Cherchez le wi-fi

Certo che deve volercene di stomaco per sentirsi un tutt’uno con i ministri della repubblica che sono andati all’aeroporto di Ciampino a ricevere l’arrivo di un terrorista e pluriergastolano, senza tuttavia avere nessun merito sia nelle operazioni di cattura sia in quelle che ne hanno permesso una estradizione lampo.

Ma c’era chi festeggiava il rientro di quella che ormai è solo la salma di un latitante ultratrentennale che entra in galera oggi per uscirne, probabilmente, quando sarà morto, che si è fatto beccare grazie a un wi-fi. Festeggiava perché “NOI” siamo riusciti a catturarlo, “noi” e non altri, non i governi di destra né quelli di sinistra, ma il governo gialloverde, con il ministro dell’interno in prima linea a brindare, “noi” che siamo i migliori, i più bravi, “noi” che abbiamo dimostrato che il celodurismo alla lunga (ma molto alla lunga) paga, “noi” che abbiamo realizzato un patto scellerato, “noi”, inutilmente convinti che gli ignoranti e i fascisti siano sempre e comunque gli altri.

Gli altri che Battisti lo hanno perfino difeso. Intellettuali del calibro di Gabriel Garcia Marquez (eh, sì, c’è cascato anche lui!), Bernard Henry-Lévy, e l’onnipresente Daniel Pennac, quello che dice che se gli studenti non leggono la colpa è degli insegnanti. E poi gli italiani che firmarono l’appello di Carmilla on Line per la revisione del processo a Battisti, come se non abbia avuto tutto il diritto a difendersi, pur se contumace. Tra di loro Vauro, Loredana Lipperini (quella che presenta, con vocina suadente e ammiccante “Fahrenheit” su Radio Tre), Tiziano Scarpa, MAssimo Carlotto (si sa, tra condannati…), Valerio Evangelisti, il collettivo Wu Ming, Pino Cacucci e Carla Benedetti. Tra i firmatari, ricordo anche un giovanissimo e semisconosciuto Roberto Saviano, che a seguito di quel gesto scrisse: «Mi segnalano la mia firma in un appello per Battisti, finita lì per chissà quali strade del Web e alla fine di chissà quali discussioni di quel periodo. Qualcuno mi mostra quel testo, lo leggo, vedo la mia firma e dico: non so abbastanza di questa vicenda. Chiedo quindi a Carmilla di togliere il mio nome, per rispetto a tutte le vittime»
Evidentemente, dunque, qualcuno deve aver firmato quell’appello a sua insaputa, ma Saviano è riuscito appena in tempo a sfangarla in parte (a Livorno si direbbe “col rumore l’hai rimediata, ma col puzzo no!”).

Restano comunque “loro”, a vegliare su di noi. E noi dovremmo anche essergliene grati, mentre tanti mafiosi latitano indisturbati senza che nessuno metta loro le mani addosso e mentre l’intelligenza del paese firma per la revisione del processo a un terrorista, pluriergastolano, criminale, riconosciuto colpevole da sentenze definitive passate in giudicato e che si è sottratto per 30 anni all’esecuzione della pena (complici i governi compiacenti di Francia e Brasile). Il paese è questo, muto ormai per la sofferenza della gente veramente intelligente e onesta che non si vuole far rappresentare da questi personaggi politici o della cultura.

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