Don Alberto Vigorelli, parroco di Mariano Comense, citato per diffamazione da Salvini per avere affermato “O siete cristiani o siete di Salvini”

Don Alberto Vigorelli ha 81 anni. E’ il parroco di Mariano Comense e durante una messa, commentando un brano del Vangelo dedicato all’accoglienza (“ero straniero e mi avete accolto”) ha profferito la frase “O siete cristiani o siete di Salvini.

Questa affermazione, dopo essere stata duramente sottolineata da qualche referente locale della Lega è arrivata fino alla conoscenza del segretario Salvini che ha pensato bene di sporgere denuncia per diffamazione e di scrivere ai cardinali Scola e Stella, chiedendo loro di arginare le intemperaze del prelato.

Non sembra tenere, Salvini, alla condanna dell’anziano sacerdote. Tanto che ha scritto su Facebook (salvo all’indomani non presentarsi all’udienza innanzi il giudice di pace) che

“Se questo prete, che mi odia, chiederà scusa e devolverà 1.000 euro a una Onlus che si occupa di disabili, pace fatta e amici come prima”.

Non sappiamo cosa ne pensi la difesa del sacerdote (rappresentata dall’avvocato Oreste Dominioni, noto penalista e principe del foro) circa l’offerta di 1000 euro a una Onlus che si occupa di disabili, ma sappiamo con certezza che sia il prete che il suo difensore respingono con fermezza l’ipotesi di chiedere scusa a Salvini:

 “Don Vigorelli ha predicato il vangelo quel giorno, un’azione del(la) quale non può scusarsi”

La pubblica accusa aveva chiesto l’archiviazione del procedimento a carico di Don Alberto. Il GIP, tuttavia, ha respinto la richiesta e ha formulato l’imputazione coatta del religioso davanti al Giudice di Pace. Che ha rinviato il procedimento al prossimo maggio, nella speranza che le parti trovino un accordo extra giudiziale.

“Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e m’avete dato da bere, ero straniero e m’avete accolto”

 

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L’indolenza della maggioranza mentre i salviniani digiunano

Era già tutto previsto.

La maggioranza ha disertato la Giunta per le Autorizzazioni a Procedere del Senato e ha perso un’ottima occasione di dare il proprio “sì” alla processabilità di Salvini. Una figura meschina che, se da un lato non dà il destro a Salvini di considerarsi martire (sono stati i suoi della Lega a giudicarlo processabile), dall’altro costituisce un vuoto politico imbarazzante. PD e M5S, nel loro inevitabile e mostruoso tracollo non hanno partecipato, la relazione del Presidente è stata cassata e Salvini andrà a processo (si ricomincerà dall’udienza preliminare) ma loro non si sono sporcati le mani, in un contesto in cui le mani bisogna sporcarsele per forza, per indicare all’aula una direzione (staremo a vedere se il 17 febbraio, data della discussione collegiale, questi galantuomini diserteranno anche l’aula di Palazzo Madama) e, soprattutto, per riuscire a guardarsi in faccia quando ci si alza la mattina. Salvini ha invocato per sé il procedimento penale a cui, pure, parte dell’opposizione voleva sottrarlo per un presunto ma non veritiero garantismo di facciata (in questo caso il garantismo è confuso con l’impunità, quello che garantisce Salvini nei suoi diritti è lo svolgimento di un processo regolare, non certo la salvezza dalla sua celebrazione), ed è quello che ha ottenuto.

Intanto cominciano le iniziative salviniste più discutibili. E’ in linea da ieri il sito digiunopersalvini.it. Raccoglie adesioni di chi vuole digiunare per un solo giorno (quindi nulla di particolarmente impegnativo, e, soprattutto, nulla che ricordi i digiuni a “staffetta” del Partito Radicale) in solidarietà al Capo. Basta indicare nome, cognome, provincia e regione di appartenenza, età (non obbligatoria) e numero di cellulare (che, per fortuna, non verrà pubblicato). Che “fine” fanno questi dati? Ecco qui il punto d) Finalità e base di liceità del trattamento dell’Informativa sulla privacy, che mi sono preso la briga di andarmi a leggere:

I dati personali da Lei forniti, ai sensi di quanto previsto al punto che precede, sono pertanto necessari ai fini di:
1. gestire la raccolta firme per la campagna denominata “#digiunoperSalvini”;
2. all’invio di materiale illustrativo, di aggiornamento sulle novità, iniziative e attività del Partito (materiale informativo e comunicazioni di promozione elettorale e politica, informazioni su manifestazioni, incontri, assemblee, dibattiti, conferenze, convegni e simili, pubblicazioni o altro, attraverso l’invio di posta tradizionale, posta elettronica, sms, mms o attraverso contatti telefonici) ed in generale a condividere proposte programmatiche di natura politica;
3. ad assolvere a specifiche richieste da parte dell’interessato;
4. all’accertamento, esercizio e difesa dei diritti di LpSP in sede giudiziale e stragiudiziale.

