Valerio Di Stefano – Rassegne stampa in rete: quella libertà mai esistita

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Sembrano rientrati in buona parte i timori che hanno accompagnato il dibattito in rete di queste ultime settimane sull’inserimento, nel testo della legge finanziaria da presentare all’esame dei due rami del parlamento, di una modifica dell’articolo 65 della legge sul diritto d’autore, che disciplina la citazione e la riproducibilità di articoli ripresi da giornali e riviste.

La modifica, prevista all’art. 32 del collegato fiscale, recitava testualmente:

"All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, e’ inserito il seguente: «1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165»."

Inutile sottolineare come la modifica al testo di legge abbia posto in allarme il mondo dell’informazione via web. Si è parlato, probabilmente usando un termine improprio, di "pizzo" sull’informazione, e non sono mancate le iniziative di protesta, prima tra tutte quella di Peacelink, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle inevitabili conseguenze che l’approvazione del testo avrebbe comportato:

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Valerio Di Stefano – E-book a pagamento, ma con i soldi pubblici

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Si riapre il dibattito del libero accesso alla conoscenza pagata con i soldi dei cittadini.

[ZEUS Newswww.zeusnews.it – 04-04-2006]

L’e-book è ancora una volta al centro delle polemiche. Nella sezione "Scienza e tecnologia" di "Repubblica on line", un articolo di Alessandro Longo riferisce dell’ennesimo faraonico progetto per la realizzazione di una Biblioteca Digitale Europea e della conseguente digitalizzazione e messa a disposizione degli utenti di Internet del patrimonio librario delle biblioteche.

Non è la prima volta che si parla (anche e soprattutto a sproposito) della digitalizzazione del mondo. Dalle titaniche imprese di Google alla convocazione di 20 consulenti per la supervisione dei lavori di quest’ultima iniziativa, la mania tipicamente borgesiana di realizzare un catalogo dei cataloghi, una fotocopia nel mondo del virtuale del mondo librario reale sembra essere uno dei crucci principali del primo gruppo di potere (pubblico o privato) di turno.

 

Non mancano le cifre, naturalmente pompate, che prevedono, entro il 2008, oltre due milioni di opere digitalizzate a disposizione del pubblico.

In Italia le biblioteche statali, regionali e universitarie, secondo quanto riferito da Paolo Galluzzi, direttore del Museo di Storia della Scienza di Firenze, dovrebbero far confluire i loro progetti di digitalizzazione nel famigerato Internet Culturale, il portale culturale istituzionale che è costato ai contribuenti italiano oltre 37 milioni di euro e che continua ad essere un immenso contenutore vuoto.

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Valerio Di Stefano – Quando il pregiudizio di massa diventa Wikipedia

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John Seigenthaler Sr. ha 78 anni e sembra che goda di ottima salute.

E’ stato l’ex direttore del Tennessean a Nashville.

Questi dati biografici così scarni potrebbero non rivestire un qualsivoglia interesse per nessuno. A parte il fatto che può far piacere che un simpatico vecchietto americano sia arrivato a quell’età in condizioni fisiche eccellenti, e che abbia avuto una carriera brillante.

Ma Steigenthaler è la vittima di uno dei tanti "si dice" mai dimostrati, di cui il mondo è pieno. "Si pensava fosse stato direttamente coinvolto negli assassinii sia di John che di Bob Kennedy (…) ma non è mai stato provato nulla."

Immaginate che cosa pensereste voi nell’apprendere questa notizia se foste il signor Seigenthaler in persona. Ma soprattutto, provate a immaginare la vostra reazione se questa notizia, chiaramente falsa, diffamatoria, e comunque inutile, fosse stata divulgata da Wikipedia, l’enciclopedia libera on line. Ecco, questo è esattamente quello che è successo a Seigenthaler, che ha di nuovo vestito i panni di giornalista per denunciare questa grottesca esposizione al pubblico ludibrio, con un articolo per il Usa Today, mettendo in evidenza, tra le altre cose, che le informazioni su di lui si trovavano su Wikipedia da alcuni mesi e che, con ogni probabilità, erano state riprese anche da altri siti web in una cassa di risonanza telematica amplificata.

