Resoconto stenografico dell’approvazione dell’o.d.g. Calderoli al Senato sugli “esami di riparazione”

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PRESIDENTE. Avverte che è stato presentato l’ordine del giorno G100 (v. Allegato A).

SOLIANI, relatrice. Esprime parere favorevole. 

BASTICO, vice ministro della pubblica istruzione. Accoglie l’ordine del giorno.

CALDEROLI (LNP). Chiede la votazione dell’ordine del giorno G100, ritenendo che l’Assemblea debba pronunciarsi sugli esami di riparazione. 

ASCIUTTI (FI). Dichiara voto favorevole all’ordine del giorno, ritenendo che la reintroduzione degli esami di riparazione richieda uno specifico disegno di legge. (Applausi dal Gruppo FI).

RANIERI (Ulivo). A titolo personale annuncia un voto contrario, ritenendo improprio parlare di esami di riparazione laddove si tratta di una procedura concordata per recuperare debiti scolastici. 

PRESIDENTE. L’espressione non va intesa in senso letterale.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore CALDEROLI (LNP), il Senato approva l’ordine del giorno G100.

(Allegato A)

ORDINE DEL GIORNO

    G100

    CALDEROLI, DAVICO

    Approvato

    Il Senato,

            premesso che:

                il Ministro della pubblica istruzione ha emanato in data 3 ottobre 2007 un proprio decreto in cui si prevedono verifiche, a conclusione delle attività di sostegno e di recupero, che possono determinare la non ammissione dello studente alla frequenza della classe successiva;

                il decreto di cui sopra reintroduce, di fatto, gli esami di riparazione aboliti dalla legge 8 agosto 1995, n. 352,

            impegna il Governo a riferire alle competenti Commissioni e, valutato il conseguente dibattito, a intraprendere le eventuali necessarie iniziative.

Il Decreto Fioroni sul ritorno degli “esami” a settembre

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Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante "Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università", che sostituisce gli articoli 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, in particolare l’art. 2, comma 1;

Visto il Decreto Legislativo 30 marzo 2001 n. 165 e successive modificazioni e, in particolare, l’art. 4;

Vista la Legge 14 gennaio 1994 n. 20 e in particolare l’art. 3, comma 1, lettera b);

Visto il Testo Unico, di cui al Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e in particolare l’articolo 193, comma 1, riguardante gli scrutini finali di promozione;

Visto il Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 marzo 1999, n. 275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, e, in particolare, l’art. 4, commi 4 e 6 e l’art. 14, comma 2 per le parti che riguardano il recupero del debito formativo;

Vista l’Ordinanza ministeriale del 21 maggio 2001, n. 90, in particolare l’art. 13, concernente gli scrutini finali negli istituti di istruzione secondaria superiore;

Vista la legge dell’8 agosto 1995, n. 352 recante disposizioni urgenti concernenti l’abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione e l’attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero;

Visto il Decreto ministeriale del 22 maggio 2007, n. 42 recante modalità di attribuzione del credito scolastico e di recupero dei debiti formativi nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore;

Considerato che la valutazione ha l’obiettivo di contribuire a migliorare la qualità degli apprendimenti e a innalzare i traguardi formativi delle singole istituzioni scolastiche e del Paese;

Preso atto che le attuali modalità di recupero dei debiti formativi non assicurano una adeguata risposta al tempestivo superamento delle carenze riscontrate negli studenti durante il loro percorso scolastico;

Considerato opportuno che il recupero dei debiti venga effettuato entro la conclusione dell’anno scolastico in cui questi sono stati contratti affinché, oltre a sviluppare negli studenti una maggiore responsabilizzazione rispetto ai traguardi educativi prefissati, garantisca la qualità del percorso formativo e la corrispondenza, rispetto agli obiettivi del piano dell’offerta formativa, dei livelli di preparazione raggiunti dalla classe, come prerequisito per la programmazione didattica dell’anno scolastico successivo, favorendo negli studenti stessi un compiuto e organico proseguimento del proprio corso di studi, in coerenza con gli obiettivi formativi specifici per ciascun anno dell’indirizzo seguito;

Ravvisata pertanto la necessità di procedere ad una più efficace applicazione del vigente istituto giuridico dei debiti formativi, con particolare riferimento ai tempi e alle modalità di regolazione del saldo dei medesimi debiti formativi, da realizzarsi in data certa;

Ritenuto di dovere quindi procedere ad una interpretazione della normativa vigente, funzionale a tale più efficace applicazione;

Visto il parere del C.N.P.I., espresso nell’adunanza plenaria del 21/09/07 :

D E C R E T A :

Art. 1

Le attività di sostegno e di recupero, come previsto dal D.M. n. 42 del 22 maggio 2007, costituiscono parte ordinaria e permanente del piano dell’offerta formativa.

Le istituzioni scolastiche sono tenute comunque a organizzare, subito dopo gli scrutini intermedi, interventi didattico-educativi di recupero per gli studenti che in quella sede abbiano presentato insufficienze in una o più discipline, al fine di un tempestivo recupero delle carenze rilevate.

Art. 2

Gli studenti di cui all’articolo 1 sono tenuti alla frequenza degli interventi suddetti. Al termine di tali attività saranno effettuate, da parte dei docenti delle discipline della classe di appartenenza, verifiche intermedie di cui si dà comunicazione alle famiglie.

Qualora i genitori o coloro che ne esercitano la relativa potestà non ritengano di avvalersi dell’iniziativa di recupero organizzata dalle scuole, debbono comunicarlo alla scuola stessa, fermo restando l’obbligo per lo studente di sottoporsi alle verifiche di cui al primo comma.

Art. 3

Nella organizzazione degli interventi didattici finalizzati al recupero dei debiti formativi può essere adottata, – anche nell’ambito della utilizzazione della quota del 20% prevista dal D.M. n. 47 del 13.06.2006 – una articolazione diversa da quella per classe, che tenga però conto degli obiettivi formativi che devono essere raggiunti dagli alunni.

