“Dàje Giorgia, dàje giù!”

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La montagna ha partorito il governicchio. L’opposizione applaude la prima donna premier della storia della Repubblica.

Dimenticando o, peggio, non sapendo proprio per niente, che la stessa opposizione non è mai riuscita a designare una delle donne (paradossalmente) “padri” della Repubblica. Né Nilde Jotti né Tina Anselmi. Tanto per abituarmi anch’io a dare un colpo al cerchio e uno alla botte.

Il primo governo presieduto da una donna, comunque, di donne al governo è riuscita ad infilarne il 27%. Pochine assai.

Ministri, allora. Ma soprattutto Ministeri che cambiano nome. A partire da quello dell’Istruzione, che diventa “dell’Istruzione e del merito”. Non si stabilisce, come è ovvio, “del merito” di chi. Degli alunni? Degli insegnanti? Dei Dirigenti Scolastici? Dei collaboratori scolastici? Del personale ausiliario? Delle segreterie? Non è dato saperlo. Come non è dato sapere con quali criteri questo “merito” sarà misurato. Che la scuola italiana possa andare a finire in un algoritmo è più che probabile. Intanto il nuovo ministro sarà Giuseppe Valditara, già Alleanza Nazionale, Futuro e Libertà, poi passato alla Lega, allievo di Gianfranco Miglio. Ha scritto il libro “E’ l’Italia che vogliamo”, con prefazione di Matteo Salvini. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi lo ha salutato dichiarando: “Riteniamo particolarmente apprezzabile il riferimento al merito, tristemente trascurato nel nostro Paese, di cui siamo convinti sostenitori.” E va bene così.

Avremo un Ministero dell’Agricoltura, sì, ma anche della “sovranità alimentare”. La gente fa la fame ma noi pensiamo alla “sovranità” della Pizza Margherita. O degli spaghetti alla carbonara (che proprio in questi giorni compiono 70 anni e, voglio dire, sono cose importanti).

E non dimentichiamo l’attribuzione di Ministero “del Made in Italy”, perché non ci possiamo far mancare un po’ di anglofilia linguistica.

Alla Giustizia Carlo Nordio, che da magistrato si occupò di tutto ciò che era rosso (Brigate rosse, cooperative rosse e quant’altro) e che al tempo di Mani Pulite fu uno dei più tenaci oppositori del pool di magistrati che scoperchiarono il vaso di Pandora della corruzione della Prima Repubblica. E’ anche un politico molto attento all’ammorbidimento della Legge Severino.

Alla Difesa Guido Crosetto. Già sottosegretario allo stesso Ministero durante il governo Papi, fino a poco tempo fa ha avuto posizioni di rilievo in imprese assai vicine alle Forze Armate (“legittimamente”, chiarisce tra parentesi in un tweet). Ha rinunciato ad ogni sua partecipazione e perfino al 90% delle sue spettanze economiche. Nobile gesto, ma troppo tardi.

La “finissima” (come dice Benigni) Daniela Santanché andrà al Ministero del Turismo. Possiede diverse strutture di accoglienza in Toscana. A cui, pare, non abbia (ancora) rinunciato.

Non saremo più un Paese sovrano. Gli unici veri sovrani di questa legislatura saranno la cipolla di Tropea, le olive taggiasche e i pomodorini di Pachino.