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Valerio Di Stefano – Google nei guai per il pay-per-click

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Il Pay per Click di Google è sotto gli occhi dei riflettori dell’opinone pubblica e sotto quelli, più discreti, della giustizia statunitense.

Per anni Google è stato leader incontrastato della pubblicità su Internet attraverso il suo programa AdWord e il suo doppio speculare, AdSense, destinato ai Webmaster che ricevono una parte dei proventi ricevuti da Google per ogni clic effettuato.

La AIT (Advanced Internet Technologies) ha denunciato Google per non aver controllato in modo efficace il cosiddetto click fraud, che permette agli utenti di realizzare sistemi atti a cliccare ripetutamente su un determinato link, a danno dell’inserzionista (che paga per la pubblicità del circuito) e del sito che ospita gli annunci (che rischia di vedersi annullare l’account e l’autorizzazione a ospitare annunci pubblicitari in futuro).

La Corte della California deciderà nel prossimo mese di maggio sull’ammissibilità della richiesta di AIT, che punta a farsi rimborsare costi illecitamente maturati e della cui provenienza illecita Google non si sarebbe accorta (non si sa se per dolo o per colpa).

A dire di AIT l’imbroglio sarebbe stato smascherato attraverso strumenti precisi atti a verificare l’attendibilità e la provenienza dei click. Google, dal canto suo riconosce validità e trasparenza esclusivamente ai propri parametri di conteggio. Ma, anche in Italia, sono molti gli inserzionisti e i siti opitanti che, in seguito a un traffico anomalo e a una azione unilaterale da parte di Google, hanno chiesto spiegazione e hanno ricevuto, come risposta, un lunghissimo silenzio.

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Valerio Di Stefano – Terroristi e privati cittadini: tutti schedati anche per colpa delle major

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Il consiglio dei ministri della giustizia dell’Unione Europea, svoltosi a Bruxelles venerdì 2 dicembre scorso, è giunto alla decisione che i Paesi membri dell’Unione dovranno conservare i dati relativi a telefonate e traffico internet per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a due anni.

La decisione si inscrive nel contesto delle iniziative prese per la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Sarà possibile conservare esclusivamente informazioni di carattere generico (ad esempio chi ha telefonato a chi, su quale numero e a quale ora) ma non sarà possibile registrare il contenuto delle telefonate o dei messaggi di posta elettronica inviati.

Naturalmente tutto questo comporterà un lavoro decisamente oneroso per i provider internet e i gestori di telefonia fissa o mobile.

A complicare le cose ci sono anche le pressioni effettuate dalla Creative Media Business Alliance, che pretenderebbe di utilizzare i dati relativi al traffico internet allo scopo di individuare gli autori di illeciti penali relativi al file sharig attraverso servizi p2p. Secondo quanto riferito dalla Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica, infatti, la mancata coresponsione dei proventi alle case discografiche equivarrebbe a 150 milioni di euro negli ultimi quattro anni.

E’ evidente che c’è qualcosa che non va. Il diritto alla comunicazione, alla segretezza della corrispondenza (e secondo una giurisprudenza solidamente consolidata, è corrispondenza anche quella inoltrata telematicamente, via fax o una semplice telefonata a voce, un SMS o quant’altro) sono tali non solo per quello che riguarda ciò che io dico, ma anche per quanto concerne a chi lo dico, in che modo, e tramite quale mezzo.

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Valerio Di Stefano – La SIAE rimborsa gli autori fotocopiati. E gli altri?

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E’ in corso da parte della SIAE il rimborso dei mancati diritti d’autore nei confronti di tutti gli autori e gli editori di cui sono state fotocopiate le opere nelle copisterie o nelle biblioteche pubbliche, private e degli atenei.

Lodevole iniziativa, ma è estremamente prevedibile che l’azione, più che a tutelare gli Autori, vada ad esclusivo beneficio degli iscritti alla stessa SIAE.

