Spari Adriatici

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Vanno in giro con la pistola e il colpo in canna. Sono assessori leghisti alla sicurezza (la loro, evidentemente). E se ricevono un pugno da un cittadino italiano di origine marocchina non hanno timore né pudore. Sparano. Sparano, accidenti. Non denunciano, non regiscono con le bòtte (cosa che non andrebbe comunque bene, ma, almeno, non ammazzerebbero nessuno), no, non lasciano perdere tenendosi il cazzotto e un malcelato dolore alla parte interessata, loro mostrano l’arma, e dopo qualche frazione di secondo tirano il grilletto. E uccidono. Sono cazzi! E hanno dalla loro un capopopolo che in cinque minuti (neanche il tribunale di Forum ha tempistiche così brevi, in genere per quel tipo di sentenza occorrono sempre 15-20 minuti, più la pubblicità) li assolve sostenendo che la difesa è sempre legittima. E allora, se non ci fosse un pubblico ministero ligio e coscienzioso che mette l’assessore-sparatore agli arresti domiciliari, saremmo fregati del tutto. Perché devono farti vedere e dimostrarti che appena tocchi quella gente lì puoi anche crepare come uno stronzo, chi se ne frega? Poi quando limiti la loro libertà personale e li metti sotto inchiesta per eccesso colposo in legittima difesa, allora diventano mansueti come agnellini, dicono che non si ricordano, che sono dispiaciuti, prostrati, annichiliti dal dolore. Dicono che loro non c’entrano, che avevano il porto d’armi, che la pistola era regolarmente detenuta. Sembrano quel personaggio giovanile di Carlo Verdone che diceva sempre “A me nun me ponno fa’ gnente perché io je caccio questa (e tirava fuori un revolver da signora). Dice nun ‘a pòi usà’ questa… e chi lo dice? Io je caccio questo, ciò ‘r porto d’armi, ciò…” Ma quella era satira sui vizi e sui tic di certi italiani. Questa è la vita vera, quella dove se putacaso sei troppo insistente a vendere la tua merce, a sottolineare che qualcuno non ti ha nemmeno detto buongiorno, a essere marocchino (anche se sei perfettamente cittadito italiano), a non cedere alle logiche di parte e di partito, come minimo ti becchi un colpo di revolver in corpo e te ne vai al Creatore. Gente senza storia, senza spina dorsale, di più, invertebrata, a cui qualcuno, in virtù di un passato di polizia, non ha avuto il coraggio di revocare un porto d’armi. Che, se le parole non sono un’opinione, mi autorizza solo detenere e a portare con me un’arma, non è una licenza di uccidere. Non sei 007 al servizio di Sua Maestà Britannica. Perché si sa che chi possiede un’arma, o prima o poi, la usa.

Salvini definì la magistratura “un cancro da estirpare”. Assolto per particolare tenuità del fatto.

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Il 14 febbraio 2016, al termine di un congresso regionale della Lega, Matteo Salvini (allora segretario nazionale) ebbe a pronunciare queste parole:

“Difenderò qualunque leghista indagato da quella schifezza che si chiama magistratura italiana, che è un cancro da estirpare”.

Salvini ha definito altresì i magistrati “stronzi” e “lazzaroni che rompono le palle alla Lega”. La magistratura, in quell’occasione, fu definita da Salvini “una schifezza”.

Il Processo di primo grado si è concluso questa mattina, con l’assoluzione di Salvini. Il giudice Roberto Ruscello ha assolto il leader della Lega “per la particolare tenuità del fatto”.

Tenuità del fatto? Ma se uno può permettersi di chiamare “stronzi” i magistrati, definirli come “lazzaroni”, usare l’appellativo “cancro da estirpare” per l’ordine, e questo è un fatto di particolare tenuità, allora cosa bisogna dire per essere condannati? Non oso pensarlo. C’è gente che è stata citata direttamente a giudizio per diffamazione per molto meno, e altra gente ancora che ha querelato dei soggetti in paragone per bazzecole, quisquiglie, pinzillàcchere.

Il Pubblico Ministero aveva chiesto per Salvini una supermulta da 3000 euro. La difesa ha eccepito che

“Le parole pronunciate da Salvini sono prive di carica offensiva: usa quei termini perchè è quel genere di linguaggio che i leghisti si aspettano, non voleva offendere i magistrati e la magistratura. Il linguaggio della Lega e dei partiti sorti dalla cosiddetta società civile hanno cambiato il paradigma del linguaggio: quello del leader politico oggi è chiaro e diretto, utilizza frasi brevi e parole comuni, anche quelle di tono basso. Salvini non ha fatto altro che riprendere stilemi del linguaggio tipico della Lega, quello in cui i militanti si riconoscono, un lessico colorato ed espressivo, non offensivo”.

