Solidarietà al giornalista Massimiliano Scagliarini indagato per diffamazione.

Massimiliano Scagliarini è un bravo giornalista che ha avuto il coraggio di smascherare alcune bufale dei no-vax e che le ha denunciate in un suo articolo sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” intitolato “Puglia, tutte le bufale dei contrari ai vaccini”. Naturalmente non ho nulla in contrario alla decisione dei pubblici ministeri di citare direttamente a giudizio il malcapitato, né, sia detto chiaramente, al diritto delle presunte vittime di reato di vedersi costituire parte civile in un pubblico procedimento e porsi su un piano paritario ed egualitario davanti a un giudice terzo. Mi auguro solo che alla fine del processo, a cui Massimiliano certo non si sottrarrà, venga data ragione al giornalista e torto ai querelanti, perché si affermi con fermezza il principio secondo il quale si può dire che una bufala è una bufala quando è una bufala, che lo si possa dimostrare su un articolo di giornale senza avere addosso lo spauracchio del primo fruscio tedioso dell’avviso di garanzia o di conclusione delle indagini preliminari. È solo un augurio. Seguirò il procedimento è vi terrò informati.

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Greta: tutta la verità in un tweet

Ah, beh, allora…

Io non so se la bambina che Salvini ha preso in braccio e portato sul palco della Lega riunita a Pontida sia o meno una di quelle elencate nel caso Bibbiano. Non so nemmeno se “Greta” sia il vero nome della bambina e se Salvini, còlto probabilmente da un momento di rispetto delle forme e delle apparenze, abbia voluto usare questo nome per preservare la minore dall’identificazione (fatto sta che l’ha mostrata pubblicamente). Non so che senso abbia il tweet di Selvaggia Lucarelli e che cosa voglia dimostrare (i soliti debunker di Stato sono all’opera per spulciare i documenti del caso Bibbiano e per vedere quante volte vi compaia il nome “Greta”) né che tipo di informazione voglia dare. So solo che mi disgusta l’uso dei bambini, soprattutto se portatori inconsapevoli e certamente innocenti di una situazione sociale delicata, a fini di propaganda politica. “Greta” avrebbe potuto essere tranquillamente Matilde, Alessandra, Roberta, Marisa, Clotilde o chissà che cos’altro. Potrebbe essere stata strappata dall’affetto dei suoi genitori o avere una famiglia felicissima che vota Lega, è felicemente razzista e salviniana, ed è orgogliosa di avere affidato la figlia alle braccia forti e rassicuranti del Capitano. Mi diede da pensare, tempo fa, anche la foto di Bersani con in braccio una bambina di colore. A che serve?? Cosa ne sanno i bambini delle logiche politiche di intenerimento dei cuori del proprio bacino di votanti che sottendono a queste operazioni bieche e deprecabili? Nulla. Sono lì, inermi, impossibilitati a reagire e a dire la loro, mentre il solito giornalismo di maniera tipico di una rete ormai marcita fino al midollo nella propria sete di trovare la notizia che corregge la non notizia a tutti i costi, e che vede bufale per ogni dove, fa suoi stilemi e uscite sensazionalistiche grondanti di retorica e di inutilità fattuale. Facciano pure, Lorsignori, ci abitueremo anche alla nausea persistente che ci causa questo modo di fare informazione. Ma nella politica i bambini non devono entrare.