Dal sito internet dell’associazione si legge: "La SIAE è la Società Italiana degli Autori ed Editori. La sua funzione istituzionale è la tutela del diritto d’autore. La SIAE amministra le opere di oltre 71.000 aderenti facendo sì che per ogni sfruttamento di un’opera sia corrisposto all’autore e all’editore un adeguato compenso." In breve, chi rimborserà il laureato la cui tesi di laurea è stata fotocopiata (a buon diritto) da chi ha pagato una copisteria fior di quattrini per il servizio? E quali e quanti diritti incasserà il professore universitario che, per rendere la sua opera disponibile al maggior numero di studenti, la fa pubblicare dalla tipografia locale a costi contenuti, ma non può accontentare le richieste di un numero alto di studenti? 

Il diritto d’autore di tutti continua ad essere calpestato a favore dei privilegi d’autore di pochi.

Valerio Di Stefano – Due in uno e non chiami il 119

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L’opzione “2 in 1” di TIM continua a fare acqua da tutte le parti. Come è noto l’offerta del maggior gestore italiano per numero di utenti, consente di accorpare due numeri nella stessa scheda TIM e di ricevere ed effettuare chiamate dal numero principale (che, per comodità, viene chiamato “numero A”) e da quello secondario (“numero B”), con la possibilità di tenerli accesi entrambi o lasciare uno dei due numeri spento in ricezione.

Valerio Di Stefano – SMS elettorali: come sono andate le cose

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L’invio di milioni di SMS agli utenti dei principali gestori di telefonia mobile su disposizione del Ministero dell’Interno e della Presidenza del Consiglio dei Ministri fa ancora discutere.

 

Sono in molti gli utenti che, vedendosi giungere -in un orario decisamente poco "ortodosso" per questo tipo di comunicazione- il comunicato con l’invito a recarsi alle urne e i relativi orari di apertura e chiusura, continuano a vedere calpestato il loro diritto alla privacy, lamentandosi dell’invadenza di questo tipo di comunicazione.

 

Dopo il risultato elettorale conviene vedere ciò che è veramente accaduto e come stanno effettivamente le cose, per trarre delle conclusioni più mirate su quello che è e rimane un fatto grave.

 

In primo luogo, occorre sgombrare il campo da un falso problema che, pure, ha distratto molti: chi ha datto alla Presidenza del Consiglio il mio numero di telefono? La risposta è: nessuno. 

Non si tratta, come è stato erroneamente interpretato da più parti, di una acquisizione di dati per un invio sistematico di SMS, bensì una disposione del Ministero dell’Interno nei confronti di Tim, Vodafone, Wind e 3, di inviare ai propri abbonati un SMS informativo sulla base di un modello precostituito (circostanza che spiega la presenza di alcune varianti di testo a seconda dei differenti gestori di telefonia mobile). Ecco il testo del decreto: Continua a leggere

Valerio Di Stefano – Il parlar spedito e quello ricevuto

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La questione della lingua in rete è estremamente dibattuta. Accade spesso di imbattersi, non senza una certa insofferenza, nella sempiterna domanda: "Le nuove tecnologie stanno distruggendo l’uso corretto della lingua italiana?"

 

E’ un quesito a cui si tenta di dare una risposta ora in termini pseudo-accademici, ora in contesti salottieri e perbenisti, ora in ambienti psico-sociologici e di costume, magari sotto forma di articolo da rotocalco. Non capita di rado, inoltre, di trovare in libreria piccoli e rabberciati manualetti sul come si parla quando si scrive una e-mail e su come ci si comporta se dobbiamo spedire un SMS a una persona che non conosciamo o con la quale non abbiamo una sufficiente confidenza.

 

In questo magma piuttosto eterogeneo di riflessioni, anche sull’inutile, non è possibile trovare risposte precise ed esaustive, stilate con quel minimo di rigore scientifico che si pretenderebbe in una analisi corretta. 

