Julian Assange e’ libero su cauzione

Julian Assange è provvisoriamente libero.

Non è quella che si suol definire una notizia positiva. Per quanto provvisoria e ottenuta su una cauzione stellare (200.000 sterline), la libertà di Assange sarà da incubo.

Assange avrà l’obbligo di residenza, dovrà portare un braccialetto elettronico, dovrà firmare quotidianamente un registro presso gli uffici della polizia britannica e non uscire di casa dalle 22 alle 2 e dalle 10 alle 14.

Gli inglesi la chiamano libertà.
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Una donazione per Julian Assange e Wikileaks

Adesso basta, la misura è colma.

Julian Assange, simpatico o antipatico che sia, sta per consegnarsi nelle mani della giustizia svedese per rispondere di reati a sfondo sessuale.
La Svezia è un paese che ha una civiltà giuridica e democratica consolidata, e sono più che certo che gli verranno riconosciute tutte le garanzie difensive del caso.

Non sono, invece, altrettanto sicuro che per la sua attività di Editor di Wikileaks, gli Stati Uniti non chiedano la sua estradizione per presunti reati di violazione del segreto di stato che nella democrazia degli Stati Uniti prevedono perfino la pena di morte.

Intanto la Mastercard ha bloccato i finanziamenti a Wikileaks. Il che vuol dire che chi ha una carta di credito Mastercard non può trasferire una somma di denaro ad Assange, neanche a titolo di donazione.
Ci sono cose che non si possono comprare con Mastercard, neanche la cauzione a Julian Assange. E sono felice di avere due carte Visa.

Le autorità svizzere, dal canto loro, gli hanno bloccato il conto corrente.
Del resto è comprensibile. Assange è una persona pericolosa accusata di aver stuprato due ragazze, e potrebbe essere giudicato in stato di libertà, mentre i conti correnti in Svizzera sono intestati a prestanome della criminalità organizzata per i riciclaggi quando va bene, mentre quando va proprio di sfiga ci sono dentro i denari sottratti al fisco italiano da parte di eminenti figure dello sport, delle arti, dello spettacolo e quant’altro, volete mettere?

PayPal, la più grande risorsa per la circolazione e i pagamenti via Internet, ha limitato la possibilità di Assange di ricevere somme di denaro, prevedendo di chiudere del tutto gli account che si riferiscono a Wikileaks (“PayPal has permanently restricted the account used by WikiLeaks due to a violation of the PayPal Acceptable Use Policy, which states that our payment service cannot be used for any activities that encourage, promote, facilitate or instruct others to engage in illegal activity. We’ve notified the account holder of this action.”)

Certo, Mastercard, il conto corrente svizzero e Paypal non sono gli unici veicoli per trasferire denaro a Wikileaks. Sono previsti i bonifici bancari (su conti correnti tedeschi e islandesi, per il momento) e anche il caro vecchio sistema della banconota nella busta affidata all’onestà delle poste del proprio paese e di quelle australiane (considerato che l’indirizzo finale di Wikileaks è una casella postale australiana). Ma gli sono stati tagliati alcuni dei mezzi di sostentamento economico più diffusi e più comunemente usati.

Ci si chiederà, infatti, chi è che va a pagare le commissioni bancarie per un bonifico in Germania o, ancor peggio, in Islanda.

Risposta: io.

Ho un conto corrente che mi permette di effettuare quanti bonifici voglio a prezzo zero sia in Italia che nei Paesi dell’Unione Europea (sì, esiste, è il “Conto Corrente Arancio” della ING Direct!), così oggi ho inviato 10 pidocchiosissimi euro a Wikileaks (cosa dite? Sono pochi?? Sono tirchio??? E voi quanti ne avete inviati, lettorelli pignolini???) perché stavolta c’è veramente un uomo che rischia la pena di morte e questo è francamente intollerabile.

