“Chi l’ha visto?” il caso della morte di Sarah Scazzi

Verso le 22,40 di ieri sera, durante la diretta televisiva di "Chi l’ha visto?", era in collegamento, tra gli altri, la madre di Sarah Scazzi, una ragazzina, di più, una bambina di 15 anni scomparsa da 42 giorni.

Circostanze e materiale che costituiscono, lo capirete, polpa succulenta per una trasmissione di successo e per l’innalzamento del valore dell’audience, unico parametro, ormai, per il valore intrinseco di un programma pagato con i soldi dei contribuenti e dei cosiddetti "abbonati".

La madre diàfana, marmorea, probabilmente sotto sedativi, guardava il vuoto, ormai non parlava quasi neanche più. E chi non la capisce?

A un certo punto la notizia, battuta dalle agenzie di stampa. Il corpo senza vita della 15enne è stato ritrovato o sarebbe in fase di ritrovamento, grazie al crollo psicologico dello zio che ha confessato l’omicidio dopo più di 12 ore di interrogatorio.

Sono cose terribili, la Sciarelli lo sa. E proprio perché lo sa, cosa succede? Ha lì in diretta la madre affranta, impietrita, oltretutto in collegamento dalla casa dell’assassino e NON chiude il collegamento, no, va avanti fino alle 24 con una pioggia di condizionali d’obbligo, ma più che d’obbligo di indubbio imbarazzo per essere lì ad infierire sulle condizioni emotive di una povera donna a cui sa che tra breve tempo gli inquirenti diranno che la figlia è morta ammazzata proprio da quella persona nella cui casa si è deciso di effettuare il collegamento.

La Sciarelli, come tutta la redazione, non  solo sa quello che sta per accadere o che, per meglio dire, è già accaduto, ma decide di andare avanti in una inutile e pericolosissima spettacolarizzazione del dolore, annullando la messa in onda di "Parla con me" (spettacolino leggero a cui la RAI ha già messo i bastoni tra le ruote politicamente più e più volte, e figuriamoci se davanti al dolore privato la risata pubblica non doveva soccombere!) e arrivando a tenere il respito mozzato allo spettatore fino alla mezzanotte pur di poter dare la notizia in via ufficiale che il corpo ritrovato è quello di Sarah Scazzi, sì, ma soprattutto, che LORO c’erano, che "Chi l’ha visto" era lì, proprio mentre il dolore si faceva più intenso e irreversibilmente personale.

Avrebbe potuto, la Sciarelli, per un po’ di pudore e per quel minimo di rispetto che si deve alla umana sofferenza, di concerto con la redazione, chiudere le telecamere su una situazione che si era fatta fin troppo evidente. Lo ha chiesto alla madre della Scazzi: "Vuole interrompere la diretta??" E cosa poteva rispondere una donna in evidente stato di choc, prostrata da 42 giorni di attesa, intorno alla quale ronzavano mosconi di morte dell’informazione e del diritto alla dimensione privata del dolore, sotto forma di notizie, affermazioni, smentite, condizionale, semvra, pare, non si ha la certezza e quant’altro?? Doveva dire "Ma no, figuratevi, sto benissimo, continuiamo pure, mi hanno solo ammazzato una figlia, cosa volete che sia, è proprio niente rispetto alle esigenze del vostro spettacolo, continuate, continuate pure…"

Avrebbe potuto e, a mio giudizio, avrebbe dovuto farlo.

Perché questa povera donna fosse assistita, magari, da uno straccio di psicologo, sia pure dei Carabinieri.

Invece no, al danno si sono aggiunte le dichiarazioni successive della Sciarelli a Radio Capital: "Mi dispiace che sia successo in diretta".
Le dispiace?? Ma la gente incollata alla TV in attesa di notizie fino a mezzanotte mica le è dispiaciuta!


Avrebbe potuto fare qualcosa per evitarlo e non l’ha fatto. Il diritto ad informare è diventato il diritto a sbattere il più debole in seconda serata in una spirale perversa e incurante dell’altro come soggetto "senziente", chiunque egli sia.

Quanto costa fare una scelta coraggiosa come quella di non mandare in onda una diretta del genere? E quanto costa al cittadino una libertà di essere informato e rispettato che non esiste?

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