Ci viene in soccorso un (bel) libro di Elena Pistolesi Il parlar spedito – L’italiano di chat, e-mail e SMS, pubblicato per i tipi di Esedra (292 pagine, 19,50 euro ben spesi) nella collana "Lingua contemporanea" diretta da Michele Cortellazzo e Edgar Radke. Un libro, va detto subito, per addetti ai lavori e per studenti, ma che offre una serie di interessanti agganci per chi guarda alla rete e alla telefonia mobile come fenomeno di comunicazione a tutto tondo. Continua a leggere

Valerio Di Stefano – Due in uno ma non troppo

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La possibilità di usufruire di due numerazioni di telefonia mobile utilizzando la stessa scheda Sim è una delle offerte dei vari gestori che più sta incontrando l’interesse del pubblico.

 

L’opzione è di indubbia utilità, e permette di gestire con poche e semplici operazioni un numero personale, da dare magari a familiari, amici e parenti più stretti, e un altro numero da usare nelle relazioni di lavoro o delle nostre normali attività quotidiane, accendendoli e spegnendoli quando più ci fa comodo, senza dover usare necessariamente due apparecchi e sfruttando meglio la capacità di memoria della nostra scheda Sim.

 

Tra gli operatori che fanno di questa offerta una delle proposte di punta del proprio pacchetto commerciale, Tim fa la parte del leone con l’opzione "2 in 1", che permette di usare contemporaneamente due numeri Tim (oppure un numero Tim e un numero di un altro gestore, dopo aver effettuato la portabilità del numero). 

I due numeri (che chiameremo "A" e "B") sono gestibili attraverso il servizio 4920 o mediante comandi da inviarsi via Sms allo stesso numero. Il numero "B", inoltre, acquisisce lo stesso credito, piano tariffario e bonus del numero "A", che rimane il numero di riferimento per le ricariche e gli altri servizi accessori.

 

Apparentemente, dunque, i due numeri avrebbero le stesse opzioni, cambia solo il prefisso da premettere per effettuare le chiamate e inviare i messaggi (è il 421 per il numero "B", mentre per le chiamate e gli Sms da inviare attraverso il numero "A" non è necessario premettere alcunché). Continua a leggere

Dimmi il credito e ti dirò che gestore hai

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Il servizio di trasparenza tariffaria per la portabilità del numero mobile è offerto da tutti i gestori di telefonia; ma le modalità di fruizione variano da gestore a gestore, con alcuni aspetti sconcertanti.

 

Lo scopo finale di questo tipo di servizio dovrebbe essere quello di fornire all’utente finale un servizio attraverso il quale apprendere se un determinato numero appartiene o meno allo stesso gestore del numero chiamante.

 

E’ chiaro che il tutto dovrebbe servire per sincerarsi i costi della telefonata che stiamo per effettuare, considerato che le tariffe verso un gestore diverso dal nostro sono più alte: in parole povere (ma anche "ricche") chiamare un numero Vodafone da una utenza TIM è molto più caro che non chiamare un altro numero TIM dalla stessa utenza, e via esemplificando.

 

Altrettanto importante è sincerarsi se possiamo contare su un prezzo abbordabile, vista la sacrosanta libertà per ogni utente di scegliersi il gestore che più preferisce.

 

Come già spiegato nei giorni precedenti, è possibile conoscere questi dettagli da qualsiasi numero di telefonia mobile semplicemente anteponendo il prefisso 456 al numero da chiamare. 

Secondo i test effettuati da Zeus News, risulta che il gestore più attento alla tutela della privacy è TIM: l’informazione fornita dal servizio 456 specifica solo se il numero che stiamo chiamando è o meno un numero TIM. Continua a leggere

Valerio Di Stefano – La censura dagli occhi a mandorla

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La Microsoft e il governo cinese hanno raggiunto un accordo secondo il quale i cittadini cinesi che desiderino aprire uno spazio blog sul portale MSN si vedranno censurare alcune espressioni e parole chiave e verranno cortesemente invitati a sostituirle o, meglio, a non usarle se desiderano fare in modo che il loro pensierovada on line.

