I canali Telegram di Paolo Attivissimo e David Puente

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“Lasciatemi divertire”, diceva il Poeta.

Ho scoperto i canali Telegram. O, meglio, sapevo già della loro esistenza, ma li ho sempre snobbati con sussiego e supponenza.

Oggi (anzi, ora) ho capito a che cosa servono. A farsi pubblicità, che altro? E va bene, per carità, va bene così, ci mancherebbe.

Ma i debunker ce l’hanno un canale Telegram dove amplificare il loro pensiero e, a volte, le loro bufale sulle bufale? Certamente!

Solo che i risultati sono curiosi, anzi, curiosissimi.

Come è ovvio David Puente e Paolo Attivissimo non potevano mancare. In fondo si tratta di palcoscenici e i palcoscenici accolgono le vedettes.

Ma non ci interessano i palcoscenici. Bensì i dati. Un debunker che dichiara al fisco dei social network 418000 e passa followers (Paolo Attivissimo su Twitter) e un altro che ne ottiene poco più di 59000 (David Puente, sempre su Twitter), quanti ne avranno nei loro canali Telegram?

Ecco qui:

David Puente si ferma a 1474. Buon risultato per un vicedirettore di una testata nazionale.

Mentre, fanalino di coda, resta il buon Superlativo (o “Superlattivo” che dir si voglia). Appena 280 subscribers. Ma non era quello che aveva quasi mezzo milione di follower, che conta decine se non centinaia di commenti sul suo blog, quello che la gente va a casa sua a portargli cassette di birra bavarese, o che gli fa le donazioni per permettergli di acquistare tranci di pizza e di focaccia?

Possibile che fra tutti questi benemeriti ci siano solo 280 persone disposte a seguirlo su Telegram?

Si possono commentare i post di Attivissimo sul suo canale? ma neanche per sogno, cosa vi viene in mente??

E il canale dei feed RSS del blog? C’è anche quello. E quanti subscribers ha? Trentacinque!

Loro non molleranno mai. Anche perché ormai non gli conviene più.

Il senso di Twitter per la privacy policy

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Qualcuno che mi vuole tanto, ma tanto bene, si è mosso a compassione ha avuto pietà del mio mal perverso nei confronti della privacy (pràivassi!), che è diventata, ormai, una questione di puntiglio. E come tutte le questioni di puntiglio argomentano con sussiego e supponenza (la mia) anche delle più futili e banali questioni.

Ma siccome devo campare anch’io di qualcosa, mi è stato fornito un formidabile assist e mi hanno detto “Toh, godi anche te!

Twitter, si diceva. Il social network dei fighetti, degli intellettuali, dei politici, dei destrorsi, degli Attivissimo, dei debunker, dei virologi incazzati con il mondo e di Calenda. Che non rientra in nessuna di queste categorie.

Cosa dice la loro privacy policy? Meno male che qualcuno l’ha letta per me, sottolineandone ed evidenziandone col lapis rosso e blu alcuni passaggi, di modo che il contenuto, predigerito, non m’abbia a dar troppo bruciore di stomaco.

Annunciano candidamente, e senza mezzi termini, di raccogliere informazioni “da e sui” dispositivi usati per il collegamento.

A prescindere dal fatto che se uso un tablet, uno smartphone, un iPhone (a chi piace c’è anche quello!) o un PC, quale sistema operativo uso, quale browser e quale versione saranno solo ed esclusivamente affari miei. Ma mi rendo conto che sono dati che possono servire a livello di statistiche interne, e su questo sorvolo volentieri.

Ma, insomma, vanno perfino a vedere (e “raccogliere”, naturalmente) che operatore telefonico ho. Ma che gliene frega, di grazia? E se collego il mio telefono alla rete wireless di casa cosa faccio, cambio gestore? Quali dati arrivano a Twitter? Ma, soprattutto, a cosa servono a Lorsignori queste “informazioni”?

Se poi avete deciso, magari dopo aver installato l’applicazione corrispondente sul telefono, di dare il consenso all’accesso alla rubrica (chi non lo dà?), “raccolgono” tutto. Il numero dei vostri figli, della moglie, del marito, dell’amante (chi non ce l’ha?), dei vostri parenti, delle vostre conoscenze, degli amici, di chi avete incontrato occasionalmente e a cui non avete mai telefonato o mandato un SMS (già, chi li manda più?), del vostro dentista (chi non ce l’ha?), del vostro medico curante, degli specialisti che vi seguono. Sanno tutto di voi.

E loro “raccolgono”. Raccolgono, raccolgono…

Vedono anche quali applicazioni avete installato. Sanno, quindi, che banca avete (chi non ne ha una?), se avete iO per i rapporti con la PA, che tipo di antivirus usate, se guardate RaiPlay o Netflix e se siete in collegamento con qualche store per gli acquisti on line.

Sanno perfino se nel momento del “raccolto” (Harvest, come diceva Nello il Giovane) avevate il livello della batteria basso o no. Che, voglio dire, sarà una cosa di una stupidità disarmante? Eppure lo sanno.

Ed è “politica sulla riservatezza“, non una caramellina d’orzo!

Tra le informazioni “raccolte” dalla mietitrebbia cinguettatrice, anche data, ora, destinatario e CONTENUTO dei messaggi privati. Potrebbero crittografarli, come fa Telegram e, in modo parziale, WhatsApp, in modalità end-to-end. No, li tengono in chiaro. E se vi càpita di scambiare in privato il vostro numero di telefono con qualcuno, incrociando le informazioni sapranno, senza troppa difficoltà, che il vostro numero, che ha la vostra rubrica, è in possesso di un altro numero che ha una rubrica diversa, ANCHE se voi quel numero lì non lo registrate.

E la gente ci casca, voglio dire, certo che ci casca. Vuole il giochino, vuole ruzzare a fare il leone da tastiera e figuratevi se non accetta. Accettiamo tutti. “Firmi qui, qui e qui, sa, è per la privacy!” Ah, beh, allora…

E l’ultimo dei pensieri e la prima delle preoccupazioni: se io mi discrivo da Twitter, come ho fatto, i dati conferiti o quelli “raccolti” li mantengono o li cancellano? Perché non è roba da passarci un briscolino. Ci sono aspetti da non sottovalutare, dall’amante virtuale alle preferenze politiche, etiche, filosofiche e religiose. Per non parlare dei dati sulla salute personale o sull’orientamento sessuale. Mi girano i coglioni se mantengono la mia e-mail o il mio numero di telefono. Ma se sanno con chi e come mi rapporto, mi frullano a volano.

