Garante della Privacy: comunicato stampa della Relazione Annuale e testo completo in formato PDF

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RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ 2019

Sintesi per la stampa

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Antonello Soro, Augusta Iannini, Giovanna Bianchi Clerici, Licia Califano, presenta oggi la Relazione sull’attività svolta nel 2019.

La Relazione illustra i diversi fronti sui quali è stato impegnato il Collegio dell’Autorità nel corso dell’anno di proroga del suo mandato, caratterizzato in questi ultimi mesi dall’impatto determinato dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19 su tutti i settori della vita nazionale. La necessità di assicurare un corretto trattamento dei dati – in particolare di quelli sulla salute – e il rispetto dei diritti delle persone, ha visto l’Autorità impegnata nel fornire pareri e indicare misure di garanzia riguardo alla app “Immuni”; all’effettuazione dei test sierologici; alla raccolta dei dati sanitari di dipendenti e clienti; alla ricetta elettronica; alla sperimentazione clinica e alla ricerca medica; all’attivazione dei sistemi di didattica a distanza; al processo penale e amministrativo da remoto.

Il 2019 ha peraltro rappresentato per l’Autorità un anno particolarmente impegnativo ai fini del progressivo adeguamento al Regolamento Ue da parte dei soggetti pubblici e privati per i quali sono oggi previste nuove responsabilità.

Gli interventi più rilevanti

Il 2019 ha visto una serie di interventi centrati innanzitutto sulle rilevanti novità introdotte dal Regolamento Ue e sulle grandi questioni legate alla tutela dei diritti fondamentali delle persone nel mondo digitale: in particolare, le implicazioni etiche della tecnologia; l’economia fondata sui dati; le grandi piattaforme; i big data; l’intelligenza artificiale e le problematiche poste dagli algoritmi; la sicurezza dei sistemi e la protezione dello spazio cibernetico; la pervasività delle diverse forme di controllo e sorveglianza; il ricorso sempre più diffuso ai dati biometrici; la monetizzazione delle informazioni personali; le fake news; l’Internet delle cose; il revenge porn.
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Il popolo di Google e i report sui clic verso il blog

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Google mi manda ogni mese una sorta di report sulle ricerche web che hanno portato o che portano a qualcuno degli articoli del blog.

Diamo loro un’occhiata:

Nel mese di maggio sono apparsi sulle pagine web di ricerca di Google 104000 impressioni del nostra blog. Però! Su queste 104000 impressioni solo 2210 persone hanno fatto “clic” sul link riferito alla ricerca.

Quello che è desolante è controllare quali sono le frasi di ricerca più inserite sul motore di ricerca e che rimandano a noi:

c’è gente che si chiede quale sia la traduzione di “Agif Al Aviv”, che io avevo scherzosamente spacciato come pensatore, letterato e intellettuale arabo del medioevo in un post passato. Ma dico, cosa ci vuole a capire cosa significa “Agif Al Aviv”? Basta leggere il nome da destra a sinistra ed ecco risolto il mistero.

Altra chiave di ricerca molto diffusa è “Liù canzone significato”. “Liù” è una famosa canzone della fine degli anni ’70 degli Alunni del Sole. I primi versi recitano testualmente:

Liù si stendeva su di noi
e chi dava un po’ di sé
senza chiedersi perchè.

Cosa vorrà dire? Io proprio non me lo figuro, come diceva Pinocchio. Insomma, le motivazioni che vi spingono a cliccare sul blog sono tra le più prosaiche. E pensare che ci occupiamo anche di diffamazione, cultura libera, politica, privacy, software libero, canzoni e tanto altro.
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La neverendig story di classicistranieri.com