 

Tra queste espressioni figurano "libertà", "diritti umani", "democrazia". Particolarmente sorvegliato dal sistema di restrizioni imposto dal governo di Pechino e pedissequamente accettato da Microsoft anche il campo semantico che si riferisce all’indipendenza di Taiwan.

 

Qualunque utente cinese desideri accedere ai servizi di MSN per inserirvi un blog o un diario on line, dovrà accettare di sottostare a delle "regole di condotta" imposte non già da una consuetudine d’uso, come nel caso di quello che nei paesi occidentali comunemente viene inteso per "Netiquette", ma da una pressione governativa di controllo che appare, se possibile, pretestuosa e preoccupante.

 

Se il divieto viene ignorato si viene avvisati dell’opportunità di cancellare l’espressione "proibita", anche se non è ben chiaro (o forse lo è fin troppo) quali siano le conseguenze successive.

 

Altre restrizioni per i cittadini cinesi riguardano le ricerche su Yahoo e Google.

 

La Cina è quanto mai lontana, soprattutto per il rispetto dei diritti civili e delle libertà fondamentali dell’individuo.

Valerio Di Stefano – Rimborso SIAE ma solo per le imprese

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Nella giungla delle normative e dei cavilli della legge sul diritto d’autore, sta per entrare una ulteriore e intricata problematica, destinata certamente a creare una discussione serrata tra addetti ai lavori e opinione pubblica.

 

Secondo quanto riferiscono vari organi di informazione (tra i più sensibili al problema segnalo l’emittente Radio 24, che sta riportando la notizia non soltanto nella programmazione dedicata ai media e alla rete, ma anche in quella più generalista delle news e dei notiziari di approfondimento), presto sarà possibile richiedere, per tutti i titolari di partita IVA, il rimborso del pagamento della quota per il diritto d’autore relativa all’acquisto di CD-R, DVD-R, altri supporti magneto-ottici (riscrivibili e non), cassette audio analogiche e videocassette vergini.

 

Come si ricorderà, l’aumento del prezzo al pubblico di questo tipo di supporti per il backup dei dati (o, in alternativa, per la creazione di copie di sicurezza di materiale coperto da diritto d’autore legalmente detenuto) entrò in vigore con la più recente delle modifiche alla L. 633/41 e pose non pochi dubbi. 

In primo luogo ci si chiedeva per quale motivo dovesse essere corrisposto il pagamento di una quota forfettaria per il diritto d’autore anche quando il supporto (per esempio il CD-R) veniva utilizzato per scopi assolutamente leciti, e comunque per usi non direttamente connessi al pagamento dei diritti: per esempio copie in MP3 di CD musicali regolarmente acquistati e detenuti, masterizzazione di foto, filmati, scritti e lavori realizzati in proprio e i cui diritti sono già naturalmente disponibili per l’autore, copie di sicurezza di dati importanti per la nostra attività personale o professionale eccetera. Continua a leggere

Valerio Di Stefano – Il rivoluzionario si diverte

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Rilegato in puro stile magazzino di Amazon.com (non si fanno più i libri di una volta e nemmeno la loro carta ha più lo stesso odore), Rivoluzionario per caso, pur non essendo stato fatto precedere da un battage pubblicitario particolarmente pressante (meno male, segno che c’è ancora chi scrive per il puro gusto di raccontare e di raccontarsi e chi legge per il puro piacere di stare a sentire ciò che qualcun altro ha da dire), sta già ottenendo un buon successo in libreria e si presenta, pur nei limiti del target di pubblico a cui si dirige, come un vero e proprio "caso" editoriale.

