Roberto Saviano manda “a cagare” il PD con le parole di Max Gazzè

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Lo chiarisco una volta per tutte, e poi non tornerò mai più sull’argomento: io al referendum costituzionale prossimo venturo sulla riduzione del numero dei parlamentari voterò un deciso NO convinto. Perché sulla costituzione e sulla rappresentatività del Parlamento, soprattutto per le minoranze, non si scherza e NON si risparmia un caffè all’anno per ogni cittadino. Punto.

Ciò premesso, Roberto Saviano ha pisciato fòri dal vaso un’altra volta. Dichiarandosi giustamente indignato per la presa di posizione per il SI del Partito Democratico (la parte più consistente del governiccho di nicchia), si è permesso di mandarli “a cagare” (sic et simpliciter) e senza passare dal via, con una citazione di Max Gazzè, che so chi è ma non lo seguo perché soy demasiado viejo para tanta novedad, come diceva il mio Maestro Blecua.

Non è il contenuto, ma la modalità che è fuori da ogni logica. Non è con un “cit.” che te la cavi (come a dire: “queste non sono parole mie, le ho riprese da qualcun altro”).

L’autore di “Gomorra” e “La bellezza e l’inferno”, libri che ho prontamente regalato alla Biblioteca pubblica di Roseto degli Abruzzi tanto non mi piacevano e mi annoiavano (un libro, quando annoia e non “prende” andrebbe scaraventato via con violenza. La vita è una e uno non può passarla a leggere libri noiosi e piagnucolenti), Saviano, insomma, come si dice a Livorno “l’ha buttata di fòri” offrendo il destro ai militanti del PD per riempire paginate e paginate di giornali, social, interviste radiofoniche e televisive, solo perché uno scrittore e opinionista li ha mandati “a cagare” con i versi scritti da un altro.

E giù piagnistei, lamentazioni, planhes provenzali del medioevo, indignazioni, sussiego, supponenza dai piddini, soprattutto da quelli più stitici.

Basta con questa storia, ora. Io voto NO, ma Saviano l’ho scassato da tempo dai santi del mio calendario.