Loro non molleranno mai. E gli conviene, uh, se gli conviene! Parecchio, anche…

Roba da social

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“Certo però che è impossibile parlare con questi deficienti di no-vax!”
“Sì, sì, guarda, sono degli ignoranti e trogloditi. E pure figli ‘e ‘ntrocchia”
“Devono essere licenziati tutti, devono stare rintanati in casa rinchiusi come sorci e nutriti a pane e acqua. Anzi, niente pane, acqua sola! Sùdicia, naturalmente.”
“Io mio figlio a lezione da un professore no-vax non ce lo mando. Piuttosto gli faccio cambiare scuola. Così magari, già che c’è, corro anche il rischio che mi impari qualcosa, guardi lì, mi sta sempre rinchiuso nel bagno con quei giornalacci fra le mani!!”
“Dicono che vogliono la libertà di opinione, e invece debbono fare quello che vogliamo noi! Solo quello che vogliamo noi!! La loro libertà non conta un cazzo rispetto alla nostra.”
“Bravo camerata, sieg Heil!!”
“Io li odio, non li sopporto, li metterei tutti al muro, anzi, no, in una camera a gas, anzi, no, li voglio scuoiati vivi da due bighe romane di cavalli incazzati e in astinenza sessuale da tre mesi, perché nostra patria è il mondo intero, nostra legge è libertà. La nostra libertà, chiaro. Viva il Duce!!
“Bravo camerà’ttaaa! E guarda che se nun gherum mia nuiàlter de la Lega a ciapà sü i dané per la rivolusiùn, il coso lì, il Burioni, minga el diseva un casso!!”
“Poveri figli nostri, con quei professori che non si vogliono vaccinare… a scuola gli insegnano cose strane come la tolleranza, il rispetto, la Costituzione, la libertà di pensiero, la diversità… o cos’è questa diversità? Ma non è che poi questo figliòlo mi esce drogato, o, peggio ancora, frustone manfruito e poi va con gli uomini sessuali?”
“Signora mia, stia zitta, guardi, ho letto su Wikipedia che se le donne in menopausa non si vaccinano poi gli tornano le mestolazioni!!”
“Preghiamo: per i nostri fratelli no-vax, acciocché ritrovino la retta via della fede in Astrazeneca, nostro Dio, nel suo figliuolo Pfizer, e nella sua Santa Madre Moderna, che con l’aiuto di J&J hanno liberato tutti noi dall’ignoranza, mentre loro brancolano ancora nelle tenebre del peccato, brutti stronzoloni!!”
, Amen!

Roberto Burioni: “Un insegnante che rifiuta il vaccino va cacciato”

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Il pensiero di Roberto Burioni è passato rapidamente dall’esposizione legittima delle opinioni di un personaggio pubblico sui social, alla esposizione di circostanze, se non false, almeno altamente fuorvianti. Ecco qui:

Perché questo tweet è fuorviante? Perché si basa su asserzioni non vere o, come minimo assai facilmente confutabili. Vediamo un po’:

“Un insegnante che rifiuta il vaccino dovrebbe essere cacciato”

Questa è una personalissima opinione del virologo. In realtà, ope legis, nessun insegnante può essere “cacciato” (cosa significa? Che va allontanato dalla comunità scolastica? Se sì, in che modo? Licenziandolo?). Può solo essere sospeso dalle funzioni e dallo stipendio se il suo greenpass non è in regola. NON perché non è vaccinato. Le cose stanno così, bisogna farsene una ragione, viviamo in uno stato di diritto. Questo è.

“perché è un pericolo per la salute dei suoi alunni”

Falso. Con il 90% dei professionisti della scuola (docenti e personale ATA) già vaccinato (dati forniti dal Gen. Figliuolo) e il 25% appena della popolazione discente (dati forniti dalle principali riviste informative del settore) sono gli alunni a rappresentare un pericolo. Sia per la scarsa, anzi, scarsissima risposta alla sensibilizzazione vaccinale, per chi se la può permettere, sia per la totale mancanza di controlli operati dalle scuole, controlli invece serratissimi su chi deve insegnare.

“ma ancora più perché evidentemente non è in grado di formare i cittadini di domani ed è totalmente inadeguato ad occupare l’importantissimo ruolo che ricopre.”

Se un docente è in grado o non è in grado di “formare i cittadini di domani” o sia adeguato o “inadeguato” a svolgere il suo ruolo educativo, non lo decide certo il Prof. Burioni né nessun altro per lui, ma il superamento o meno di un pubblico concorso e il rispetto di rigorosissime e certosine graduatorie di merito. “Di merito” non vuol dire “secondo la propria posizione vaccinale”. Evidentemente.

E un docente, proprio perché svolge una funzione di estrema delicatezza ed importanza, non può esimersi dalla maieutica. Fare emergere, cioè, nei suoi alunni, quelle verità interiori che gli permettano di sviluppare un pensiero originale ed autonomo, nonché uno spirito critico nei confronti delle cose del mondo. Se no qui stiamo tutti a prenderci per le natiche. E non è bello.

Gli “egoisti cavernicoli” di Roberto Burioni

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Roberto Burioni ha dato degli “egoisti cavernicoli” ai sindacati della scuola. O, forse, in alternativa, agli insegnanti non vaccinati. Dal contesto non si capisce bene, decidete voi.

Solo che, ahilui, lo ha fatto riportando un cartello dell’MMWR (acronimo di Morbidity and Mortality Weekly Report), che è un organismo americano. L’informazione portante di questo cartello è che, negli Stati Uniti, un insegnante occasionalmente senza mascherina infetta in due giorni di lavoro il 50% dei suoi studenti (“kids”).

L’informazione per Burioni diventa:

“Un insegnante elementare NON VACCINATO in 2 gg ha infettato il 50% degli studenti.”

Cioè, Burioni ha trasformato un mero dato ipotetico e statistico, pur altamente probabile, in un evento sicuramente verificatosi (sì, ma dove? In Italia o negli USA?? Burioni non chiarisce nemmeno questo). Ma c’è di più. L’ipotesi posta in essere dall’MMWR riguardava un insegnante senza mascherina (“unmasked”). Che, da quanto mi risulta, è cosa assai diversa da un insegnante non vaccinato.

Ecco come un contenuto informativo si trasforma in una deformazione. E meno male che ho preso 26 all’esame di lingua e letteratura inglese!

Gerardo D’Amico, giornalista, e la morte di Gabriella Lesmo

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Non avevo mai sentito parlare di Gerardo D’Amico, prima d’ora.

Ora ne so appena appena di più. Sul suo profilo Twitter è riportato quanto segue:

“Giornalista. Ho scritto “La Salute In Tasca” e “Dottor Web & Mister Truffa””

Sì, è un giornalista professionista, regolarmente iscritto all’Ordine. Ho controllato. Ha scritto effettivamente i titoli citati, il primo dei quali, pubblicato nel 2010 gli ha procurato ben UNA recensione a 5 stelle su Amazon. Son soddisfazioni.

