I “Giuseppi” di Donald Trump

Starting to look food fior the highly respected Prime Minister of the Italian Republic Giuseppi Conte. Represented Italy powerfully at the C7. Loves his Country greatly and works well with the USA. A very talented man who Will hopefully remain Prime Minister.

Evidentemente Donald Trump nello scrivere questo post ha parlato della pluralità del terzo mandato a Giuseppi Conte.

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WASP e Gentiloni

Ormai è ufficiale. Gli assassini di Mario Cerciello Rega hanno confessato. Sono stati loro. Americani, cittadini USA, bianchi, ricchi, figli di papà, di buona famiglia, incensurati, chiaramente viziati, in viaggio in Italia e domiciliati in un albergo lussuoso (“vuoto mito americano di terza mano”, avrebbe detto il Sommo Poeta).
Nulla a che fare con i nordafricani alti 1,80 e con le mèches contro cui si è rivoltato il web, o, almeno, la sua parte più deteriore e sovranista. E’ stato tutto un “dàgli al négher!”.
Nessuno ha pensato un po’, nessuno ha lasciato fare gli inquirenti prima di scrivere, nessuno ha voluto sentire ragioni o argomenti vari.
E l’unico argomento è che stavolta no, non sono stati gli africani, gli immigrati (chiaramente illegali) i disgraziati della malora, i bastardi che vogliono venire nel nostro paese a delinquere e a toglierci il lavoro. Sono stati due come noi. E’ stato l’occidente, prosperoso e mezzo drogato, è stata la nostra sicurezza di bravi cittadini (ma all’occasione ripieni di cocaina), insomma, legaioli, fratelliditalia, giornalisti arroganti, precipitosi, sopporters violenti, conigli da tastiera, tutti si sono buttati addosso ai nordafricani. Solo che i nordafricani, in questo caso, non esistevano. Brutta figura, nevvero?
Ma in questo cumulo di afflato sovranista sono caduti tutti. Tutti. Anche quelli del PD. Paolo Gentiloni in un tweet parla di un “controllo su due sospetti nordafricani”. E allora il mondo gira proprio alla rovescia, in questo continuo giro del giorno in ottanta mondi che porta sempre e costantemente allo stesso punto su cui destra e sinistra, evdentemente, amano molto ristrovarsi. Spesso e volentieri.

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Anche David Puente ha deciso di filtrarmi su Twitter

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Io non faccio uso smisurato di Twitter. Più che altro lo leggo tanto, quello sì, perché ho una combinazione di contributi e notizie piuttosto interessante e spesso le breaking news sono prima su Twitter che sui giornali (provare per credere, l’ho sperimentato in almeno quattro o cinque occasioni).

Però scrivo poco, anzi, pochissimo, faccio qualche commento (quelli sì), e rilancio gli articoli del blog, perché magari qualcuno viene a leggere quello che scrivo.

Comunque devo dire che anche su Twitter mi sono dato da fare a restare antipatico a un bel po’ di personcine e personaggetti che, evidentemente, non avendo altre preoccupazioni per il capo, hanno pensato bene di bannarmi e/o censurarmi a vari livelli. Che, poi, voglio dire, la censura su Twitter è sempre piuttosto blanda. Generalmente non si riesce mai a “bannare” del tutto una persona, tutto quello che si può fare è impedirgli di “vedere” i contenuti del proprio miniblog e, eventualmente, di commentare. Il primo impedimento abbiamo già visto che è facilmente aggirabile, quindi è possibile continuare a leggere tranquillamente quello che uno scrive.

L’ultima persona in ordine di tempo che ha messo un filtro sul mio account è David Puente (debunker di stato), che, seguendo le orme passate del suo amico, collega e mentore Paolo Attivissimo (debunker di stato svizzero), ha deciso che con me non si può parlare e mi ha messo il filtrino. Posso commentare, ma a lui i miei commenti non arrivano, non li legge, li ignora, ha altro da fare e insomma, vedremo in un post separato com’è andata la vicenda.

