La depenalizzazione dello stalking. Anzi, no, scusate, è una fake news.

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Screenshot da rassegna.it del 27/6/2017
Screenshot da rassegna.it del 27/6/2017

Scusate, come avrete già notato sono particolarmente sensibile al tema dello stalking e a quello dei reati “riparabili” attraverso un risarcimento del danno, che oggi ci ritorno con queste poche righe.

A proposito dell’ stalking, sta girando una notizia in parte fasulla e, comunque, dannosa. Loredana Taddei, responsabile nazionale delle Politiche di Genere di Cgil, Liliana Ocmin, responsabile del coordinamento nazionale donne Cisl e da Alessandra Menelao, responsabile nazionale dei centri di ascolto della Uil hanno segnalato di aver scoperto che «nella legge di riforma del codice penale, approvata il 14 giugno 2017, si prevede l’introduzione di un nuovo articolo: il 162 ter, che prevede l’estinzione dei reati a seguito di condotte riparatorie. Uno di questi reati è lo stalking. Senza il consenso della vittima l’imputato potrà estinguere il reato pagando una somma se il giudice la riterrà congrua, versandola anche a rate».  In breve, che valga per il reato di stalking quello che dicevo è stato introdotto per la diffamazione e, in genere, tutti i reati lievi punibili a querela di parte revocabile. Può essere vero solo in minima parte e, comunque, non per i reati di stalking più gravi.

Appunto, si può fare estinguere il reato pagando una somma che si ritiene adeguata, e mettendo in atto tutte quelle azioni necessarie per estinguerne gli effetti SOLO se il reato è perseguibile a querela di parte revocabile. L’articolo 612 bis del Codice Penale recita tra l’altro: “Il delitto e’ punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela e’ di sei mesi. La remissione della querela puo’ essere soltanto processuale. La querela e’ comunque irrevocabile se il fatto e’ stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma (quindi “se il fatto e’ commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che e’ o e’ stata legata da relazione alla persona offesa ovvero se il fatto e’ commesso attraverso strumenti informatici o telematici.”). Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto e’ commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilita’ di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonche’ quando il fatto e’ connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.”
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