E invece la prima C…

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…invece in 1 C poco prima della ricreazione tirano fuori dei siluri di panini con la mortadella che lèvati, qualcuno non può vivere se non dorme almeno 10 ore e altri non possono dormire se prima non si sparano una sessione notturna su MSN, fanno degli incredibili pasticci quando si tratta di scrivere i punti interrogativi arrovesciati (¿) e qualcuno chiede perfino se si debbano scrivere all’altezza delle altre parti del testo o poco più sotto (pignolini, ma pignoliiiiiiini…), si confondono coi nomi dei sette nani (Dottolo??) e inciampano sui sette re di Roma. Vogliono sapere tutto di te, contatto MSN, e-mail, telefono e codice fiscale, prendono delle multe da mutuo dalle Ferrovie dello Stato e qualcuno vive anche dietro casa mia, ma se non metto in linea questo post prima di mezzanotte giurano che mi fanno a fettine e che la mia Punto ridiventa una zucca…

Giovanni Floris – La fabbrica degli ignoranti – La disfatta della scuola pubblica italiana

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Liceo Scientifico

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Arrivano puntuali e dicono “Buongiorno!”
Qualcuno di loro legge l’Ulisse di Joyce, qualcun altro ha appena finito di leggere tre o quattro romanzi di Dostoevskij perché non sapeva che cosa fare durante le vacanze;
– Dicono che dovrei conoscere un determinato gruppo rock-heavy metal non ben meglio identificato se no non sono abbastanza “trendy”
– Suonano il flauto traverso, studiano il pianoforte, amano cantare, qualcuno fa basket, altri nuoto (più comunemente “piscina”), tifano Milan (e va beh…) e le ragazze si innamorano regolarmente dei “bastardi”
Resistono a un caldo infernale senza chiedere neanche un momento di poter andare in bagno
Non si omologano alla moda dei pantaloni bassi e delle scarpe da ginnastica a tutti i costi e le ragazze indossano anche gonne sotto al ginocchio e sandali
– Qualcuno dà inspiegabili capocciate al muro
– Qualcun altro vorrebbe avere tra le mani la mia copia in vinile del quarto dei Led Zeppelin.
Ogni tanto non sanno cos’è uno iato ma sciorinano verbi dittongati come se piovesse

Sono i ragazzi della 2C, ed è soltanto il primo giorno…

Torna il voto in condotta. I debiti si recuperano a settembre – Disegno di Legge del 1 agosto 2008 in materia di istruzione e universita’

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Art. 1 – Cittadinanza e Costituzione
1. Nel primo e nel secondo ciclo di istruzione le conoscenze e le competenze relative alla convivenza civile e alla cittadinanza sono acquisite attraverso la disciplina denominata “Cittadinanza e Costituzione”, individuata nelle aree storico-geografica e storico-sociale ed oggetto di specifica valutazione. Nella scuola dell’infanzia tale dimensione si realizza prevalentemente nel campo d’esperienza il sé e l’altro.
2. Nell’ambito del monte ore complessivo già previsto per le suddette aree, alla disciplina “Cittadinanza e Costituzione” è attribuito un monte ore annuale di trentatrè ore.
3. Con successivo decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da adottarsi nel termine di 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, è determinato il contenuto dell’insegnamento. In sede di revisione degli ordinamenti si procede al raccordo della disciplina di cui ai commi 1 e 2 con le altre discipline del curricolo, tenuto conto della trasversalità delle tematiche che la caratterizzano.
4. All’attuazione di quanto previsto al comma 1 si provvede con le risorse umane e strumentali disponibili a legislazione vigente.
 
Art. 2 – Valutazione del comportamento degli studenti
1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 4 giugno 1998, n. 249 e successive modificazioni, in materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, nel percorso del primo e del secondo ciclo, in sede di scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica anche in relazione alla partecipazione alle attività ed agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede.
2. Nel primo ciclo la valutazione è espressa nella forma di giudizio.
3. Nel secondo ciclo la valutazione è espressa in decimi.
4. Il giudizio e la votazione sul comportamento degli studenti attribuiti dal consiglio di classe concorrono alla valutazione complessiva dello studente e, nei casi più gravi, possono determinare, con specifica motivazione, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo e, ai fini dell’ammissione all’esame di Stato del secondo ciclo, la riduzione fino ad un massimo di cinque punti del credito scolastico.
 
Art. 3 – Saldo dei debiti formativi e calendario scolastico
1. Nel testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, all’articolo 74, i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:
 
“1. Nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e di secondo grado l’anno scolastico ha inizio il 10 settembre e termina il 9 settembre.
2. L’attività didattica ordinaria, comprensiva anche degli scrutini e degli esami, si svolge nel periodo compreso tra il 10 settembre ed il 30 giugno, con eventuale conclusione nel mese di luglio degli esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione. Nella scuola secondaria superiore, in aggiunta ed in coerenza con l’attività di sostegno realizzata nel corso dell’anno scolastico, nel periodo compreso tra il termine delle lezioni ed il 9 settembre, le istituzioni scolastiche, nell’esercizio della loro autonoma programmazione e nell’ambito e nei limiti delle risorse finanziarie dedicate e disponibili a legislazione vigente, organizzano gli interventi didattici ed educativi ritenuti utili per gli alunni che, in alcune discipline, non abbiano conseguito il giudizio di promozione e per i quali lo scrutinio finale sia stato sospeso ai sensi dell’articolo 1 della legge 11 gennaio 2007, n. 1. Nel periodo compreso tra il 1° ed il 9 settembre si svolgono, per i predetti alunni, anche le verifiche e l’integrazione dello scrutinio finale, a conclusione del quale gli alunni sono ammessi o non ammessi alla classe successiva.
 
 
Art. 4 – Esame preliminare all’esame di stato e composizione delle commissioni
1. Alla legge 10 dicembre 1997, n. 425 e successive integrazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
 
a) All’articolo 2, comma 3, dopo il primo periodo è inserito il seguente: “Sostengono altresì l’esame preliminare, sulle materie previste dal piano di studi dell’ultimo anno, i candidati in possesso di idoneità o di promozione all’ultimo anno che non hanno frequentato il predetto anno ovvero che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l’ammissione all’esame”.
b) All’articolo 4, comma 3, le lettere c) e d) sono sostituite dalle seguenti:
 
c) i professori universitari di prima e di seconda fascia anche fuori ruolo, e i ricercatori universitari confermati;
d) i docenti in servizio in istituti di istruzione secondaria superiori statali, con rapporto do lavoro a tempo indeterminato, con almeno dieci anni di servizio di ruolo”.
 
Art. 5 – Nomine personale scolastico
1. E’ attribuito alla competenza esclusiva dei dirigenti scolastici il conferimento delle nomine a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle lezioni, fatta salva l’aliquota di posti spettanti al personale beneficiario della riserva di posti ex lege n. 68 del 1999. All’uopo i medesimi utilizzano le graduatorie provinciali ad esaurimento per il conferimento delle supplenze annuali e delle supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche e le graduatorie di istituto per il conferimento delle supplenze temporanee.
2.  In attesa del riordino del sistema di reclutamento del personale docente, per garantire la continuità dell’insegnamento fino alla conclusione di ciascun ciclo di studi, i dirigenti scolastici, accertata la disponibilità del posto nell’organico di diritto o di fatto autorizzato, confermano, per un massimo di due anni scolastici, il docente a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche, già in servizio nel precedente anno scolastico nella medesima sede, a condizione che rientri nel novero dei docenti aventi titolo all’assunzione a tempo determinato per il nuovo anno scolastico e che sia attribuibile la medesima tipologia di contratto dell’anno precedente.
3.  La conferma di cui al comma precedente si applica anche ai docenti di sostegno a tempo determinato.
4. Per le medesime finalità di cui al comma 2, a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 la mobilità territoriale e professionale a domanda del personale docente e Ata con contratto a tempo indeterminato si effettua con cadenza biennale.
5. Le disposizioni di cui al presente articolo costituiscono norme generali ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e non possono essere derogate da disposizioni contrattuali.
 
Art. 6 – Carta dello studente nelle scuole secondarie superiori
1. Al fine di promuovere tra gli studenti della scuola secondaria superiore su tutto il territorio nazionale l’esercizio del diritto allo studio e la più ampia fruizione di attività di carattere culturale, educativo e formativo, ivi compresa la mobilità nazionale, europea ed internazionale, è istituita la carta dello studente, denominata “Io studio”. La carta, tesa a promuovere tra i giovani le opportunità di crescita educativa e di formazione che possono derivare dal vasto panorama dell’offerta culturale, è rilasciata gratuitamente a tutti gli studenti che accedono alla scuola secondaria superiore.
2. La carta di cui al comma precedente è un documento personale, che attesta l’iscrizione dello studente ad una singola istituzione scolastica e che consente al portatore sia di beneficiare del sistema di incentivi economici alle eccellenze, di cui all’art. 2 comma 1, lettera d, e comma 2, lettera d, del medesimo articolo della legge 11 gennaio 2007, n. 1, sia di fruire delle agevolazioni economiche o dei servizi previsti da apposite convenzioni stipulate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a livello centrale e periferico, con Amministrazioni pubbliche, enti e soggetti pubblici e privati.
3. Per l’utilizzo della carta secondo le finalità di cui ai commi precedenti, è istituito, all’interno del sito internet del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, un apposito portale dedicato agli studenti italiani anche al fine di consentire agli enti convenzionati di verificare l’effettiva validità di ogni singola carta.
4. Per la predisposizione personalizzata delle carte e l’erogazione dei servizi di portale ci si avvale del sistema nazionale delle anagrafi degli studenti di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76.
5. La carta dello studente, previa intesa da raggiungere in sede di Conferenza unificata e successive intese con le singole regioni e con le province autonome di Trento e Bolzano, può essere estesa agli studenti che frequentano corsi nell’ambito del sistema di istruzione e formazione professionale.
6. I costi di realizzazione e gestione della carta dello studente e delle attività di comunicazione e di informazione rivolte alle scuole per le finalità di cui al presente articolo sono finanziati con una quota parte degli stanziamenti esistenti sul fondo per l’ampliamento dell’offerta formativa disciplinato dalla legge n. 440/1997.
 
Art. 7 – Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria
1. L’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in Scienze della formazione primaria istituiti a norma dell’art. 3 comma 2 , della legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento, rispettivamente, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro che hanno sostenuto l’esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze della formazione primaria nel periodo compreso tra l’entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e l’entrata in vigore della presente legge.
 
Art. 8 – Sostituzione dell’articolo2, comma 433 della legge 24 dicembre 2007, n. 244
1. L’articolo 2, comma 433 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 è sostituito dal seguente:
 
433. Al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione mediche, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che superino il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di specializzazione a condizione che conseguano l’abilitazione per l’esercizio dell’attività professionale, ove non ancora posseduta, entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole, immediatamente successiva al concorso espletato.”
 