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Il 26 aprile scorso la mia biblioteca on line classicistranieri.com è stata messa in modalità manutenzione dal provider Aruba.
In quel momento mi trovavo in una condizione molto delicata della mia vita in cui non disponevo nè di PC nè di connessione internet.
Ho potuto soltanto vedere il messaggio di avviso del reparto webserver una settimana dopo, ignorando fino ad allora l’irraggiugibilità dei contenuti del sito, cui era stato posto un messaggio di cortesia (grazie).
L’origine del disservizio sarebbe consistito, a detta del provider, da non ben meglio specificati plugin o temi vetusti installati sul sito. Nonostante le mie insistite richieste, non sono stato in grado di conoscere quali fossero questi applicativi in modo da rimuoverli in tutta velocità e sicurezza. Successivamente Aruba mi ha informato che erano in corso degli aggiornamenti lato server, e oggi pomeriggio il sito è risultato di nuovo accessibile e navigabile.
Farò il possibile per ottimizzarlo ulteriormente. Ma intanto classicistranieri c’è e lotta insieme a noi.

Ma non muoiono solo i vecchi

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Muoiono. Muoiono come le mosche. Dice “ma erano persone che avevano delle patologie gravi pregresse, tutti pazienti anziani con un quadro clinico generale compromesso in precedenza”. Sì, però intanto sono morte. E c’è da chiedersi come abbiano fatto due donne ricoverate nel reparto di oncologia a contrarre il fetido e malefico coronavirus in un ambiente protetto come un ospedale. Perché se è forse altamente probabile che queste persone sarebbero decedute per tumore è altrettanto di tutta evidenza che NON sono decedute per tumore ma per gli effetti del coronavirus. Dice “ma la situazione è critica!” E ti credo che è critica, se si muore anche quando si è ricoverati in ospedale. Non nego l’abnegazione del personale sanitario, che è il primo ad essere esposto all’infezione ed è quindi il primo a rischiare la pelle, medici e infermieri fanno quello che possono e anche di più. Ma sta di fatto che non si può morire di coronavirus in oncologia. Come si è stabilito il contagio? Da quanto tempo si sapeva che i soggetti erano contaminati? Domande. Domande, domande. Dubbi, dubbi amletici. C’è qualcosa che non torna in tutte queste storie di sofferenza e di morte che si verificano nel nostro ormai martoriato paese (martoriato soprattutto dall’ignoranza delle cose). Ci vogliono rassicurare dicendoci che queste persone così fragili erano anziane (e va be’, devono per forza morire? Forse la loro morte è meno importante rispetto a quella di un soggetto giovane?) ma sappiamo bene che in Cina il dottor Li Wenlinag, già oftalmologo presso l’ospedale di Wuhan, primo in assoluto a dare l’allarme dell’esistenza di un virus simile a quello della SARS è stato contaminato, ma prima arrestato e incriminato per aver diffuso notizie false che poi si sono rivelate vere, giovanissimo, è morto per complicanze legate all’infezione. Non è vero che muoiono solo i vecchi e i debilitati. La Cina ci insegna che possono morire anche i giovani in buona salute. E’ solo questione di tempo. Quando accadrà (e accadrà di sicuro) di ritrovarci davanti alla realtà della morte di una persona in giovane età e senza patolgie invalidanti pregresse allora dovremo arrenderci alla realtà. MA non potremmo rendercene conto prima? Si chiama prevenzione. Di più, si chiama buon senso. Perché se il tasso di mortalità da coronvirus è del 2-3% non siamo di fronte a una epidemia (pandemia?) di un’influenza “solo un po’ più severa”, queste sono le stesse identiche percentuali dell’influenza spagnola del 1918. Ma, si sa, bisogna lavarsi bene le mani, o, in alternativa, usare un gel disinfettante e igienizzante (che non si trova nemmeno più su Amazon). Ci tranquillizzano con un po’ di acqua e sapone mentre la gente muore. E le stelle stanno a guardare.

Una brevissima sulla morte di Davide Vannoni

Reading Time: < 1 minuteC’è stato un generale atteggiamento remissivo di fronte alla morte di Davide Vannoni. Si sa, la morte è pur sempre qualcosa di grave e di solenne, quasi di imbarazzante. Per cui chi muore è come se si vedesse cancellata ogni colpa. E probabilmente (anzi, senz’altro) per l’ordinamento giudiziario sarà così. Era il guru di “Stamina”, la metodologia che prevedeva l’uso di cellule staminali per trattare patologie neurodegenerative, attività che gli ha portato una grande popolarità tra i sostenitori delle cosiddette medicine alternative (ricordo che non esistono medicine alternative, esistono solo alternative più o meno pericolose alla medicina) e in ambito politico.