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Se avessi il cancro

  • Se avessi il cancro, la prima cosa che fare sarebbe quella di chiedere ai medici che mi hanno in cura quanto tempo mi resta da vivere e dimezzarlo;
  • probabilmente farei testamento, o forse anche no;
  • sarei molto più scorretto da malato di quello che sono stato da sano, per cui probabilmente commetterei qualche reato in più, confidando nel fatto che anche un cancro ha la sua prescrizione;
  • se avessi il cancro non mi illuderei mai di poter guarire. Guarderei alla mia vita come a un’esperienza conclusa;
  • se avessi il cancro dormirei molto di meno e cercherei di sfruttare per quello che è possibile il tempo che mi rimane a disposizione per fare delle cose utili;
  • probabilmente (de)scriverei la mia esperienza sul mio blog;
  • mi metterei a leggere i libri che leggo la sera a mia figlia e a registrare tutte le mie letture in modo che mia figlia possa avere le letture del suo papà anche quando lui non ci sarà più;
  • regalerei copie piratate dei miei dischi ai miei amici (potrei regalare gli originali, ma che soddisfazione ci sarebbe a morire senza prima delinquere un po’?);
  • direi esattamente quello che penso ai politici che (non) mi rappresentano;
  • diffamerei pesantemente una decina di persone che mi stanno pesantemente sulle scatole;
  • cercherei di fare in modo di non effettuare NESSUN lascito a NESSUNA associazione per la lotta contro i tumori;
  • se avessi il cancro vivrei i miei ultimi giorni sapendo che la vita è solo questo, andare verso la morte;
  • ma soprattutto, mi farei una padellata mostruosa di cazzi miei.
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Per veri “Mampfiosi”

Gioco di parole della catena austriaca di McDonalds che propone un panino “all’italiana” in una linea di prodotti in promozione denominata “Italian Summer” (estate italiana) e definendolo una specialità “Per veri Mamphiosi”, giocando sul significato del verbo tedesco “mampfen” (ovvero mangiare smodatamente, velocemente, divorare, o magari anche “sbafare”) e l’assonanza con la parola italiana “mafiosi” (assunta ormai a valore di internazionalismo) ben conosciuta anche a un parlante di lingua tedesca.

Divertentino come un riccio nelle mutande, nevvero?

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Tifoso del Cagliari è colto da infarto sugli spalti. Gli ultrà della Fiorentina gli gridano “Devi morire”

Non mi sono mai occupato di calcio sul mio blog. Potrebbe essere questa l’occasione per cominciare. Un tifoso del Cagliari, durante l’incontro con la Fiorentina, è stato còlto da infarto mentre si trovava con la madre e la sorella sugli spalti a tifare la sua squadra. A un certo punto, com’è e come non è, gli ultrà della Fiorentina hanno cominciato a urlargli contro “devi morire!”, proprio nella partita che era stata interrotta attorno al 15′ del primo tempo per ricordare Astori, il capitano della loro squadra, morto prematuramente lo scorso anno. Poi risulta che alla fine il tifoso cagliaritano che doveva morire è morto sul serio e questa è la fase più triste di una storiaccia che si svolge nella quotidianità di un contesto di tifo sconsiderato e a-sportivo, dove la gara di 22 omini in mutande che corrono dietro a un pallone cercando di infilarlo nella porta avversaria diventa ben più importante di una vita umana che si spegne, e in cui l’appartenenza di campanile la fa da padrona su qualsiasi sentimento di pietà umana e/o cristiana (per chi ci crede). Schifo, ohibò…

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Guglielmo Pepe querela Roberto Burioni. La lettera di scuse del virologo.

Nel mese di luglio 2017, sul social network Twitter, nel contesto di una discussione cui partecipava anche il giornalista Guglielmo Pepe, Roberto Burioni ha scritto la frase “un giornalista che racconta balle senza basi scientifiche danneggia la società e tradisce la sua professione, ha morti sulla coscienza”

Guglielmo Pepe ha querelato Burioni. La querela stava per “morire” con una richiesta di archiviazione da parte del Pubblico Ministero, ma la settimana scorsa è giunta una lettera di scuse da parte di Burioni, a seguito della quale Pepe ha rimesso la querela.

Sono stato aggressivo, ma nell’ambito del clima di accesa discussione su temi estremamente rilevanti dal punto di vista sociale, scrive Burioni.