Art. 9 – Disposizioni urgenti per l’assunzione di ricercatori
1. Per l’anno 2009 non si applicano le disposizioni di cui all’art. 1, commi 648 e 651 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e al fine di garantire l’assunzione di ricercatori nelle università e negli enti di ricerca, le risorse di cui all’articolo 1, commi 650 e 652, della medesima legge, limitatamente allo stanziamento previsto per l’anno 2009 e al netto delle risorse già utilizzate negli anni 2007 e 2008, sono utilizzate per il reclutamento di ricercatori delle università ai sensi dell’art. 1, comma 7, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e per il reclutamento aggiuntivo di ricercatori degli enti di ricerca, con le modalità previste dal Ccnl di comparto e nei limiti dell’organico vigente presso ciascun ente, ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, anche in deroga al limite di spesa relativo alle cessazioni di cui all’articolo 1, comma 643 della medesima legge n. 296 del 2006.
 
Art. 10 – Codificazione delle norme sull’ordinamento universitario
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto normativo sostanziale e procedimentale delle disposizioni vigenti in materia di ordinamento universitario.
2. L’esercizio della delega di cui al comma 1 si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
 
a) definizione del riassetto normativo e codificazione della normativa primaria regolante la materia;
b) coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo;
c) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al Codice civile;
d) progressiva eliminazione degli interventi amministrativi autorizzatori e sostituzione degli stessi mediante il procedimento del silenzio-assenso.
 
3. Il Governo completa il processo di codificazione del settore di cui al comma 1 emanando, anche contestualmente al decreto legislativo di riassetto, una raccolta organica delle relative norme regolamentari, adeguandole, se del caso, alla nuova disciplina di livello primario e apportando alle stesse le opportune disposizioni di semplificazione.
4. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono emanati su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, sentito il Ministro la pubblica amministrazione e l’innovazione, previo parere delle competenti commissioni parlamentari.
 
Art. 11 – Diritto allo studio universitario
1. In attesa del riordino della normativa sui livelli essenziali delle prestazioni in materia dei diritto allo studio universitario, il decreto di cui all’articolo 4, comma 1, della legge 2 dicembre 1991, n. 390, è adottato sei mesi prima di ciascun anno accademico, sulla base dell’accordo raggiunto in sede di conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Con il medesimo decreto sono definiti altresì i criteri di riparto del fondo di intervento integrativo di cui all’articolo 16, comma 4, della predetta legge n. 390 del 1991.
2. Il comma 2 dell’articolo 4 della legge n. 390 del 1991 è abrogato.
 
 
Art. 12 – Modifica della delega in materia di riordino degli enti di ricerca
1. Alla legge 27 settembre 2007, n. 165, recante delega al Governo in materia di riordino degli enti di ricerca, all’articolo 1, sono apportate le seguenti modificazioni:
 
a) al comma 1, le parole: “diciotto mesi” sono sostituite dalle seguenti: “trenta mesi”;
b) al comma 1, lettera b), dopo le parole “degli statuti” sono inserite le seguenti “e dei regolamenti di amministrazione, finanza e contabilità, e del personale” ed è soppresso il secondo periodo;
c) al comma 1, lettera c), le parole: “consigli scientifici di ciascun ente, integrati da cinque esperti di alto profilo scientifico” sono sostituite dalle seguenti: “consigli di amministrazione integrati da cinque esperti di alto profilo scientifico, sentiti i consigli scientifici”;

d) al comma 2, lettera a) sono soppresse le seguenti parole: “attive nei settori della fisica della materia, dell’ottica e dell’ingegneria navale”.

Circolare Brunetta: “La Tecnica della Scuola” fa due conti

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Riporto di seguito un articolo a firma R. P. (probabilmente si tratta di Reginaldo Palermo) apparso sul sito web di Tecnica della Scuola (www.tecnicadellascuola.it).
Normalmente non sono solito fare rassegne stampa o riportare articoli, limitandomi agli screenshot presi un po’ qua e là (solitamente i soliti due o tre giornali on line, tanto sono fatti tutti con lo stampino).
Penso però che questo articolo, anche se incompleto (nessuno sa se saranno “decurtati” anche i famosi tre giorni di permesso autocertificabili e se la stessa fine la fanno i sei giorni di ferie presi con le modalità di cui all’art. 15 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) centri il punto della situazione per quanto riguarda il comparto scuola.
E’ la prima volta che leggo qualcosa di quanto meno informato.
Vale la pena sottoscrivere un abbonamento a “Tecnica della Scuola”, anche se la direttrice ha rilasciato al Corriere della Sera un’intervista sul recupero dei debiti formativi nella scuola superiore che avrebbe potuto anche risparmiarsi.

Applicare la

Ti do quello che il mondo distratto non ti da’

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Vladimir Nabokov non si era inventato nulla.

Lolita ce l’abbiamo intorno, è la ragazzina della porta accanto, la figlia dell’amico, la sorella maggiore dell’amichetto di tuo figlio.

Lolita è solitamente poco interessata al mondo che la circonda. Sta davanti alla TV, ascuola può anche andare benino, ma non è importante, in fondo, ha sempre il telefonino in mano.

Lolita non ci saluta, o se lo fa lo fa di malavoglia perché è costretta.

Lolita si vende per 5 o 10 euro e comincia a guardarvi con occhi spenti ma compassionevoli.
Come a dire "Ma guarda questo pirla che va a lavorare per 1500 euro al mese e per di più paga anche le tasse, quando io con un clic faccio sbavare i miei compagni e quelli sganciano il grano per vedermi e mi compro i vestiti firmati."

I genitori di Lolita non pensano che la colpa sia di Lolita, no, pensano che la colpa sia della scuola che non ha vigilato (loro invece sì…), tanto che la trasferiscono in un altro istituto, dove potrà continuare a fare quello che faceva prima senza che la cosa venga fuori, così potranno continuare a vivere tranquilli.

Il diploma con la pistola

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(screenshot da repubblica.it)

A Battipaglia trionfa la cultura del diplomificio.

Al punto che se un poveretto Presidente di una Commissione degli esami di Stato non promuove 55 ragazzi viene minacciato di morte con una pistola.

Non è più il gesto isolato di qualche genitore che non vuol vedere la realtà per quella che è, è l’asfissia di un sistema.

Perché passi che il ragazzo non vada bene frequentando la scuola pubblica, ma se va a un istituto privato parificato DEVE essere promosso, se non altro perché la gente paga. E se non viene promosso è roba da colpi di rivoltella.

Il povero Presidente ha detto "Ho paura!" (e ti credo) e ha aggiunto che questa è la fine della scuola.

Se n’è accorto anche lui.

Assegnazioni provvisorie e utilizzazioni 2008 – Tutti i moduli PDF on line

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Alcuni colleghi mi hanno chiesto di mettere in linea questo materiale e, sia pure con qualche giorno di ritardo, ecco la modulistica per la richiesta dell’assegnazione provvisoria o dell’utilizzazione per il 2008. La scadenza è per il 4 luglio.

Trovate il materiale all’indirizzo:

https://www.valeriodistefano.com/assegnazioniutilizzazioni/

oppure ai seguenti link diretti:

Folders 
{parent folder}  
Filename  Size  Date 
all_prot10260.pdf  259,046   6/26/08  12:49 pm
all_prot10260_u1.pdf  36,803   6/26/08  12:50 pm
all_prot10260_u2.pdf  38,550   6/26/08  12:50 pm
all_prot10260_u3.pdf  50,139   6/26/08  12:50 pm
all_prot10260_u4.pdf  50,174   6/26/08  12:50 pm
all_prot10260_un.pdf  31,462   6/26/08  12:51 pm
all_prot10260_ur1.pdf  31,144   6/26/08  12:51 pm
all_prot10260_ur2.pdf  31,211   6/26/08  12:52 pm
DICHIARAZIONE_PERSONALE_104_1e2_utilizzazioni.pdf  118,276   6/26/08  1:00 pm
DICHIARAZIONE_PERSONALE_famiglia.pdf  107,568   6/26/08  12:31 pm
DICHIARAZIONE_PERSONALE_titoli_PRIMARIA.pdf  123,670   6/26/08  1:00 pm
DICHIARAZIONE_PERSONALE_titoli_SCUOLA_SECONDARIA.pdf  110,363   6/26/08  12:45 pm

Oggetto: Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo e A.T.A. per l’a.s. 2008/2009.

Si trasmette, per gli adempimenti di competenza, il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo e A.T.A. per l’a.s. 2008/2009 sottoscritto in data 16 giugno 2008.

Le SS. LL. vorranno immediatamente attivarsi al fine di avviare, in linea con quanto disposto, la contrattazione decentrata regionale a cui si rimette la definizione di criteri e procedure di impiego di personale, in relazione anche a specifiche esigenze e situazioni locali.

Si raccomanda la massima tempestività al fine di garantire l’ordinato avvio del prossimo anno scolastico.

Le domande di utilizzazione e di assegnazione provvisoria del personale docente, educativo ed A.T.A. debbono essere presentate entro il termine del 4 luglio 2008.

Le domande di utilizzazione debbono essere indirizzate all’Ufficio Scolastico Provinciale di titolarità per il tramite del dirigente scolastico dell’istituto di servizio.

Le domande di assegnazione provvisoria e di utilizzazione in altra provincia debbono essere presentate direttamente all’Ufficio Scolastico Provinciale della provincia richiesta e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Provinciale di titolarità.

Le domande di utilizzazione e di assegnazione provvisoria degli insegnanti di religione cattolica debbono essere presentate alle Direzioni Regionali competenti (vale a dire alle Direzioni Regionali nel cui territorio è ubicata la Diocesi richiesta).

La documentazione e le certificazioni da allegare alle domande debbono essere prodotte in conformità a quanto riportato nell’articolo 9 del C.C.N.I. sottoscritto in data. 20 dicembre 2007.

La presente circolare, con allegato il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo e A.T.A. per l’a.s. 2008/2009 viene diffusa, al fine di assicurarne la tempestiva conoscenza, attraverso il sito Internet (www.pubblica.istruzione.it) e la rete Intranet del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

IL DIRETTORE GENERALE
Luciano Chiappetta

Maturita’ dei maturati e immaturita’ dei maturandi

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Edith Linke, cittadina della Repubblica Ceca, oggi ha sostenuto, all’età di 85 anni, la prima prova scritta dell’esame di Stato.

Con la diligenza che le deriva dalla sua età si è presentata sui banchi di scuola e con umiltà si è messa un vocabolario di italiano accanto e si è compostamente seduta insieme a tutti gli altri.