Va detto, a onor del vero, che il punto 2 della lettera d) che ho riportato (il consenso all’invio di comunicazioni e materiale promozionale del partito, anche via SMS o “attraverso contatti telefonici”) viene attuato solo se si clicca sul segno di spunta relativo (non obbligatorio).

Continua la informativa in questione:

Il trattamento effettuato sulla base delle finalità sopra indicate avviene previo suo CONSENSO esplicito che viene richiesto con formulazione specifica e distinta per ogni singola finalità.

Bene. Per i punti 1 e 2 della lettera d) dell’informativa sulla privacy il consenso esplicito viene richiesto (anzi, per il punto 1 è addirittura obbligatorio), ma per i punti 3 e 4 non ce n’è traccia. In particolare risulta incomprensibile proprio il punto 4 che ribadisce che i miei dati personali, forniti nel momento in cui decido di aderire al digiuno per Salvini, servono:

all’accertamento, esercizio e difesa dei diritti di LpSP in sede giudiziale e stragiudiziale.

Cioè? Loro si difendono in sede giudiziale e stragiudiziale con la mia e-mail e con il mio numero di telefono??

Ma mi posso opporre al conferimento di alcuni dati? Certamente. Infatti

Il conferimento dei dati personali non è da considerarsi obbligatorio ma un eventuale rifiuto a fornirli o l’eventuale successiva mancanza di consenso al loro trattamento potrà determinare l’impossibilità del Titolare a dar corso alla fruizione di determinati servizi.

Quindi io posso anche decidere di non dare il mio numero di telefono o la mia e-mail alla LpSP, ma se lo faccio potrei non essere inserito nella lista degli aderenti, ad esempio, e questo, lungi dall’apparire un problema che potrebbe far piangere persino un uomo grande, è un dato di fatto.

Per quanto tempo verranno conservati i dati così conferiti? Anche qui la preziosa informativa cui viene in aiuto:

con riferimento ai dati trattati per i quali è stato rilasciato il consenso con riferimento alla campagna denominata “#digiunoperSalvini” il termine di conservazione sarà di mesi 1 dalla sottoscrizione;

E se ho cliccato il segno di spunta sulla famigerata casella di cui al famigerato punto 2 lettera d)?

in relazione al trattamento consenziato per l’ulteriore finalità di comunicazione politica (di cui al § d. n. 2) il termine di conservazione sarà di anni 1 dalla data della sottoscrizione.

Quindi, se avete prestato il vostro consenso per ricevere messaggi propagandistici o con finalità politiche in genere, sappiate che il vostro numero di telefono verrà trattenuto nelle mani della LpSP per un anno intero. Se vorrete cancellarlo prima di questa scadenza naturale dovete fare una richiesta ai sensi della legge sulla privacy. Potete farlo anche inviando una PEC. Gentili.

Per carità, digiunate pure per Salvini, ma stateve accuort’!

 

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Quantus tremor est futurus, quando iudex est venturus, cuncta stricte discussurus!

E’ il dies irae, il giorno in cui la Giunta per le Autorizzazioni a procedere voterà a favore o contro l’ipotesi di mandare a processo Matteo Salvini per sequestro di persona nell’ambito del caso della nave Gregoretti. Salvini, citando maldestramente Giovanni Guareschi si dichiara pronto alla prigione («Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto»), ma è una manovra evidentemente elettorale: lo stigma sarebbe la sua arma vincente nelle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Gli esponenti dei partiti di maggioranza (Pd-M5S-Iv-Leu) potrebbero non partecipare al voto. La Lega voterebbe a favore sulla base delle richieste dello stesso Salvini. Forza Italia e Fratelli d’Italia finirebbero a esprimere il loro voto contrario per cui trovandosi in perfetta parità (cinque a cinque) la relazione del presidente verrebbe cassata e la questione dovrà essere affrontata in aula il 17 febbraio. A meno che De Falco (ex M5S) decida, al contrario di quello che è stato annunciato inizialmente, di partecipare al voto e faccia pendere la bilancia da una parte o dall’altra.