Purtroppo sotto il profilo giudiziario non gli è andata altrettanto bene. Oltre ad avere un processo ancora in corso a Roma, nel 2005 patteggiò una pena di 1 anno e 10 mesi di reclusione per associazione a delinquere. Nello stesso 2015 risultò prescritto il reato di tentata truffa ai danni della Regione Piemonte per un contributo da 500 mila euro che aveva chiesto e ottenuto nel 2007. Nel 2017 fu arrestato dai carabinieri dei NAS.

Ma, soprattutto, si è visto dare del “ciarlatano” in una sentenza, e la sua metodologia non ha mai trovato un supporto scientifico adeguato. Il trattamento non aveva alcuna validità scientifica ma anche grazie al programma televisivo Le Iene, acquisì una straordinaria popolarità. Una commissione del Ministero della Salute bocciò definitivamente il caso Stamina, ponendo una pietra tombale sulle aspirazioni di Vannoni (che intanto andava in giro su una Porsche) e sulle illusioni di molte persone malate che si sono affidate alle sue cure, le uniche per cui valga la pena, oggi, provare un po’ di compassione.

Solidarietà al giornalista Massimiliano Scagliarini indagato per diffamazione.

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Massimiliano Scagliarini è un bravo giornalista che ha avuto il coraggio di smascherare alcune bufale dei no-vax e che le ha denunciate in un suo articolo sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” intitolato “Puglia, tutte le bufale dei contrari ai vaccini”. Naturalmente non ho nulla in contrario alla decisione dei pubblici ministeri di citare direttamente a giudizio il malcapitato, né, sia detto chiaramente, al diritto delle presunte vittime di reato di vedersi costituire parte civile in un pubblico procedimento e porsi su un piano paritario ed egualitario davanti a un giudice terzo. Mi auguro solo che alla fine del processo, a cui Massimiliano certo non si sottrarrà, venga data ragione al giornalista e torto ai querelanti, perché si affermi con fermezza il principio secondo il quale si può dire che una bufala è una bufala quando è una bufala, che lo si possa dimostrare su un articolo di giornale senza avere addosso lo spauracchio del primo fruscio tedioso dell’avviso di garanzia o di conclusione delle indagini preliminari. È solo un augurio. Seguirò il procedimento è vi terrò informati.

Greta: tutta la verità in un tweet

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Ah, beh, allora…

Io non so se la bambina che Salvini ha preso in braccio e portato sul palco della Lega riunita a Pontida sia o meno una di quelle elencate nel caso Bibbiano. Non so nemmeno se “Greta” sia il vero nome della bambina e se Salvini, còlto probabilmente da un momento di rispetto delle forme e delle apparenze, abbia voluto usare questo nome per preservare la minore dall’identificazione (fatto sta che l’ha mostrata pubblicamente). Non so che senso abbia il tweet di Selvaggia Lucarelli e che cosa voglia dimostrare (i soliti debunker di Stato sono all’opera per spulciare i documenti del caso Bibbiano e per vedere quante volte vi compaia il nome “Greta”) né che tipo di informazione voglia dare. So solo che mi disgusta l’uso dei bambini, soprattutto se portatori inconsapevoli e certamente innocenti di una situazione sociale delicata, a fini di propaganda politica. “Greta” avrebbe potuto essere tranquillamente Matilde, Alessandra, Roberta, Marisa, Clotilde o chissà che cos’altro. Potrebbe essere stata strappata dall’affetto dei suoi genitori o avere una famiglia felicissima che vota Lega, è felicemente razzista e salviniana, ed è orgogliosa di avere affidato la figlia alle braccia forti e rassicuranti del Capitano. Mi diede da pensare, tempo fa, anche la foto di Bersani con in braccio una bambina di colore. A che serve?? Cosa ne sanno i bambini delle logiche politiche di intenerimento dei cuori del proprio bacino di votanti che sottendono a queste operazioni bieche e deprecabili? Nulla. Sono lì, inermi, impossibilitati a reagire e a dire la loro, mentre il solito giornalismo di maniera tipico di una rete ormai marcita fino al midollo nella propria sete di trovare la notizia che corregge la non notizia a tutti i costi, e che vede bufale per ogni dove, fa suoi stilemi e uscite sensazionalistiche grondanti di retorica e di inutilità fattuale. Facciano pure, Lorsignori, ci abitueremo anche alla nausea persistente che ci causa questo modo di fare informazione. Ma nella politica i bambini non devono entrare.