Per ora accontentevi di sapere che David Puente si aggiunge al gruppo di chi mi ha bannato composto finora da (che io sappia) lui, Paolo Attivissimo (che, per la verità, mi riulta aver rimosso i suoi filtri), Barbara Collevecchio, Asia Argento e Selvaggia Lucarelli.

Cioè, tutta gente che tra una minaccia di morte, una diffamazione, una diagnosi clinica, un blog sul Fatto Quotidiano abbandonato nel 2013, un’accusa di molestie sessuali su minori, un paio di condanne per diffamazione ha avuto il tempo e la voglia di bloccare ME che esprimo solo delle opinioni senza offendere nessuno. Queste non sono censure, sono medaglie al merito.

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140 caratteri saranno più che sufficienti per ciascuno di noi

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La montagna ha partorito un topolino. Twitter ha annunciato l’implementazione, per le lingue europee più importanti (tranquilli, l’italiano sarà incluso), di una nuova piattaforma che permetterà di postare i singoli messaggi (i cosiddetti “tweet”) in 280 caratteri anziché gli attuali 140. Erano anni che il problema del limite troppo angusto delle comunicazioni del gigante del microblogging si faceva presente mediante le lamentele dei propri iscritti, ma è la prima volta che ci si mette una pezza: lo spazio raddoppia e, così, la possibilità di scrivere stupidaggini.

Funzionerà così: saranno visualizzati ancora solo i primi 140 caratteri del messaggio: per scorrerlo, o per leggere il resto, bisognerà cliccare su un link apposito. Almeno ci saranno la decenza e la prudenza di chiedere il consenso. Eppure 140 caratteri non erano un limite, ma la ricchezza di Twitter. In meno di un SMS dovevi trovare le parole giuste per dire quello che avevi in testa e attirare l’attenzione dei tuoi lettori. Se ci riuscivi, bene, altrimenti vaffanculo, il tuo tweet spariva nel dimenticatoio, come una sfoglia di carta igienica buttata nel cesso poco prima di tirare lo sciacquone (immagine volgaruccia ma efficace).

Come giustamente dice Gianluca Nicoletti in un suo (video)intervento su “ObliquaMente”, la sua rubrica per la versione on line de “La Stampa”,

“L’opulenza di spazio espressivo non favorisce l’intensità del concetto espresso. La forza di Twitter era l’allenamento che imponeva ai suoi utenti a cercare le parole più efficaci per lasciare tracce di sé, in un fiume di punti di vista di cui nessuno avrebbe sentito la mancanza.”.

Perché bisognava saper scrivere per creare un testo efficace. Bisognava conoscere l’italiano, trovare la parola giusta e breve per farsi ascoltare, come diceva De André, il tweet era una forma d’arte obbligata in uno spazio ristretto, come l’haiku. Naturalmente, il fatto che si trattasse di una forma d’arte non significa affatto che tutti i twitter fossero degli artisti: su un foglio bianco si può fare un bel ritratto o un pessimo scarabocchio. Oddio, non è che raddoppiando il numero di caratteri a disposizione si sia allargato poi così tanto lo spazio a disposizione, si tratta pur sempre di cinque righe striminzite, ma “più caratteri per tutti” non significa necessariamente messaggi di qualità o maggiore libertà di potersi esprimere: una stronzata resterà pur sempre una stronzata, ed è di questo che è fatto il web dei social network, di stronzate. Perché dovresti avere bisogno di 280 caratteri per accompagnare la foto di un gattino, l’immagine di un cuoricino, quella di un mazzo di fiori che non interesseranno a nessuno?? E se hai qualcosa di importante ed interessante da dire, non ti pare che 140 caratteri colpiranno di più l’attenzione di chi legge di una sbrodolatura da 280.

