Citata in giudizio la Guzzanti: ha usato “Meno male che Silvio c’e'”

Io l’ho detto tante volte e a ripetermi mi sembra d’essere un vecchio rimbambito (cosa che, probabilmente, sono) che dice e ridice sempre le stesse cose, come le mogli quando ti ricordano di buttare via il rotolo di cartone della carta igienica esaurita, o le nonne quando ti ricordano di coprirti perché non si sa mai, un colpo di vento, un colpo di rivoltella… insomma, a me Sabina Guzzanti non piace. E questa volta sono stato gentile.

Dal punto di vista meramente fisico non la vorrei, come diceva la mi’ zia Iolanda, "nemmeno ar gio’o de’ nòccioli!" (mai saputo cosa fosse questio giuoco de’ nòccioli, probabilmente la mi’ zia da piccina faceva a chi sputava più lontano…), ma sono felice di farle, con sicurezza matematica, altrettanto schifo.

Ho apprezzato molto, questo sì, il suo film "Draquila", il cui unico difetto è stato quello di essersi dimenticata di citare la Croce Rossa tra i primi volontari accorsi sui luoghi del terremoto d’Abruzzo e tra i primi enti ad avere le mani legate da Bertolaso e dalla "Protezione Civile Incorporated".

Ora mi tocca difendere una persona che mi sta profondamente antipatica, ma, si sa, ho un grosso senso per la giustizia e l’equità morale, io…

Nei confronti della Guzzanti è stata intentata una azione legale da parte dell’autore della canzonetta-ritornello "Meno male che Silvio c’è", che si chiama Andrea Vantini (così almeno sappiamo anche il nome). Già che c’era ha citato anche la BBC che ne aveva fatto colonna sonora per il documentario The Berlusconi Show e già che gli avanzava un po’ di carta bollata, anche a Erik Gandini, per Videocracy.

Andrea Vantini ha affermato che il brano "è stato da lui creato per celebrare oltre che l’uomo, il politico Silvio Berlusconi" (nientemeno…), ed "è l’espressione degli ideali e della personalità dell’autore che attraverso la sua capacità creativa hanno trovato in essa la sua piena estrinsecazione" (e che diamine, perché vanno dette con forza queste cose…).

Quindi, la Guzzanti che in "Draquila" accosta "Meno male che Silvio c’è" alle immagini delle macerie del terremoto a L’Aquila, ne farebbe un uso distorto. "Siffatto uso travisa e distorce la corretta fruizione e percezione del contributo creativo del suo autore" (sarebbero parole del ricorrente, riportate dal blog della Guzzanti).

Andrea Vantini ha chiesto (e naturalmente non l’otterrà mai) la distruzione di "tutti i master o esemplari".

L’arma infida e forcaiola dell’atto giudiziario, non risiede, quindi, nel pretendere che venga riparato un danno. Risiede nel chiedere di fare in modo che l’altro stia zitto.

Vantini ha dichiarato: "La Guzzanti non si è neanche degnata di chiedermi il permesso di usare il mio brano. Forse perché sapeva che non glielo avrei mai accordato. Il che, ovviamente, non l’autorizza a servirsene impropriamente".

E va beh, allora cominciamo subito a fare chiarezza: la legge sul diritto d’autore, all’articolo 70, comma 1 recita: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera."

E questo Vantini lo sa bene perché poco oltre afferma: "Questa non è una causa per una violazione del diritto d’autore, anche se mi risulta che in un caso non siano stati neanche pagati i diritti come previsto dalla legge". Ma se la legge ti permette di usare quel brano a scopo di discussione o di critica com’è che deve pagarti i diritti a norma di legge? Va beh, transeat, tiriamo avanti:

"Voglio chiedere i danni morali perché queste persone hanno sputtanato Berlusconi."

Ah, ecco qual è il conquibus…

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