E il giudice ha dato ragione alla difesa. E così va il mondo.

Matteo Salvini a processo! (Un’altra volta…)

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Et voilà, Salvini l’a pris en tasque une autre fois! C’est l’unique question.

Il Senato ha concesso l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’interno per il caso Open Arms. Determinanti sono stati i voti di Italia Viva, ma questo non importa. L’importante è che Salvini affronti e si difenda in un regolare processo dalle accuse rivoltegli.

In fondo il Senato non era tenuto a pronunciarsi sul fatto che fosse colpevole o meno, ma se il suo operato sia stato svolto o no nell’esclusivo interesse dello Stato. E il Senato ha detto di no. Quindi si faccia processare come qualsiasi altro cittadino.

E non è che mi interessi molto il fatto che Salvini possa essere condannato (se gli venisse comminata una pena superiore ai 2 anni scatterebbe per lui la Legge Severino, che prevede la decadenza da senatore e la successiva ineleggibilità, mi interessa solo che la giustizia faccia il suo corso e che vada a dirlo ai giudici, e non a Twitter, che lui ha semplcemente fatto il suo dovere che che il governo che rappresentava era d’accordo con lui.

Perché dire che gli è stato fatto un favore, che tornerebbe a fare quello che ha fatto e (pensate!) che TORNERA’ a farlo, è solo un atteggiamento che gli permetterà di guadagnare un pugno di follower sui social network, non di essere assolto in un’aula di giustizia.

E’ stata una strategia politica? Certamente. Per quello che riguarda il caso della nave Diciotti, la Camera d’appartenenza rigiutò l’autorizzazione a procedre (e non se lo ricorda nessuno), ora che Salvini fa parte dell’opposizione potrebbe sempre dire di essere stato “impallinato”. Ma si è impallinato da solo. Gli resta da rispondere del caso della nave Gregoretti, del caso di diffamazione nel confronti di Carola Rackete, di violazione del Copyright (nientemeno!) per aver ripubblicato su Twitter la foto di un giornalista tedesco, e perfino per uso illecito dei voli di stato (la Corte dei Conti ha archiviato, sì, il procedimento che la riguardava, ma ha trasmesso gli atti ai colleghi della sezione penale).

La vedo difficile.

Poi, per carità, potrebbe venire assolto da tutte le accuse, ma, ripeto, la vedo molto, ma molto dura.

Quello che è certo è che se ogni cittadino è uguale davanti alla legge, questo principio vale ancora di più per chi assume funzioni delicate ed istituzionali, come quella di essere, per esempio, in quanto ministro dell’interno, anche capo delle forze dell’ordine.

Salvato Salvini

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screenshot da Repubblica.it

Oggi la Giunta per le immunità del Senato ha provvisoriamente salvato Salvini in via preventiva dal processo per il caso della nave della Ong Open Arms, procedimento richiesto dal Tribunale di Palermo. Determinanti sono stati i voti favorevoli alla relazione del presidente Gasparri da parte dei senatori Giarrusso e Riccardi, ma, soprattutto, l’astensione dei renziani che hanno giustificato il loro non voto con la motivazione secondo cui ad agire fu Salvini, sì, ma in accordo con tutto il Governo (di cui fanno parte anche loro). Dichiara infatti il senatore Bonifazi: “Dal complesso della documentazione prodotta, non sembrerebbe emergere l’esclusiva riferibilità all’ex ministro dell’Interno dei fatti contestati”. Ora, si dà il caso che la responsabilità penale sia personale. Salvini è accusato di sequestro di persona e abuso di ufficio. Se ci sono dei co-responsabili in questi reati sarebbe il caso che i senatori IV Cucca, Bonifazi e Ginetti o chiunque altro per loro, se ritengono che sussistano responsabilità penali, si pregiassero di informare la magistratura per il prosieguo delle indagini, non è che per il SOLO fatto che Salvini non avrebbe agito da solo Salvini non andrebbe processato. Abbiamo un governo di “complici” in sequestro di persona e abuso di ufficio? Gradiremmo saperlo e anche subito. E se il governo, per il solo fatto di aver avallato gli atti dell’ex Ministro dell’Interno, non dovesse essere penalmente responsabile, allora i senatori di IV avevano il dovere di votare. Adesso attendiamo il voto dell’aula, ma sento puzza di bruciato.

