La mitica macchina fotografica giapponese miniaturizzata

Certo che s’era proprio bischeri, da piccini.

Su "Topolino" e su altri giornali apparivano annunci pubblicitari come questo (la ditta era la Same di Via Algarotti a Milano), e con solo 5900 lire (l’equivamente di 15 numeri di Topolino) ti portavi a casa questa agognatissima micromacchina fotografica giapponese "usata da tutti gli agenti segreti" (così ti sentivi un po’ 007 anche tu) e noi ci credevamo, era uno degli oggettucoli-patacca più agognati (mi ricordo che c’erano anche gli occhiali a raggi X, quelli che permettevano di vedere attraverso le pareti e i vestiti, naturalmente non funzionavano un tubo!) di allora.

Era tutto mignon. Dalle bottigliette di liquore alle macchine fotografiche, non ho mai capito dove si comprassero i rullini di ricambio…

Leggere Topolino trent’anni dopo

Debbo dichiararmi grato all’evanescente Dimitri Dosi di Piacenza, lettore occasionale (come i rapporti sessuali a rischio) di questo blog, per avermi omaggiato di due vecchie copie di "Topolino" di carta, una (di cui riproduco imprudentemente la copertina, ma in bianco e nero, così la Uòl Dìsni non mi accusa di plagio) del 1978.

Devo dire che sfogliare un "Topolino" di quando ero bambino (credo di averlo avuto, questo numero) è commovente, soprattutto perché costituisce un modo di fare giornalini per ragazzi che non esiste più.

Vi offrirò abbondanti scansioni di questi giornalini esemplari, con commenti sui contenuti. Credo ne valga la pena.

Nel frattempo m’offro adorante e prostrato di commossa gratitudine all’estremità del Dosi, cui comunque ricordo la carica di Presidente Plenipotenziario del Club di Trottolino, che ha come consiglieri delegati Nonna Abelarda, Geppo, zio Trottolone e Bongo.