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Se avessi il cancro

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  • Se avessi il cancro, la prima cosa che fare sarebbe quella di chiedere ai medici che mi hanno in cura quanto tempo mi resta da vivere e dimezzarlo;
  • probabilmente farei testamento, o forse anche no;
  • sarei molto più scorretto da malato di quello che sono stato da sano, per cui probabilmente commetterei qualche reato in più, confidando nel fatto che anche un cancro ha la sua prescrizione;
  • se avessi il cancro non mi illuderei mai di poter guarire. Guarderei alla mia vita come a un’esperienza conclusa;
  • se avessi il cancro dormirei molto di meno e cercherei di sfruttare per quello che è possibile il tempo che mi rimane a disposizione per fare delle cose utili;
  • probabilmente (de)scriverei la mia esperienza sul mio blog;
  • mi metterei a leggere i libri che leggo la sera a mia figlia e a registrare tutte le mie letture in modo che mia figlia possa avere le letture del suo papà anche quando lui non ci sarà più;
  • regalerei copie piratate dei miei dischi ai miei amici (potrei regalare gli originali, ma che soddisfazione ci sarebbe a morire senza prima delinquere un po’?);
  • direi esattamente quello che penso ai politici che (non) mi rappresentano;
  • diffamerei pesantemente una decina di persone che mi stanno pesantemente sulle scatole;
  • cercherei di fare in modo di non effettuare NESSUN lascito a NESSUNA associazione per la lotta contro i tumori;
  • se avessi il cancro vivrei i miei ultimi giorni sapendo che la vita è solo questo, andare verso la morte;
  • ma soprattutto, mi farei una padellata mostruosa di cazzi miei.
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Per veri “Mampfiosi”

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Gioco di parole della catena austriaca di McDonalds che propone un panino “all’italiana” in una linea di prodotti in promozione denominata “Italian Summer” (estate italiana) e definendolo una specialità “Per veri Mamphiosi”, giocando sul significato del verbo tedesco “mampfen” (ovvero mangiare smodatamente, velocemente, divorare, o magari anche “sbafare”) e l’assonanza con la parola italiana “mafiosi” (assunta ormai a valore di internazionalismo) ben conosciuta anche a un parlante di lingua tedesca.

Divertentino come un riccio nelle mutande, nevvero?

Tifoso del Cagliari è colto da infarto sugli spalti. Gli ultrà della Fiorentina gli gridano “Devi morire”

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Non mi sono mai occupato di calcio sul mio blog. Potrebbe essere questa l’occasione per cominciare. Un tifoso del Cagliari, durante l’incontro con la Fiorentina, è stato còlto da infarto mentre si trovava con la madre e la sorella sugli spalti a tifare la sua squadra. A un certo punto, com’è e come non è, gli ultrà della Fiorentina hanno cominciato a urlargli contro “devi morire!”, proprio nella partita che era stata interrotta attorno al 15′ del primo tempo per ricordare Astori, il capitano della loro squadra, morto prematuramente lo scorso anno. Poi risulta che alla fine il tifoso cagliaritano che doveva morire è morto sul serio e questa è la fase più triste di una storiaccia che si svolge nella quotidianità di un contesto di tifo sconsiderato e a-sportivo, dove la gara di 22 omini in mutande che corrono dietro a un pallone cercando di infilarlo nella porta avversaria diventa ben più importante di una vita umana che si spegne, e in cui l’appartenenza di campanile la fa da padrona su qualsiasi sentimento di pietà umana e/o cristiana (per chi ci crede). Schifo, ohibò…

Guglielmo Pepe querela Roberto Burioni. La lettera di scuse del virologo.