Su Twitter ha scritto questo e io gli ho risposto:

Massimo Giannini e il dovere degli italiani

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Parliamo di Massimo Giannini. Eccellente giornalista, direttore de “La Stampa” di Torino, persona di acuta intelligenza, ottimo interlocutore televisivo nei dibattiti di argomento sociale e politico.

Nulla da dire, per carità.

Però questo suo commento a un messaggio Twitter del Ministro dell’Istruzione Bianchi sul tampone gratuito per i professori non vaccinati mi ha messo i brividi. Due righe e mezzo di inesattezze formali e sostanziali che terminano con l’immancabile invito alla vergogna di buroniana memoria.

I professori non vaccinati, in primo luogo, non rifiutano il green pass (hashtag appetibile su Twitter, questo lo ammetto). Casomai rifiutano il vaccino, in certi casi, ma neanche sempre. Ce li voglio vedere i professori andare al collegio docenti il 1° settembre (assembramenti in aula magna) SENZA green pass, collezionare la prima assenza ingiustificata, essere rimandati a casa e rischiare di restare senza stipendio di lì a poco. Il green pass è uno strumento che non costituisce un presidio sanitario, ma è uno strumento neutro di controllo. Perché essere contrari per principio a ciò che è inerte? Lo si sarà, se mai, a ciò che materialmente AGISCE sul nostro corpo, a torto o a ragione che sia. Basta fare un tampone (negativo, of course), ogni 48 ore per avere un green pass valido. Perché mai si dovrebbe essere contrari a uno “strumento” generico, oltretutto normato per decreto del Governo?

Ma c’è di più. C’è quello schiaffo “agli italiani che fanno il loro dovere” che rovescia tutta una prospettiva linguistica ed ontologica. Perché se la vaccinazione diventa un dovere, anziché restare un diritto, abbiamo rovesciato le prospettive più elementari della nostra Costituzione e dello Stato di diritto. Se le regole sono regole non possiamo cambiarle in corso d’opera, in modo che quello che era valido ieri, domani finisca per l’essere il suo esatto contrario.

Perché questo non genera solo incertezza, scoramento, disorientamento nell’opinione pubblica, ma getta anche un’ombra oscura sul giornalismo e sulla qualità dell’informazione. Ma gli conviene?

Laura Cesaretti: licenziate i prof!

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Finora non avevo mai sentito parlare di una certa Signora Laura Cesaretti, giornalista.

Eppure seguo regolarmente “Prima Pagina”, la lettura dei giornali del giorno di Radio Tre, e a lei è toccata almeno una conduzione. Si vede che invecchio e che le sinapsi non funzionano più tanto bene.

Apprendo dal web che la Signora Cesaretti ha collaborato con “Radio Radicale”, è approdata al “Foglio” e infine sta lavorando per “il Giornale”, a Roma, Milano e Bruxelles. Insomma, una gavetta e una carriera brillanti e, immagino, non prive di soddisfazioni personali, se tanto mi dà tanto.

Ieri sera mi è capitato di rimbalzo su Twitter (io non la seguo) un suo cinguettìo che fa da contraltare a un messaggio dell’Huffington Post, in cui una certa Barbara Floridia ha scritto un articolo intitolato “No sanzioni, diamo altri ruoli ai prof. senza Green Pass” (“Green Pass” lo scrivo maiuscolo perché è imperativo categorico), in cui si ventilano proposte di impiego alternativo degli insegnanti privi del passaporto verde (e, quindi, di vaccinazione o di tampone negativo). In effetti “altri ruoli” detto così suona un po’ stonato. In quali ruoli vorrebbe collocarli la giornalista dell’Huffington Post? In qualche girone o bolgia dantesca? Non si sa. Egli è che gli insegnanti un loro ruolo ce l’hanno e farglielo cambiare è un po’ complicato, a meno che non siano loro a chiederlo. Ma, si sa, i giornalisti con il mondo della scuola pubblica non hanno molta dimestichezza, e l’articolo sarebbe stato destinato verso un più che onorevole diritto all’oblio, se non fosse per il fatto che la Cesaretti ha risposto con un lapidario “Licenziatela [si intende, immagino, la Floridia], assieme ai prof.”

Imbarazzante che una giornalista dotata del suo equilibrio invochi a gran voce il licenziamento per i docenti non vaccinati, quando nemmeno il più decreto dei decreti del Governo prevede questa extrema ratio.

Ma c’è una piccola cosa, un particolare che forse è sfuggito anche a voi. Il tweet lapidario della Cesaretti è stato cuoricinato (su Twitter un cuore corrisponde a un like) nientemeno che da Roberto Burioni. Proprio lui. Che è stato querelato presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria dal Codacons assieme ad altri due suoi illustri e stimatissimi colleghi. Cioè, Burioni ha espresso un plauso a una esternazione di una giornalista non esattamente del Manifesto che si adoperava per far conoscere ai suoi followers (tantini, complimenti!) la sua opinione favorevole al licenziare gli insegnanti.

Il bello della rete è che è impietosa, e che anche se li cancelli cerca di cancellarli in fretta certi commenti imbarazzanti, perché tutto si crea, tutto si conserva, niente o quasi niente si trasforma, tranne Wikipedia, probabilmente.

La Cesaretti ha al suo attivo qualcosa come quasi 94000 tweet. Complimenti di nuovo per la sua frenetica attività social. Che, però, non è stata sempre rose e fiori. Twitter le ha limitato l’uso del suo account per 12 ore per aver scritto a Di Maio “La prossima volta potreste per favore buttarvi da quel cazzo di balcone?”

Secondo il social si tratterebbe di incoraggiamento al suicidio. Ma dodici ore passano presto, e la Cesaretti è tornata al pubblico dei suoi followers più bella e pimpante che pria.

All’indomani della scomparsa di Stefano Rodotà scrisse dei commenti di pessimo gusto su Gustavo Zagrebelski e, più di recente, ha commentato in modo altrettanto discutibile la nascita di Andrea Di Battista, il figlio di Alessandro Di Battista e della sua compagna Sahra. “Ma hanno fatto l’amniocentesi?” scriveva. E ha liquidato il tutto (su Facebook, stavolta, non su Twitter) definendolo “solo una battutaccia, probabilmente di pessimo gusto“.

Gli avverbi di modo ci cambiano la vita.

Tuttavia, la Signora Cesaretti si è fermata a un filo dall’enciclopedismo. Qualcuno, un certo “Pamatt” ha provato a dedicarle nientemento che una pagina su Wikipedia, ma un amministratore piuttosto solerte l’ha subito cancellata. Peccato davvero.

That’s all, Folks!

Vita da ghostwriter

Reading Time: < 1 minuteVita da ghostwriter: “Voglio scrivere la mia vita, in forma romanzo”, io: “Perché?”, “Perché è interessante”, “Cosa le è successo?”, lui: “Niente di che”. “Mi sa dire un libro di riferimento?”, “In verità non leggo”. OK.