Fin qui i fatti e le ipotesi. Poi ci sono le opinioni. Che sono le mie. E sono quelle di sempre. Ovvero che Salvini debba andare a processo perché deve confrontarsi con la giustizia, con i suoi accusatori e con i suoi giudici come un normale cittadino, uno di quei milioni che pretende di rappresentare, e non come un privilegiato dalla sua posizione di parlamentare. Ha ottime possibilità di sfangarla perché la Procura di Catania, già il 21 settembre scorso, ha chiesto l’archiviazione del caso.

«Oggi decidono se sono un criminale o meno. Io prendo un detto della mia nonna: `Male non fare, paura non avere´. Siccome devono essere i delinquenti ad aver paura del processo, io ribadisco: mandatemi a processo. Se devo andare in galera per difendere il mio Paese ci vado a testa alta».

Ecco, vada a processo sì, ma per difendere se stesso. Lasci stare il Paese, chè già abbiamo visto come è stato difeso nel periodo in cui lui era Ministro degli Interni. Vada in tribunale non per vincere le elezioni ma per vincere un processo con la forza delle prove provate e non con quella della prepotenza o dei detti della nonna.

E dunque, in attesa del 17 febbraio, speriamo davvero che la Giunta per le Autorizzazioni a Procedere dia un segnale chiaro di dove vuole andare la maggioranza. Ce n’è un gran bisogno per tutti.

 

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La Dirigente Scolastica Anna Gangarossa annulla la celebrazione della Messa di Natale in orario curriculare scatenando la reazione di Matteo Salvini

La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Agrigento Centro, Anna Gangarossa, annulla legittimamente la celebrazione delle Messa di Natale in orario curricolare scatenando la (…) reazione di Salvini. La dirigente scolastica ha così spiegato la decisione :

“ Sono rispettosa del pluralismo e soprattutto sono una donna di legge, per questo devo attenermi alle norme che mi impongono di non impegnare ore curriculari nel culto religioso visto che la scuola deve essere laica e ci sono precise regole imposte dal ministero dell’Istruzione. Ho solo applicato la legge è mi dispiace essere attaccata da chi vuole strumentalizzare la vicenda per scopi politici”.

Matteo Salvini, venuto a conoscenza del caso, ha così commentato:

“Vergogna, incredibile vergogna! Esprimo solidarietà a tutti i bimbi, agli insegnanti e ai genitori a cui viene negato il bello del Natale, nel nome di una inaccettabile sottomissione culturale e valoriale. Invierò personalmente un presepe a questa preside, che evidentemente ha fallito nella sua missione educativa”.

Ecco la giustificazione della dirigente:

“Cari amici, E’ con grande rammarico che apprendo che la decisione sofferta di annullare la Messa natalizia sia diventata un fatto di cronaca nazionale e, soprattutto, sia stata strumentalizzata per ideologie politiche.

E quello che mi avvilisce ancora di più è toccare con mano quante false verità in questo momento ruotino attorno alla vicenda.

Per amor del vero e della scuola che ho il privilegio di dirigere, ho deciso di non esimermi dal raccontare personalmente come si siano svolti realmente i fatti.

L’I.C Agrigento Centro è la scuola storica della città che accoglie ogni giorno circa 1000 alunni. Un’utenza eterogenea e molto vicina alla policy della scuola. La partecipazione a celebrazioni religiose è stata sospesa da anni in quanto non gradita da una minoranza della popolazione scolastica. Lo scorso anno mi sono insediata in questo istituto e, accogliendo la volontà della stragrande maggioranza della popolazione, ho aperto nuovamente le porte alle tradizioni religiose cristiane. Puntualmente, sono stata attaccata di non rispettare la volontà delle minoranze e i valori costituzionali cui si fonda la nostra scuola.

In particolare, in seno al Consiglio di Istituto, direttamente coinvolto nelle decisioni organizzative della scuola, abbiamo prontamente discusso di quanto stabilito all’Art. 311 “Diritti delle altre confessioni religiose diverse dalla cattolica” del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 – Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (s.o. G.U. n.115 del 19/5/1994).