Le istituzioni scolastiche possono individuare e/o approvare anche modalità diverse ed innovative di attività di recupero attraverso l’utilizzazione dei docenti della scuola,ai sensi della vigente disciplina contrattuale, e/o collaborazioni con soggetti esterni, volte a soddisfare gli specifici bisogni formativi di ciascuno studente.

In tutti i casi i Consigli di classe, su indicazione dei singoli insegnanti delle materie oggetto di recupero, mantengono la responsabilità didattica nell’individuare la natura delle carenze, nell’indicare gli obiettivi dell’azione di recupero e nel verificarne gli esiti ai fini del saldo del debito formativo. Il Dirigente scolastico è tenuto a promuovere, nel rispetto delle prerogative degli Organi Collegiali della scuola, gli adempimenti necessari per assicurare lo svolgimento delle attività programmate.

Art. 4

Il recupero dei debiti formativi può avvenire anche utilizzando modalità laboratoriali.

Art. 5

Nei confronti degli studenti per i quali, al termine delle lezioni, è stato constatato il mancato conseguimento della sufficienza in una o più discipline, che non comporti tuttavia un immediato giudizio di non promozione, il Consiglio di classe procede al rinvio della formulazione del giudizio finale.

La scuola comunica subito alle famiglie, per iscritto, le decisioni assunte dal consiglio di classe, indicando le specifiche carenze rilevate per ciascuno alunno dai docenti delle singole discipline e i voti proposti in sede di scrutinio nella disciplina o nelle discipline nelle quali l’alunno non ha raggiunto la sufficienza. Contestualmente vengono comunicati gli interventi didattici finalizzati al recupero dei debiti formativi che la scuola è tenuta a portare a termine entro la fine dell’anno scolastico, le modalità e tempi delle relative verifiche.

Analogamente a quanto previsto dal precedente art. 2, se i genitori o coloro che ne esercitano la relativa potestà non ritengano di avvalersi delle iniziative di recupero organizzate dalle scuole, debbono comunicarlo alla scuola stessa, fermo restando l’obbligo per lo studente di sottoporsi alle verifiche di cui al comma precedente..

Art. 6

A conclusione dei suddetti interventi didattici, di norma entro il 31 agosto dell’anno scolastico di riferimento, salvo particolari esigenze organizzative delle istituzioni scolastiche, e comunque non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo, il Consiglio di classe, in sede di integrazione dello scrutinio finale, procede alla verifica dei risultati conseguiti e alla formulazione del giudizio definitivo che, in caso di esito positivo, comporta l’ammissione dell’alunno alla frequenza della classe successiva.

Art 7

Nei confronti degli studenti valutati positivamente in sede di verifica finale al termine del terz’ultimo e penultimo anno di corso, il Consiglio di classe procede altresì all’attribuzione del punteggio di credito scolastico.

Art. 8

Per i candidati agli esami di Stato, a conclusione dell’anno scolastico 2007/2008, continuano ad applicarsi – relativamente ai debiti formativi e all’attribuzione del punteggio per il credito scolastico, ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge 11 gennaio 2007, n. 1 – le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della medesima legge n. 1/2007.

A decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, per gli studenti dell’ultimo anno di corso che nello scrutinio del primo trimestre o del primo quadrimestre presentino insufficienze in una o più discipline, il Consiglio di classe predispone iniziative di sostegno e relative verifiche, da svolgersi entro il termine delle lezioni, al fine di porre gli studenti predetti nella condizione di conseguire una valutazione complessivamente positiva in sede di scrutinio di ammissione all’esame di Stato.

Art. 9

Il piano dell’offerta formativa di ciascuna istituzione scolastica definisce le modalità di recupero e di verifica dell’avvenuto saldo dei debiti formativi, sulla base di criteri generali stabiliti con Ordinanza del Ministro della Pubblica istruzione.

Le relative modifiche del piano dell’offerta formativa per l’anno scolastico 2007/2008 sono effettuate entro il 31 dicembre 2007 e comunicate alle famiglie.

Art. 10

I criteri per la utilizzazione del personale docente e non docente da impiegare nelle attività di recupero e le modalità di attribuzione dei relativi compensi sono definiti in sede di contrattazione nell’ambito delle risorse specificamente dedicate agli interventi di recupero didattici ed educativi confluite nel fondo di istituto delle singole istituzioni scolastiche, e delle ulteriori risorse che verranno destinate alle medesime istituzioni scolastiche a carico del capitolo 1287 del Bilancio del Ministero della Pubblica Istruzione per l’anno finanziario 2007 e seguenti.

Art. 11

Il presente Decreto è trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera b), della legge 14 gennaio 1994 n. 20.

Il testo del decreto sull’innalzamento dell’obbligo scolastico

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MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE DECRETO 22 Agosto 2007, n. 139 Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Visto l’articolo 34 della Costituzione;

Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il testo unico delle leggi in materia di istruzione approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;

Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, commi 622, 623 e 624;

Visto il decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76;

Visto il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, articolo 13, comma 3e articolo 14, comma 2;

Visto il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, articolo 12, comma 5;

Visto il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazione, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, articolo 13, comma 1-ter;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, recante "Norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche";

Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 13 giugno 2006, n. 47;

Visto l’accordo quadro in sede di Conferenza unificata 19 giugno 2003;

Visto l’accordo in sede di Conferenza Stato regioni province autonome di Trento e Bolzano 15 gennaio 2004;

Vista la raccomandazione del Parlamento europeo e dei Consiglio 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente;

Visto il parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, espresso nell’adunanza del 26 giugno 2007;

Ritenuto necessario ed urgente dare attuazione all’obbligo di istruzione di cui all’articolo 1, comma 622, della legge n. 296/2006, a partire dall’anno scolastico 2007/2008 con la definizione, in via sperimentale, dei saperi e delle competenze previsti dai curricoli relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore e che le relative indicazioni, in prima attuazione, si applicano negli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009;

Considerato quanto previsto dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 624, le indicazioni relative a tali saperi e competenze riguardano anche i percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui all’Accordo quadro in sede di Conferenza unificata 19 giugno 2003;

Considerata la necessità di verificare e valutare la sperimentazione dei predetti saperi e competenze per una loro definitiva applicazione attraverso un organico coinvolgimento delle istituzioni scolastiche nella loro autonomia;

Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nell’adunanza della sezione consultiva per gli atti normativi nella seduta del 23 luglio 2007;

Considerato che il testo del provvedimento tiene conto delle osservazioni formulate nel citato parere del Consiglio di Stato,

ritenendo comunque opportuno richiamare, in modo coordinato, il quadro normativo derivante dalle innovazioni introdotte dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, rispetto alla norme previgenti in materia di diritto/dovere all’istruzione ed alla formazione;

Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e il relativo nulla osta del Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri reso in data 20 agosto 2007;

Adotta

il seguente regolamento relativo all’obbligo di istruzione di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622:

Articolo 1

Adempimento dell’obbligo di istruzione

1. L’istruzione obbligatoria è impartita per almeno dieci anni e si realizza secondo le disposizioni indicate all’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e, in prima attuazione, per gli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009 anche con riferimento ai percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui al comma 624 del richiamato articolo.

2. L’adempimento dell’obbligo di istruzione è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età, con il conseguimento dei quali si assolve il diritto/dovere di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76.

3. L’obbligo di istruzione di cui al presente articolo decorre a partire dall’anno scolastico 2007/2008 per coloro che hanno conseguito il titolo di studio conclusivo del primo ciclo nell’anno scolastico 2006/2007.

4. Ai fini di cui al comma 1, sono fatte salve le particolari disposizioni previste per la provincia di Bolzano dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 623.

Articolo 2.

Acquisizione di saperi e competenze

1. Ai fini di cui all’articolo 1, comma 1, i saperi e le competenze, articolati in conoscenze e abilità, con l’indicazione degli assi culturali di riferimento, sono descritti nell’allegato documento tecnico, che fa parte integrante del presente regolamento e si applicano secondo le modalità ivi previste.

2. I saperi e le competenze di cui al comma 1 assicurano l’equivalenza formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio. Per il loro recepimento nei curricoli dei primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore di ordine classico, scientifico, magistrale, tecnico, professionale e artistico previsti dai vigenti ordinamenti, le istituzioni scolastiche possono avvalersi degli strumenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, conparticolare riferimento all’articolo 4, comma 2, nonché dell’utilizzazione della quota di flessibilità oraria del 20% ai sensi del decreto del Ministro della pubblica istruzione 13 giugno 2006, n. 47.

3. Le modalità di attuazione delle indicazioni relative ai saperi e alle competenze di cui al comma 1 nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 624, sono stabilite nell’intesa in sede di Conferenza unificata ivi prevista, anche ai fini della ripartizione delle risorse statali destinate ai predetti percorsi.

Articolo 3

Interventi a sostegno dell’adempimento dell’obbligo di istruzione

1. Ai fini dell’adempimento dell’obbligo di istruzione da parte degli alunni diversamente abili, si fa riferimento al piano educativo individualizzato nella progettazione delle attività didattiche educative.

2. Per coloro che non hanno conseguito il titolo conclusivo del primo ciclo e che hanno compiuto il sedicesimo anno di età è prevista la possibilità di conseguire tale titolo anche nei centri provinciali per l’istruzione degli adulti di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 632.

3. Per l’anno scolastico 2007/2008 e, comunque sino alla completa attuazione di quanto previsto dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma632, gli interventi di cui al comma 2 possono essere realizzati presso i Centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti.

Articolo 4.

Certificazione dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione

1. La certificazione relativa all’adempimento dell’obbligo di istruzione di cui al presente regolamento è rilasciata a domanda. Per coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno di età è rilasciata d’ufficio.

2. Nelle linee guida di cui all’articolo 5 sono contenute indicazioni in merito ai criteri generali per la certificazi
one dei saperi e delle competenze di cui all’articolo 2, com-ma 1, ai fini dei passaggi a percorsi di diverso ordine, indirizzo e tipologia nonché per il riconoscimento dei crediti formativi, anche come strumento per facilitare la permanenza, nei percorsi di istruzione e formazione.

3. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sono adottati modelli di certificazione dei saperi e delle competenze di cui all’articolo 2, comma 1, acquisite dagli studenti nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Articolo 5.

Linee guida

1. Con apposite linee guida, adottate dal Ministro della pubblica istruzione, sono indicate le misure per l’orientamento dei giovani e delle loro famiglie, la formazione dei docenti, il sostegno, il monitoraggio, la valutazione e la certificazione dei percorsi in relazione all’attuazione sperimentale delle indicazioni di cui all’articolo 2, comma 1.

2. Per la realizzazione delle misure di cui al comma 1, il Ministero della pubblica istruzione si avvale della assistenza dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica e dell’Istituto nazionale per la valutazione dei sistema educativo di istruzione e di formazione e, con riferimento ai percorsi di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 624, anche dell’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, articolo28, comma 2.

Articolo 6.

Disposizione finale

1. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano, in conformità ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione nonché alla legge costituzionale 18 ottobre2001, n. 3 [14].

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 22 agosto 2007

Il Ministro: Fioroni

Visto, il Guardasigilli: Mastella

Registrato alla Corte dei conti il 31 agosto 2007

Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 6, foglio n. 171

Rutelli propone una scuola più lunga e vacanze più articolate. A discapito della scuola.

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(screenshot da : www.repubblica.it)

Sono le solite e consuete uscite stravaganti dell’estate.
Il vice premier Rutelli, quello che ha spinto una quantità incredibile di denaro pubblico per lo sviluppo e il completamento del sito www.italia.it, dopo aver insediato una commissione di studio (pagata, come è naturale, anch’essa col denaro dei cittadini), ha deciso che si può fare, le vacanze estive dureranno meno, si starà a scuola un po’ di più, in compenso ci saranno più ponti e interruzioni dell’attività scolastica durante l’anno, le vacanze di Pasqua dureranno un po’ di più, a Natale tutti a fare la settimana bianca, il tutto di un non ben meglio identificato recupero del turismo nazionale. Chiudiamo la scuola dopo, cominciamola prima, e tanti saluti a tutti.
Poi ci spiegherà, con calma, ma con molta calma, chi dovrà convincere le singole regioni ad approvare il nuovo calendario scolastico, considerato che Rutelli sembra essersi dimenticato che sono le regioni a decidere in materia. E poi ci spiegherà se gli alunni dovranno trasferirsi sotto l’ombrellone a sostenere gli esami di Stato conclusivi del quinquennio superiore, considerato che se l’anno scolastico finisce più tardi, anche gli esami slittano in avanti. E ci spieghi, già che c’è, perché la scuola debba ridursi ad ancella del turismo e al ruolo di Kindergarten, quando può ancora fare qualcosa per l’educazione e la cultura.