(da Annina Vallarino, via Twitter)

Le pulizie di primavera del debunker

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“E’ primavera, svegliatevi bambine!” E a primavera ognuno fa le pulizie. A casa propria, negli ambienti di lavoro, sulla propria rubrica telefonica o sui propri account sui cocial network. E’ proprio vero, l’inverno ha estremo bisogno di un bel repulisti.

Anche i debunker non sfuggono a questa regola ferrea, e giorni fa, sul suo account Twitter, David Puente ha annunciato di aver bannato molti utenti della sua pagina Facebook, anonimi ed “estremamente maleducati”, sempre a suo dire. Ha anche redatto una sorta di policy che i commentatori dei suoi contenuti dovranno seguire alla lettera, pena l’espulsione. Ha poi serenamente annunciato di aver bannato tantissimi “cafoni”, che vanno a sommarsi alla schiera degli “ignobili ed anonimi conigli” di cui al tweet precedente.

Un gran lavoro, non c’è che dire, che meritava senz’altro di essere annunciato con toni trionfalistici, già vorremmo correre lieti ad addobbare i nostri veroni per tutto questo ben di Dio di notizie utili e preziose, ma veniamo frenati da una sorta di infantile pudore: non è che, per caso, siano solo ed esclusivamente affari che riguardano David Puente e nient’altro che lui? No, perché il dubbio, che ha modalità insinuanti di sottoporsi al vaglio delle persone, prima o poi ti viene.

Perché David Puente sente il bisogno non solo di fare tutto questo repulisti (fin qui, ripeto, è una questione che riguarda solo lui), e, addirittura, ne dà una comunicazione “coram populo” (e allora la questione riguarda il pubblico e non afferisce più alla sfera del personale)? Cosa sottende questa dichiarazione “urbi et orbi”? Non lo sappiamo, naturalmente, né ci viene la benché minima voglia di insinuarlo. Quello che è certo è che Puente appare particolarmente teso e determinato a farla finita con questi “conigli” (animali adorabili, finché si tratta di animali).

Un utente di Twitter gli fa timidamente notare, a un certo punto della conversazione, che anche lui ha ricevuto insulti da dei fan di Puente.

Non lo avesse mai fatto! Il debunker lo ha congedato con un “La saluto!” Non si sa, dopo aver scritto queste due parole, che tipo di provvedimenti abbia preso, se l’abbia bannato o se, in misura più mite, lo abbia solo “silenziato”. Certo è che per così poco (cosa aveva mai detto quell’utente? Che anche lui era stato offeso e da dei follower dello stesso David Puente, per giunta, tutto lì), se sono stati presi dei provvedimenti il clima di tensione negli account di Puente deve essere altissimo.

Ma cosa dice questa famigerata “policy” che dovrebbe disciplinare la pagnina Facebook del debunker in questione? Eccola, sono solo poche righe:

Colpisce l’uso dell’aggettivo “retroattivo”. Insomma, queste regole non varrebbero solo dal 25/02 in poi, ma anche per tutti quei commenti che a personale e insindacabile giudizio del padrone di casa, costituiscano insulto, offesa, dileggio, minaccia, razzismo, sessismo e chi più ne ha più ne metta. ANCHE se sono stati prodotti prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.

E’ appena il caso di sottolineare come in un stato democratico e di diritto, una norma non è quasi mai retroattiva. Vige sempre e per tutti che “Fin qui abbiamo fatto così, d’ora in poi si fa colà”. Lo stabilisce anche la Costituzione quando afferma, a puro titolo di esempio, che nessun cittadino può essere condannato per un fatto o evento criminoso verificatosi prima dell’entrata in vigore di una determinata legge. E’ chiaro che se io oggi rubo, ma domani entra in vigore una legge che dice che è reato rubare, io per quel fatto non posso essere punito. E’ un principio sacrosanto.

Insomma, io credo fermamente che chiunque sia ospitato in casa di altri debba attenersi alle regole del padrone. Ma poi succede che un certo Thomas segnala l’opportunità di denunciare un video alla Procura della Repubblica e che Puente, per tutta risposta, gli dia del “bugiardo patentato”:

E dunque? Il padrone di casa mette delle regole retrattive, la retroattività dovrebbe valere anche per lui, ma lui ha il diritto di dare del “bugiardo patentato” a chi vuole, mentre i suoi ospiti dovrebbero starsene zitti e, se del caso, prendere la porta, andarsene e non farsi più vedere? Per carità, liberissimo. Ci sono fior di fumatori accaniti che dicono che in casa loro non si fuma, e hanno il posacenere pieno di cicche, ma almeno che ci sia non dico la prudenza, ma quanto meno l’accortezza di dire “Queste regole non valgono per me”. Così uno lo sa e decide se entrare in quella casa o no.

Insomma, la tensione non è mai ottima consigliera. Specie se si finisce un tweet (in risposta a se stessi, oltretutto) con un “Porca puttana”.

Manlio Di Stefano (M5S) sull’esplosione di Beirut: solidarietà agli “amici libici”

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L’esponente del M5S Manlio Di Stefano ha fatto una imperdonabile gaffe. A seguito della tragica esplosione di Beirut dei giorni scosri, ha espresso solidarietà “agli amici libici”.

Ora, non ci sono dubbi che sia necessario esprimere solidarietà ai libici, ma si dà il caso che Beirut sia in Libano. Uno scivolone, insomma, a cui Di Stefano ha risposto su Facebook con un tono un po’ stizzito:

“Non ho mai ambito alla fama, quelli come me, ingegneri di formazione, preferiscono lavorare duramente nell’ombra e portare a casa i risultati. Eppure oggi mi trovo addirittura primo nelle tendenze di Twitter e in home page di svariati giornali.
Sarà per l’enorme successo del “Patto per l’Export” col quale stiamo aiutando centinaia di migliaia di aziende italiane ricevendo complimenti quotidianamente da tutte le associazioni di categoria da Confindustria in giù? Sarà perché in questi due anni da Sottosegretario in tutti i Paesi target della mia azione (e sono tanti) l’export italiano è aumentato mediamente di almeno il 15%?
Sarà perché mi occupo da anni anche di Libano dal punto di vista sia politico che commerciale e proprio il 6 luglio ho incontrato il Ministro degli Esteri Nassif Hitti ribadendogli, come già fatto al Ministro dell’Energia, la nostra disponibilità ad aiutarli a ristrutturare le centrali elettriche nazionali per aiutare il popolo libanese? No. No. No e No. Sarebbe troppo lineare, non sarebbe il web, tantomeno la stampa italiana”.

Su Twitter il caso Di Stefano è subito stato catalogato come “di tendenza”, la stampa italiana ne ha parlato con grande evidenza.