Abbiamo letto delle Sentenze TAR che annullano le delibere del Consiglio di istituto, che avevano autorizzato lo svolgimento di cerimonie religiose in orario scolastico.

Intanto, la scuola ha sempre operato prestando la massima attenzione al volere di tutti i bambini, cercando di garantire il dovuto rispetto alle scelte di ciascuno. È stata accolta la volontà, ove possibile, di far vivere alla maggior parte degli alunni momenti di religiosità all’interno della Basilica di Agrigento, come, ad esempio, è avvenuto lo scorso 4 ottobre in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, senza urtare mai la sensibilità della minoranza, per la quale sono state sempre organizzate attività laboratoriali e uscite sul territorio, come alternativa alla Religione Cattolica

In occasione delle festività natalizie, la scuola ha programmato tante attività curricolari ed extracurricolari, legate alle tradizioni nazionali e locali.

I giorni 17, 18 e 19 dicembre la scuola ha aperto le porte al territorio fino alle ore 19:00, con allestimento di laboratori creativi, culinari, di antichi mestieri, con angoli dedicati alla Natività, ai santini, alle novene, ai cori natalizi, formati da alunni, genitori e docenti, angoli che raffiguravano per i credenti I presepi viventi e per i non credenti una “Mostra di cibi e tradizioni culinarie”, come è stata intitolata la manifestazione.

Ritenendo di poter garantire a tutti la volontà di celebrare le festività religiose, ho autorizzato in prossimità del Natale la celebrazione in Chiesa della Messa e contemporaneamente la visita al Palazzo dei Filippini della Città, per visitare strumenti musicali del mondo, in modo da garantire a tutti gli alunni come trascorrere un’ora della giornata, insieme ai loro docenti e al personale scolastico.

Questo non è bastato ad acquietare gli animi di alcuni genitori, che attaccano la scuola di essere discriminatoria e di non accogliere la volontà della minoranza.

Preso atto di questi malumori, a malincuore, ho ritenuto giusto e corretto per la scuola laica e pluralista dover annullare la Messa per il giorno fissato, proponendo che venisse spostata al sabato successivo, giorno di chiusura, garantendo tuttavia la presenza del Dirigente e del personale scolastico. Purtroppo questa proposta non è stata accolta e così abbiamo mantenuto tutte le attività programmate a scuola, recite, canti e scambi di auguri ad eccezione della celebrazione in Chiesa.

E’ stata una decisione sofferta per me e per il mio staff, nonostante abbiamo potuto contare fin da subito sul sostegno e sull’affetto del personale scolastico, del Consiglio di Istituto e di tanti, tanti, tantissimi genitori cattolici, associazioni e persino della Pastorale delle famiglie della Basilica di San Francesco che, tramite il parroco, mi ha manifestato vicinanza e sostegno, ben comprendendo le ragioni della scelta.

Mi dispiace adesso apprendere che, mentre le mie richieste di aiuto per difendere la scuola da problemi strutturali e di sicurezza siano rimasti praticamente inascoltati, tanto che risale a pochissimi giorni or sono l’interdizione dell’ingresso principale in uno dei plessi scolastici, sia bastato questo fatto per far puntare i riflettori su una scuola che sento di dover difendere per l’alto valore etico, morale, professionale che caratterizza quotidianamente il personale tutto, così come l’amore dei bambini e il supporto dei genitori.

Per loro tutti e per l’integerrimo modus operandi che garantisco al mio lavoro, chiedo rispetto e messaggi natalizi di amore e pace, piuttosto che opinioni errate ed altamente offensive del nostro operato.
Con l’occasione, auguro a tutti quanti un sereno e felice Natale, in nome del Cristianesimo che professiamo.”