La foto tratta dal Corriere della Sera on line, la mostra oggetto delle amorevoli premure del Presidente o di un commissario interno.

Ma sullo sfondo, neanche poi tanto, si vede la ragazza dell’ultima fila che sta palesemente con i piedi sul banco, evidentemente vestita della stessa umiltà e decoro della sua collega ottuagenaria, senza che nessuno le dica alcunché, in attesa di svolgere con chissà quale acume critico, magari l’analisi del testo della poesia di Eugenio Montale.

Qui sotto il particolare in una versione ingrandita con molta perdita di definizione (in ossequio alle norme sul diritto d’autore), tanto è roba made in Paint Shop Pro 4.0, cosa volete pretendere…

Stiacciati con infamia

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Accertato che i docenti hanno messo in atto iniziative e strategie didattiche volte al recupero delle lacune rilevate nel corso dell’anno e pregresse, considerate le gravi insufficienze che permangono nelle materie XYZ e quelle meno gravi nelle materie ABC, valutati i risultati del I° trimestre, considerate le numerose assenze dalle lezioni, tenuto conto dello scarso impegno, acclarato che le lacune mostrate sono tali da non poter essere colmate né autonomamente né con futuri interventi mirati e che l’alunno non è in grado di seguire proficuamente il programma di studi del prossimo anno scolastico, il Consiglio decide all’unanimità di dichiarare l’alunno SECCHIONI VINCENZO non ammesso alla classe successiva.

E così via…

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dei Cobas sui debiti formativi

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Il ricorso dei CoBas contro l’Ordinanza Ministeriale di Fioroni sui Debiti Formativi è stato respito dal Consiglio di Stato.

Basta, le prove di recupero per i debiti si fanno, nessuna sanatoria e le scuole si pagano i corsi con i propri soldini.

Il Consiglio di Stato ha rilevato che «non si ritiene allo stato sussistente, attese le ragioni addotte nel ricorso, il requisito del fumus boni juris; che, pertanto, l’istanza incidentale di sospensione non è da accogliere».

Insomma, si lavorerà come lavorano tutti invece di andare in vacanza come gli insegnanti e i Cobas, oltre che averlo preso in quel posto, ci hanno fatto una pessima figura. Invece di difendere i lavoratori hanno difeso i privilegi.

La scuola che verrà: il Progetto di Legge di Valentina Aprea sullo Status giuridico dei docenti

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Onorevoli Colleghe e Colleghi! – La riforma degli organi di governo delle istituzioni scolastiche, anche alla luce della riforma della pubblica amministrazione e dell’autonomia, richiamata, peraltro, nel testo della parte seconda, titolo V, e, in particolare, dell’articolo 117, come modificato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, è ormai indifferibile: da ben tre legislature il Parlamento pone all’ordine del giorno questa riforma senza riuscire a portarla a termine, nonostante i numerosi progetti di legge presentati da tutte le forze politiche e le tante sollecitazioni provenienti dal mondo della scuola.
Con la presente proposta di legge si intende proporre un modello che punti a trasformare radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche, che si presenta, ancora oggi, caratterizzato da elementi che non colgono i cambiamenti costituzionali e le innovazioni sulle norme di governo delle istituzioni scolastiche sia amministrative che didattiche. Elementi che si fondano sulla iper-regolazione dello Stato, sul formalismo e sul controllo delle procedure piuttosto che dei risultati, su un’anacronistica concezione autarchica dell’organizzazione, su una concezione burocratica del ruolo dei docenti che non ne valorizza pienamente l’autonomia e la responsabilità professionali.
Continua la lettura di “La scuola che verrà: il Progetto di Legge di Valentina Aprea sullo Status giuridico dei docenti”

Lettera a un (ex) alunno in galera per rapina a mano armata

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Carissimo,

ci siamo visti martedì scorso a scuola e ci siamo salutati sorridendoci, abbracciandoci, parlando di femmine e col piacere di ritrovarci anche se tu a scuola non venivi più dallo scorso anno.

Che eri stato un pirla a mollare te lo avevo detto, hai una mente elastica, vivace, curiosa, capace di generare domande reali, e, proprio per questo, inquietanti per l’animo sensibile di una scuola attaccata più ai modismi che alla sostanza dell’educazione.

Qualche volta ti dicevo anche che non è bello mandare a fare in culo i bidelli, ma sono convinto che avranno saputo comprendere e perdonarti, ormai.

Poi, giovedì scorso, ti ho visto sul giornale. Con tanto di fotografia e nome e cognome. Rapina a mano armata, c’era scritto.
I giornalisti della cronaca locale non hanno pietà perché non hanno cultura. E’ gente che ha preso a malapena quel diploma a cui tu hai momentaneamente rinunciato, e questo ti insegnerà che il diplomificio Italia sforna ignoranti che, una volta presa una penna in mano, la usano per sbattere il mostro in prima pagina.
Io non ti vedo né mostro né con una pistola in mano.
Ci hai provato a spiegare che non era che un giocattolo, ma la gente non ha paura delle armi vere, ha paura della paura.

E ci sarebbe anche da ricordare a questa gente che scrive sulla pelle degli altri che un mostro non si fa prendere appena cinque minuti dopo aver arraffato il gruzzolo e aver tentato una fuga rocambolesca.

E in carcere non ti ci so vedere. Speravo almeno in un processo per direttissima, che ti scontasse un terzo della pena. Così avresti potuto usufruire di quelle sanzioni alternative alla detenzione che chiamano "affidamento in prova ai servizi sociali". Avresti dovuto, questo sì, sorbirti una di quelle rompicoglioni da competizione che sono preposte a reinserire nella società il reo, il colpevole, il delinquente e magari non sanno nemmeno gestire loro stesse.
Mi dicesti la stessa cosa, l’anno scorso, a proposito delle psicologhe che venivano in classe e in quell’occasione non seppi darti torto.
Ma almeno saresti fuori da un mondo che ti appartiene certamente per diritto e sanzione, ma non per indole.

E adesso, tu che hai capito tutto questo, sei dietro le sbarre a cucinarti un rancore a fuoco lento che prima o poi ti farà esplodere.

Al processo di cassazione non ci arriverai mai, non sei la Franzoni, rassegnati.
Con un po’ di pietà ti troveranno un avvocato disposto a patteggiare e a inventarsi una arringa strampalata che si rimetta alla clemenza della corte.

E per te, a diciotto anni appena compiuti, nessun giornale comunista, proprio perché comunista, sarà mai disposto a chiedere la grazia.

La professoressa misura gli alunni

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(screenshot da www.lastampa.it)

Una volta la nobile arte di vedere chi ce l’aveva più lungo veniva appresa in proprio, in gruppo tra ragazzetti della stessa età, con misuratori alquanto rudimentali (il righello, il metro da falegname, un bastoncino d’olivo su cui fare la classica "tacca" cercando di fregare uno o due centimetri).

Dava luogo a una serie di leggende metropolitane e di dicerie che rendevano onore al primo in classifica o ridicolizzavano l’ultimo malcapitato che, si diceva, "non ha ancora fatto lo sviluppo" (sembrava di parlare di pellicole fotografiche).

Ora è una disciplina che si insegna  a scuola e ci sarebbe da ridere se la notizia fosse una cazzata falsa, ma invece, tanto per cambiare, è una cazzata vera.

In una scuola media della provincia di Napoli c’è proprio una professoressa specializzata in questo, e c’è da scommettere che si sia profondamente indignata alla notizia della denuncia nei suoi confronti, perché lei è una Docente specializzata ed essenziale per il dialogo formativo degli studenti, oh!

Chissà se la scuola del prossimo ministro dell’istruzione (Valentina Aprea, probabilmente, il cane mastino da guardia della Moratti, chè Formigoni non rinuncia certo alla carica di Presidente della Lombardia per fare il Ministro di una cosa inutile come l’istruzione) prevede anche questa straordinaria capacità dei Docenti di procedere all’autoaggiornamento su materie specifiche come questa.

Non c’è che da proporre un encomio ufficiale per la collega ingiustamente perseguitata per aver contribuito a sollevare il morale ai teneri virgulti della Scuola Media Nazionale, e stigmatizzare l’atteggiamento parassita e insopportabile di tanti docenti che continuando a fare lezione in classe e pretendendo perfino che i propri alunni studino, a spese dei contribuenti italiani che non sono più disposti a investire i loro danari su cose tutto sommato acessorie come la scuola.

Docenti: ancora problemi per chi riceve il cedolino stipendiale in formato elettronico. Il Ministero ha cannato ancora.

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Ancora mari agitati per tutti quei docenti che ricevono il loro cedolino stipendiale in formato elettronico: il Ministero ammette che ci sono state delle defaillances, ma contemporaneamente dice che non è colpa sua. Leggete l’ultima mail da istruzione.it e cercate di resistere allo schifo, se potete:


A seguito delle numerose richieste di assistenza ricevute in merito agli episodi di mancato recapito del cedolino elettronico, si comunica che gli episodi di mancato o errato recapito, già verificatisi nei mesi scorsi e previsti anche per il mese di aprile, non sono imputabili ai servizi informatici del Ministero della Pubblica Istruzione: in tali casi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze garantisce comunque l’invio della versione cartacea.

Il Ministero è in costante contatto con i responsabili dei sistemi della Rubrica PA e del Ministero dell’Economia e delle Finanze per la risoluzione dei problemi segnalati, e informerà tempestivamente gli utenti sui tempi previsti per il ripristino della funzionalità.