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Nel mese di luglio 2017, sul social network Twitter, nel contesto di una discussione cui partecipava anche il giornalista Guglielmo Pepe, Roberto Burioni ha scritto la frase “un giornalista che racconta balle senza basi scientifiche danneggia la società e tradisce la sua professione, ha morti sulla coscienza”

Guglielmo Pepe ha querelato Burioni. La querela stava per “morire” con una richiesta di archiviazione da parte del Pubblico Ministero, ma la settimana scorsa è giunta una lettera di scuse da parte di Burioni, a seguito della quale Pepe ha rimesso la querela.

Sono stato aggressivo, ma nell’ambito del clima di accesa discussione su temi estremamente rilevanti dal punto di vista sociale, scrive Burioni.

Fin qui i fatti e parte del documento di scuse (peraltro ampiamente disponibile in rete) che rende senz’altro onore al prof. Burioni, anche se fa rimanere dei dubbi sulle dinamiche del procedimento. Il Pubblico Ministero a cui era stata proposta la denuncia-querela di Guglielmo Pepe aveva proposto l’archiviazione della stessa. Archiviazione a cui lo stesso Pepe si era opposto, dando così il via alla procedura processuale. Visto che il processo aveva ottime possibilità di concludersi con una archiviazione, e, quindi, per Burioni, con un nulla di fatto, non si capisce perché il virologo si sia affrettato a scrivere una lettera di scuse per un fatto che, con ogni probabilità non sussisteva (la frase suppostamente diffamatoria era stata rivolta a una generalità indefinita di persone, non a Guglielmo Pepe). Probabilmente gli avvocati si saranno trovati d’accordo su questa strategia difensiva per Burioni e di tutela per Pepe, fatto sta che il dubbio rimane, e ci si chiede se questa lettera di scuse non sia anche una ammissione implicita di una responsabilità, non foss’altro che quella di aver agito frettolosamente e avere avuto il dovere di essere più chiaro. Insomma, il dubbio che resta è che la parte soccombente sia proprio Burioni e che Pepe ne esca con un risultato insperato. E sì, Burioni bisogna che in futuro se ne stia più attentino ad attribuire morti sulla coscienza a chicchessia.

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Io non capisco la gente che non ci piacciono i generici

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Ecco, ve ne sarete accorti tutti che quando si va in farmacia con la ricettina bella pronta e firmata in mano la prima cosa che la farmacista (generalmente giovane e carina, con lo sguardo inconsapevole) ci chiede è: “Le do l’originale o preferisce il generico?” E tutti, soprattutto i vecchietti, normalmente rispondono: “No, no, niente generici, io voglio l’originale!” La sciacquetta carina e gentile prova a ribattere: “Guardi che con l’originale paga tot euro di ticket, mentre con il generico non paga nulla”. E il vecchietto di turno la massacra: “Non me ne importa nulla, mi dia l’originale, il generico non lo voglio.” Oppure, se quella di turno è una vecchietta, guarderà la bambinella con occhio di superiorità e dirà: “Mi dia quello che c’è scritto sulla ricetta”. E sulla ricetta generalmente è sempre indicata la specialità medicinale griffata.

Il motivo di tanta diffidenza non è che il generico sia un farmaco di serie B, un po’ come la cola del discount rispetto alla Coca-Cola e alla Pepsi ufficiali, no, il punto è che per noi il generico è inefficace e in un certo senso, non fa lo stesso effetto. Ma se è lo stesso principio attivo! Magari possono cambiare gli eccipienti, ma quello che del farmaco fa effetto è la stessa esatta identica molecola del farmaco di marca.

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