Matteo Renzi e Beppe Severgnini – “Stil Novo”: La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter

Lunedì prossimo, alle 18,30, a Milano, Matteo Renzi (sì, ho detto “Matteo Renzi”) e Beppe Severgnini presenteranno “Stil Novo”, l’ultimo libro del Renzi che, opportunamente, nel titolo, non aggiungere l’aggettivo “dolce”.

Cosa ci sia di “dolce” in questi tempi di politica non è effettivamente chiaro. Meglio evitare.

Ora, quello che mi stupisce, non è tanto il fatto che Matteo Renzi abbia scritto un libro, che vada a presentarlo in giro, che la gente lo compri, oppure, come è altrettanto possibile, lo ignori.
Quello che mi stupisce è che il titolo dell’incontro (non sono in grado di dire se sia anche un sottotitolo o, comunque, un argomento affrontato nel libro del Renzi, ma non è importante) rechi “La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter”.

Twitter? Cosa c’entra Twitter con Dante e son lo “stil novo”, quello vero, che lui (Dante!) rappresentava???

Twitter è diventato uno status simbol. Avercelo o, meglio, essere “visibili” lì sopra, sta diventando la moda del momento. Fiorello si disiscrive, d’accordo, ma è pieno di politici, cantanti, giornalisti. Una delle parole più usate è “hashtag”. Gli “hashtag” sono quelle cose che vivono di rendita per un paio di giorni. Gli “stilnovisti” di Dante hanno fatto campare di rendita la cultura mondiale per almeno otto o nove secoli. Non scherziamo…
I sonetti dello “stil novo”, quello che conosciamo come tale, non erano scritti su 140 caratteri. Twitter è una risorsa straordinaria, ma non si diventa Guido Cavalcanti, Dante Alighieri o Lapo Gianni solo perché ci si scrive sopra.

E non è la bellezza ad essere stata rivoluzionata. E’ la bellezza ad essere rivoluzionaria. Twitter non ha rivoluzionato un bel niente, è la bellezza che, veicolata da Twitter, quando lo è, diventa rivoluzione e originalità. Non è il mezzo che genera bellezza, ma è la bellezza che viene veicolata dal mezzo.

E chissà cosa diranno Severgnini e Renzi. Spero che l’evento venga ripreso o diffuso da Radio Radicale, così potremo redistribuirlo a nostra volta. E magari anche criticarlo, chè la critica male non fa.

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