La riorganizzazione degli Istituti Tecnici Superiori (Decreto del Presidente del Governo del 25 gennaio 2008)

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

VISTA la legge 17 maggio 1999, n. 144, articolo 69, che ha istituito il sistema di Istruzione e Formazione tecnica superiore (IFTS);

VISTO il decreto interministeriale 31 ottobre 2000, n. 436, relativo al regolamento recante norme di attuazione del citato articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n.144;

VISTA la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 631, che prevede la riorganizzazione del sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore, di cui all’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144;

VISTO il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, articolo 13, comma 2, che prevede la configurazione degli istituti tecnici superiori nell’ambito della predetta riorganizzazione;

VISTO il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 contenente norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione;

VISTO il regolamento adottato con decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139, recante norme in materia di assolvimento dell’obbligo di istruzione;

VISTI gli Accordi in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 9, comma 2, lettera c, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sanciti in data 2 marzo 2000, 14 settembre 2000, 1° agosto 2002, 19 novembre 2002, 29 aprile 2004, 25 novembre 2004 e 16 marzo 2006, con i quali sono stati definiti linee guida e standard in applicazione del decreto interministeriale 31 ottobre 2000, n. 436;

CONSIDERATI gli indirizzi di programmazione nazionale e comunitaria in materia di sviluppo economico e rilancio della competitività;

CONSIDERATA l’esigenza di assicurare maggiore stabilità, qualità e visibilità Il Presidente del Consiglio dei Ministri all’offerta formativa del sistema dell’IFTS nonché una sua maggiore

articolazione rispondente a fabbisogni formativi differenziati;

CONSIDERATA la necessità di procedere alla riorganizzazione del sistema dell’IFTS nell’ambito della quale procedere alla configurazione degli istituti tecnici superiori di cui all’articolo 13, comma 2, della legge 2 aprile 2007, n. 40;

ACQUISITA l’intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 9, comma 2, lettera b, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

UDITO il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 21 gennaio 2008;

SULLA proposta del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e con il Ministro dello sviluppo economico;

ADOTTA

le seguenti linee guida per la riorganizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore e la costituzione degli Istituti tecnici superiori

Capo I

Profili generali della riorganizzazione

Articolo 1

Obiettivi

1. Nel rispetto delle competenze esclusive delle regioni in materia di programmazione dell’offerta formativa e secondo le priorità della loro programmazione economica, il Sistema di cui alla legge 17 maggio 1999, n.144, articolo 69[1], è riorganizzato, in relazione a quanto previsto dallalegge n. 296/06, articolo 1, comma 631[2]e dalla legge 2 aprile2007, n. 40, articolo 13[3], secondo le linee guida contenute nel presente decreto, di cui fanno parte integrante gli allegati a), b) e c).

2. Allo scopo di contribuire alla diffusione della cultura tecnica e scientifica e sostenere, in modo sistematico, le misure per lo sviluppo economico e la competitività del sistema produttivo italiano in linea con i parametri europei, la riorganizzazione di cui al comma 1 si realizza progressivamente, a partire dal triennio 2007/2009, in relazione ai seguenti obiettivi:

a) rendere più stabile e articolata l’offerta dei percorsi finalizzati a far conseguire una specializzazione tecnica superiore a giovani e adulti, in modo da corrispondere organicamente alla richiesta di tecnici superiori, di diverso livello, con più specifiche conoscenze culturali coniugate con una formazione tecnica e professionale approfondita e mirata, proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, e ai settori interessati da innovazioni tecnologiche e dalla internazionalizzazione dei mercati;

b) rafforzare l’istruzione tecnica e professionale nell’ambito della filiera tecnica e scientifica attraverso la costituzione degli istituti tecnici superiori di cui alla legge 2 aprile 2007, n. 40, articolo 13, comma 2;

c) rafforzare la collaborazione con il territorio, il mondo del lavoro, le sedi della ricerca scientifica e tecnologica, il sistema della formazione professionale nell’ambito dei poli tecnico-professionali di cui all’articolo13, comma 2, della legge n. 40/07;

d) promuovere l’orientamento permanente dei giovani verso le professioni tecniche e le iniziative di informazione delle loro famiglie;

e) sostenere l’aggiornamento e la formazione in servizio dei docenti di discipline scientifiche, tecnologiche e tecnico-professionali della scuola e della formazione professionale;

f) sostenere le politiche attive del lavoro, soprattutto in relazione alla transizione dei giovani nel mondo del lavoro e promuovere organici raccordi con la formazione continua dei lavoratori nel quadro dell’apprendimento permanente per tutto il corso della vita.

Articolo 2

Tipologie di intervento

1. La riorganizzazione di cui all’articolo 1, comma 1, comprende le seguenti tipologie di intervento, con riferimento ai piani territoriali di cui all’articolo 11:

a) l’offerta formativa e i programmi di attività realizzati dagli istituti tecnici superiori di cui al capo II;

b) l’offerta formativa riguardante i percorsi di cui al capo III;

c) le misure per facilitare lo sviluppo dei poli tecnico-professionali in relazione agli obiettivi di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c).

Articolo 3

Integrazione degli interventi

1. Allo scopo di facilitare l’integrazione e il coordinamento degli interventi e delle relative risorse destinate al raggiungimento degli obiettivi di cui all’articolo 1 nel quadro della collaborazione multiregionale, nazionale e comunitaria e nel confronto con le parti sociali, il ministero della pubblica istruzione promuove, entro il 31 marzo di ogni anno, una conferenza dei servizi a livello nazionale, alla quale partecipano i rappresentanti della conferenza delle regioni e delle province

autonome di Trento e Bolzano, dell’UPI e dell’ANCI, del ministero del lavoro e della previdenza sociale, del ministero dello sviluppo economico, del ministero dell’università e della ricerca, delle altre amministrazioni interessate e delle parti sociali.

2. Ai fini di cui al presente articolo, il Comitato nazionale per l’IFTS di cui alla legge 17 maggio 1999, n. 144, articolo 69, comma 2, è integrato con un rappresentate del Ministero per lo sviluppo economico ed un rappresentante del coordinamento tecnico delle regioni per l’istruzione e la formazione.

Articolo 4

Caratteristiche dei percorsi

1. I percorsi riferiti all’offerta formativa di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b) hanno le seguenti caratteristiche comuni:

a) sono progettati e organizzati in relazione all’esigenza di:

1 assicurare un’offerta rispondente a fabbisogni formativi differenziati secondo criteri di flessibilità e modularità;

2 con
sentire percorsi formativi personalizzati per giovani ed adulti in età lavorativa, con il riconoscimento dei crediti formativi acquisiti, anche ai fini della determinazione della durata del percorso individuale;

3 favorire la partecipazione anche degli adulti occupati;

b) rispondono, in relazione alle figure adottate con il decreto di cui al comma 3, al raggiungimento, a livello nazionale, di omogenei livelli qualitativi e di spendibilità delle competenze acquisite in esito al percorso formativo, anche nell’ambito dell’Unione europea.

2. I percorsi di cui al comma 1 rispondono a standard minimi riferiti ai seguenti criteri:

a) ciascun semestre, in cui i percorsi si articolano, comprende ore di attività teorica, pratica e di laboratorio. Gli stage aziendali e i tirocini formativi, obbligatori almeno per il 30% della durata del monte ore complessivo, possono essere svolti anche all’estero;

b) i percorsi possono non coincidere con le scansioni temporali dell’anno scolastico. Per i lavoratori occupati, il monte ore complessivo può essere congruamente distribuito in modo da tenere conto dei loro impegni di lavoro nell’articolazione dei tempi e nelle modalità di svolgimento;

c) i curricoli dei percorsi fanno riferimento a competenze comuni, linguistiche, scientifiche e tecnologiche, giuridiche ed economiche, organizzative, comunicative e relazionali, di differente livello, nonché a competenze tecnicoprofessionali riguardanti la specifica figura di tecnico superiore, declinati in relazione agli indicatori dell’Unione europea relativi ai titoli e alle qualifiche;

d) i percorsi sono strutturati in moduli e unità capitalizzabili intese come insieme di competenze, autonomamente significativo, riconoscibile dal mondo del lavoro come componente di specifiche professionalità ed identificabile quale risultato atteso del percorso formativo;

e) i docenti provengono per non meno del 50% dal mondo del lavoro con una specifica esperienza professionale maturata nel settore per almeno cinque anni;

f) i percorsi sono accompagnati da misure a supporto della frequenza e del conseguimento dei crediti formativi riconoscibili a norma dell’articolo 5, delle certificazioni intermedie e finali e di inserimento professionale;

g) la conduzione scientifica di ciascun percorso è affidata ad un comitato di progetto, composto dai rappresentanti dei soggetti formativi che partecipano alla costituzione degli istituti tecnici superiori di cui al capo II ovvero alla progettazione e gestione dei percorsi di cui al capo III;

h) contengono i riferimenti alla classificazione delle professioni relative ai tecnici intermedi adottata dall’Istituto nazionale di statistica e agli indicatori di livello previsti dall’Unione europea per favorire la circolazione dei titoli e delle qualifiche in ambito comunitario. Allo stato attuale si fa riferimento al quarto livello della classificazione comunitaria delle certificazioni adottata con

decisione del Consiglio 85/368/CEE.

3. Con decreto adottato ai sensi dell’articolo 69, comma 1, della legge n. 144/99 sono determinati i diplomi di tecnico superiore di cui all’articolo 7, comma 1, e i certificati di specializzazione tecnica superiore di cui all’articolo 9, comma 1, con l’indicazione delle figure che costituiscono il riferimento a livello nazionale dei percorsi di cui al comma 1 e dei relativi standard delle competenze di cui al comma 2, lettera c, da considerare anche ai fini di quanto previsto dall’articolo

52 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.

Articolo 5

Certificazione e riconoscimento dei crediti formativi

1. Nel quadro dell’apprendimento permanente per tutto il corso della vita, la certificazione dei percorsi realizzati dagli istituti tecnici superiori di cui al capo II e dei percorsi di cui al capo III è determinata sulla base di criteri di trasparenza che favoriscono l’integrazione dei sistemi di istruzione e formazione a livello post-secondario e facilitano il riconoscimento e l’equipollenza dei rispettivi percorsi e titoli.

2. Per credito formativo acquisito nei percorsi di cui al presente decreto si intende l’insieme di competenze, esito del percorso formativo che possono essere riconosciute nell’ambito di un percorso ulteriore di formazione o di lavoro. Al riconoscimento del credito formativo acquisito provvede l’istituzione cui accede l’interessato, tenendo conto delle caratteristiche del nuovo percorso.

3. Il riconoscimento dei crediti opera:

a) al momento dell’accesso ai percorsi;

b) all’interno dei percorsi, allo scopo di abbreviare i percorsi e facilitare gli eventuali passaggi ad altri percorsi realizzati nell’ambito del Sistema di cui all’articolo 1, comma 1;

c) all’esterno dei percorsi al fine di facilitare il riconoscimento totale o parziale delle competenze acquisite da parte del mondo del lavoro, delle università nella loro autonomia e di altri sistemi formativi.

4. Per il riconoscimento dei crediti formativi certificati in esito ai percorsi di cui al presente decreto come crediti formativi universitari nell’ambito della laurea triennale, da parte delle università che partecipano alla progettazione ed alla realizzazione dei singoli percorsi, si applicano le norme contenute nell’articolo 4 del decreto del ministro dell’università e della ricerca 16 marzo 2007.

5. Per il riconoscimento dei crediti di cui al comma 3, lettera c), del presente articolo da parte delle accademie, gli istituti e i conservatori previsti dalla legge 21 dicembre 1999, n. 508, si applicano le norme contenute nell’articolo 6 del DPR 8 luglio 2005, n. 212.

6. Per quanto riguarda i crediti utili ai fini dell’accesso all’esame di Stato per le professioni di agrotecnico, geometra, perito agrario e perito industriale, si fa riferimento a quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, articolo 55, comma 3.