Naturalmente attendo che la ING Direct, presso la quale è acceso il mio conto corrente, mi chiuda l’accesso all’universo dei depositi europei, di essere additato al pubblico ludibrio come favoreggiator di stupratori e detrattore di giovini donzelle molestate, solo perché i paesi democratici non mandano a morire nessuno e accolgono la libertà di informazione tra i pilastri fondamentali del loro ordinamento giuridico, attendo pazientemente che PayPal mi chiuda l’account e che il supermercato mi ritiri la tessera-punti per l’acquisizione di un set di pentole dietetiche, aspetto rassegnato che il Presidente del Consiglio mi tratti da comunista per aver finanziato uno che ha avuto il coraggio di dire che lui è amico di Putin, una macumba, il malocchio, la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

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Julian Assange e il neo-proibizionismo degli Stati Uniti

Stanno portando all’altezza dell’importanza di un mito una persona come Julian Assange.

Lo paragonano a Osama Bin Laden, ma è riuscito solo a fare lo sgambetto all’intelligence degli Stati Uniti che se la prende con lui non tanto per quello che la sua creatura Wikileaks ha messo a disposizione dell’opinione pubblica, ma perché, appunto, lo sgambetto ha fatto "intrampolàre" l’austera nazione americana sul piano del gossip e del chiacchiericcio fortuito, del guardare da dietro il buco della serratura e poter essere legittimati a chiamare "segreti" quelli che segreti non sono.

Assange ha semplicemente fotografato una situazione che esiste, e che non ha o non dovrebbe avere misteri per nessuno: Berlusconi è una persona che assiste a festini più o meno selvaggi, è amico di Putin e che risulta un po’ antipatico ai più.
Dov’è la novità? Qual è lo scandalo?? E’ forse il fatto che questo tipo di informazione venga rilasciata dai vari ambasciatori e diplomatici statunitensi in giro per il mondo?? Ma gli atti diplomatici dovrebbero essere caratterizzati da trasparenza e onestà, dalla pubblicità, dal rispetto nei confronti dei cittadini.

E così lo vogliono morto, di più, incarcerato, condannato all’ergastolo, estradato in Svezia dove è accusato di un reato noiosetto come quello di aver stuprato due donne che all’inizio erano consenzienti al rapporto sessuale con il Nostro (chissà chi le ha convinte a dichiarare di non essere state poi tanto consenzienti, da un momento all’altro dell’amplesso, e con quali mezzi!), ma NON di aver divulgato materiale "top secret", talmente "top secret" che dice perfino che Berlusconi sarebbe visto dagli Stati Uniti come una persona "inaffidabile", figuràtevi voi…

Lo vogliono semplicemente far fuori. E, come tutti quelli che vogliono far fuori qualcun altro, la motivazione addotta non sarà e non potrà mai essere quella vera. Diventerà una scusa, un pretesto, un incidente di percorso, uno sgraffietto, una bruciatura, o anche smplicemente una caratteristica sgradevole.
Come, appunto, il fatto di aver forzato due donne a fare delle cosine che loro non volevano fare.

Gli Stati Uniti usarono gli stessi metodi con Al Capone. A cui, beninteso, non riuscirono mai ad addebitare tutti gli omicidi che aveva commesso, ma solo l’imputazione di evasione fiscale. Se Al Capone fosse stato in Italia se la sarebbe cavata con una multa fastidiosa e un patteggiamento fiscale tuttosommato vantaggioso per lui. In ogni caso non avrebbe mai scontato un solo minuto di carcere.

Assange lo vogliono come il simbolo della rivincita della ragion di stato sulle libertà dei cittadini.

Cambiano le persone, non i proibizionismi.
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Dove trovare Wikileaks

Mi si perdoni la latitanza, ma 10 ore al giorno di lavoro per due giorni consecutivi massacrerebbero anche un bue, per cui, rimandando qualunque commento alle ore successive, mi limito a darvi i link presso i quali è possibile reperire tutti i documenti di Wikileaks, dopo che il tradizionale dominio www.wikileaks.org è stato bombardato dagli hacker prima e respinto dall’host provider dopo:

http://wikileaks.de/
http://wikileaks.fi/
http://wikileaks.nl/
http://213.251.145.96/

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