Fin qui i fatti e parte del documento di scuse (peraltro ampiamente disponibile in rete) che rende senz’altro onore al prof. Burioni, anche se fa rimanere dei dubbi sulle dinamiche del procedimento. Il Pubblico Ministero a cui era stata proposta la denuncia-querela di Guglielmo Pepe aveva proposto l’archiviazione della stessa. Archiviazione a cui lo stesso Pepe si era opposto, dando così il via alla procedura processuale. Visto che il processo aveva ottime possibilità di concludersi con una archiviazione, e, quindi, per Burioni, con un nulla di fatto, non si capisce perché il virologo si sia affrettato a scrivere una lettera di scuse per un fatto che, con ogni probabilità non sussisteva (la frase suppostamente diffamatoria era stata rivolta a una generalità indefinita di persone, non a Guglielmo Pepe). Probabilmente gli avvocati si saranno trovati d’accordo su questa strategia difensiva per Burioni e di tutela per Pepe, fatto sta che il dubbio rimane, e ci si chiede se questa lettera di scuse non sia anche una ammissione implicita di una responsabilità, non foss’altro che quella di aver agito frettolosamente e avere avuto il dovere di essere più chiaro. Insomma, il dubbio che resta è che la parte soccombente sia proprio Burioni e che Pepe ne esca con un risultato insperato. E sì, Burioni bisogna che in futuro se ne stia più attentino ad attribuire morti sulla coscienza a chicchessia.

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Io non capisco la gente che non ci piacciono i generici

Ecco, ve ne sarete accorti tutti che quando si va in farmacia con la ricettina bella pronta e firmata in mano la prima cosa che la farmacista (generalmente giovane e carina, con lo sguardo inconsapevole) ci chiede è: “Le do l’originale o preferisce il generico?” E tutti, soprattutto i vecchietti, normalmente rispondono: “No, no, niente generici, io voglio l’originale!” La sciacquetta carina e gentile prova a ribattere: “Guardi che con l’originale paga tot euro di ticket, mentre con il generico non paga nulla”. E il vecchietto di turno la massacra: “Non me ne importa nulla, mi dia l’originale, il generico non lo voglio.” Oppure, se quella di turno è una vecchietta, guarderà la bambinella con occhio di superiorità e dirà: “Mi dia quello che c’è scritto sulla ricetta”. E sulla ricetta generalmente è sempre indicata la specialità medicinale griffata.

Il motivo di tanta diffidenza non è che il generico sia un farmaco di serie B, un po’ come la cola del discount rispetto alla Coca-Cola e alla Pepsi ufficiali, no, il punto è che per noi il generico è inefficace e in un certo senso, non fa lo stesso effetto. Ma se è lo stesso principio attivo! Magari possono cambiare gli eccipienti, ma quello che del farmaco fa effetto è la stessa esatta identica molecola del farmaco di marca.

Ricordo il caso di mia nonna, l’Angiolina buonanima (di cui non vi parlo da anni, ormai). Per dormire meglio la notte e contrastare l’ansia che la opprimeva le avevano prescritto delle compresse di diazepam. L’effetto fu deleterio. Mia nonna la notte si agitava moltissimo e praticamente ballava sul letto. Riconsultato il medico, la tranquillizzò e le prescrisse lo stesso dosaggio di diazepam, sotto forma di gocce al gusto di limone (quindi molto gradevoli al palato). Il farmaco (che non era esattamente un generico, ma una specialità medicinale con un altro nome) fece effetto e mia nonna stava da Dio. Aveva preso esattamente la stessa cosa.

Una molecola è una molecola. Non ha nessun marchio se non quello del “copyright” che dopo 20 anni dal deposito scade. E’ per questo che esistono i generici. Che costano meno e sono ugualmente efficaci.

Siamo fatti di chimica, e una molecola è una molecola, sia che me la produca l’azienda di grido che ci ha messo il brevetto, sia che la produca chi immette sul mercato solo farmaci generici, e allora perché non approfittarne? Perché siamo malfidati, ecco perché. Pensiamo sempre che ci sia qualcuno pronto a fregarci con qualche intruglietto, che se costa meno deve anche valere di meno, quindi in quanto a efficacia lascerà probabilmente a desiderare.

Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.

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Il comunicato stampa della Procura della Repubblica di Torino sulle anticipazioni delle notizie a mezzo Twitter da parte del Ministro Salvini

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PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI TORINO

Su modalità e tempistica di comunicazione del Ministro dell’Interno in relazione ad “operazioni in corso”

COMUNICATO STAMPA (Torino, 4 dicembre 2018)

All’inizio della mattinata odierna il Ministro dell’Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente afferma “…non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia” facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove.