Pietro Citati propone su “Repubblica” il raddoppiamento dello stipendo degli insegnanti. E intanto a Messina un genitore picchia un prof. solo perché ha bocciato suo figlio

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(screenshot da www.repubblica.it)

Il prof. ha bocciato il figlio, e lui, il genitore, naturalmente, lo ha picchiato.
Dico "naturalmente", perché è la naturale conseguenza e lo sfogo di chi sente minato il valore del suo apporto educativo familiare. La bocciatura fa sempre male. Non è il ragazzo che non ha studiato (perché nel qual caso gli scapaccioni sarebbero da dare a lui, non al prof, che oltretutto era di educazione musicale, due ore la settimana di orario), è la famiglia che si sente colpevole. Dunque, piuttosto che affrontare il male là dove si presenta (cioè dentro di sé) lo si aggredisce dove ci sembra di vederlo (nell’insegnante). Il prof lo ha denunciato e ora è agli arresti domiciliari.
Pietro Citati, dal canto suo, non si sa se sulla scia di questa notizia, coglie l’occasione per offrire un ricordo un  po’ mieloso, ma certamente molto genuino, dei suoi anni di scuola, per finire col proporre il raddoppio dello stipendio degli insegnanti. Citati è un brav’uomo, le voci fuori dal coro che si susseguono sul forum di Repubblica istituito all’uopo, non lo sono.

Scrive Citati:

SONO così vecchio, che i professori della mia giovinezza avevano studiato ai tempi della Riforma Gentile. Non vorrei sopravvalutarla. Né vorrei sopravvalutare l’insegnamento dei miei professori di ginnasio e di liceo: conoscevano male le letterature straniere, e avevano la pessima abitudine di discutere interminabilmente le opinioni di Benedetto Croce su Dante o Leopardi o Ariosto. Ma ce n’erano alcuni straordinari. In primo luogo, meravigliosa conoscenza del greco e del latino, tanto che Giorgio Pasquali sosteneva che i migliori filologi classici provenivano dalle cattedre dei licei.

[Il resto dell’intervento su Repubblica]

Giulianova: viene fatta spogliare e perquisire perché sospettata di nascondere un microfono durante la terza prova scritta

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(screenshot da www.repubblica.it)

Non è emerso nulla a Giulianova, nel Liceo Scientifico “Curie”, ma intanto hanno ammesso che sì, l’hanno fatta spogliare e l’hanno anche perquisita. La solita paura dei cellulari. Sono stati sprovveduti, perché il fatto è avvenuto durante la terza prova, cioè quando la prima e la seconda erano state già corrette, e quando già si era insinuato il sospetto che la ragazza, durante la prova di matematica avesse copiato. Solo che se ne sono accorti dopo. E allora per evitare che copiasse anche durante la terza prova l’hanno perquisita. Ci sono rimasti male e la ragazza ci è rimasta peggio. Naturalmente Fioroni ha aperto la solita inchiesta.

Assolta l’insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere cento volte “Sono un deficiente”

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(screenshot da www.repubblica.it)

Allora, si può far scrivere "sei un deficiente" anche cento volte a uno che deficiente lo è davvero.
Non è reato.
Però è un atto professionalmente deficiente usare certi mezzi di correzione, su via.
L’insegnante se ne va in pensione con la fedina penale immacolata e una carriera senza ombre.
A parte quella di essere restata alla scuola che aveva voluto il Ministro Giovanni Gentile.

Maturità 2007: le imperdonabili imprecisioni dantesche del Ministero e tutte le prove scritte

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Il pasticcio è servito.
Il Ministero della Pubblica Istruzione, nel redigere l’analisi del testo della prima prova dell’Esame di Stato 2007 (la tradizionale prova scritta di italiano, valida per tutti gli indirizzi di studio) ha attribuito a San Tommaso d’Aquino la narrazione a Dante della vita di San Francesco d’Assisi.
E invece l’autore della narrazione, nel Paradiso dantesco, è San Bonaventura.
A questo punto non c’è più l’ignoranza degli alunni (che esiste ed è abissale) come scusa per un sistema che scricchiola dall’alto.
Ci si aspetta sempre che chi ci chiede di dar conto della nostra cultura sappia, quanto meno, ciò di cui sta parlando. Altrimenti non diventa credibile.
C’è solo da riportare uno dei tanto commenti del forum del quotidiano “Repubblica“, pienamente condivisibile:
“Non è assolutamente vero, non è San Tommaso a descrivere a Dante la figura e l’opera di San Domenico, ma il francescano San Bonaventura. Poichè una tale bestialità mette in discussione l’intero impianto dantesco relativo alla polemica tra gli ordini religiosi, anche se l’errore dovesse essere il frutto di una superficialità, tuttavia meriterebbe, come conseguenza, almeno le dimissioni del ministro della istruzione pubblica.”

Quanto alle prove scritte dell’esame di stato, eccole elencate di seguito:


 

Adesso basta coi professori che vogliono anche essere pagati! Che non si ammalino, piuttosto (ma guarda un po’, ci mancherebbe solo questa…)

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Bambole, non c’è una lira. Del resto che cosa pretendevate, poveri professori scaldasedie, che si occupino della custodia dei pargoli quando i genitori non ci sono, e che invece state lì anche a prendere i soldi, e che cos’è la scuola, un’istituzione? Un fondo di investimento? La culla in cui dovranno crescere le generazioni future?? E che diamine un po’ di umiltà, in fondo sono  pagatissimi e profumatamente adesso vogliono anche il diritto di ammalarsi? No, via, è troppo, è intollerabile, non è umano, è un insulto a noi cittadini che evadiamo le tasse, tanto mio figlio l’anno prossimo lo iscrivo alla scuola privata…

Ritrovare le parole (e la vergogna!)