Salvini e la giacchetta di Mattarella

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Ecco, Salvini, per esempio, ne vogliamo parlare? Sta per essere sottoposto a un procedimento penale davanti al Giudice per l’Udienza Preliminare (dunque non è ancora a processo vero e proprio) di Catania per l’ipotesi di sequestro di persona, reato che si presume consumato nell’esercizio delle sue funzioni di Ministro dell’Interno. Sul quotidiano “La Verità” è uscita la pubblicazione di una chat tra magistrati, intercettata nell’ambito delle indagini effettuate su Luca Palamara, in cui si mostrerebbe una manifesta ostilità nel confronti di Salvini, tanto da indurre il purtuttavia incalzante quotidiano a titolare: “Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo”. Se quanto rivelato da La Verità dovesse corrispondere (parolegiocando) al vero, la cosa sarebbe di estrema gravità e andrebbe chiaramente sanzionata (ma intanto l’Associazione Nazionale Magistrati si sta squagliando come un ghiacciolo al limone in mano a un bimbetto di tre anni). Tuttavia Salvini ha fatto di più. Ha telefonato e scritto al Presidente della Repubblica (anche nelle sue funzioni di Presidente del CSM, va riconosciuto) auspicando che gli “venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione”. Ora, a parte il fatto che rammentare al Presidente della Repubblica un articolo della Costituzione è quanto meno fuori luogo, cosa teme Salvini? In qualità di indagato (e non ancora imputato) ha avuto la possibilità di farsi sentire dal PM ed inviare, se opportuno, un memoriale difensivo. Il GUP, che è e rimane un giudice terzo, non deciderà sulla sua responsabilità penale, ma solo (ed esclusivamente) se Salvini dovrà o no affrontare un processo o meno. In caso positivo l’ex Ministro dell’Interno dovrà comparire innanzi al giudice (terzo anche lui) di primo grado. La sua sentenza (di assoluzione o di condanna) potrà essere appellata in secondo grado, sede in cui avrà diritto a un collegio giudicante (terzo anch’esso), la cui sentenza potrà essere contestata in Cassazione, dove dei giudici terzi decideranno sulla sua definitività o no. Che siano TUTTI costoro gli stessi giudici che hanno chattato su WhatsApp tramando contro Salvini? A questo, sinceramente, non ci credo. E che succederebbe se tutti i cittadini italiani sottoposti a indagine penale scrivessero al Presidente della Repubblica lamentando il dubbio di terzietà di chi lo deve giudicare? Salvini abbia prima di tutto fiducia nelle istituzioni, e si sottoponga a processo come qualunque altro cittadino, senza tirare Mattarella per la manica della giacchetta. Saremo tutti più tranquilli.

Don Alberto Vigorelli, parroco di Mariano Comense, citato per diffamazione da Salvini per avere affermato “O siete cristiani o siete di Salvini”

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Don Alberto Vigorelli ha 81 anni. E’ il parroco di Mariano Comense e durante una messa, commentando un brano del Vangelo dedicato all’accoglienza (“ero straniero e mi avete accolto”) ha profferito la frase “O siete cristiani o siete di Salvini”.

Questa affermazione, dopo essere stata duramente sottolineata da qualche referente locale della Lega è arrivata fino alla conoscenza del segretario Salvini che ha pensato bene di sporgere denuncia per diffamazione e di scrivere ai cardinali Scola e Stella, chiedendo loro di arginare le intemperaze del prelato.

Non sembra tenere, Salvini, alla condanna dell’anziano sacerdote. Tanto che ha scritto su Facebook (salvo all’indomani non presentarsi all’udienza innanzi il giudice di pace) che

“Se questo prete, che mi odia, chiederà scusa e devolverà 1.000 euro a una Onlus che si occupa di disabili, pace fatta e amici come prima”.

Non sappiamo cosa ne pensi la difesa del sacerdote (rappresentata dall’avvocato Oreste Dominioni, noto penalista e principe del foro) circa l’offerta di 1000 euro a una Onlus che si occupa di disabili, ma sappiamo con certezza che sia il prete che il suo difensore respingono con fermezza l’ipotesi di chiedere scusa a Salvini:

 “Don Vigorelli ha predicato il vangelo quel giorno, un’azione del(la) quale non può scusarsi”

La pubblica accusa aveva chiesto l’archiviazione del procedimento a carico di Don Alberto. Il GIP, tuttavia, ha respinto la richiesta e ha formulato l’imputazione coatta del religioso davanti al Giudice di Pace. Che ha rinviato il procedimento al prossimo maggio, nella speranza che le parti trovino un accordo extra giudiziale.

“Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e m’avete dato da bere, ero straniero e m’avete accolto”

 

L’indolenza della maggioranza mentre i salviniani digiunano

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Era già tutto previsto.

