No, Chiara Ferragni non è stata assolta.
Nonostante la notizia sia stata diramata con grandissima enfasi dagli organi di informazione, la circostanza della presunta assoluzione nel merito della accuse imputate alla influencer italiana, non corrisponde alla realtà effettiva dei fatti.
Un giudice emette sentenza di assoluzione alla fine di un dibattimento o, almeno, quando il processo si è concluso, con rito ordinario o abbreviato, sentite le parti costituite, ovvero il Pubblico Ministero (che non rappresenta l’accusa, ma lo Stato, e questo va sempre e comunque ribadito), la Difesa e l’eventuale parte civile. Può farlo con la cosiddetta “formula piena” (ovvero perché l’imputato non ha commesso il fatto, perché il fatto addirittura non sussiste o perché non costituisce reato) o con quella “dubitativa”, ad esempio perché le prove emerse in giudizio sono insufficienti.
La decisione, tecnicamente impeccabile, che è andata indubbiamente a favore di Chiara Ferragni, tuttavia, è radicalmente diversa. La Signora era accusata di truffa aggravata. La truffa aggravata è un reato punibile d’ufficio. Vuol dire che la Procura prima e il Tribunale dopo procedono non appena hanno notizia che il reato di truffa aggravata è stato commesso. Questo può avvenire in varie modalità, dalla classica soffiata alla presentazione di un esposto vero e proprio. Oppure, come nel nostro caso, perché c’è una risonanza mediatica a causa della notorietà dell’accusato (che, almeno nelle primissime fasi, riveste semplicemente il ruolo di indagato).
La truffa semplice, al contrario, può essere perseguita solo su querela di parte. Ovvero quando il truffato o presunto tale presenta in Procura (anche tramite le Forze dell’Ordine, se opportuno) un atto in cui richiede espressamente che si svolgano delle indagini su un fatto che ritiene reato e che i responsabili, se individuati, vengano sottoposti a processo e condannati se dichiarati colpevoli.
Nel caso della Ferragni è semplicemente caduta, durante il processo, l’aggravante che avrebbe reso l’accusa di truffa aggravata perseguibile d’ufficio. Venendo a mancare questo requisito fondamentale, il processo poteva proseguire solo in presenza di una querela. Tuttavia questa querela non c’era e il giudice ha più che correttamente dichiarato il non luogo a procedere. Il processo muore qui e non c’è altro da dire.
Non si è espresso (a meno che non lo faccia nelle motivazioni che, tuttavia, devono ancora essere depositate) nel merito dei fatti o degli elementi di giudizio, si è solo limitato a constatare che mancando l’elemento primo ed essenziale, non si poteva andare avanti. Non ha dichiarato né innocente né colpevole la Ferragni, perché non poteva e non doveva andare avanti, men che meno arrivare a sentenza di merito.
In breve, Chiara Ferragni è uscita DAL processo, non è stata assolta NEL processo. E questo è tutto per la parte giudiziaria della vicenda.
Restano alcune questioni sul tavolo:
a) in primo luogo la diffusione della notizia (che ha un indubbio interesse cronachistico) in posizioni anche prioritarie rispetto ai preoccupanti risvolti della situazione internazionale, e in particolare la minaccia di attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e l’invio da parte di alcuni paesi dell’Unione Europea di truppe di militari in Groenlandia;
b) il fatto che la notizia non corretta della assoluzione della Ferragni possa riattizzare quell’atteggiamento i delega, soprattutto da parte dei più giovani, alle comunicazioni degli influencer (spesso sponsorizzate) riconferendo loro autorevolezza. Il sillogismo è semplice: Chiara Ferragni è stata assolta (non è vero), quindi è innocente (non è stato stabilito nel merito), quindi quello che dice è vero (non è sempre così). Ma ancora di più, la visione dell’influencer come persona invincibile e a cui non può comunque accadere nulla. Per cui se Chiara Ferragni o chiunque altro per lei va sui social, partecipa a iniziative commerciali, guadagna quello che guadagna, si mostra, è presente, protagonista, acquisisce followers e ulteriore notorietà, e oltretutto se qualcosa le viene addebitato, anche solo a livello di pura ipotesi, ne esce assolta (incensurata certamente, assolta non l’ha stabilito nessuno), allora quello che fa lei lo possono fare tutti.
Ed è un discorso che non regge.