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da Corriere.it

Date: Wed, 11 Apr 2007 19:46:43 +0200 (CEST)
Subject: E’ l’ora della vergogna!
From: "Valerio Di Stefano" <
postmaster@PEC.valeriodistefano.com>
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No, cari ragazzi, non è l’ora di recuperare le parole.
Quelle ci sono e ci sono sempre state, basta usarle.
E’ l’ora di recuperare il senso della responsabilita’ e dell’etica.
E’ l’ora di recuperare il senso dell’imparare.
Che non risiede certo nei "Mi spiace tanto, ma non mi sento in colpa".
E nemmeno negli "Scrivi a Matteo", perché Matteo queste righe non potrà leggerle.
E il fatto che per riconsegnarlo alla nostra memoria e al nostro affetto ci si accontenti di una casella di posta elettronica su Gmail equivale a dare un ulteriore calcio alla possibilità di recuperare alla società chi non si sente in colpa, e invece dovrebbe.

Fioroni: individuare e rimuovere i contenuti violenti

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Londra – Sono bastate alcune dichiarazioni del ministro all’Educazione britannico Alan Johnson per riaprire una polemica internazionale su YouTube e i siti utilizzati dai più giovani e dagli studenti. Servizi web che secondo Johnson “devono assumersi le proprie responsabilità”. Parole riprese anche dal ministro della Pubblica Istruzione italiano Giuseppe Fioroni ma che, almeno per ora, rimbalzano sulla scorza di YouTube, rinchiuso nella sua aprioristica neutralità.

Johnson, che come Fioroni propugna, ove necessario, il sequestro di player e telefonini in classe, ritiene che “il bullismo online contro gli insegnanti spinge alcuni di loro a valutare le dimissioni dalla professione a causa della diffamazione e dell’umiliazione che sono costretti a vivere”. Bullismo che si esplica attraverso il sitone del video sharing, con le clip pubblicate dagli studenti, ma anche con siti “di settore” come RateMyTeachers, spazio web pensato per gli alunni che vogliano pubblicamente criticare i propri docenti. Si tratta in effetti di un forum in cui il nome e cognome di ogni insegnante diventa un thread che consente ai discenti di sfogarsi.

“Il bullismo cyber – afferma Johnson – è crudele e senza posa” e non colpisce solo gli insegnanti, ma anche gli alunni: “Può seguire un bambino ben oltre i cancelli della scuola, fin dentro la propria casa”. E per questo YouTube, RateMyTeacher e analoghi devono “intraprendere azioni più ferme per bloccare o rimuovere video scolastici offensivi, proprio come hanno ben fatto per cancellare i contenuti pornografici”. Si tratta di servizi web che secondo il Ministro britannico hanno “una responsabilità sociale e un obbligo morale ad agire”.

“Nessuna censura sia chiaro – gli fa eco Fioroni – ma è chiedere troppo se ai gestori chiediamo di vigilare sui contenuti dei video che circolano sui loro siti, in particolare quelli di bullismo? Che segnale è quando un diversamente abile sottoposto a prepotenze diventa il video divertente più cliccato?”

A detta di Fioroni tutti sono tenuti a riflettere. “La libertà – spiega – è la vita della rete e come tale la rete deve continuare a vivere. Non si tratta di fare censure che limiterebbero la circolazione di notizie e informazioni, ma di effettuare controlli per individuare e rimuovere contenuti violenti”.

Fioroni, proprio come il suo omologo britannico, si ferma ad un passo dalla richiesta di nuove normative, preferendo un approccio all’apparenza più morbido: “La rete è libertà ma deve esserlo per tutti, e la rete deve difendere la libertà di tutti, non solo dei più forti”.

La BBC, nel riprendere le dichiarazioni di Johnson, segnala come YouTube, sul proprio sito, dichiari di nutrire fiducia sul fatto che i propri utenti “siano responsabili, e milioni di utenti rispettano quella fiducia”.

Le parole dei due ministri, dunque, si configurano come un appello ai servizi web sempre più spesso messi all’indice come propagatori di bullismo online. Per ora, dunque, non si profilano nuove misure contro YouTube ed affini, al contrario di quanto accaduto in Australia, dove sono 1.600 gli istituti scolastici dalle cui postazioni web non è più possibile accedere a YouTube.

da: www.punto-informatico.it

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Lo studente che ha perso l’anno scolastico per un incidente va risarcito (Cassazione)

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Sezione terza civile

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. Paolo Vittoria -Presidente-

Dott. Antonio Segreto -Consigliere-

Dott. Alfonso Amatucci -consigliere-

Dott. Angelo Spirito -Rel. Consigliere-

Dott. Roberta Vivaldi -Consigliere-

Ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

Sul ricorso proposto da:

N.E., elettivamente domiciliata in Roma via Sardegna 29, presso lo studio dell’avvocato Vasi Giorgio, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato Farina Grazietta, giusta procura speciale a margine del ricorso;

-ricorrente-

Contro

Toro Assicurazioni SpA; B.F.;

-intimati-

Avverso la sentenza n. 202/03 della Corte d’appello di Cagliari – sezione Distaccata di Sassari del 23/05/03, depositata il 03/06/03;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/11/06 dal Consigliere Dott. Angelo Spirito;

Udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Vincenzo Maccarone che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

Il tribunale di Nuovo condannò il B. e la Toro S.p.A. al risarcimento del danno da sinistro stradale in favore della N. . La corte di Sassari (per quanto ancora interessa) ha parzialmente accolto l’appello della N.

Quest’ultima propone ora il ricorso per cassazione, svolgendo due motivi. Non si difendono gli intimati. La N. ha anche depositato memoria per l’udienza.

Motivi della decisione

Nei due motivi di ricorso la N. lamenta i vizi della motivazione e la violazione degli artt. 2043 e 2059 c.c..

