Cosa penso di Roberto Burioni

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Alcuni di voi (che siete sempre meno) mi hanno chiesto che cosa io pensi di Roberto Burioni e della sua campagna pro-vaccini, dei suoi tweet, dei suoi interventi, dei suoi libri (che non ho voglia di leggere) e della gente che pubblica su Facebook il numero dell’ombrellone e dello stabilimento balneare presso il quale va a passare le sue vacanze augurandogli sinceramente di affogare.

La verità è che in merito a quello che dice sui vaccini non penso assolutamente nulla. Mi aspetto solo che dica una cosa del tipo

“E’ scientificamente provato che i vaccini non provocano alcun effetto collaterale e che la loro somministrazione può essere effettuata in tutta sicurezza su qualsiasi individuo, anche se gravemente debilitato”,

ecco, questo mi aspetto. Ma non lo dirà mai. Quindi personalmente resto con i miei dubbi sull’obbligatorietà dei vaccini a cui non sono (e ci mancherebbe altro!) contrario in linea di principio.

Quanto al Burioni polemista, devo dire la verità, mi sta un pochino antipatico. L’ultimo suo intervento che mi pare degno di nota è un interventi di qualche giorno fa contro un tale Dino Giarrusso del M5S, che ha fatto l’inviato per “le Iene” qualche tempo fa e che ora si ritrova al MIUR per verificare la correttezza dei concorsi per i professori universitari. C’è da piangere, lo so, ma Burioni non piange (per sua fortuna) ma rilancia fortemente dicendogli:

“Gentile Giarrusso, se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.”

Che, voglio dire, è una stilettata mica male che, però, sottende un concetto sbagliato, ovvero quello che per parlare di un argomento si debba per forza essere laureati, aver completato un percorso superiore di studi, si debbano avere dei titoli, o, comunque, delle competenze in merito. Certo, tutto questo è auspicabile, ma di questa via va a finire che non parla più nessuno. Non possiamo impedire alla casalinga di Voghera di parlare dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani (supponendo che lo abbia letto, naturalmente) solo prendendo a pretesto il fatto che non è laureata in lettere e non sa distinguere un romanzo di genere popolare e leggero da un capolavoro del ‘900. Se si facesse così, un insegnante che riceve un genitore un po’ incazzato perché il figlio non ha preso la sufficienza, dovrebbe dirgli “Prima di parlare con me prenda una laurea, un’abilitazione all’insegnamento, vinca un concorso pubblico e poi insegni lei la mia materia, se no stia zitto e ascolti quello che ho da dirle, chè qui dentro sono io che insegno”. E invece sappiamo che non è così. Ecco, Burioni quando si trincera dietro al “Io so’io e voi non zete un cazzo” resta assolutamente sgradevole. Oltre che perdente sul piano dialettico. Poi la sua competenza sul tema “vaccini” nessuno la mette minimanete in discussione.

Ecco, adesso ve l’ho detto.

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