In relazione ai soli fatti di Torino, il Procuratore della Repubblica osserva che, al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione:

  • è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi ai danni del buon esito della stessa;
  • la polizia giudiziaria non ha fermato “15 mafiosi nigeriani”, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della DDA di questo ufficio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torino. Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestaione della violazione dell’art. 416 bis c.p.;
  • coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è (sic!) ancora in corso.

La diffusione della notizia contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di Polizia Giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione delle notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato.

Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie.

Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso.

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David Puente assunto da Enrico Mentana nello staff del suo nuovo giornale on line

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FACCIO SUBITO UNA PREMESSA: David Puente è stato oggetto, nei giorni scorsi, di un attacco vile senza nessuna giustificazione. Qualcuno (si occuperà la magistratura di individuarlo) ha diffuso una notizia falsa, in cui si afferma che il debunker sarebbe stato oggetto di una perquisizione domiciliare alla ricerca di materiale pedopornografico. Si fa riferimento anche alle origini (vere o supposte) ebraiche del blogger. Il tutto con il logo e il marchio del quotidianola Repubblica”, quasi a voler dare una sorta di parvenza di autorevolezza alla vigliaccata in questione. Queste sono cose da condannare senza appello. Per quanto mi riguarda continuerò a criticare Puente per quello che fa, che dice e che scrive. Non mi interessano né le sue preferenze sessuali, né la sua provenienza etnica, né la sua fede religiosa.

E ORA COMINCIAMO. David Puente è stato nominato da Enrico Mentana come primo (in ordine di tempo) collaboratore del nuovo giornale on line del giornalista de La7. Che non esiste (ancora). Ma, intanto, la notizia ha creato unanime consenso nel mondo di certi radical-chic di sinistra che hanno subito battuto le manine ed esaltato la scelta. Ora, io non so se David Puente sia iscritto all’albo dei giornalisti o meno, ma questo è il requisito fondamentale che mi aspetto da un qualsiasi collaboratore di una qualsiasi testata, on line o cartacea che sia. Finché uno fa il blogger per conto suo (e io ne so qualcosa) può scrivere quello che gli pare. Ma quando si va a scrivere per  un giornale ci sono requisiti che non sono di per sé indispensabili (non ho detto che l’essere iscritto all’albo dei giornalisti sia la conditio sine qua non della collaborazione di Puente con Mentana, ma che me lo aspetto, così come mi aspetto che la farmacista che gestisce il negozio che mi vende l’Aspirina sia laureata in farmacia) ma che rendono il sito ricco di autorevolezza (e non di “autorità”).

Fatto sta che per il momento David Puente è stato nominato collaboratore di un bel niente, visto che il sito non c’è ancora. Arriverà? Sarà a giorni? A settimane? A mesi? Ma oggi come oggi non c’è. Inutile applaudire il niente.

Come niente fu quella nomina pubblicizzata in pompa magna da parte della Boldrini nella task force del quadriumvirato di ricerca sulle fake news con il marchio della Camera dei Deputati. Ci fu un linguaggio estremamente pomposo nell’annunciare l’iniziativa. Ho ritrovato in rete il virgolettato:

“Sono in contatto con esperti, i cosiddetti debunker: – ha spiegato la presidente durante un incontro con la stampa – il debunking è l’attività che smaschera le bufale” attraverso una verifica attenta e puntuale sulle fonti e sulla trasmissione della notizia. ”Sono Paolo Attivissimo (Il Disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi del CSSLab dell’IMT di Lucca  e consegneremo l’appello ai grandi social network che devono essere seri”.