Anni fa (ma molti anno fa) Bill Gates disse che

“256 Kb. di RAM saranno sufficienti per ciascuno di noi”

poi i quantitativi vennero allargati a dismisura e oggi se hai 1 Gb di RAM fai ridere i polli. Cos’è questo cannibalismo informatico? In 140 caratteri non sei capace di esprimere un concetto?? Allora forse non sei in grado di utilizzare Twitter. Tutto lì.

Non lo userò il tweet extra-large. E così spero di voi.

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La Camera dei Deputati è su Twitter!!!

Laura Boldrini ha comunicato ieri sul suo account Twitter che adesso anche la Camera dei Deputati ha il suo account Twitter, e ha invitato i suoi follower in quello che ha definito “un altro passo in avanti nel dialogo con i cittadini.”.

Ma in fondo, che cos’è stato fatto? E’ stato semplicemente creato un account su Twitter, lo si è collegato a una casella di posta elettronica e da quel momento quell’account è entrato in funzione. Nient’altro.

I cittadini dialogavano tra di loro via Twitter da svariati anni prima che qualcuno a Montecitorio si decidesse ad avere la felice intuizione e a dire “facciamolo anche noi!”.

Personalmente trovo imbarazzante questo atteggiamento trionfalistico che si basa su una operazione assolutamente ordinaria e banalmente quotidiana. Perché immagino che siano ancora molti ad aprire un account su Twitter ogni giorno senza trovarci nulla di strano.

Al momento in cui scrivo la Camera dei Deputati ha su Twitter 4018 follower, che non mi pare poi gran che, nemmeno se leggiamo questo dato alla luce del fatto che sono stati raggiunti in un giorno e sull’onda del clicca-clicca selvaggio.

L’ordinarietà assunta a livello di notizia è una moda molto diffusa. Ci cascano anche le nostre istituzioni.

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Post da uno sconosciuto

Succede anche questo nello strampalato mondo dei social network.

Ho inviato un link a un destinatario. Anzi, due. Uno dei due è l’indirizzo di RadioTre.

L’altro mi invia questa risposta: “@valeriodistefan Grazie, ma non accetto post da sconosciuti. Né tanto meno li leggo @Radio3tweet“.

E’ straordinario. Pensavo che le cose da non accettare dagli sconosciuti fossero le caramelle, come ci insegnavano da bambini.

Ma la cosa ancora più straordinaria è che Twitter NON consente (per l’evidente sua natura) di non accettare contributi, post e messaggi diretti. Proprio perché su Twitter chiunque può raggiungere chiunque altro. Che sia conosciuto o sconosciuto dal “chiunque altro” in questione. Non si può NON accettare questa semplicissima realtà, perché, viceversa, non si accetterebbe di stare su Twitter.

E’ come dire “io non accetto raccomandate da chi non conosco“, oppure “non ricevo SMS se non da chi voglio io“. E’ anacronistico, oltre che impensabile.

E’ notevole anche la precisazione “Né tantomeno li leggo“. Insomma, uno non li accetta, non li legge, ma si piglia la briga di rispondere e chiarire. Strano.

Poi che faccio? Vado su Facebook e noto che il mittente non-accettante è uno dei miei “amici”.

E’ la libertà di potersi esprimere che fa paura, non gli “sconosciuti!”

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Il pulsante antimolestie di Twitter

Twitter è qualcosa di meraviglioso, peccato che l’ho scoperto troppo tardi.

140 caratteri, praticamente un palpito. Un blogghettino minimale e, soprattutto, niente ansia di avere tanto “follower” (si chiamano così i fans su Twitter) perché, tanto, tutto è pubblico e chiunque può leggere tutto di chiunque altro.

Insomma, semplice, immediato, veloce, accessibile da quasi qualunque piattaforma (esistono blogger come Yoani Sánchez che aggiornano il proprio blog attraverso gli SMS), trasparente, ma soprattutto arma di discussione e di critica nei confronti dei politici (io ho risposto a Laura Puppato e Matteo Renzi). Su Twitter, molto più che su Facebook, ognuno si ritrova davanti al popolo del web.