Da riportare anche il durissimo commento dell’ex M5S Luis Orellana:

Molti hanno fatto ironia sul tuo errore perché talvolta si sceglie di ridere per non piangere avendo te al Governo.
Anche in questa tua replica (la replica di Di stefano su Twitter, non il messaggio su Facebok, nda) sei vergognoso: attacchi chi ti critica, bastava solo chiedere scusa per l’errore fatto ma il tuo ego smisurato non te lo consente.

E’ vero. Sarebbe bastato che Di Stefano chiedesse scusa. Ma vedo che abbiamo alcune cose in comune: il cognome e l'”ego smisurato”.

Ma sullo svarione degli “amici libici” è cascata anche la rappresentante del M5S Elisa Pirro. Non si è mai soli al mondo:

PD e M5S non votano l’istituzione della Giornata Nazionale “Enzo Tortora”

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AGGIORNAMENTO DEL 13/07/2020:

Legislatura 18ª – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 182 del 08/07/2020

IN SEDE REFERENTE

(1686) OSTELLARI ed altri. – Istituzione della «Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari»

(1699) FARAONE ed altri. – Istituzione della «Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime degli errori giudiziari»

(Seguito e conclusione dell’esame congiunto)

Prosegue l’esame congiunto sospeso nella seduta del 30 giugno.

Il PRESIDENTE dà conto della presentazione dell’emendamento 1.1 (pubblicato in allegato al resoconto), integralmente sostitutivo dell’unico articolo del disegno di legge n. 1686, già assunto a testo base. Avverte anche che i senatori CALIENDO (FIBP-UDC), MODENA (FIBP-UDC), DE BERTOLDI (FdI) e NASTRI (FdI) hanno espresso l’intenzione di aggiungere la propria firma al predetto disegno di legge.

Il senatore MIRABELLI (PD) difende l’emendamento a sua firma, tuttavia rendendosi disponibile a cercare un accordo con i proponenti del disegno di legge. La proposta di legge è, a suo parere, pericolosa perché aumenta il rischio di strumentalizzazioni; alla collettività potrebbe arrivare il messaggio sbagliato secondo cui, in questo paese, la magistratura si atteggia a persecutore giudiziario.

Il senatore CALIENDO (FIBP-UDC) difende invece il fondamento del disegno di legge ricordando come – quando si è parlato di vittime del terrorismo o della mafia istituendo le relative giornate commemorative – si è sempre fatto ricorso al coinvolgimento dei giovani nelle scuole, conformemente a quanto proposto dall’odierno disegno di legge. Auspica pertanto che il governo dia parere contrario all’emendamento, ricordando che l’obiettivo del disegno di legge è difendere i valori costituzionali dell’imparzialità, della terzietà del giudice, del giusto processo, della presunzione di non colpevolezza: non si tratta – a suo dire – di un disegno di legge punitivo nei confronti dell’ordinamento giudiziario.

Il senatore CRUCIOLI (M5S) difende la propria contrarietà all’istituzione di una giornata nazionale in difesa delle vittime degli errori giudiziari: soprattutto in un periodo di cui la magistratura è già sotto attacco, agli occhi dell’opinione pubblica, l’istituzione di tale giornata commemorativa finirebbe per indebolire ancora di più questo potere dello Stato.

La senatrice D’ANGELO (M5S) interviene condividendo l’opinione espressa dei senatori Crucioli e Mirabelli e paventa il rischio, insito nella costituzione di una giornata contro le vittime degli errori giudiziari, di presentare sotto un’angolatura sbagliata il potere giudiziario, finendo con l’accentuare il contrasto tra cittadini e magistratura.

Il senatore CUCCA (IV-PSI) condivide l’opinione del senatore Caliendo, ricordando come l’obiettivo del disegno di legge sia solo quello di divulgare il contenuto della Costituzione (articoli 27 e 111) nelle scuole: ciò per consentire alle giovani generazioni di ispirarsi – nella loro vita di cittadini – a tali principi, come si è già fatto attraverso la introduzione delle ore formative di educazione civica. Auspica quindi una approvazione del testo condivisa, perché non crede che tale previsione legislativa possa minare i rapporti tra poteri dello Stato: a minare la fiducia dei cittadini, semmai, è una serie di vicende, di cui hanno parlato le cronache, relative a clamorosi errori giudiziari.

Il relatore DAL MAS (FIBP-UDC) ricorda come esista già nel nostro ordinamento una legge che tutela i danni della ingiusta detenzione, così come c’è già una giornata nazionale della legalità; l’obiettivo del disegno di legge è da inquadrare all’interno di questo perimetro ideologico e culturale, attraverso il tentativo di creare una coscienza nei giovani tesa al rispetto della legalità e della Costituzione. La base dei valori da affermare deve essere l’articolo 111 della Costituzione: valori nei quali si dovrebbe rispecchiare l’intero arco costituzionale a prescindere dall’appartenenza ai gruppi politici. Poiché non vede il rischio che si venga a fomentare uno scontro tra società civile e magistratura, attraverso l’approvazione di questo disegno di legge, esprime parere contrario all’emendamento proposto.

Il sottosegretario FERRARESI esprime parere favorevole all’emendamento 1.1.

Il senatore MIRABELLI (PD) interviene auspicando che si possa giungere ad una approvazione condivisa del disegno di legge, ma dissentendo da ricostruzioni che possano mettere sullo stesso piano le vittime degli errori giudiziari con le vittime del terrorismo o con le vittime della persecuzione del popolo ebraico.

Il PRESIDENTE ricorda che è stata chiusa ormai la fase procedurale della discussione sull’emendamento 1.1 ed invita a procedere al voto: si tratta di votare un semplice emendamento e poi di giungere alla conclusione dell’iter procedimentale nella giornata odierna.

La senatrice UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) preannuncia il proprio voto favorevole all’emendamento, paventando il rischio di una delegittimazione della magistratura; ritiene inoltre che – piuttosto di istituire delle giornate celebrative che sarebbero del tutto inutili – bisognerà intervenire semmai sul processo penale.

Il senatore MALLEGNI (FIBP-UDC) difende l’istituzione della giornata in favore delle vittime degli errori giudiziari ricordando, in prima persona, la propria esperienza di vittima di un’ingiusta detenzione: ritiene che tale disegno di legge non si traduca in una delegittimazione della magistratura ma, semmai, ponga un problema nel dibattito pubblico della società civile.

Il senatore MIRABELLI (PD), in sede di dichiarazione di voto, ricorda di aver dato la disponibilità a ragionare su un testo condiviso: difende l’emendamento 1.1, paventando il rischio che, in mancanza, la legge finisca con l’autorizzare nelle scuole un dibattito di tipo eminentemente politico, facendo passare un messaggio sbagliato come quello di una magistratura persecutoria.

