente, come dicevo, è certamente una vittima. E, in quanto vittima, è un soggetto debole che lo Stato deve proteggere in tutti i modi. Come tutte le vittime di reato, fossero anche dei crudeli assassini senza nessuna pietà. E’ vittima di un manipolo di complottisti che la Magistratura sta mandando in galera uno per uno. Con la lentezza proverbiale della giustizia italiana e tutte le garanzie della difesa, beninteso. Gente scomposta, buona più a urlare e ad emettere sommarie condanne a morte che a esprimere opinioni. Ma i processi vanno avanti, e vi ho parlato in un altro post della condanna per diffamazione a carico di Rosario Marcianò, nonché dei suoi residui carichi pendenti. Tutti procedimenti in cui, va detto chiaramente, David Puente non è parte lesa.

Io sono profondamente addolorato per il fatto che un uomo giovane come il Dottor Puente sia costretto a cambiare città, assieme a tutta la sua famiglia che non c’entra nulla, indirizzo, numero di telefono e a vivere in semiclandestinità, come se fosse un ricercato (e in certo qual modo “ricercato” lo è, e da gente senza troppi scrupoli verbali, evidentemente). Ma l’inizio della trasmissione dedicato al suo “caso” mi è sembrato decisamente fuori luogo.

Puente ha dedicato mezza vita intera non soltato a smascherare le bufale, ovvero le notizie false che circolano sul web, ma anche e soprattutto a perseguire i cosiddetti “complottisti”, in quella che appare ai miei occhi una vera e propria “crociata” (sono innumerevoli i suoi interventi a riguardo, e va da sé che il termine “crociata” è qui usato in senso meramente iperbolico) contro costoro. E’ una persona che si sa difendere, e lo fa con dedizione certosina, denunciando e querelando con costanza pressoché quotidiana ogni attacco (e per “ogni” intendo dire esattamente “ogni”) alla sua persona. E fa bene, la Magistratura poi fa il resto: procedede, archivia o lascia passare i termini per la prescrizione, a seconda dei casi. In uno Stato democratico funziona così. Solo che non si ha notizia (o, almeno, il Dottor Puente nei suoi canali ufficiali non ce ne dà contezza) dell’esito di questa valanga di querele e di segnalazioni che, pure, con dedizione, ha rivolto agli inquirenti. Cosa sta succedendo nei palazzi della giustizia? Qualcuno è stato rinviato a giudizio? Si sono celebrati dei processi almeno in primo grado? Quante condanne? Quante assoluzioni? Quante archiviazioni? E per quali motivi? Semplicemente non lo sappiamo. E’ chiaro che di fronte alla pressoché totale assenza di notizie nel merito dei fatti (e non in quello della personale sensibilità del Dottor Puente) uno qualche dubbio (ancora legittimo, nel dibattito democratico, almeno spero) se lo fa venire. Paradossalmente, l’unica notizia che si ha di un procedimento giudiziario riguarda proprio David Puente, ma non in veste di parte offesa, bensì di indagato, procedimento che si è risolto, e buon per lui, con una archiviazione da parte del Giudice per Indagini Preliminari.

Ci sono giornalisti che vivono sotto scorta per le loro indagini sulla mafia, sulla criminalità organizzata, sulle collusioni dei poteri forti, per avere scoperchiato i pentoloni degli interessi di parte nella Terra dei Fuochi, e la trasmissione ne ha dato giusta e doverosa contezza. Ci sono blogger che vivono all’estero, in paesi dove la rete è censurata, gente che viene arrestata per le proprie opinioni, in Ungheria (qui dietro, voglio dire) una radio si è vista relegata a trasmettere solo sul web, Patrick Zaky marcisce in un carcere egiziano, vittima di uno stillicidio personale assurdo, la verità su Giulio Regeni è di là da arrivare, ci sono donne che subiscono il cyberodio sotto forma di stalking pesante da parte di persecutori che pretendono di averle solo e perennemente per sé, spesso ci rimettono la pelle senza che nessuno se ne curi e senza che nessuno ne parli, ma è possibile che la diffamazione riguardi solo Laura Boldrini (che diede a Puente e altri debunker il compito di formare una estemporanea task force contro le bufale, culminata nella creazione di un sito web, rispondente all’indirizzo bastabufale.it e che è stato completamente abbandonato, tanto da visualizzare messaggi di errore come quello che segue, dovuto all’incuria della piattaforma WordPress, lasciata in balia di se stessa)?

Ed è mai possibile che a Giorgia Meloni, per contrappasso, David Puente rivolga una sorta di incondizionata solidarietà perché ritiene che sia “il minimo”? Ma ci sono donne che di odio (non solo on line, evidentemente) muoiono davvero! Ma è possibile che di fronte alla pedopornografia on line, agli atti di bullismo sui social a danno dei minori, continui e reiterati, ai provvedimenti del Garante per la Privacy contro Tik Tok la precedenza venga data a un “praticante giornalista” (la definizione non è mia) che vede nel complottismo e nel terrapiattismo il peggiore dei mali?

Che, poi, a chi si deve il fatto che una persona come Rosario Marcianò sia stata più volte condannata per le opinioni che ha diffuso sul web? Ai genitori di Valeria Solesin e alla tenacia di giornaliste e donne coraggiose come Silvia Bencivelli, ecco a chi si deve. Sono loro che ci hanno messo la faccia, la firma e la sofferenza di anni di indagini e di giudizio.

Quello che sta accadendo a David Puente è certamente odioso e riprovevole in sé, ma è un dato, a mio avviso, sicuramente secondario rispetto alla montagna di fango che l’odio in rete sta ributtando su vittime certamente più deboli e incapaci di difendersi. Certo, la prima serata RAI è sicuramente una vetrina appetibile per chiunque, ma l’effetto Streisand è sempre in agguato. Anche per i debunker.