1) – In particolare, il primo motivo censura il punto della sentenza in cui è stata respinta la domanda di risarcimento del danno subito per il mancato conseguimento del risultato scolastico nell’anno in cui s’è verificato il sinistro, nonché quella del risarcimento conseguente alla diminuita capacità lavorativa, accertata dal CTU nella misura del 20% ed incontestata tra le parti.

Il motivo è fondato.

La sentenza impugnata ha respinto le domande in questione nella considerazione che "non sussistono elementi per calcolare una diminuzione reale della specifica capacità di guadagno, che all’epoca l’infortunata non possedeva". Siffatta affermazione non solo è viziata da difetto di motivazione ma, soprattutto, contrasta con il principio ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità secondo cui il danno patrimoniale da lucro cessante, per un soggetto privo di reddito e a cui siano residuati postumi permanenti in conseguenza di un fatto illecito altrui, configura un danno futuro, da valutare con criteri probabilistici, in via presuntiva e con equo apprezzamento del caso concreto.

Pertanto, se occorre valutare il lucro cessante di un minore menomato permanentemente, la liquidazione del risarcimento del danno va svolta sulla previsione della sua futura attività lavorativa, in base agli studi compiuti o alle sue inclinazioni, rapportati alla posizione economico-sociale della famiglia, oppure (nel caso in cui quella previsione non possa essere formulata) adottando come parametro di riferimento quello di uno dei genitori,presumendo che il figlio eserciterà la medesima professione del genitore (in tal senso tra le varie, cfr. Cass. 2 ottobre 2003, n. 14678).

La sentenza va dunque , cassata sul punto ed il giudice, adeguandosi al principio di diritto sopra enunciato, dovrà procedere all’accertamento ed alla eventuale liquidazione del risarcimento del danno da mancato guadagno subito dalla vittima, tenendo conto che, benché non sia configurabile un danno da lucro cessante specificamente rapportabile al ritardo (in via eziologia riferibile all’atto illecito produttivo del danno alla persona) nel conseguimento del titolo di studio, di questa circostanza può essere eventualmente tenuto conto nella misura in cui quel ritardo stesso allunga i tempi per svolgere la probabile attività lavorativa (produttiva di reddito) per il cui esercizio il titolo di studio è necessario.

2) – Nel secondo motivo la ricorrente – dolendosi del vizio della motivazione e della violazione dell’art. 2059 c.c. – censura la sentenza per avere respinto il suo motivo d’appello in ordine al danno morale (liquidato dal primo giudice in L. 36.740), sulla base della mera affermazione che esso "è stato liquidato in maniera congrua", senza poi di fatto procedere alla relativa liquidazione. Aggiunge che il giudice non ha tenuto conto dei propri rilievi circa il fatto che la liquidazione del danno morale deve tenere conto della diminuita capacità lavorativa e della gravità delle lesioni subite.

Il motivo è infondato, in quanto la sentenza contiene una congrua motivazione in ordine allo specifico punto oggetto di denunzia.

3) – Pertanto, accolto il primo motivo e respinto il secondo, la sentenza deve essere cassata, con rinvio al giudice designato nel dispositivo, il quale provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta il secondo, cassa per quanto di ragione la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Cagliari, in diversa composizione, la quale provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Roma, 22 novembre 2006.

L’Estensore Il Presidente

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

IL 20 FEBBRAIO 2007

Valerio Di Stefano – Il Ministro e i cellulari

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Il dibattito sollevato dalla circolare del Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, che reca in oggetto “linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica”, somiglia più a un polverone sonnacchioso che a una presa di posizione efficace e soddisfacente su un problema che, bisogna convenirne, ha dimostrato tutta la sua gravità in un processo mediatico a catena di S.Antonio, e tutta la sua urgenza quando ormai era troppo tardi. Il cellulare, si sa, non è più un accessorio per i nostri adolescenti. E’ molto di più, è una necessità, una pura ragione di vita, una protesi di loro stessi. E’ un oggetto che ha superato ormai la sua funzione meramente comunicativa, per assumere il ruolo di libero passaporto nei confronti del branco e di veicolo a basso costo per essere protagonisti nell’effimero di un filmatino amatoriale da condividere tra amici, o da inserire in rete.

Così, una volta identificato il primo “mariuolo”, non si è mai fermata la gragnuola di notizie su professori inermi ripresi mentre venivano derisi da orde fameliche di studenti armati di videofonino, di alunni disabili offesi e malmenati, di professoresse discinte che affermano di non essersi accorte che qualcuno dei loro alunni minorenni le stesse palpeggiando e di supplenti senza scrupoli.

L’emergenza nelle scuole si verificava ormai da tempo ma, si sa, le emergenze esistono solo nella misura in cui se ne parla sui giornali, in Tv e in internet. Cellulari sotto il banco, magari privi di suonerie o dotati appena di una leggera vibrazione e sguardi distratti mentre si digita un SMS; richieste di uscire dall’aula perché “è la mamma che mi chiama”, telefonini infilati nello storico astuccio delle penne e delle matite per poter spedire e ricevere, con un minimo di destrezza, al soluzione del compito dal compagno di classe o da fratelli e sorelle compiacenti a casa. Tutto questo era ed è vita quotidiana nella scuola pubblica.

Poi il caos. La follia. Per un cellulare sequestrato ci sono famiglie che non si sono fatte scrupoli a picchiare gli insegnanti o i dirigenti scolastici. Perché, si sa, i libri di testo sono molto cari e ci si può anche permettere il lusso di non averli. Ma i cellulari, quelli no, quelli devono essere all’ultimo grido, un po’ perché se no i ragazzi non si sentono come tutti gli altri, un po’ perché devono comunque essere sempre raggiungibili dai genitori (che si dimenticano che la scuola ha un numero di telefono a cui rivolgersi e dal quale gli alunni possono chiamare in caso di urgenza), un po’ perché senza quel cellulare non si è nessuno.

E allora non si può dire che un insegnante ha fatto bene a sequestrare un cellulare a un alunno solo perché lo usava in classe. Perché oltre ad andare a toccare un bene indubbiamente personale, l’insegnante ha avuto l’ardire di mettere in dubbio il sistema educativo della famiglia. Ha dimostrato una falla, una voragine nel ruolo familiare nell’insegnamento dei valori ai propri figli e questo no, non è minimamente tollerabile.