Il senatore CRUCIOLI (M5S) ribadisce la contrarietà all’istituzione di una giornata in favore delle vittime degli errori giudiziari ritenendo che essa si collochi fuori dal tema del rispetto della cultura della legalità. L’oratore paventa anche il rischio che tutto ciò si trasformi nella istituzione di una giornata contro un potere dello Stato. Saremmo in presenza di una precisa responsabilità della politica, che semmai comporta l’obbligo di correggere le storture con strumenti processuali appositamente volti ad evitare il ripetersi degli errori giudiziari; preannuncia pertanto, anche a nome del proprio Gruppo, il voto favorevole all’emendamento 1.1.

Il senatore CUCCA (IV-PSI) chiarisce di non aver mai chiesto un rinvio, ma di addivenire ad una soluzione concordata tra maggioranza ed opposizione per l’approvazione del testo di legge; tuttavia respinge l’accusa – indirizzata da alcuni colleghi della maggioranza – circa una presunta natura faziosa e strumentale del testo, che si propone solo di diffondere principi costituzionali. Ribadisce come non ci sia alcuna volontà di attaccare la magistratura; pertanto preannuncia il proprio voto contrario all’emendamento 1.1.

Il PRESIDENTE concorda con l’opinione espressa dal senatore Cucca.

Il senatore MIRABELLI (PD) annuncia il ritiro del proprio emendamento 1.1.

Il PRESIDENTE annuncia pertanto che il disegno di legge verrà sottoposto all’Assemblea nel testo del proponente, se la Commissione non ha obiezioni in ordine al conferimento del mandato a riferire in Assemblea al relatore da lui designato per la Commissione, cioè il senatore Dal Mas.

Il senatore PILLON (L-SP-PSd’Az) concorda con la piena idoneità del relatore designato dal Presidente a proseguire il suo mandato in Assemblea e, condividendo l’opinione espressa dal senatore Cucca, fa presente come non vi fosse alcun intento strumentale nel disegno di legge.

Il senatore CALIENDO (FIBP-UDC) esprime tranquillità sul fatto che sarà onere della amministrazione scolastica provvedere ad evitare strumentalizzazioni; ricorda l’importanza delle regole della certezza del diritto e della funzione di orientamento della suprema magistratura.

Il senatore CRUCIOLI (M5S) obietta sull’indicazione del relatore, il quale non ha cercato di cogliere l’apertura al dialogo proveniente dalle forze della maggioranza; pertanto, in considerazione di questa circostanza, dichiara la propria contrarietà al mandato al senatore Dal Mas e chiede che la Commissione si esprima con un voto.

Il senatore MIRABELLI (PD) dichiara che non ha mai lamentato che nel disegno di legge in titolo vi siano elementi di faziosità, ma semmai ha ravvisato nel dibattito svolto in Commissione molti accenti che confermano i suoi timori su un possibile uso strumentale dell’iniziativa. Prendendo atto del fatto che il relatore non ha cercato la sintesi con lo schieramento politico avversario, preannuncia pertanto il proprio voto contrario all’indicazione del senatore Dal Mas come relatore in Assemblea.

Il senatore CALIENDO (FIBP-UDC) denuncia, nell’atteggiamento dei Gruppi di maggioranza, una palese violazione della correttezza istituzionale ricordando come la prassi della Commissione è stata quella di votare sempre compatti, se non all’unanimità, il mandato al relatore.

Previa verifica della presenza del numero legale, è approvato a maggioranza il mandato al senatore Dal Mas a riferire in Assemblea sul disegno di legge n. 1686, nel testo del proponente, con assorbimento del disegno di legge n. 1699 e con la possibilità di richiedere l’autorizzazione alla relazione orale.

Il senso del Messaggero per Wikipedia e per la morte di Ennio Morricone

Reading Time: 2 minutesA me non interessa una verza difendere Wikipedia. E’ l’ultima cosa che farei al mondo e chi mi segue lo sa (chi non mi segue peggio per lui).

A me interessa denunciare un pessimo giornalismo fatto di copia e incolla (pazienza se qualcun altro lo ha fatto prima di me, non siamo qui a fare le corse, ma a condividere opinioni), un giornalismo fatto alla carlona, alla bene e meglio, segnalare i furbetti del giornalettismo, che scopiazzando qua e là, cambiando solo qualche parola ogni 40/45, riescono a confezionare, con il lavoro degli altri, articoli che appaiono a prima vista originalissimi e con tanto di dicitura “RIPRODUZIONE VIETATA” (majuscolo perchè è imperativo categorico), ma che poi procedono da fonti internet che, come in questo caso, hanno ben altra politica sul copyright.

E non è solo l’avversione per questo giornalismo-collage a muovermi a scrivere e a denunciare, ma, per quanto riguarda questo caso specifico, anche la devozione, l’ammirazione, il ringraziamento personale e il cordoglio per la scomparsa di un gigante della musica come Ennio Morricone, che ci ha lasciati soli ieri mattina.

Questa volta c’è cascato (e con tutte le scarpe) “Il Messaggero”. Non starò qui a sottolineare le frasi, le piccole modifiche, gli artifizi retorici con cui il giornalista ha raccolto a piene mani il contenuto della pagina di Wikipedia dedicata al Sommo Maestro, vi posto soltanto l’articolo originale (poi successivamente modificato -se avete difficoltà a leggere cliccate sull’immagine per ingrandirla-)

e l’originale di Wikipedia

Ma come, muore un gigante della musica e della cultura italiana e per ricordarlo certi giornalismi si mettono a copiare dall’enciclopedia più sgangherata e inaffidabile del mondo? Cosa ci voleva a scrivere un cappello come “Scrive Wikipedia” e mettere tanto di virgolette sui brani citati? E poi perché la riproduzione dovrebbe essere riservata su un testo rilasciato sotto una licenza Creative Commons? Carlo Daffara, su Twitter, riferisce che le parole testualmente riportate sarebbero addirittura 420. Troppe per giustificare una semplice citazione.

Come vi ho detto, quelli del Messaggero, secondo quanto riferisce Maurizio Codogno, ci avrebbero messo una toppa.

Ma l’articolo incriminato resta. Ne è stata “fotografata” una copia qui:
https://web.archive.org/web/20200706124026/https://www.ilmessaggero.it/spettacoli/musica/ennio_morricone_morto_roma_oggi_6_luglio_2020_musica_c_era_una_volta_in_america-5330102.html

e qui

http://archive.is/xcpUi

A perenne memoria di un giornalismo discutibile e rabberciato, cui nessun professionista, evidentemente, sa sottrarsi.