Fonte: Fonte: Pasquale Bruno Avolio via Facebook

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Il dito medio alzato contro Salvini che dorme in aereo

La ragazza in aereo siede sul posto immediatamente accanto a quello di Salvini. A un certo punto Salvini si addormenta e lei decide di farsi un selfie con il dito medio alzato e di postarlo su Instagram. Come si dice in gergo, l’immagine diventa immediatamente “virale” e fa il giro di tutti i social network, con sequele di utenti inferociti che stigmatizzano il gesto, se la prendono con la ragazza e perfino coi suoi genitori, rei di non averle dato una educazione adeguata. Salvini ha ripreso la foto, senza minimamente curarsi di pixelare il volto della ragazza e l’ha rilanciata commentando:

«Che bello viaggiare in compagnia di personcine educate! E poi magari vanno in piazza per combattere odio, violenza e maleducazione»

Apriti cielo e spalancati terra. Dopo pochi minuti centinaia di insulti si sono riversati sulla povera ragazza (“povera” in quanto ignara delle conseguenze che avrebbe potuto scatenare il suo gesto) che ha immediatamente disattivato i suoi profili social, mentre nel frattempo svariati account fake riprendevano il suo nome e la foto per guadagnarsi condivisioni e ampliare ancora di più la platea di utenti “attenzionati” dall’immagine.

Va detto, a scanso di equivoci, che il dito medio alzato non è che sia un gesto decisamente elegante e rispettoso. Ma bisogna anche chiedersi se rappresenti o no un’offesa tale da giustificare una campagna di violenza e di odio contro la persona che ha scattato e pubblicato per prima il selfie al punto da indurla a rinunciare alla sua identità social, a fronte del proliferare di profili falsi che finiscono per essere più veri del vero. Vale la pena arrivare a questo per un gesto di strafottenza che potremmo definire al limite del goliardico?

E non scampa tra chi veste da parata chi veste una risata, come dice il Poeta. L’avvocato Cathy La Torre ha provato a buttarla in battuta:

“Io gli avrei mandato un bacione ma si vede che il dito medio va di moda”

e, successivamente

 “Condanno assolutamente un gesto del genere. Non è possibile fare ciò, specie in un luogo pubblico. Dormire in quel modo scomposto, dico!”

Non l’avesse mai fatto. E’ arrivata nientemeno che Selvaggia Lucarelli personalmente di persona a rimetterla in riga:

“E’ un illecito civile e un civilista dovrebbe saperlo. Fotografare una persona di nascosto e farle il dito medio diffondendo la foto sui social è qualcosa che non andrebbe pubblicizzato come un gesto figo, se si è promotori della campagna #odiareticosta. Così per dire”.

Insomma, la Lucarelli difende Salvini, che in tema di gesti dell’acciuga non ha mai dato mostra di essere secondo a nessuno. E di per sé alzare il dito medio non è che sia un gesto figo, ma bisogna pur contestualizzare l’azione di una diciannovenne che ha fatto un gesto dissacratorio e forse solo e soltanto quello, e per quel gesto ha pagato un presso altissimo. In breve, nella rete ci sono odiatori e odiatori, ci sono quelli che, durante un comizio,  possono permettersi di designare una bambola gonfiabile come la “sosia della Boldrini” e quelli che se fanno il gesto dell’acciuga si ritrovano contro i cani sciolti mordaci del potente di turno se non addirittura i perbenisti di sinistra che fanno del loro meglio per stigmatizzare e condannare. Sempre criticando, criticando, criticando, ma senza mai prendersi la briga di comprendere che si è trattato, tutt’al più, di uno sberleffo. La famosa pernacchia al passaggio pomposo e suntuoso del Re. Si chiama diritto di critica, diritto di satira, diritto a distruggere la sacralità di un mito, diritto a essere giovani e sbagliare anche pochino.

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Salvini: Il Tribunale dei Ministri chiede al Senato di autorizzare il processo all’ex ministro dell’Interno contestandogli il reato di sequestro di persona

Il Tribunale dei Ministri (…) dispone la trasmissione degli atti e del presente provvedimento al Procuratore della Repubblica di Catania affinché ne curi l’immediata rimessione al Presidente del Senato per l’avvio della procedura prevista dall’art. 9 Legge Cost. citata per il rilascio dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Senatore Matteo Salvini in ordine al reato di sequestro di persona aggravato (…) per avere nella sua qualità di ministro dell’interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 131 migranti di varie nazionalità a bordo dell’unità navale “B. Gregoretti” della Guardia Costiera italiana dalle 00:35 del 27 luglio 2019 sino al pomeriggio del 31 luglio 2019.