 

Non soltanto perché si ha a che fare con l’autobiografia del creatore del sistema operativo che sta maggiormente impensierendo (che lo si dica o no) lo strapotere della Microsoft, ma anche perché il risultato finale risulta di piacevole lettura, permeato da un senso dell’umorismo a volte non troppo condivisibile ma certamente incalzante e omogeneo, e risulta godibile per come è strutturato (mentre Torvalds racconta la sua storia come sono arrivato a Linux-, Diamond racconta la storia del libro come siamo arrivati alla decisione di scriverlo-, in un piacevole alternarsi di giochi di scatole cinesi) e per una scrittura veloce ma non telegrafica. Continua a leggere

Valerio Di Stefano – La vita è una questione cellulare

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La signora ha uno sguardo interrogativo. Poi mi dice: "Professore, non si potrebbe fare in modo di risparmiare sulla spesa dei libri scolastici? Sono così cari…"

 

La signora ha ragione. I libri di testo per le scuole italiane sono tra i più cari d’Europa. Qualcosa si può fare, ma è sempre una goccia nel mare per le famiglie italiane che nei primi mesi dell’anno scolastico sono obbligate a sottoporsi ai consueti salassi dell’editoria scolastica.

 

I ragazzi, invece, quelli che i libri dovrebbero usarli e ne sono gli utenti finali e principali, ostentano modelli di cellulare sempre più sofisticati e soprattutto costosi. Quattrocento, cinquecento euro in negozio. L’equivalente di una spesa media di una famiglia italiana per i libri scolastici dei figli. Funzioni sempre più sofisticate e per lo più inutili. Tengono il loro telefonino come se fosse una protesi, o come se addirittura fosse una parte di loro stessi.

 

Scattano foto, girano minifilmati, si inviano SMS alla velocità della luce, senza contare più sul fatto che il telefonino è essenzialmente uno strumento di comunicazione e non un giocattolo. Da status symbol per yuppies rampanti e un po’ démodés, il cellulare si è convertito in uno status symbol per adolescenti. E comunque, in bene di prima necessità. 

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Valerio Di Stefano – La pornografia si riconosce dal dominio

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Si sta per concludere l’iter procedurale che mira ad assegnare ai siti a contenuto pornografico la nuova estensione .xxx. Si tratta di una proposta che va ad aggiungersi a una serie di suffissi che andranno a integrare quelli già esistenti e che dovrebbero essere operativi fin dalla fine del 2004, secondo dichiarazioni dell’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann).

 

Non è la prima volta che questo tipo di suffisso viene proposto per la comune adozione dei domini Internet, l’International Foundation for Online Responsibility (Iffor) ci aveva già provato, senza successo, nel 2000, quando furono approvati, tra gli altri, i suffissi .biz, .name e .info. 

Questa volta non dovrebbero esserci problemi, e l’Icann ha già aperto le proprie risorse web ai commenti del pubblico sull’iniziativa che dovrebbe avere l’effetto di portare un indice di riconoscibilità più elevato dei siti a contenuto riservato agli adulti, offrendo un contributo decisivo al dibattito sulla sicurezza e sulla tutela dei minori durante la navigazione in rete.

 

Gli effetti di questa decisione non saranno tuttavia immediati. La disponibilità dei tradizionali .com, .net, .org (che assieme alle estensioni .edu, .gov, .int e .mil furono proposti dagli Stati Uniti agli inizi degli anni ’80) ha fatto sì che questo tipo di suffissi abbia avuto una diffusione a dir poco capillare e comunque tale da poter indurre in errore un navigatore non esperto o un minore. Continua a leggere

Valerio Di Stefano – Cambio gestiore, e allora?

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La "number portability" finalmente è un diritto e una possibilità per tutti gli utenti di telefonia mobile. Da qualche tempo, come tutti sanno, è possibile cambiare gestore mantenendo inalterati prefisso e numero di telefono, a un prezzo solitamente modico, approfittando delle continue offerte speciali di cui i quattro principali gestori di telefonia mobile continuano a riempire spazi pubblicitari sui media.

 

Al momento in cui questa auspicata possibilità è divenuta reale e fattibile, sono stati in molti a tirare un sospiro di sollievo, considerato che fino a quel momento, cambiare gestore significava essenzialmente cambiare scheda SIM, ma soprattutto numero di telefono, con tutte le noie che questa operazione avrebbe comportato.

 

Come tutti i diritti acquisiti, quello della number portability non stupisce più nessuno e rischia di apparire addirittura lapalissiano. Tanto lapalissiano da generare una sorta di pericolosa inversione di tendenza.