7. I diplomi di tecnico superiore di cui all’articolo 7, comma 1, e i certificati di specializzazione tecnica superiore di cui all’articolo 9, comma 1, lettera a) costituiscono titolo per l’accesso ai pubblici concorsi.

Capo II

Istituti tecnici superiori (ITS)

Articolo 6

Standard organizzativi delle strutture

1. Nel rispetto delle competenze esclusive delle regioni in materia di programmazione dell’offerta formativa, gli ITS di cui alla legge 2 aprile 2007, n. 40, articolo 13, comma 2, possono essere costituiti sempreché previsti dai piani territoriali di cui all’articolo 11 del presente decreto.

2. Gli ITS, che sono configurati secondo gli standard organizzativi di cui al comma 3, operano per favorire il raggiungimento degli obiettivi di cui all’articolo 1, con una offerta formativa stabile e visibile con riferimento alla dimensione regionale, nazionale e comunitaria.

3. Ai fini di determinare gli elementi essenziali per la riconoscibilità degli ITS su tutto il territorio nazionale e con l’obiettivo di consolidare ed ampliare l’associazione tra i soggetti pubblici e privati di cui alla legge n. 144/99, articolo 69, comma 2, nonché l’integrazione tra risorse pubbliche e private, la denominazione di "Istituto Tecnico Superiore", con l’indicazione del settore di

riferimento, è attribuita esclusivamente alle strutture rispondenti alle linee guida contenute nell’allegato a) che sono configurate secondo lo standard organizzativo della fondazione di partecipazione con riferimento agli articoli 14 e seguenti del Codice Civile e sulla base dello schema di statuto contenuto nell’allegato b).

4. Gli istituti tecnici e gli istituti professional
i, fondatori degli ITS di cui al comma 2, ne costituiscono le istituzioni di riferimento.

5. Gli ITS acquistano la personalità giuridica a norma del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, articolo 1.

6. Gli ITS realizzano, nel rispetto delle priorità indicate dalle regioni, nell’ambito della programmazione regionale di loro competenza, i percorsi rispondenti agli standard di cui all’articolo 7 e le tipologie di attività indicate nell’allegato a).

7. Il Prefetto della provincia in cui ha sede legale l’ITS esercita il controllo sull’amministrazione della fondazione di cui al comma 3 con i poteri previsti dal capo II, titolo II, libro I del codice civile e, in particolare, dall’articolo 23, ultimo comma, e dagli articoli 25, 26, 27 e 28.

Articolo 7

Standard di percorso

1. Gli ITS realizzano percorsi finalizzati al conseguimento di diplomi di tecnico superiore relativi alle figure adottate con il decreto di cui all’articolo 4, comma 3, allo scopo di rispondere a fabbisogni formativi diffusi sul territorio nazionale, con riferimento alle seguenti aree tecnologiche:

1. efficienza energetica;

2. mobilità sostenibile;

3. nuove tecnologie della vita;

4. nuove tecnologie per il made in Italy;

5. tecnologie innovative per i beni e le attività culturali;

6. tecnologie della informazione e della comunicazione.

2. Ferme restando le caratteristiche dei percorsi di cui all’articolo 4, per il conseguimento del diploma di tecnico superiore di cui al comma 1, i percorsi hanno la durata di quattro semestri, per un totale di 1800/2000 ore; per particolari figure, tali percorsi possono avere anche una durata superiore, nel limite massimo di sei semestri, sempreché previsto dal decreto di cui al comma 1.

3. I giovani e gli adulti accedono ai percorsi realizzati dagli ITS con il possesso del diploma di istruzione secondaria superiore.

Articolo 8

Certificazione dei percorsi

1. Ai fini del rilascio della certificazione di cui all’articolo 7, comma 1, da parte dell’istituto tecnico o professionale, ente di riferimento dell’ ITS, i percorsi si concludono con verifiche finali delle competenze acquisite, condotte da commissioni d’esame costituite in modo da assicurare la presenza di rappresentanti della scuola, dell’università, della formazione professionale ed esperti del mondo del lavoro.

2. Con il decreto di cui all’articolo 4, comma 3, sono definite le modalità per la costituzione delle commissioni di cui al comma 1 nonché le indicazioni generali per la verifica finale delle competenze acquisite da parte delle commissioni di cui al comma 1 e la relativa certificazione, ai fini della spendibilità dei titoli conseguiti a conclusione dei percorsi in ambito nazionale e dell’Unione europea.

Capo III

Percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS)

Articolo 9

Standard dei percorsi

1. I percorsi IFTS, che sono programmati dalle regioni nell’ambito delle loro competenze esclusive in materia di programmazione dell’offerta formativa, con riferimento a quanto previsto all’articolo 4, rispondono ai seguenti standard: a) hanno, di regola, la durata di due semestri, per un totale di 800/1000 ore e sono finalizzati al conseguimento di un certificato di specializzazione tecnica

superiore;

b) sono progettati e gestiti dai soggetti associati di cui all’articolo 69 legge n. 144/99, per rispondere a fabbisogni formativi riferiti ai settori produttivi individuati, per ogni triennio, con accordo in sede di conferenza unificata a norma del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Articolo 10

Modalità di accesso e certificazione dei percorsi

1. I giovani e gli adulti accedono ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore, con il possesso di uno dei seguenti titoli:

– diploma di istruzione secondaria superiore;

– diploma professionale di tecnico di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, articolo 20, comma 1, lettera c).

2. L’accesso ai percorsi IFTS è consentito anche a coloro che sono in possesso dell’ammissione al quinto anno dei percorsi liceali, ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, articolo 2, comma 5, nonché a coloro che non sono in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, previo accreditamento delle competenze acquisite in precedenti percorsi di istruzione, formazione e

lavoro successivi all’assolvimento dell’obbligo di istruzione di cui al regolamento adottato con decreto del ministro della pubblica istruzione 22 agosto 2007, n. 139.

3. Ai fini del rilascio, da parte delle regioni, della certificazione di cui all’articolo 9, comma 1, lett. a), i percorsi si concludono con verifiche finali delle competenze acquisite, condotte da commissioni d’esame costituite in modo da assicurare la presenza di rappresentanti della scuola, dell’università, della formazione professionale ed esperti del mondo del lavoro.

4. Le regioni definiscono le modalità per la costituzione delle commissioni di cui al comma 1 nonché le indicazioni generali per la verifica finale delle competenze acquisite da parte delle commissioni di cui al comma 1 e la relativa certificazione, ai fini della spendibilità dei titoli conseguiti a conclusione dei percorsi in ambito nazionale e dell’Unione europea.

CAPO IV

Piani territoriali

Articolo 11

Adozione

1. I piani territoriali si riferiscono alle tipologie di intervento di cui all’articolo 2 e sono adottati per ogni triennio dalle regioni, nell’ambito della programmazione dell’offerta formativa di loro esclusiva competenza, con riferimento agli indirizzi della programmazione nazionale in materia di sviluppo economico e rilancio della competitività in linea con i parametri europei.

2. I piani di cui al comma 1 sono oggetto di concertazione istituzionale anche sulla base delle proposte formulate dalle province con riferimento ai loro piani di programmazione nonché di confronto con le parti sociali, anche attraverso la valorizzazione del ruolo dei comitati regionali per l’IFTS.

3. I piani di cui al comma 1 sono sostenuti dall’insieme delle risorse nazionali e regionali, anche messe a disposizione da altri soggetti pubblici e privati e dall’Unione europea.

Articolo 12

Finanziamento

1. Alla realizzazione dei piani di cui all’articolo 11 concorrono stabilmente le risorse messe a disposizione dal ministero della pubblica istruzione a valere sul fondo di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 875.

2. Ai fini dell’ammissibilità alle risorse del fondo di cui al comma 1, e della realizzazione dei percorsi di cui al capo III, resta fermo l’obbligo del cofinanziamento da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano per almeno il 30% dello stanziamento ad esse destinato sul fondo medesimo.

3. Il contributo del ministero della pubblica istruzione è ripartito tra le regioni che hanno deliberato e avviato, con riferimento alla programmazione del triennio precedente, i piani territoriali di cui all’articolo 11, sulla base del criterio del numero dei giovani di età compresa tra i 20 e i 34 anni rilevato dall’ultimo censimento ISTAT.

4. I piani di cui all’articolo 11, deliberati dalle regioni in conformità alle linee guida stabilite nel presente decreto e dalle province autonome di Trento e Bolzano in relazione a quanto previsto all’articolo 16, sono sostenuti dal contributo di cui al comma 3, previa veri
fica, da parte del ministero della pubblica istruzione, della sussistenza dei seguenti elementi:

– provvedimento delle regioni e delle province autonome che stabilisce la misura delle risorse finanziarie messe a disposizione pari ad almeno il 30% del contributo del ministero della pubblica istruzione;

– indicazione dei criteri di selezione delle candidature per la costituzione degli istituti tecnici superiori;

– indicazione dei criteri di selezione dei progetti per la realizzazione delle tipologie di intervento di cui al Capo III;

– trasmissione del piano triennale in formato elettronico anche all’Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica.

5. Per la realizzazione delle misure nazionali di sistema, ivi compresi il monitoraggio e la valutazione, è riservata una quota non superiore al 5% delle risorse complessivamente disponibili sul fondo di cui al comma 1.

6. Le risorse iscritte sul fondo di cui al comma 1, detratta la quota di cui al comma 5, sono destinate a sostenere i seguenti interventi:

a) per il 70% alla realizzazione degli istituti tecnici superiori di cui al capo II

b) per il 30% alla realizzazione dei percorsi di cui al capo III.

CAPO V

Monitoraggio e valutazione di sistema

Articolo 13

Banca dati

1. Presso l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ANSAS) è attivata, con l’assistenza tecnica dell’ISFOL e dell’ISTAT, la banca dati relativa al sistema di istruzione e formazione tecnica superiore sulla base dei criteri generali contenuti nell’accordo in sede di conferenza unificata 1° agosto 2002, in modo da assicurare l’integrazione con i sistemi informativi delle regioni.

Articolo 14

Monitoraggio e valutazione

1. A livello nazionale, il ministero della pubblica istruzione, di concerto con il ministero del lavoro e della previdenza sociale, realizza un sistema di monitoraggio e di valutazione dei piani di intervento di cui all’articolo 11, integrato con le attività svolte dalle regioni anche in relazione ai programmi

finanziati dal Fondo Sociale Europeo, secondo i criteri generali definiti con l’accordo in sede di conferenza unificata 1° agosto 2002. Alle relative spese si fa fronte con le risorse del fondo di cui all’articolo 12, comma 1; vi concorrono anche eventuali risorse messe a disposizione dal ministero del lavoro e della previdenza sociale, con particolare riferimento alla valutazione degli esiti

occupazionali dei percorsi di cui al presente decreto.

