Cosa c’entrano David Puente e Roberto Burioni con il caso di Camilla Canepa? Poco, anzi, pochissimo. Pur tuttavia…

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Il caso della morte di Camilla Canepa, la 18enne deceduta a Genova per una trombosi, successivamente all’inoculazione della prima dose del vaccino Astrazeneca, è stata, a livello informativo e di reazione dell’opinione pubblica, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

In realtà i casi di morte quanto meno “sospetta”, a seguito della somministrazione del siero vaccinale svedese, erano stati molti e svariati. Troppi gli insegnanti deceduti, troppi i militari. Casi strazianti, di cui, pure, a suo tempo, vi avevo dato conto su questo blog.

A voler ben vedere, negli ultimi giorni si è verificato un altro decesso per circostanze analoghe: all’ospedale di Cosenza (che, voglio dire, si trova in Italia, mica all’estero!) è morta Alessia Reda, 24 anni, per un’embolia polmonare. Aveva assunto il siero Moderna. Altre due donne di Crotone sono ricoverate in gravissimo stato presso il reparto rianimazione del locale nosocomio. Nel savonese un’altra giovane donna è stata sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico per l’asportazione di un trombo.

Ma sul caso di Camilla Canepa si è rivoltato il modo di presentare la notizia. Ormai il re è nudo. Non si dice più che la morte è avvenuta DOPO la somministrazione del vaccino, e non necessariamente PER CAUSA di essa. Era l’artificio retorico con cui i giornali si paravano le terga per non andare contro alla verità ufficiale e non rischiare una querela multimilionaria da parte delle case farmaceutiche. Si diceva, allora, che bisognava assolutamente e inderogabilmente attendere i risultati degli esami autoptici. Intanto, però, interi lotti venivano bloccati, impedendone così la diffusione, la somministrazione è stata sospesa, poi è ripresa, si è detto all’inizio che Astrazeneca non doveva essere somministrato a persone con meno di 55 anni di età, poi l’asticella è stata riportata sui 65, poi ulteriormente alzata agli over 65 (ad libitum). Oggi si parla di non vaccinare gli under 60.

Guardate me, per esempio: ho 57 anni. All’inizio non rientravo nel novero della popolazione vaccinabile. Poi ci sono rientrato per un pelo, e poi ne sono stato buttato fuori di nuovo. Insomma, io che svolgo una professione per cui è prevista l’inoculazione di Astrazeneca, questo vaccino lo devo fare o no? Perché non è che lo posso fare o non fare a rate!

Ma, sia pure con cautela, la finestra si è aperta. Adesso non c’è più quella cautela prudenziale e anche un po’ retorica e ipocritamente fasulla per cui “si sa ma non si può dire”. Perché ci si trincerava dietro all’evidenza meramente statistica per cui i benefici erano superiori ai rischi (ma vallo un po’ a raccontare a chi ha rischiato sulla propria pelle e ce l’ha rimessa!), e tanto bastava. Adesso i giornali riportano le opinioni della virologa Viola che ha affermato: «Sbagliato proporlo ai giovani, diamolo solo agli over 55» e, successivamente, «Le Regioni non devono fare la corsa a chi somministra più dosi. Attenzione ai rischi maggiori dei benefici». E arriva a ipotizzare che la seconda dose di Astrazeneca non vada fatta.

Cioè, ci sono dei casi in cui i rischi (e il rischio è anche quello della vita, evidentemente) sono maggiori dei benefici e ce lo vengono a dire adesso? Dopo gli Open Day? Ma si può sapere cosa cazzo sono gli Open Day rispetto alla vita di una persona? In breve, quello che cercano di dirci, sia pure con maldestra e condizionale grammatica, è che di vaccino qualcuno può anche morire. Che non è vero che i vaccini sono sicuri in modo ASSOLUTO e per TUTTI, ma che occorre MOLTA prudenza nella loro somministrazione, perché, si veda il caso, c’è anche chi ci può rimettere la pelle. Ma questo lo sapevano e lo sapevamo da quel dì.

Certo, c’è chi ha anche detto che l apovera ragazza deceduta abbia voluto fare il vaccino un po’ per lo stesso motivo per cui lo fanno tutti i giovani, godersi le vacanze senza il pericolo di infettare e di essere infettati. E se anche fosse? Perché, non è forse un diritto godersi le vacanze (la ragazza stava per affrontare l’esame di Stato) dopo un periodo di studio? E per questo bisogna rischiare di morire?

E infine c’è il silenzio assordante di virologi e immunologi. Nessun cenno sul caso di Camilla Canepa da parte dell’account Twitter di Roberto Burioni (che, invece, ci informa prontamente di un provvedimento del GIP del Tribunale di Milano che ha deciso il sequestro di servizi che lo diffamano).

Silenzio anche da parte dei più accaniti debunker favorevoli al vaccino: David Puente, al contrario, annuncia lieto e festante che presto si sottoporrà anche lui all’inoculazione del vaccino (quale non si sa ancora):

La gente è così. Non è capace di vivere le proprie scelte da sola, non è contenta finché non le ha comunicate agli altri. Come quelli che su Facebook scrivono “Vaccino? Fatto!” o adornano la foto del loro profilo con “Io mi sono vaccinato/a”. Come se gliene interessasse a qualcuno.

Beato chi ci crede. Noi no, non ci crediamo.