Altri miei articoli sul copiare da Wikipedia:

Il senso di Paolo Rodari, vaticanista di Repubblica, per Wikipedia

Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

Vi allego anche il PDF della voce italiana di Wikipedia su Ennio Morricone:

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Francia: la costituzione protegge la libertà d’espressione anche in Rete

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E pensare che in Italia l’articolo 21, al primo comma recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

“Ogni altro mezzo di diffusione”

La Costituzione del ’48, per mano dei nostri Padri Costituenti, aveva già previsto 72 anni fa l’avvento della Rete. In Francia sono ancora in leggera controtendenza (ma leggera…)

Twitter: facciamo i conti in tasca a Paolo Attivissimo e David Puente

Reading Time: 3 minutesOggi facciamo i conti in tasca a Paolo Attivissimo e a David Puente per quanto riguarda i loro account Twitter. Pochi strumenti. Una calcolatrice, le regole sulle proporzioni che mi ha insegnato la Gabellieri, la mia professoressa di matematica delle medie, Twitter (appunto!), un sito dedicato a scoprire gli account fasulli, molta pazienza, e vari screenshot.

PAOLO ATTIVISSIMO ha al suo attivo 4141528 followers. Un numero apparentemente impressionante. Ma da un controllo effettuato su:

https://www.twitteraudit.com

sia pure su un campione di tre anni fa (vecchiotto, ma il numero dei followers non è cambiato significativamente), risulta che il numero di followers REALI corrisponde esattamente al 56%. Il resto sono solo fake, account fasulli, che nulla hanno a che vedere con un interesse REALE (e due!) nei confronti del titolare dell’account e, presumibilmente, in quelli dei suoi contenuti (quelli dell’account, non quelli del titolare).

Certo, 250000 e rotti account rimanenti sono comunque un grosso pubblico, ma andiamo a vedere CHI segue attentamente Paolo Attivissimo e cosa succede DAVVERO ai suoi tweet.

Prendiamone uno, a puro titolo esemplificativo, questo, l’ultimo inserito dal Superlativo:

Al momento dello screenshot aveva totalizzato 66 risposte, 71 retweet e 316 like. Che corrispondono esattamente allo 0,0159%, allo 0,0171%, e allo 0,07% (una percentuale di James Bond cuoricinanti) rispettivamente. Percentuali certamente irrisorie rispetto al numero dei followers.

E DAVID PUENTE? Eccoci, David Puente ha attualmente 45983 follower. Quasi un decimo di quelli di Attivissimo. Sono proporzioni sorprendenti e stupefacenti, per certi versi, visto che tutti e due si occupano di bufale, ma purtuttavia superiori oltre del doppio ai 26132 aficionados di BUTAC (Bufale Un Tanto Al Chilo).

Quanti sono gli account fasulli secondo Twitteraudit? Pochissimi (bravo!), giusto il 4%.

Una percentuale assolutamente fisiologica che ci indurrebbe a supporre percentuali più elevate, quanto a commenti, retweet e cuoricinazioni affettuose assortite, rispetto a quelle di Paolo Attivissimo. Nemmeno per sogno. Prendiamo anche qui un tweet a caso:

Conta 5 commenti (0,0109% sul numero totale di followers), 5 retweet (stessa percentuale) e 60 like (lo 0,13%).

Sono numeri ottimistici, perché dànno per scontato (ma non troppo), che chi interagisce con un tweet sia PER FORZA un follower di quell’account. Potrebbe essere benissimo un estraneo che ha letto quel contenuto attraverso un retweet.

Insomma, sono percentuali che se fossero dati elettorali verrebbero conteggiati (conteggiati? Mah, magari sì) nella voce “Altre liste”. Se invece che account Twitter fossero delle grandi città si direbbe che a Attivissimo e Puente rispondono soltanto gli inquilini del condominio in cui abitano e forse nemmeno tutti.

Voi mi direte “E tu? Com’è la tua situazione su Twitter?”. Ve lo dico subito, pessima. Ma io non mi occupo di astronauti (se non in Tribunale), di spazio, non mi compro la Tesla (vado in giro con una Panda, figuràtevi!), non faccio i meme, non mi occupo dei terrapiattisti, non trovo che il problema principale dell’Umanità siano i complottisti. Il mio account Twitter riporta quasi esclusivamente i link agli aggiornamenti e agli articoli del blog, per chi ne sia interessato.

Parlo di e-book, cultura, cultura libera (sì, c’è differenza), software libero, diffondo conoscenza, rifletto su argomenti che attengono alla diffamazione, alla scuola, ai diritti, all’informazione, alla politica, non sono mai stato assoldato dalla Presidenza della Camera, non ho mai percepito nemmeno un centesimo che non venisse dalle donazioni o dalla pubblicità di AdSense (men che meno dai politici, uomini, ominicchi e quaqquaraqquà), non lavoro per nessun giornale.

Chi volete mai che mi si fili? Certo, se postassi tette e culi sarebbe diverso. Ma se Sparta piange, Atene non ride.

“La Divina Commedia è islamofoba, omofoba e antisemita, va tolta dalla programmazione scolastica”. Ma è una notizia del 2012.

Reading Time: 2 minutesSono giorni e giorni che sui social network è stata resuscitata la notizia secondo cui la Divina Commedia andrebbe esclusa dai programmi scolastici in quanto si tratterebbe di un’opera islamofoba, antisemita, razzista e omofobica.

Moltissime le dichiarazioni indignate da parte degli utenti di Twitter, come potete vedere, a titolo puramente esemplificativo, qui

Schermata del 2020-06-15 11-58-38

qui

Schermata del 2020-06-15 12-12-51

e qui

Schermata del 2020-06-15 11-51-47 Schermata del 2020-06-15 11-57-41

Ma il punto è che non è una novità. La notizia riportata dai net-workers è vecchia di almeno 8 anni. Basta fare una ricerca sommaria su Google per vedere che il Corriere della Sera l’aveva già riportata nel lontano 2012.

Schermata del 2020-06-15 11-51-47

Dante Alighieri non si tocca nemmeno con un fiore, sia chiaro. Ma a volte ritornano.

Teresa Bellanova: Chiedo alla grande distribuzione di farci trovare colombe e uova di Pasqua sugli scaffali.

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Emmanuel Macron: “Nous ne renoncerons à rien”

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Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

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Ora, io sono molto addolorato e incazzato insieme.

Addolorato perché fino a pochi minuti fa (circa una mezz’oretta) ero un estimatore incondizionato di Federica Angeli, una giornalista che ho sempre considerato onestissima, coraggiosa, che è costretta a vivere, assieme alla sua famiglia, in una sorta di prigione sotto scorta, che ha realizzato inchieste e scritto libri sul suo impegno contro la mafia di Ostia, che si è battuta per far riconoscere l’aggravante dello stampo mafioso nell’associazione a delinquere per le famiglie condannate almeno in primo grado nella malavita organizzata romana, che ha resistito a 112 processi per diffamazione e li ha vinti tutti, quando io con un procedimento in embrione faccio fatica a tirare avanti la baracca materiale e psicologica dell’esistenza. Sembra un personaggio di “Cent’anni di solitudine” da quanto è bello e, nello stesso tempo, incredibile.