2. A conclusione di ogni triennio, il ministero della pubblica istruzione, di concerto con il ministero del lavoro e della previdenza sociale e il ministero dello sviluppo economico e con l’assistenza tecnica dell’ANSAS e dell’ISFOL, presenta al Parlamento un rapporto sui risultati del monitoraggio e della valutazione dei piani di cui al capo IV.

Capo VI

Disposizioni finali

Articolo 15

Fase transitoria

1. Per il triennio 2007/2009, i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore, di cui al capo III, si attuano in relazione ai settori, alle figure di riferimento a livello nazionale e ai relativi standard, previsti dagli accordi in sede di conferenza unificata citati in premessa, anche ai fini della certificazione finale e al riconoscimento dei crediti.

2. In fase di prima applicazione del presente decreto, con l’accordo di cui all’articolo 9, comma 1, lettera b), sono individuate anche le figure di riferimento a livello nazionale già definite nelle precedenti programmazioni dell’IFTS che vanno ricondotte nelle aree di cui all’articolo 7, comma 1, nonché l’articolazione delle aree medesime nei settori di riferimento.

3. Sino all’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 13, comma 1, della legge n. 40/07, le misure per facilitare lo sviluppo dei poli tecnico-professionali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c) hanno carattere sperimentale.

4. Per il triennio 2007/2009, le risorse destinate alla istituzione degli istituti tecnici superiori sono determinate nel 50% delle risorse stanziate sul fondo di cui alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 875.

5. Gli standard qualitativi e le modalità di reclutamento dei docenti e del personale utilizzato nei percorsi degli Istituti Tecnici Superiori sono definiti dal ministro della pubblica istruzione di concerto con il ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e gli altri ministri interessati, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Articolo 16

Province autonome

1.Le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono alle finalità del presente decreto nell’ambito delle competenze attribuite dallo statuto speciale e dalle relative norme di attuazione.

La direttiva di Fioroni sull’uso dei videofonini e sul rispetto della privacy (comunicato stampa)

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Chi diffonde immagini con dati personali altrui non autorizzate – tramite internet o mms – rischia grosso, anche a scuola: multe da 3 a 18 mila euro, o da 5 a 30 mila euro nei casi più gravi (che possono essere irrogate dall’Autorità garante della privacy) insieme a sanzioni disciplinari che spettano invece alla scuola. Le istituzioni scolastiche autonome hanno inoltre il potere nei regolamenti di istituto di inibire o sottoporre a opportune e determinate cautele l’utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all’interno dei locali scolastici. Lo sottolinea il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni in una Direttiva, inviata a tutte le scuole, con il parere favorevole del Garante della privacy.

Sempre più di frequente accade che immagini e conversazioni di altri studenti, di docenti, di persone che operano all’interno della comunità scolastica siano, a loro insaputa, indebitamente diffuse tramite internet o attraverso scambi reciproci di mms.
Una circolazione incontrollata di filmati, registrazioni audio, fotografie digitali – scrive Fioroni – può dar luogo a gravi violazioni del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali degli interessati, tanto più grave quando riguardi informazioni relative allo stato di salute, alle convinzioni religiose, politiche, sindacali o altri dati sensibili.

Informazione e consenso
Il Ministro chiarisce poi che in tutti questi casi trova applicazione il codice per la protezione dei dati personali.
In particolare, vengono richiamati gli obblighi di preventiva informazione e di necessaria acquisizione del consenso dell’interessato da parte di chi raccoglie e utilizza questi dati personali mediante i telefoni cellulari e gli altri dispositivi elettronici.

Sanzioni
L’inosservanza di tali obblighi espone gli studenti, o chi compia queste operazioni nelle scuole, alle sanzioni previste dalla legge, fra le quali il pagamento di una multa da 3 a 18 mila euro, ovvero da 5 a 30 mila euro nei casi più gravi.

Uso personale e limiti
Resta ovviamente lecito scattare foto, registrare filmati con il proprio cellulare per uso personale (ad esempio, riprendere una lezione del professore a scopo di studio individuale), ma, anche in questi casi, si devono comunque rispettare ulteriori obblighi previsti da altre norme diverse da quelle relative alla privacy (ad esempio, articolo 10 del codice civile “abuso dell’immagine altrui”, o, in riferimento ad altri recenti fatti di cronaca, l’articolo 528 del codice penale “pubblicazioni oscene” ).
Il Ministro, sulla base della normativa vigente e delle pronunce del Garante, ribadisce che la raccolta, la comunicazione e l’eventuale diffusione di immagini e suoni all’interno delle scuole deve avere comunque luogo nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli interessati, e che l’immagine altrui può essere utilizzata da parte degli studenti esclusivamente nei modi e nei casi consentiti dall’ordinamento.

I poteri delle scuole
La direttiva pone l’accento sul fatto che le istituzioni scolastiche autonome hanno il potere nei regolamenti di istituto di inibire o sottoporre a opportune e determinate cautele l’utilizzo di mms, di registrazioni audio e video, di fotografie digitali all’interno dei locali della scuola.

La violazione della privacy è anche una infrazione disciplinare
Il Ministro ricorda che per Statuto gli studenti sono titolari del diritto alla riservatezza e hanno il dovere di osservare nei confronti del dirigente scolastico, dei docenti, del personale tutto e dei loro compagni lo stesso rispetto che chiedono per se stessi.
L’utilizzo improprio dei videofonini da parte degli studenti, sottolinea infine la Direttiva, costituisce non solo un trattamento illecito di dati personali, ma anche una grave mancanza sul piano disciplinare.
Di qui la necessità che tali comportamenti siano sanzionati con rigore e severità dai regolamenti di istituto.

Più formazione e informazione
Il ministero collaborerà con il Garante per promuovere tutte le iniziative necessarie per informare e formare dirigenti scolastici, insegnanti e studenti sui temi della tutela della privacy.

Al Prof. si spara al cuore, spara, spara al Professore!

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Una circolare ministeriale comunica che, in quelle scuole in cui il “servizio” sia garantito, per effetto di un accordo tra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Federazione Italiana di Tiro, chi lo vorrà potrà “sostituire” le due tradizionali ore di educazione fisica con l’attività di tiro con la pistola, tiro con la carabina e quant’altro l’armi e i cavalier avranno a disposizione.

In breve, si insegnerà ai nostri ragazzi a sparare.

Che, voglio dire, con tutto l’impegno che la scuola deve mettere nel sensibilizzare i teneri virgulti di domani a tematiche come bullismo, violenza, legalità e accettazione della diversità, sembra proprio il cacio sui maccheroni.

I ragazzi si devono difendere e devono imparare le nobili arti delle discipline sportive oggetto persino di competizione olimpica, dicono i sostenitori dell’iniziativa.

Ma difendersi da cosa? Certamente dai professori che vogliono dare loro un’insufficienza, o da qualche preside troppo ligio al dovere.  Il resto viene ormai visto come normalità.

Perché è lo “sparare” sui docenti e sulla scuola pubblica la vera e unica attività ludica.  E la chiameranno “educazione” fisica. Con buona pace delle famose dieci flessioni.

Ordinanza Ministeriale n. 92 del 5 novembre 2007 – Attività recupero debiti

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IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
 
Visto il regio decreto 4 maggio 1925, n. 653, contenente disposizioni sugli studenti, esami e tasse negli istituti medi di istruzione;
Visto il regio decreto 21 novembre 1929, n. 2049;
Vista la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante “Disposizioni in materia di esami di stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università”, che sostituisce gli articoli 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, in particolare l’art. 2, comma 1;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e, in particolare, l’art. 4;
Vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e in particolare l’art. 3, comma 1, lettera b);
Visto il testo unico, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e in particolare l’articolo 193, comma 1, riguardante gli scrutini finali di promozione;
Visto il decreto del Presidente della repubblica dell’8 marzo 1999, n. 275, recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, e, in particolare, l’art. 4, commi 4 e 6 e l’art. 14, comma 2 per le parti che riguardano il recupero del debito formativo;
Vista l’ordinanza ministeriale del 21 maggio 2001, n. 90, in particolare l’art. 13, concernente gli scrutini finali negli istituti di istruzione secondaria superiore;
Vista la legge dell’8 agosto 1995, n. 352 recante disposizioni urgenti concernenti l’abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione e l’attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero;
Visto il decreto ministeriale del 22 maggio 2007, n. 42 recante modalità di attribuzione del credito scolastico e di recupero dei debiti formativi nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore;
Visto il decreto ministeriale del 3 ottobre 2007, n. 80 recante norme per il recupero dei debiti formativi entro la conclusione dell’anno scolastico:
 
ORDINA
 
Art. 1 – Finalità della valutazione negli istituti di istruzione secondaria di II grado
1. La valutazione è un processo che accompagna lo studente per l’intero percorso formativo, perseguendo l’obiettivo di contribuire a migliorare la qualità degli apprendimenti.
2. I processi valutativi, correlati agli obiettivi indicati nel Piano dell’offerta formativa della singola istituzione scolastica, mirano a sviluppare nello studente una sempre maggiore responsabilizzazione rispetto ai traguardi prefissati e a garantire la qualità del percorso formativo in coerenza con gli obiettivi specifici previsti per ciascun anno dell’indirizzo seguito.
 