Per fortuna, adesso, la stampa ha raccontato che con la circolare del Ministro Fioroni tutti potremo dormire sonni tranquilli e che, finalmente, è giunta l’ora della riscossa degli insegnanti: l’uso dei telefonini è finalmente vietato in classe e la decenza è ristabilita motu proprio da una comunicazione che ha coinvolto nientemeno che il Ministro in persona, da sempre dimostratosi sensibile all’impatto che le “nuove tecnologie” (così definite, evidentemente, da chi più che “nuove” le sente “estranee”) possono avere nella cultura e nell’educazione dei giovani.
Mesi or sono, Fioroni fece un’esternazione che lasciò tutti perplessi, a proposito dell’opportunità di controllare la rete da immissioni di materiale pornografico, nell’interesse supremo dell’educazione dei più deboli. Fu un vero peccato che il suo blog fosse stato bombardato da centinaia di link di spam ad articoli e risorse in rete di carattere pornografico. Il blog in questione fu ritirato dopo poche ore, ma fu comunque troppo tardi, perché la contraddizione fu pienamente documentata dalla cache dei più popolari motori di ricerca che ne serbavano accurata memoria.

E’ ovvio che con la circolare Fioroni fa acqua da tutte le parti e che da domani gli alunni delle scuole italiane di ogni ordine e grado, potranno riprendere a smanacciare con i loro amati cellulari come e quanto vogliono. Lo avrebbe capito chiunque avesse letto, anche sommariamente, il documento.

In primo luogo la circolare è indirizzata ai direttori degli Uffici Scolastici Provinciali (gli ex “Provveditorati”), ai Direttori Scolastici Regionali, agli intendenti e sovrintendenti delle province autonome e delle regioni Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige e agli Intendenti per le scuole delle lingue minoritarie. La circolare è stata inviata anche ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche Autonome. Per conoscenza. Nessun cenno tra i destinatari ai Dirigenti Scolastici, ai Direttori e agli insegnanti, che, pure dovrebbero essere il motore centrale della sorveglianza e primi agenti del processo di sensibilizzazione degli alunni verso il problema. Ovviamente, tra i destinatari non figurano le famiglie né gli alunni. Per il Ministro Fioroni, evidentemente, queste componenti, almeno in questa fase del dibattito, sono inutili.

Dopo una introduzione che va dall’allarmismo, come “ i recenti fatti di cronaca che hanno interessato la scuola, dalla trasgressione delle più banali regole di convivenza sociale (uso improprio dei telefonini cellulari e altri comportamenti di disturbo allo svolgimento delle lezioni)” fino agli episodi di bullismo e di violenza, riguardano situazioni che, seppure enfatizzate dai media, non devono essere sottovalutate, alla banale ovvietà del “volemose bene” (“un’educazione efficace dei giovani è il risultato di un’azione coordinata tra famiglia e scuola”), Fioroni passa a elencare ciò che deve essere fatto: rivedere il regolamento di disciplina degli alunni.
E’ una materia che spetta ai singoli istituti, nel rispetto dell’autonomia. Fioroni lo sa bene che non può dare direttive e si limita, più genericamente ad auspicare “chiarimenti interpretativi, sollecitando opportune iniziative di carattere operativo”, senza peraltro chiarire quali.

La circolare segue con il richiamo ad alcuni commi del D.P.R. 249 del 1998, in vigore da nove anni, più conosciuto come “Statuto degli studenti e delle studentesse”. E che come tale è applicato e recepito. Dunque, nulla di nuovo sul fronte occidentale, se non il solito rosario mal sciorinato di regole preesistenti. Ma dove Fioroni spinge sull’acceleratore è quando ritiene “necessario che nei regolamenti di istituto siano previste adeguate sanzioni secondo il criterio di proporzionalità, ivi compresa quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso”.

Dove sia il discrimine tra il corretto e lo scorretto non è dato saperlo. E non ce lo dice Fioroni, lasciando agli insegnanti la discrezionalità del discrimine tra l’utile e il futile, tra l’urgente e il superfluo, facendo intendere, poco più avanti, che sì, se proprio non se ne può fare a meno, una telefonatina a casa la si può anche fare, basta che il Prof. dica di sì.

E il Prof. dice di sì, anche e soprattutto perché non può dire di no. Non si può andare a sindacare se il “Oddio,
prof., ho mal di pancia, posso andare fuori a chiamare mia madre per sapere se può venire a prendermi?” sia o non sia la scusa per sentire il fidanzato o l’amica del cuore. In dubio pro reo, e tanti saluti ai buoni propositi.

Il Docente non ha gli strumenti, ma soprattutto non ha i poteri per poter frenare l’uso impazzito del telefonino durante l’attività didattica. Occorrerebbe che questo particolare dovere di sorveglianza (che non è quello generico riguardante l’incolumità fisica degli alunni e la prevenzione di azioni di particolare pericolo) fosse previsto dal contratto nazionale di lavoro, che indica e limita le competenze dei docenti. Ma il rinnovo del contratto dei docenti ormai è slittato di 15 mesi (con la complicità di sindacati troppo impegnati a rifarsi il lifting con l’offerta di scalcinati fondi pensione), e la classe insegnante è stremata da stipendi che non hanno più lo stesso potere di acquisto di un anno e mezzo fa. Occorrerebbe un patto sociale di corresponsabilità che le scuole dovrebbero firmare assieme alle famiglie. Occorrerebbe, più semplicemente, una legge dello Stato che dicesse, sic et simpliciter, che “é proibito l’uso dei telefoni cellulari durante l’attività didattica.”
Fioroni sa bene anche questo. E sa anche che le leggi in Italia le fa il Parlamento e non i Ministeri.
Ma, evidentemente, il molto rumore per nulla è una sirena di Ulisse ancora troppo irresistibile, sebbene nessuno, a parte i gestori di telefonia mobile, abbia alcunché da guadagnarne.