Fonte e foto: www.repubblica.it

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Salvini indagato per abuso d’ufficio sull’uso dei voli di stato. Wikipedia riporta tempestivamente la notizia ma senza citare la fonte

Dopo aver disposto l’archiviazione la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio ha trasmesso gli atti sui voli di Stato del segretario della Lega Matteo Salvini ai colleghi della sezione penale. Secondo i magistrati contabili il segretario della Lega ed ex Ministro degli Interni avrebbe usato i voli di stato non solo per attività istituzionali, ma anche per attività di partito. L’ex ministro non avrebbe comunque arrecato alcun danno erariale.

(dalla pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Salvini)

Questo è quanto riferisce l’ineffabile Wikipedia sulla recente notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del nome di Matteo Salvini in ordine all’indagine dei magistrati di Roma, successivamente trasmessa al Tribunale dei Ministri. Singolarmente quanto virgolettato non è correlato dall’indicazione di alcuna fonte (eppure Wikipedia si vanta di essere autorevole proprio perché cita fonti a loro volta ritenute “autorevoli”). Offro di seguito la versione PDF della voce dedicata a Matteo Salvini così come l’ho salvata poco prima di mettere le mani a questo intervento.

Download (PDF, 770KB)

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Illegittimo impedimento

Salvini avrebbe dovuto presentarsi il 10 dicembre scorso presso il Tribunale di Torino, dove lo aspettavano schiere di fans preghieranti per la sua sorte giudiziaria. L’imputazione era quella di vilipendio alla magistratura. Il 14 febbraio, Salvini aveva dichiarato:

“Se so che qualcuno nella Lega sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel culo e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana

Successivamente aveva chiarito che

“Ci sono tanti giudici che fanno benissimo il loro lavoro. Penso a chi è in prima linea contro mafia, camorra e ‘ndrangheta. Purtroppo è anche vero che ci sono giudici che lavorano molto di meno, che fanno politica, che indagano a senso unico e che rilasciano in 24 ore pericolosi delinquenti. Finché la magistratura italiana non farà pulizia e chiarezza al suo interno, l’Italia non sarà mai un paese normale”

Ma Salvini non si è presentato. Il suo avvocato Claudia Eccher ha eccepito che il suo cliente era impegnato in Senato per una riunione di capigruppo per la legge di Bilancio. Dopo una brevissima camera di consiglio, il giudice di Torino Roberto Ruscello ha respinto la richiesta della difesa, avendo constatato la modifica del calendario dei lavori della capigruppo del Senato e ha dichiarato irricevibili le argomentazioni dell’avvocato Eccher.

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Notificato a Salvini l’atto conseguente alla querela per diffamazione da parte di Carola Rackete

L’ex ministro degli interni e leader della Lega Matteo Salvini è stato raggiunto nei giorni scorsi da un verbale di invito a dichiarare o eleggere domicilio e nomina del difensore di fiducia a seguito della querela per diffamazione sporta a suo tempo da Carola Rackete, la capitana della nave Sea Watch. A suo tempo Salvini aveva replicato: “Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni” “Mi mancava – prosegue Salvini – l’istigazione a delinquere. Con tutti i problemi che hanno i tribunali, arriva una signorina tedesca viziatella e di sinistra che ha come passatempo notturno anche lo speronamento di militari che per me è reato. Noi che facciamo? Contro denunciamo, io non ho mai attentato alla vita di nessuno”.

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Ilaria Cucchi querela Matteo Salvini per diffamazione

“Ora basta. Lo devo a Stefano, a mio padre ma soprattutto a mia madre. Questo signore deve smetterla di fare spettacolo sulla nostra pelle”

Queste le parole di Ilaria Cucchi che hanno preceduto l’annuncio della deposizione di una querela per diffamazione contro Matteo Salvini.

La Cucchi, rappresentata e difesa dal legale e compagno Fabio Anselmo, ha stigmatizzato il commento di Salvini alla sentenza del processo che ha visto condannati a 12 anni due carabinieri per omicidio preterintenzionale del giovane geometra romano, secondo cui la droga fa male sempre, evidenziando come Stefano sia morto per le percosse ricevute e non per droga (con sentenza stabilita da un Tribunale dello stato).

Salvini era già stato querelato per diffamazione da Carola Rackete. Ha dichiarato:

«Dopo Carola Rackete, mi querela la signora Cucchi? Nessun problema, sono tranquillissimo dopo le minacce di morte dei Casamonica e i proiettili in busta, non è certo una querela a mettermi paura», dichiara ancora il leader della Lega. «Spero che il Parlamento approvi subito la legge “droga zero” proposta dalla Lega, per togliere per sempre ogni tipo di droga dalle strade delle nostre città. Ripeto, dopo le minacce di morte dei mafiosi non sono Ilaria Cucchi o Carola Rackete a farmi paura».