Art. 2 – Attività di recupero
1. Le attività di recupero costituiscono parte ordinaria e permanente del Piano dell’offerta formativa che ogni istituzione scolastica predispone annualmente.
2. Esse sono programmate ed attuate dai consigli di classe sulla base di criteri didattico-metodologici definiti dal collegio docenti e delle indicazioni organizzative approvate dal consiglio d’istituto.
3. Nelle attività di recupero rientrano gli interventi di sostegno che hanno lo scopo fondamentale di prevenire l’insuccesso scolastico e si realizzano, pertanto, in ogni periodo dell’anno scolastico, a cominciare dalle fasi iniziali. Esse sono tendenzialmente finalizzate alla progressiva riduzione di quelle di recupero dei debiti e si concentrano sulle discipline o sulle aree disciplinari per le quali si registri nella scuola un più elevato numero di valutazioni insufficienti.
4. Le scuole promuovono e favoriscono la partecipazione attiva degli studenti alle iniziative di sostegno programmate, dandone, altresì, periodicamente notizia alle famiglie.
5. Le attività di recupero, realizzate per gli studenti che riportano voti di insufficienza negli scrutini intermedi e per coloro per i quali i consigli di classe deliberino di sospendere il giudizio di ammissione alla classe successiva negli scrutini finali, sono finalizzate al tempestivo recupero delle carenze rilevate per tali studenti negli scrutini suddetti.
6. Le istituzioni scolastiche hanno l’obbligo di attivare gli interventi di recupero e, nell’ambito della propria autonomia, individuano le discipline e/o le aree disciplinari che necessitano degli interventi. Esse determinano, altresì, le modalità di organizzazione e realizzazione precisandone tempi, durata, modelli didattico-metodologici, forme di verifica dei risultati conseguiti dagli studenti, criteri di valutazione, nonché modalità di comunicazione alle famiglie. In particolare, nella determinazione del numero degli interventi e della consistenza oraria da assegnare a ciascuno di essi, si avrà cura di commisurarne la definizione in modo coerente rispetto al numero degli studenti ed alla diversa natura dei relativi fabbisogni, nonché all’articolazione dei moduli prescelti ed alla disponibilità delle risorse.
7. Gli studenti di cui al comma 5 sono tenuti alla frequenza degli interventi suddetti, salvo quanto previsto dai commi 3 e 4 dell’art. 4 e dal comma 3 dell’art. 7. Al termine di tali attività sono effettuate verifiche volte ad accertare l’avvenuto recupero, del cui risultato si dà puntuale notizia alle famiglie.
8. Nell’organizzazione delle attività di sostegno e di recupero può essere adottata un’articolazione diversa da quella per classe, che tenga conto degli obiettivi formativi che devono essere raggiunti dagli studenti. Possono essere determinati calendari delle lezioni che prevedano soluzioni flessibili e differenziate nella composizione delle classi per far fronte sia alle necessità di sostegno e recupero che a quelle di valorizzazione ed incremento delle eccellenze. Le attività così organizzate rientrano nella normale attività didattica e sono, conseguentemente, computabili ai fini del raggiungimento del monte ore annuale di lezioni previsto dal vigente ordinamento. Possono essere previsti interventi per gruppi di studenti, omogenei per le carenze dimostrate nelle stesse discipline, provenienti da classi parallele. Il docente incaricato di svolgere attività di recupero nei confronti di alunni provenienti da classi diverse e con carenze non omogenee si raccorda con i docenti della disciplina degli alunni del gruppo affidatogli al fine di orientare contenuti e metodi dell’attività di recupero agli specifici bisogni formativi di ciascun alunno.
9. Sulla base delle modalità organizzative sopra indicate, le azioni in cui è articolata l’attività di recupero scolastico dovranno avere, di norma, una durata non inferiore a 15 ore, non comprensive di quelle utilizzate per gli interventi didattici di cui al comma successivo.
10. Nel caso in cui gli interventi didattici siano realizzati nell’ambito dell’utilizzazione della quota del 20% prevista dal D.M. n. 47 del 13 giugno 2006, le istituzioni scolastiche sono tenute ad organizzare azioni specifiche commisurate anche ai fabbisogni formativi degli studenti che non hanno necessità di interventi finalizzati al recupero e di quelli che, sempre nell’ambito della medesima attività ordinaria, attraverso approfondimenti specifici possono raggiungere traguardi di eccellenza.
11. Ulteriori modalità di supporto potranno essere realizzate assegnando ad uno o più docenti, individuati dal consiglio di classe, compiti di consulenza e assistenza agli alunni nella promozione dello studio individuale (c.d.”sportello”). I docenti incaricati effettueranno la prestazione, preferibilmente in orario pomeridiano, secondo le modalità individuate dal consiglio stesso, che verranno comunicate alle famiglie, e saranno retribuiti
con un compenso forfetario.
12. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto delle specifiche competenze degli organi collegiali, possono individuare anche modalità diverse ed innovative di attività di recupero attraverso l’utilizzazione dei docenti della scuola, ai sensi della vigente disciplina contrattuale, e/o la collaborazione con soggetti esterni, con l’esclusione di enti “profit”, in relazione agli specifici bisogni formativi di ciascuno studente.
 
Art. 3 – Programmazione delle attività
1. I consigli di classe, su indicazione dei singoli insegnanti delle materie oggetto di recupero, mantengono la responsabilità didattica nell’individuare la natura delle carenze, nell’indicare gli obiettivi dell’azione di recupero e nel certificarne gli esiti ai fini del saldo del debito formativo.
2. Il collegio dei docenti definisce i criteri per la composizione dei gruppi di studenti destinatari degli interventi didattico-educativi di sostegno e recupero, adottando tutti i modelli didattici e organizzativi suggeriti dall’esercizio dell’autonomia.
3. Il collegio dei docenti definisce, altresì, i criteri per l’assegnazione dei docenti ai gruppi di studenti così costituiti.
4. Il collegio dei docenti, nel deliberare la programmazione delle attività di sostegno e di recupero, può individuare, sulla base della complessità organizzativa, uno o più docenti relativamente alle diverse aree disciplinari cui affidare il coordinamento di tali attività. Per dette attività il relativo compenso è stabilito dalla contrattazione d’istituto, anche con riferimento a quanto previsto dall’articolo 30 del Ccnl del 24 luglio 2003.
5. Nel rispetto delle prerogative degli organi collegiali della scuola, il dirigente scolastico è tenuto a promuovere e sostenere gli adempimenti necessari per assicurare lo svolgimento delle attività programmate.
 
Art. 4 – Scrutini intermedi e relativi adempimenti
1. Il collegio dei docenti, tenendo conto delle innovazioni introdotte dal decreto ministeriale 3 ottobre 2007, n. 80, determina i criteri da seguire per lo svolgimento degli scrutini, al fine di assicurare omogeneità nelle procedure e nelle decisioni di competenza dei singoli consigli di classe.
2. Per gli studenti che in sede di scrutinio intermedio, o anche a seguito di altre verifiche periodiche previste dal Piano dell’offerta formativa della scuola, presentano insufficienze in una o più discipline, il consiglio di classe predispone interventi di recupero delle carenze rilevate. Sarà cura del consiglio di classe procedere ad un’analisi attenta dei bisogni formativi di ciascuno studente e della natura delle difficoltà rilevate nell’apprendimento delle varie discipline. Il consiglio di classe terrà conto anche della possibilità degli studenti di raggiungere autonomamente gli obiettivi formativi stabiliti dai docenti.
3. L’organizzazione delle iniziative di recupero programmate dal consiglio di classe è portata a conoscenza delle famiglie degli studenti interessati. Ove le medesime non intendano avvalersi di tali iniziative devono darne alla scuola comunicazione formale.
4. Sia che ci si avvalga o che non ci si avvalga delle iniziative di recupero, gli studenti hanno l’obbligo di sottoporsi alle verifiche programmate dal consiglio di classe che ne comunica l’esito alle famiglie.
 
Art. 5 – Verifiche intermedie
1. Al termine di ciascun intervento di recupero realizzato nel corso dell’anno scolastico, i docenti delle discipline interessate svolgono verifiche documentabili, volte ad accertare l’avvenuto superamento delle carenze riscontrate. Le modalità di realizzazione delle succitate verifiche sono deliberate dai consigli di classe che, in relazione alla natura della o delle discipline oggetto degli interventi di recupero, possono prevedere verifiche scritte o scrittografiche e/o orali.
2. I giudizi espressi dai docenti, al termine delle verifiche di cui al comma precedente, oltre ad accertare il grado di competenza acquisito dallo studente, costituiscono occasione per definire ulteriori forme di supporto volte sia al completamento del percorso di recupero che al raggiungimento di obiettivi formativi di più alto livello.
 
Art. 6 – Scrutinio finale
1. Il collegio dei docenti determina i criteri da seguire per lo svolgimento dello scrutinio finale.
2. Il docente della disciplina propone il voto in base ad un giudizio motivato desunto dagli esiti di un congruo numero di prove effettuate durante l’ultimo trimestre o quadrimestre e sulla base di una valutazione complessiva dell’impegno, interesse e partecipazione dimostrati nell’intero percorso formativo. La proposta di voto tiene, altresì, conto delle valutazioni espresse in sede di scrutinio intermedio nonché dell’esito delle verifiche relative ad eventuali iniziative di sostegno e ad interventi di recupero precedentemente effettuati.
3. Per gli studenti che in sede di scrutinio finale, presentino in una o più discipline valutazioni insufficienti, il consiglio di classe, sulla base di criteri preventivamente stabiliti, procede ad una valutazione della possibilità dell’alunno di raggiungere gli obiettivi formativi e di contenuto propri delle discipline interessate entro il termine dell’anno scolastico, mediante lo studio personale svolto autonomamente o attraverso la frequenza di appositi interventi di recupero.
4. In tale caso il consiglio di classe rinvia la formulazione del giudizio finale e provvede, sulla base degli specifici bisogni formativi, a predisporre le attività di recupero.
5. Si procede, invece, al giudizio finale nei confronti degli studenti per i quali il consiglio di classe abbia espresso una valutazione positiva, anche a seguito degli interventi di recupero seguiti, nonché nei confronti degli studenti che presentino insufficienze tali da comportare un immediato giudizio di non promozione.
 
Art. 7 – Interventi successivi allo scrutinio finale
1. In caso di sospensione del giudizio finale, all’albo dell’istituto viene riportata solo l’indicazione della “sospensione del giudizio”.
2. La scuola, subito dopo le operazioni di scrutinio finale, comunica alle famiglie, per iscritto, le decisioni assunte dal consiglio di classe, indicando le specifiche carenze rilevate per ciascuno studente dai docenti delle singole discipline e i voti proposti in sede di scrutinio nella disciplina o nelle discipline nelle quali lo studente non abbia raggiunto la sufficienza. Contestualmente vengono comunicati gli interventi didattici finalizzati al recupero dei debiti formativi, le modalità e i tempi delle relative verifiche che la scuola è tenuta a portare a termine entro la fine dell’anno scolastico.
3. Analogamente a quanto previsto dai commi 3 e 4 del precedente art. 4, ove i genitori o coloro che ne esercitano la relativa potestà non ritengano di avvalersi delle iniziative di recupero organizzate dalla scuola, debbono comunicarlo alla scuola stessa, fermo restando l’obbligo per lo studente di sottoporsi alle verifiche di cui al comma precedente.
4. In materia di organizzazione degli interventi didattici di recupero, valgono per quanto compatibili, le disposizioni impartite all’art. 2.
 