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Fioroni ci ripensa: una legge contro i cellulari a scuola

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Fioroni ha preannunciato che il suo dicastero emanerà in tempi rapidi, forse già entro una settimana, una prima circolare che consentirà più facilmente ai presidi e agli insegnanti di adottare provvedimenti restrittivi per l’uso del telefonino nei locali scolastici. Ma, ha avvertito, per ottenere un divieto totale non si potrà che ricorrere ad una normativa nazionale di cui dovrà farsi carico il Parlamento.

"L’uso del telefonino durante le attività didattiche e di laboratorio – ha dichiarato – non è solo elemento di distrazione, ma non consente il mantenimento degli impegni che gli studenti si sono assunti". E ha spiegato che la "commissione legalità" del Ministero entro un paio di giorni concluderà l’esame del provvedimento che dovrebbe comunque consentire subito alle scuole di chiarire perché "l’uso del telefonino, nelle ore di studio, all’interno delle scuole non possa essere consentito".

Le preoccupazioni del ministro sono quelle fatte proprie già da tanti altri politici italiani, secondo cui l’uso del cellulare, tra le altre cose, stimola episodi di bullismo. A questo proposito, il Ministro ha ammesso che "ci dobbiamo anche sentire interpellati dalle motivazioni per le quali i nostri ragazzi filmano qualunque episodio e qualunque gesto".

In questo quadro, Fioroni ha sottolineato che una responsabilità forte è da attribuire alla televisione, sia quella pubblica che quella privata. All’oligopolio televisivo, RAI e Mediaset, Fioroni ha inviato una considerazione sulla cultura dei reality show, "che porta ad indurre i nostri giovani alla ricerca di un protagonismo a qualunque costo". Secondo Fioroni la televisione deve invece "concorrere ad un processo di condivisione di modello educativo con la scuola e la famiglia".

da: www.punto-informatico.it

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Internet, le scuole dovranno risparmiare

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Fa discutere in rete la decisione confermata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni di trasformare integralmente il modo in cui oggi le scuole italiane si collegano ad Internet.

Il Ministro ha infatti dichiarato ad Italia Oggi (solo su abbonamento, ndr.) che dal primo maggio le linee ISDN e ADSL attualmente a disposizione delle segreterie scolastiche attraverso una convenzione con Pathnet (Gruppo Telecom Italia) saranno terminate. Il motivo, stando alla nota del ministero in cui sono descritte le novità, sarebbe dovuto al fatto che l’operatore unico di riferimento non sarebbe più in grado di sostenere le richieste che provengono dalle scuole di tutta Italia.

Nella nota, pubblicata da CISL Scuola, si legge come la gestione centralizzata della intranet SIMPI, che riguarda 11mila istituti scolastici, abbia fatto il suo tempo, e vengono elencate le ragioni:

– l’elevato numero di accessi non facilita una gestione flessibile del contratto, ma di fatto impone l’adozione di un’unica soluzione tecnologica, (banda disponibile, tipologia e configurazione del router), da applicare a tutte le sedi, laddove scuole aventi dimensioni, attività, prerogative diverse andrebbero dotate di collegamenti tagliati sulle specifiche esigenze;

– tutte le linee ADSL accedono alla rete Internet attraverso un unico punto, dove è attivo un sistema di protezione (firewall) centralizzato. Questa soluzione, che era l’unica percorribile visto il numero di accessi e la loro distribuzione sul territorio, comporta una standardizzazione delle politiche di sicurezza che, per una realtà così variegata e mutevole come quella delle scuole, si è dimostrata poco efficace: infatti, sono pervenute all’Amministrazione numerose richieste inerenti l’abilitazione sul firewall di servizi non standard ma di grande interesse per la singola scuola, (ad es. l’home banking, l’assistenza remota da parte del proprio fornitore di pc, la partecipazione a progetti gestiti da enti esterni etc.). Disponendo di un firewall centralizzato, non è stato possibile accogliere queste richieste in quanto l’abilitazione avrebbe impattato su tutte le linee ADSL, esponendo anche le scuole non interessate a possibili rischi di sicurezza;

– essendo l’Amministrazione il riferimento contrattuale nei confronti del fornitore, anche la gestione della logistica dei collegamenti, (richieste di trasloco, reintegro router a seguito di furto etc.), non può essere svolta direttamente dalla scuola, ma esige un inoltro della richiesta da parte dell’Amministrazione: ciò si traduce in un passaggio aggiuntivo esclusivamente formale, che non dà valore aggiunto alla richiesta, ma che può essere invece fonte di ritardi o inefficienze, in considerazione della numerosità degli accessi;

– il contratto RUPA prevede una revisione annuale delle tariffe, che è oggetto di contrattazione tra il fornitore e il Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA): tuttavia i ribassi applicati, anche in virtù delle peculiarità del contratto, non sono paragonabili all’evoluzione delle tariffe commerciali per collegamenti di potenza analoga o superiore, considerati ormai più che adeguati alle esigenze delle scuole.

La Stampa ricorda come la fornitura da parte di Pathnet risalga ormai al 2003 e comprenda sia connettività ADSL che, laddove non sia possibile offrirla, connettività ISDN.

Il cuore di questa rivoluzione prevede che a fronte di un contributo governativo di 480 euro all’anno per ogni istituto scolastico, sia questo a provvedere alle proprie esigenze, cercando sul mercato le offerte che meglio si addicano alle proprie necessità, e che consentano di rientrare nel budget. Va da sé che la nuova misura consentirà agli operatori locali di poter contare su nuovi, magari non opulenti, clienti istituzionali, ma sono inevitabili le polemiche per chi ritiene insufficiente una dotazione di 40 euro al mese per garantire la connettività in un istituto.

Ma sono critiche che il Ministero respinge, proprio nella nota: infatti, si sostiene che con questa misura i servizi miglioreranno in tutte le scuole, perché verranno adottate connessioni "personalizzate" sulle esigenze dei singoli istituti, che gestiranno autonomamente le utenze e che potranno più rapidamente accedere alle nuove opportunità, come quelle delle tecnologie wireless. Quello che non sarà tagliato su misura, invece, è proprio il "contributo" di 480 euro: uguale per tutti gli istituti.

da: www.punto-informatico.it

 

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