Al punto che, tempo fa, la deputata laburista Stella Creasy e la blogger Caroline Criado-Pérez, oltre a tre giornaliste, sono state molestate su Twitter nel Regno Unito con l’invio di tweet volgari, offensivi e denigratori, e addirittura alcune minacce di morte.

Sono cose che fanno male. Molto male.

E così, svariate migliaia di utenti ha pensato di chiedere a Twitter di inserire un pulsante antimoltestia. Che non si sa bene come funzionerà dal punto di vista pratico. Cioè, io ritengo di essere stato molestato da qualcuno, clicco sul pulsantino e Twitter mi rimuove il contenuto suppostamente denigratorio e fa tottò all’utente? Sarebbe terribile.

Comunque sia, il direttore generale di Twitter Tony Wang ha commentato: «Mi scuso personalmente con le donne che sono state insultate su Twitter e per quello che hanno sopportato»
Di che si scusa? Non è colpa sua. Non le ha mica scritte lui quelle minacce. Può sentirsi colpito perché la sua piattaforma è stata usata per scopi non propriamente umanitari, ma da qui a scusarsi c’è una bel salto!
Esiste un principio giuridico ormai vigente in tutto il mondo (tranne in Italia, dove, si sa, siamo in leggera controtendenza, specialmente con la sentenza Google) per cui il provider non è responsabile dei contenuti immessi dall’utente. Cioè YouTube non risponde del copyright eventualmente violato dai suoi iscritti.

E poi aggiunge: «La gente merita di sentirsi al sicuro su Twitter».
E certo. Ma se una persona può segnalarmi così, just for, io non mi sento affatto al sicuro.
Io, come tutti gli altri, saremo alla mercè di qualche buontempone, o di qualche integralista, o di qualche personaggio con la sensibilità alle stelle, che se io scrivo “Chi non mangia la Golia o è un ladro o è una spia” e quello/a non mangia la Golia e si sente offeso/a perché non è né un ladro né una spia (si veda il caso), mi sbottoncina e poi, se mi va bene, devo riferire a Twitter il perché e il percome (il mio inglese scritto è pessimo, abbiate pietà!).

Saremo l’uno il Grande Fratello dell’altro, basterà un clic per cancellare pensieri, parole, opere e omissioni. Per la colpa degli altri.

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Come aumentare i followers su Twitter e gli amici su Facebook

Se siete arrivati su questo post è perché anche voi volete aumentare i vostri followersSSS su TwittersssSSS e raccogliere centinaia di migliaia di amiche e di amichi su FacebooksssSSSS.

Complimenti, siete proprio capitati sul luogo giusto. Tra poco avrete la straordinaria e insostituibile opportunità di moltiplicare senza fatica, con incredibile e magica efficacia, ma soprattutto aggràtisse (che i quattrini son sempre pochi ed è meglio tenerli nel borsellino piuttosto che dare gli euri in giro, non si sa mai).

Voi non dovete fare altro che stare seduti comodamente sulla vostra poltrona. Che chissà quante volte ve l’hanno detto che basta stare seduti comodamente sulla vostra poltrona e il sistema fa tutto per conto vostro, vi è mai successo? No? Cambiate poltrona.

Allora cominciamo ad entrare nel merito del tema, vi state tenendo forte?? Guardate che state per apprendere un sistema davvero esclusivo e semplicissimo, a meno che non siate de’ tontoloni nelle informatiche vicende.