Replica la Cucchi in querela:

Salvini «insiste ancora a collegare la morte violenta di Stefano Cucchi alla droga, auspicando provvedimenti che affrontino questo problema che – nel suo ragionamento – è causa delle morti come quella di Stefano Cucchi, dovuta invece alla condotta illecita e violenta di due appartenenti all’Arma dei Carabinieri. Ma soprattutto, aggiunge un’infamante offesa alla sottoscritta, paragonando la sua intenzione di sporgere querela alle minacce di morte rivoltegli da gruppi criminali».

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Paolo Pezzana, ex sindaco di Sori, condannato a 200 euro di multa per diffamazione contro Salvini

Aveva definito Salvini come “Stronzo, cattivo, pericoloso”. E’ stato condannato dal giudice monocratico per diffamazione a 200 euro di multa, 3000 euro di risarcimento danno morale e le spese di procedimento. Si tratta dell’ex sindaco di Sori Paolo Pezzana che ha replicato “Rispetto il provvedimento ma sono stupito per l’interpretazione che il giudice ha dato di una giurisprudenza in cui il diritto di critica sia costituzionalmente protetto e, soprattutto in politica, possa essere esercitato in maniera anche forte senza per questo costituire un reato.”.

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Diffamazione – Salvini a Don De Capitani: “Basta che chieda scusa e dia qualcosa in beneficenza ed è finita lì”

Lo so che non faccio altro che parlarvi di diffamazione, ultimamente, ma si dà il caso che io mi senta personalmente coinvolto e che siamo sul mio blog quindi pubblico un po’ quello che mi pare (e comunque tenete duro, la sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato-DjFabo dovrebbe arrivare in serata, quindi almeno il prossimo intervento esulerà dagli argomenti consueti). Detto questo, Salvini. Salvini è comparso come persona offesa (e, quindi, come testimone) al processo per diffamazione nei confronti di Don Giorgio De Capitani, il prete da lui portato in giudizio per avergli dato del “pezzo di merda” e aver pubblicato la frase “Se come dice Salvini bisogna difendersi dai ladri, uccidendoli, siccome lui è il più grande ladro della storia della democrazia, perché non ucciderlo”. “Un prete dovrebbe parlare di fratellanza e amore. Gridare all’odio e dire che Salvini è un ladro, facendo un elogio a chi lo uccide, può essere un iperbole, ma fai il prete, non il politico. Se vuoi, candidati alle elezioni per Rifondazione Comunista e dì quello che vuoi. Però da parte di uno che dà la comunione alla domenica sentire le parole pezzo di merda è bruttino”. ha aggiunto Salvini, che ha lasciato i locali del Tribunale di Lecco prima della deposizione dell’imputato concludendo “Mi aspettano a Genova. Questo non è il modo di impegnare le aule di giustizia” (ma allora perché lo ha querelato?). Salvini si è dichiarato inoltre disponibile a “finirla lì” se il prete chiederà scusa e darà una somma in beneficenza.

Ricordo che Salvini è indagato a sua volta per diffamazione nei confronti di Carola Rackete.

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Matteo Salvini indagato per diffamazione nei confronti di Carola Rackete

Apprendo in questo momento che anche l’ormai ex Ministro degli Interni Matteo Salvini è stato iscritto nel registro degli indagati (ormai a luglio) per diffamazione (è bello avere un punto in comune!). L’atto è stato posto in essere a seguito delle denunce presentate dai legali di Carola Rackete per quanto scritto da Salvini sui propri profili social a proposito della Comandante della nave SeaWatch 3 e dello sbarco avvenuto. Nella denuncia il legale della Rackete chiedeva tra l’altro il sequestro preventivo degli account di Salvini sui social, sostenendo che le espressioni nei confronti della sua assistita non sono il frutto di un legittimo diritto di critica ma di una diffamazione gratuita e di un violento attacco nei suoi confronti. La Procura di Roma, una volta ricevuti gli atti ha iscritto Salvini nel registro degli indagati e ha inviato a Milano il fascicolo per competenza territoriale.

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