Ma poi cos’hanno fatto? Sono andati in giro per le scuole italiane a sensibilizzare i giovani studenti? Hanno creato qualche sito di informazione vera oltre a quel Basta Bufale che raccoglie solo firme e che è stato abbandonato sul web a far scorrerere a video una serie (in)finita di testimonial? Hanno tenuto conferenze e incontri (più di uno, voglio dire) alla Camera dei Deputati per sensibilizzare l’opinione pubblica, i giornali (rei, secondo il mangiatore di amatriciana Paolo Attivissimo, di essere le prime fonti di diffusione delle notizie fasulle), i media sul pericolo della diffusione delle “bufale” (termine orrendo ma a loro piace tanto)? Anzi, ci risulta che il sito “Bufale un tanto al chilo” sia stato oggetto di sequestro preventivo per una accusa per diffamazione. La risposta è caduta nel vento, come dice una orrenda traduzione cattolica di Bob Dylan.

E poi sono curioso di vedere che cosa tireranno fuori un collaboratore che “silenzia” i suoi contatti su Twitter e un direttore che dà del “coglione” al cronista dell’agenzia Dire, aggiungendo l’epiteto “sparapalle” solo perché il cronista in questione aveva avuto l’ardire di chiedergli  se “Il suo editore di La7, Urbano Cairo, sarà anche quello del suo giornale online?” (se avete voglia di saperne di più leggete qui).

Much ado about nothing.

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Cosa penso di Roberto Burioni

burioni

Alcuni di voi (che siete sempre meno) mi hanno chiesto che cosa io pensi di Roberto Burioni e della sua campagna pro-vaccini, dei suoi tweet, dei suoi interventi, dei suoi libri (che non ho voglia di leggere) e della gente che pubblica su Facebook il numero dell’ombrellone e dello stabilimento balneare presso il quale va a passare le sue vacanze augurandogli sinceramente di affogare.

La verità è che in merito a quello che dice sui vaccini non penso assolutamente nulla. Mi aspetto solo che dica una cosa del tipo

“E’ scientificamente provato che i vaccini non provocano alcun effetto collaterale e che la loro somministrazione può essere effettuata in tutta sicurezza su qualsiasi individuo, anche se gravemente debilitato”,

ecco, questo mi aspetto. Ma non lo dirà mai. Quindi personalmente resto con i miei dubbi sull’obbligatorietà dei vaccini a cui non sono (e ci mancherebbe altro!) contrario in linea di principio.

Quanto al Burioni polemista, devo dire la verità, mi sta un pochino antipatico. L’ultimo suo intervento che mi pare degno di nota è un interventi di qualche giorno fa contro un tale Dino Giarrusso del M5S, che ha fatto l’inviato per “le Iene” qualche tempo fa e che ora si ritrova al MIUR per verificare la correttezza dei concorsi per i professori universitari. C’è da piangere, lo so, ma Burioni non piange (per sua fortuna) ma rilancia fortemente dicendogli:

“Gentile Giarrusso, se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno.”

Che, voglio dire, è una stilettata mica male che, però, sottende un concetto sbagliato, ovvero quello che per parlare di un argomento si debba per forza essere laureati, aver completato un percorso superiore di studi, si debbano avere dei titoli, o, comunque, delle competenze in merito. Certo, tutto questo è auspicabile, ma di questa via va a finire che non parla più nessuno. Non possiamo impedire alla casalinga di Voghera di parlare dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani (supponendo che lo abbia letto, naturalmente) solo prendendo a pretesto il fatto che non è laureata in lettere e non sa distinguere un romanzo di genere popolare e leggero da un capolavoro del ‘900. Se si facesse così, un insegnante che riceve un genitore un po’ incazzato perché il figlio non ha preso la sufficienza, dovrebbe dirgli “Prima di parlare con me prenda una laurea, un’abilitazione all’insegnamento, vinca un concorso pubblico e poi insegni lei la mia materia, se no stia zitto e ascolti quello che ho da dirle, chè qui dentro sono io che insegno”. E invece sappiamo che non è così. Ecco, Burioni quando si trincera dietro al “Io so’io e voi non zete un cazzo” resta assolutamente sgradevole. Oltre che perdente sul piano dialettico. Poi la sua competenza sul tema “vaccini” nessuno la mette minimanete in discussione.

Ecco, adesso ve l’ho detto.

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