Prima di tutto prendete il vostro accàunt. Avete una foto poco accattivante? Ahi ahi ahi, questo è il vostro primo errore, gagaroni belli, ma per fortuna ci sono qui io a darvi tutte le indicazioni possibili ed immaginabili e senza chiedervi il biccio di un $oldo, pensate un po’. Allora cambiatela subito. Se la vostra foto attuale è sorridente sappiate che dovete mettercene una molto più trèndy. Che so, non ne avete una in cui vi mettete le dita nel naso o vi tagliate le unghie dei piedi? Ecco, quella andrà benissimo perché istantaneamente sarete guardati da tanti amichi ed amiche che vi cliccheranno come forsennati incuriositi da questa vostra stravagante attività.
Va benissimo anche un’istantanea in cui prendete a calci un gattino o abbandonate il vostro cucciolo di Golden Retriever direttamente in contromano sulla A14, ma purtroppo in questo caso potreste essere invasi da orde di amanti degli animali che purtroppo si indignano quando le bestie vengono scaraventate dai ponti autostradali e che vi riempirebbero di spamming.

Da dove si comincia? (Già, perché son già due ore che scrivo e non vi ho ancora detto da dove si comincia) Ma sì, dai vostri amichi e amiche. La vostra rubrica telefonica sarà la vostra più preziosissima alleata perché solo guardando il vostro SmartphoneSSSSSS troverete i vostri primi contatti.

Sappiate, cari incrèduli, che il fatto che voi siate su TwittersssSSSS o su FacebookSSSSS è una cosa molto importante e che i vostri amichi sono molto interessati a questo, per cui se glielo ricordate (meglio verso le tre e mezza di notte) loro verranno subito gàrruli a porgervi corone di fiori e si alzeranno volentierissimissimo dal letto per andare a cliccare sul vostro account o aggiungervi alle loro amicizie, che, come vi dicevo, è una delle cose più importanti che esistano al mondo.

E poi, una volta che avrete i primi amichi, cominciate a giardare chi sono i loro amichi a loro volta (perché scrivere una guida a internet con un italiano agile e piacevole è uno dei requisiti fondamentali della comunicazione) e cominciate loro a scrivere comunicando la lieta novella: voi siete su TwittersssSSSS voi siete su FacebooksssSSSS ed eventualmente ripetete l’operazione due volte al giorno a ore pasti finché, vedrete, le persone contattate cederan… vi concederanno il loro contatto sui Social NetworkssssSSSSS per avere espiato la pena.

Continuate così per un buon quattro o cinque mesetti poi uscite felici di casa: avete realizzato il vostro sogno. E pensate che le corcate che riceverete sono comprese nel prezzo!!

E a proposito di prezzo, va bene che questi consigli sono aggràtisse, ma se poteste intanto anticiparmi un gingerino e le sigarette… no, eh???

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Fiorello si è disiscritto da Twitter [oh, son cose che uno non ci dorme la notte, sapete…]

Allora diciamolo pure che Fiorello si è cancellato da Twitter.

Ma sì, facciamone un caso. Anzi, peggio, facciamone una notizia. Rendiamo importante per l’opinione pubblica la scelta (perché solo di questo si tratta, di una scelta personale) di un personaggio dello spettacolo di NON far più parte di un social network come Twitter.

Che, voglio dire, è come dare le dimissioni dalla Caritas Parrocchiale. O dalla bocciofila del paese.

Che qualunque sia il motivo che ha spinto Rosario Fiorello a non servirsi più di Twitter non come mezzo di socializzazione né, tanto meno, di comunicazione, ma di pubblicità (eh, su, diciamocelo tranquillamente… non c’è nulla di male a farsi della pubblicità quando la pubblicità viene riconosciuta e dichiarata come tale…), non è una cosa importante.

Non c’è più. Basta. E’ una sua scelta. Il mondo continuerà a girare anche senza che lui continui a mandare i suoi messaggi su Twitter. Sia che si sia stufato, sia che abbia fatto il “colpaccio” pubblicitario del momento.

E chissà perché ci deve restare per forza. Chissà perché una scelta diventa motivo di critica, peggio, di dissociazione, anzi, peggio ancora, di stigmatizzazione. Come se per essere “in” uno debba essere su Twitter a tutti i costi.

Perché, si sa, la gente può cambiare idea. E chi non cambia idea cinguetta.

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