Chi sono

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Valerio “Spocchia” Di Stefano si può a buon ragione definire uno degli esseri più odiosi, sussiegosi e supponenti di tutto l’orbe terracqueo.

La sua alterigia è tale che si è laureato a pieni voti alla Facoltà di Boria ed Egoismo all’Università della Saccenza.

Gestisce un blog dove parla di diffamazione, privacy, politica, (mala)giustizia, software libero, debunker di stato, libertà digitali, pialle del 12, bugiardia, raggiri e circonvenzione. E’ anche il titolare di una biblioteca pubblica ad accesso gratuito, libera e legale, ma non sa darsene un perché. Forse perché ha astio contro quelli che sono molto più bravi di lui. Si occupa a tempo perso di filologia romanza, linguistica computazionale (è fissato con le concordanze, e ha creato, tra le altre, quelle della Poesia Completa di Miguel de Unamuno e del “Quijote” di Cervantes, ma con successi scarsissimi, cosa che gli dà parecchia ma parecchia noja), ispanistica, Linux (di cui non capisce una veneratissima sega), e, più in generale, di rompere i coglioni al prossimo.

E’ molto permaloso, e ha un carattere che i critici letterari contemporanei non esitano a definire “di merda”. A chiunque gli chieda come faccia a conciliare tutte queste attività e trovare il tempo per occuparsene, spara un raudo fischione ai piedi.

E’ autore di alcuni articoli (oltre 4800 sul suo blog) senza pretese e ha scritto e pubblicato due o tre volumetti che la gente si ostina a comprare, con sua somma felicità, rimpinguando le sue già misere tasche. Mette tanta pubblicità sui suoi siti web proprio perché è tirchio e avido di denaro.

Ama cucinare e mangiare, considera l’Artusi come il suo massimo maestro, e considera delle mezze seghe quelli che si fanno una fettina scaldata e una verdurina ripassata in padella per cena.

La sua passione principale è la radio, che ascolta dalla mattina alla sera, e ora che se n’è comprata una da collegare a internet e ascoltare Radio Rebelde da Cuba si dà un sacco di arie, guardando in ispregio tutti coloro che si ostinano a seguire pervicacemente le onde corte, dove ormai trasmettono solo Pechino e Pyongyang. A questo proposito rilascia interviste un po’ per ogni dove, e quando risponde fa il falso modesto (in realtà è un cialtrone).

E’ felicemente ateo, perché considera la religione (in ispecie quella cattolica) una grandissima rottura di coglioni, ma l’8 per mille lo da alla Chiesa Valdese perché sono delle brave persone.

E’ anche zoppo, ma dice a tutti di trovarsi dimolto bene in questa condizione.

Detesta con tutta l’anima Wikipedia e i Wikipediani, li tratta con sdegno e anche un po’ di vigliaccheria, ma siccome è molto pignuolo, va a cercare sull’enciclopedia più inutile del mondo errorucci di poco conto per poi sputtanarli a dovere, come a lui piace, nel web. Detesta ogni forma di associazionismo, soprattutto telematico, e quando entra a far parte di qualche gruppo litiga con tutti dopo uno scambio di pochissime battute e li prende a sagrosante gragnuole di mazzate.

Tra le attività che gli dànno più soddisfazione figurano il correggere gli accenti, il querelare chi gli copia i contenuti (salvo poi piangere quando le querele le riceve lui), il rompere le scatole in continuazione ai call center dei gestori telefonici, criticare quelli che usano i prodotti Apple e quelli che fumano marche diverse dalla sua (sigarini Moods, una vera delizia, provàteli!), soprattutto le emmeesse e le Stop col filtro.

E’ un grande bevitore di birra e Coca-Cola, circostanza questa che gli permette di mettere su una bella tryppa, chè sembra una gestante di quattro mesi.

Egli si può, dunque, definire un solennissimo pezzo di merda. E ne va antipaticamente orgoglioso.