Art. 8 – Verifiche finali e integrazione dello scrutinio finale
1. Salvo casi eccezionali, dipendenti da specifiche esigenze organizzative debitamente documentate, le iniziative di recupero, le relative verifiche e le valutazioni integrative finali hanno luogo entro la fine dell’anno scolastico di riferimento. In ogni caso, le suddette operazioni devono concludersi, improrogabilmente, entro la data di inizio delle lezioni dell’anno sc
olastico successivo.
2. Le operazioni di verifica sono organizzate dal consiglio di classe secondo il calendario stabilito dal collegio dei docenti e condotte dai docenti delle discipline interessate, con l’assistenza di altri docenti del medesimo consiglio di classe. Esse si svolgono con le medesime modalità di cui al precedente art. 5 comma 1.
3. Le verifiche finali vanno inserite nel nuovo contesto dell’attività di recupero che si connota per il carattere personalizzato degli interventi, la novità dell’approccio didattico e i tempi di effettuazione degli interventi medesimi che coprono l’intero arco dell’anno scolastico. Esse devono, pertanto, tener conto dei risultati conseguiti dallo studente non soltanto in sede di accertamento finale, ma anche nelle varie fasi dell’intero percorso dell’attività di recupero.
4. Il consiglio di classe, alla luce delle verifiche effettuate secondo i criteri di cui ai precedenti commi, delibera l’integrazione dello scrutinio finale, espresso sulla base di una valutazione complessiva dello studente, che, in caso di esito positivo, comporta l’ammissione dello stesso alla frequenza della classe successiva. In tale caso, risolvendo la sospensione di giudizio di cui al comma 1 del precedente articolo, vengono pubblicati all’albo dell’istituto i voti riportati in tutte le discipline con l’indicazione “ammesso”. In caso di esito negativo del giudizio finale, sulla base di una valutazione complessiva dello studente, il relativo risultato viene pubblicato all’albo dell’istituto con la sola indicazione “non ammesso”.
5. Nei confronti degli studenti per i quali sia stata espressa una valutazione positiva in sede di integrazione dello scrutinio finale al termine del terz’ultimo e penultimo anno di corso, il consiglio di classe procede, altresì, all’attribuzione del punteggio di credito scolastico nella misura prevista dalla tabella A allegata al D.M. n. 42 del 22 maggio 2007.
6. La competenza alla verifica degli esiti nonché all’integrazione dello scrutinio finale appartiene al consiglio di classe nella medesima composizione di quello che ha proceduto alle operazioni di scrutinio finale. Nel caso in cui le operazioni di verifica e di integrazione dello scrutinio finale abbiano luogo, in via eccezionale, dopo la fine dell’anno scolastico di riferimento, ai componenti il consiglio di classe eventualmente trasferiti in altra sede scolastica o collocati in altra posizione o posti in quiescenza, è assicurato il rimborso delle spese. Al personale docente nominato fino al termine delle lezioni o dell’anno scolastico è conferito apposito incarico per il tempo richiesto dalle operazioni succitate. In ogni caso l’eventuale assenza di un componente del consiglio di classe dà luogo alla nomina di altro docente della stessa disciplina secondo la normativa vigente.
 
Art. 9 – Studenti dell’ultimo anno
1. Per i candidati agli esami di stato, a conclusione dell’anno scolastico 2007/2008, continuano ad applicarsi – relativamente ai debiti formativi e all’attribuzione del punteggio per il credito scolastico, ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge 11 gennaio 2007, n. 1 – le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della medesima legge n. 1/2007.
2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, per gli studenti dell’ultimo anno di corso che nello scrutinio del primo trimestre o del primo quadrimestre presentino insufficienze in una o più discipline, il consiglio di classe predispone iniziative di sostegno e forme di verifica, da svolgersi entro il termine delle lezioni, al fine di porre gli studenti predetti nella condizione di conseguire una valutazione complessivamente positiva in sede di scrutinio di ammissione all’esame di stato.
 
Art. 10 – Utilizzazione del personale
1. In relazione a quanto previsto all’articolo 3, il dirigente scolastico procede all’utilizzazione del personale docente nelle attività aggiuntive che si sono venute a determinare.
2. Gli interventi didattico-educativi di sostegno e recupero costituiscono attività aggiuntiva di insegnamento sia nel caso in cui siano svolti all’interno del calendario scolastico delle lezioni, sia nel caso in cui abbiano luogo al di fuori di detto periodo. Tali interventi non costituiscono attività aggiuntiva qualora siano effettuati ricorrendo alla quota del 20% di cui al D.M. n. 47/2006.
3. Nelle attività di sostegno e recupero sono impiegati in primo luogo docenti dell’istituto e, in seconda istanza, si ricorre a docenti esterni e/o a soggetti esterni, con l’esclusione di enti “profit”, individuati secondo criteri di qualità deliberati dal collegio dei docenti ed approvati dal consiglio d’istituto.
4. Le modalità di utilizzazione del personale docente e non docente da impiegare nelle attività di sostegno e di recupero sono definite in sede di contrattazione integrativa d’istituto.
5. Le ore aggiuntive destinate al sostegno e al recupero sono retribuite al personale dipendente nella misura prevista dalla vigente disciplina contrattuale.
6. Le dimensioni del fenomeno e le modalità di intervento adottate dalle scuole saranno oggetto di una specifica azione di monitoraggio i cui esiti consentiranno di introdurre quelle soluzioni migliorative suggerite dalle esperienze realizzate dalle scuole medesime.
 
Art. 11 – Risorse finanziarie
1. Per la realizzazione delle attività di sostegno e recupero sono utilizzate le risorse del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, incrementate delle ulteriori risorse che, secondo i criteri stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale della scuola, sono assegnate alle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, come pure le risorse che, nell’ambito di quelle previste dalla legge finanziaria per i processi di riqualificazione del sistema scolastico, sono specificamente destinate allo scopo.
2. Le istituzioni scolastiche situate nelle regioni dell’Obiettivo convergenza potranno avvalersi anche delle risorse previste per i Programmi operativi nazionali (Pon).
 
Art. 12 – Disposizioni transitorie e finali
1. Le predette disposizioni valgono a decorrere dall’anno scolastico 2007/2008. Per i debiti contratti in precedenza si applica la pregressa normativa sul “saldo” degli stessi e resta, comunque, vincolante per le istituzioni scolastiche l’obbligo di realizzare iniziative di recupero, anche attraverso una riorganizzazione dell’attività didattica ordinaria.
 
Roma, 5/11/2007
 
IL MINISTRO
Giuseppe Fioroni

La professoressa se la fa con gli studentelli (e si becca 34 mesi!)

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(screenshot da: www.corriere.it)

Le notizie hanno una tragica caratteristica: la gente se ne dimentica.

Appaiono sui giornali e quando non esiste più una sola goccia d’inchiostro su quel fatto, il fatto viene completamente infilato nel cestino di una memoria virtuale e collettiva che si riformatta a basso livello ogni giorno.

Della prof. molisana di matematica che aveva fatto quelle cosine lì ai suoi alunni di scuola media, come se fosse una cosa normale, non si ricorda più nessuno.
Tranne i magistrati, che le hanno schiaffato 2 anni e 10 mesi con il rito abbreviato.

Il che significa che se la signorina fosse stata giudicata col rito ordinario, la sua pena avrebbe di gran lunga superato i tre anni di reclusione.
Per cui, se la pena fosse passata in giudicato, questa precaria della docenza e del sesso minorile sarebbe andata dritta in galera, altro che affidamento in prova ai servizi sociali.

Non sappiamo nulla, però, delle pene accessorie. Non è dato di sapere se sia stata anche interdetta o meno dai pubblici uffici e per quanto tempo.

Perché magari si sono dimenticati di impedirle di continuare a far danni nella scuola pubblica.

18000 euro per DioTubo e dintorni

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E hanno, da capo, faccine apertamente provocatrici, con il ghigno sardonico di chi sa benissimo di essere difficilmente beccato, come chi ha scoperto il gusto del delitto perfetto.
O di chi è accusato di omicidio e viene condannato a una multa per divieto di sosta.Gridano all’ingiustizia, se vengono individuati nei loro miserrimi misfatti, dicono che non hanno fatto niente, che loro non c’entrano, e se c’entrano lo hanno fatto per scherzare.
Scherzano quando se la prendono con i compagni, scherzano quando provocano gli insegnanti, scherzano quando si fanno odiosamente prepotenti con gli inermi.

Sono gli alunni che si fanno regalare un cellulare di ultima generazione dalla nonna per la Cresima, o dai genitori che li premiano per aver riportato qualche debito formativo.
Sono gli alunni maledetti che usano queste risorse tecnologiche di cui non capiscono un accidente per riprenderti in classe mentre fai lezione, o, peggio, mentre ti bombardano di pernacchie e sputi (tanto non puoi mica dimostrarlo, e poi provaci a mettere loro le mani addosso!), e poi ti schiaffano su DioTubo.

Sono i ragazzi di oggi. Pensano sempre all’America, lontana, dall’altra parte della luna, agiscono localmente e sono globalmente sprovveduti.

Non sono dei fini umoristi. L’umorismo (come diceva Carlo Maria Cipolla) è quando si ride con gli altri, non quando si ride degli altri. Si divertono così e i loro genitori cantilenano “Son ragazzi!”

Sì, son ragazzi ma stavolta uno è stato identificato e denunciato.
Così papà e mamma, che rischiano di dover tirare fuori 18000 euro (perché figuriamoci se lo mandano a lavorare per riparare alle minchiate che ha combinato, seeeeeh) perché al bamboccetto sono venute le fregole digitali.

E intanto uno è stato punito, accidenti a loro, alla tre, ai videofonini, alle suonerie, alle “fotine” e ai TVTTB.

Resoconto stenografico dell’approvazione dell’o.d.g. Calderoli al Senato sugli “esami di riparazione”

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PRESIDENTE. Avverte che è stato presentato l’ordine del giorno G100 (v. Allegato A).

SOLIANI, relatrice. Esprime parere favorevole. 

BASTICO, vice ministro della pubblica istruzione. Accoglie l’ordine del giorno.

CALDEROLI (LNP). Chiede la votazione dell’ordine del giorno G100, ritenendo che l’Assemblea debba pronunciarsi sugli esami di riparazione. 

ASCIUTTI (FI). Dichiara voto favorevole all’ordine del giorno, ritenendo che la reintroduzione degli esami di riparazione richieda uno specifico disegno di legge. (Applausi dal Gruppo FI).

RANIERI (Ulivo). A titolo personale annuncia un voto contrario, ritenendo improprio parlare di esami di riparazione laddove si tratta di una procedura concordata per recuperare debiti scolastici. 

PRESIDENTE. L’espressione non va intesa in senso letterale.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore CALDEROLI (LNP), il Senato approva l’ordine del giorno G100.

(Allegato A)

ORDINE DEL GIORNO

    G100

    CALDEROLI, DAVICO

    Approvato

    Il Senato,

            premesso che:

                il Ministro della pubblica istruzione ha emanato in data 3 ottobre 2007 un proprio decreto in cui si prevedono verifiche, a conclusione delle attività di sostegno e di recupero, che possono determinare la non ammissione dello studente alla frequenza della classe successiva;

                il decreto di cui sopra reintroduce, di fatto, gli esami di riparazione aboliti dalla legge 8 agosto 1995, n. 352,

            impegna il Governo a riferire alle competenti Commissioni e, valutato il conseguente dibattito, a intraprendere le eventuali necessarie iniziative.