 

Come ha evidenziato il nostro redattore Paolo Attivissimo, sta circolando in Internet una sorta di informazione/appello che metterebbe in guardia gli utenti finali da fantomatici e non ben meglio specificati costi occulti legati a questo tipo di operazione.

 

In breve, se una volta non c’era nessun tipo di dubbio sul reale operatore di appartenenza del numero chiamato (perché, per esempio, 338 corrispondeva certamente a TIM, 329 a Win, 347 a Vodafone, e così via), oggi questa certezza è venuta meno: non è detto che un determinato prefisso corrisponda necessariamente a un determinato gestore. 

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Valerio Di Stefano – Quale gestore di telefonia mobile?

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Ricevo spesso domande del tipo "Ho il gestore di telefonia mobile X, mi conviene passare a Y tenendo conto che la mia fidanzata ha una scheda Z?" o ancora "Qual è il gestore di telefonia mobile meno caro in assoluto?", fino a "Vorrei regalare un telefonino a mia nonna, quale scheda mi conviene associare?".

 

La prima cosa che mi viene da osservare in questi casi è che si tratta di domande legittime che, tuttavia, non possono trovare una risposta immediata.

 

Bisogna in primo luogo ripulire il campo da un preconcetto di fondo: quello che vuole l’utente finale di un servizio di telefonia mobile (qualunque sia) alla perenne ricerca dell’offerta più conveniente.

 

E’ un circolo vizioso nel quale molti tendono a cadere, perdendo di vista l’aspetto più evidente: è il gestore che deve soddisfare il cliente, non viceversa.

 

E’ una sorta di questione "morale", in fondo. La società (e, quindi, per traslato, Tim, Vodafone, Wind, 3, tanto per citare solo gli italiani) crea dei bisogni, senza pensare di adeguarsi ai bisogni dei cittadini.

 

E’ la dura e spietata legge dei mercati, per cui anche se non si ha realmente bisogno, ad esempio, di un computer nuovo, si finisce per buttare lo stesso quello vecchio e funzionante, solo perché il cannibalismo informatico (e non certo le caratteristiche dell’oggetto) lo ha reso un rottame (nuovi processori, hard disk più capienti, schermi ultrapiatti, sistemi operativi "aggiornati" -a che cosa? Mah… 

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Valerio Di Stefano – Quella e-mail dal ministero

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Il Ministero dell’Istruzione (ex "Pubblica Istruzione") ha recentemente introdotto per tutti i docenti assunti in ruolo e i Dirigenti Scolastici (ex "Presidi") la possibilità di ottenere un indirizzo di posta elettronica (del tipo nome.cognome@istruzione.it) sui suoi server.

 

Non ci sono dubbi che l’iniziativa tende a colmare quel gap che si è venuto a creare tra la necessità per il personale docente della Scuola italiana di essere continuamente aggiornato e messo nelle condizioni di usare senza difficoltà una delle risorse fornite dalle cosiddette "nuove tecnologie", probabilmente quella che viene considerata irrinunciabile, la posta elettronica.

 

Le intenzioni primarie, tuttavia, dovrebbero volgere a un progressivo snellimento e a una non ben meglio identificata facilitazione dei rapporti scuola-famiglia. In buona sostanza, e a puro titolo di esempio, dei genitori che desiderassero contattare un Docente per sapere dell’andamento didattico-disciplinare dei propri figli possono scrivergli comodamente dal computer di casa, evitando di recarsi a scuola, risparmiando tempo, denaro e risorse lavorative, ed avendo la possibilità di conoscere i voti fino a quel momento riportati. Inoltre l’Amministrazione potrà comunicare direttamente con il Docente per le comunicazioni relative, almeno in questa prima fase della sperimentazione, alle iscrizioni ai corsi di informatica di base ed avanzata per docenti di ruolo. 

L’iniziativa, tuttavia, lascia piuttosto perplessi per una serie di punti fondamentali: Continua a leggere