Incazzato perché ho scoperto, grazie alla tempestiva segnalazione di Fabio Montale su Twitter (@FabioMontale) che un brano tratto da uno dei suoi ultimi articoli intitolato “La resistenza della periferia dove la criminalità è un affare d’altri tempi” è ripreso pari pari da Wikipedia. E questo non mi sta bene. Sia perché è stata Federica Angeli a riprendere quel brano (e da lei mi aspetto, anzi, pretendo contenuti originali proprio perché so quale cura e devozione ha nel fare il suo lavoro) sia perché quel brano l’ha ripreso da Wikipedia, di cui, invece, non ho nessuna stima.

Ecco l’articolo (che non è -ancora- reperibile sul web) di “Repubblica”:

Cortesia di @christianraimo

Ed ecco il brano di cui si tratta:

Iniziò sin da giovanissimo a commettere piccoli reati assieme ad altri suoi coetanei abitanti dello stesso quartiere, anch’essi per la maggior parte figli di immigrati del sud.

E’ tratto dalla voce di Wikipedia dedicata a Giuseppe Albano, detto “il Gobbo del Quarticciolo”, protagonista della Resistenza. Ho scaricato la versione PDF della voce che fotografa in modo inequivocabile l’ultima versione disponibile della voce. Ve lo inserisco in coda a questo articolo.

E ora vediamo in sinossi i due brani riportati (il primo è Wikipedia, il secondo è l’articolo della Angeli):

Cortesia di @FabioMontale

Indovinate quali sono le differenze?

Ora, intendiamoci, non è che sia propriamente un reato da ergastolo, quello della Angeli. Non è nemmeno un peccato veniale, per carità, ma interpolare un brano tratto dal web in un contenuto originale proprio senza citare la fonte mi pare, almeno almeno, una caduta di stile. E cadute di stile Federica Angeli, fino ad ora, non ne ha mai fatte.

Amen.

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” Sia l’imputato a cavare d’impaccio lo Stato” (Marco Taradash)

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“…deve garantirsi che l’imputato che voglia davvero il processo abbia in tempi ragionevoli un verdetto finale per esigenza minima di civiltà giuridica. E allora una piccola ma essenziale modifica da introdurre senza indugio alla riforma Bonafede, magari per mano dello stesso ministro è quella di prevedere che almeno all’imputato che richieda il processo immediato con le relative rinunce processuali, lo Stato garantisca la relativa celebrazione in tempi ragionevoli, in difetto operando la prescrizione che a quel punto non sarà più odioso salvacondotto da un processo che l’imputato che invece lo stesso imputato ha chiesto e costruttivamente sollecitato.”

Gianluigi Pellegrino, costituzionalista e esperto di diritto amministrativo su Repubblica

Piccole bacchettatine via Twitter a Roberto Saviano

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Gentile anche da parte sua fare riferimento alla morte della madre di Cappato, che è un fatto personale e intimo e non pubblico come una sentenza della Corte d’Assise.

Il pensiero di Federica Angeli sulle querele bavaglio

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Emanuele Castrucci va in pensione ed evita il licenziamento

Reading Time: < 1 minuteSi conclude con la richiesta da parte dell’interessato di andare in pensione (richiesta accolta) parte della vicenda disciplinare che riguarda il professor Emanuele Castrucci, responsabile dell’immissione su Twitter di alcuni contenuti di argomento hitleriano. Il procedimento disciplinare di tipo sanzionatorio va comunque avanti, e il docente è indagato dalla Procura della Repubblica di Siena per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, aggravata da negazionismo. (Fonte: Il Fatto quotidiano)

Alcuni giorni or sono il GIP di Siena, dottoressa Malavasi, aveva comunque respinto la richiesta della Procura della Repubblica di sequestrare l’account del docente, perché non vi ravvisava estremi di reato ma solo una rilettura storica e apologetica della figura di Hitler.

 

Emanuele Castrucci: il GIP di Siena respinge la richiesta di sequestro dell’account Twitter

Reading Time: 2 minutesVi ricorderete dei contenuti a sfondo hitleriano di certi tweet del professor Emanuele Castrucci, docente di Filosofia del Diritto presso l’Università di Siena. Ebbene oggi il GIP di Siena, dottoressa Roberta Malavasi ha rigettato la richiesta della Procura della Repubblica di sequestrare l’account Twitter del docente perché non sussisterebbero gli estremi per il reato di propaganda e istigazione all’odio razziale, ma solo una rilettura storica e apologetica della figura di Hitler. La procura ha già fatto sapere di intendere proporre ricorso contro questa decisione:

„Noi dissentiamo da questa interpretazione. Ritenendo che ci sia istigazione all’odio razziale, con la foto di Hitler che è un’ulteriore prova a sostegno. Quel tweet è stato poi rimosso dal professore. Per questo presenteremo ricorso al tribunale del Riesame chiedendo il sequestro del profilo“

Nel frattempo Castrucci ha regolarmente continuato a twittare. Ed è stato sospeso per decreto firmato dal rettore Frati dall’attività accademica e didattica, in attesa che si avvii la procedura per la sua destituzione.

Di certo c’è che la sentenza del GIP Malavasi pone un grosso punto interrogativo: e se davvero è stato fatto un gran polverone per nulla? E se davvero quei tweet fossero il risultato dell’espressione delle proprie, sia pure aberranti, idee personali e fossero il risultato dell’esercizio del diritto della libertà di pensiero individuale? Si starebbe giocando coi diritti di una persona, con il suo lavoro, con la sua reputazione e con la sua attività accademica. Tutto questo se è vero, come è vero, che le sentenze hanno un loro valore.

Se, invece, si vuol fare come Oscar Giannino, che in un tweet di oggi a commento della vicenda scrive che:

allora è perfettamente inutile che la magistratura si occupi di queste delicate vicende. La logica del “dicano quello che vogliono, tanto io non cambierò mai di una virgola il mio pensiero in merito” (che, guarda caso, in questo frangente è un pensiero completamente diverso da quello che ha mosso le motivazioni della sentenza) non funziona. O, meglio, per funzionare funziona anche ma non porta da nessuna parte. Prima non avevamo che puri indizi e tutta la nostra rabbia da vomitare addosso al revisionista di turno, adesso abbiamo una sentenza. Che non è definitiva, si badi bene. Ma che segna un primo importante passo nell’accertamento di una verità che, se confermata, ribalterà tutto il castello accusatorio che si è mosso nei confronti di Castrucci. Bella figura, sì…

 

Due tweet con Giuditta Pini

Reading Time: < 1 minuteGiuditta Pini (Carpi, 27 settembre 1984) è una politica italiana del Partito Democratico.
(…)
Alle elezioni politiche del 2013 viene eletta deputata della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione XI Emilia Romagna. Viene rieletta nella medesima circoscrizione alle elezioni del 2018 per la XVIII legislatura.

(da: it.wikipedia.org)