La maggioranza ha disertato la Giunta per le Autorizzazioni a Procedere del Senato e ha perso un’ottima occasione di dare il proprio “sì” alla processabilità di Salvini. Una figura meschina che, se da un lato non dà il destro a Salvini di considerarsi martire (sono stati i suoi della Lega a giudicarlo processabile), dall’altro costituisce un vuoto politico imbarazzante. PD e M5S, nel loro inevitabile e mostruoso tracollo non hanno partecipato, la relazione del Presidente è stata cassata e Salvini andrà a processo (si ricomincerà dall’udienza preliminare) ma loro non si sono sporcati le mani, in un contesto in cui le mani bisogna sporcarsele per forza, per indicare all’aula una direzione (staremo a vedere se il 17 febbraio, data della discussione collegiale, questi galantuomini diserteranno anche l’aula di Palazzo Madama) e, soprattutto, per riuscire a guardarsi in faccia quando ci si alza la mattina. Salvini ha invocato per sé il procedimento penale a cui, pure, parte dell’opposizione voleva sottrarlo per un presunto ma non veritiero garantismo di facciata (in questo caso il garantismo è confuso con l’impunità, quello che garantisce Salvini nei suoi diritti è lo svolgimento di un processo regolare, non certo la salvezza dalla sua celebrazione), ed è quello che ha ottenuto.

Intanto cominciano le iniziative salviniste più discutibili. E’ in linea da ieri il sito digiunopersalvini.it. Raccoglie adesioni di chi vuole digiunare per un solo giorno (quindi nulla di particolarmente impegnativo, e, soprattutto, nulla che ricordi i digiuni a “staffetta” del Partito Radicale) in solidarietà al Capo. Basta indicare nome, cognome, provincia e regione di appartenenza, età (non obbligatoria) e numero di cellulare (che, per fortuna, non verrà pubblicato). Che “fine” fanno questi dati? Ecco qui il punto d) Finalità e base di liceità del trattamento dell’Informativa sulla privacy, che mi sono preso la briga di andarmi a leggere:

I dati personali da Lei forniti, ai sensi di quanto previsto al punto che precede, sono pertanto necessari ai fini di:
1. gestire la raccolta firme per la campagna denominata “#digiunoperSalvini”;
2. all’invio di materiale illustrativo, di aggiornamento sulle novità, iniziative e attività del Partito (materiale informativo e comunicazioni di promozione elettorale e politica, informazioni su manifestazioni, incontri, assemblee, dibattiti, conferenze, convegni e simili, pubblicazioni o altro, attraverso l’invio di posta tradizionale, posta elettronica, sms, mms o attraverso contatti telefonici) ed in generale a condividere proposte programmatiche di natura politica;
3. ad assolvere a specifiche richieste da parte dell’interessato;
4. all’accertamento, esercizio e difesa dei diritti di LpSP in sede giudiziale e stragiudiziale.

Va detto, a onor del vero, che il punto 2 della lettera d) che ho riportato (il consenso all’invio di comunicazioni e materiale promozionale del partito, anche via SMS o “attraverso contatti telefonici”) viene attuato solo se si clicca sul segno di spunta relativo (non obbligatorio).

Continua la informativa in questione:

Il trattamento effettuato sulla base delle finalità sopra indicate avviene previo suo CONSENSO esplicito che viene richiesto con formulazione specifica e distinta per ogni singola finalità.

Bene. Per i punti 1 e 2 della lettera d) dell’informativa sulla privacy il consenso esplicito viene richiesto (anzi, per il punto 1 è addirittura obbligatorio), ma per i punti 3 e 4 non ce n’è traccia. In particolare risulta incomprensibile proprio il punto 4 che ribadisce che i miei dati personali, forniti nel momento in cui decido di aderire al digiuno per Salvini, servono:

all’accertamento, esercizio e difesa dei diritti di LpSP in sede giudiziale e stragiudiziale.

Cioè? Loro si difendono in sede giudiziale e stragiudiziale con la mia e-mail e con il mio numero di telefono??

Ma mi posso opporre al conferimento di alcuni dati? Certamente. Infatti

Il conferimento dei dati personali non è da considerarsi obbligatorio ma un eventuale rifiuto a fornirli o l’eventuale successiva mancanza di consenso al loro trattamento potrà determinare l’impossibilità del Titolare a dar corso alla fruizione di determinati servizi.

Quindi io posso anche decidere di non dare il mio numero di telefono o la mia e-mail alla LpSP, ma se lo faccio potrei non essere inserito nella lista degli aderenti, ad esempio, e questo, lungi dall’apparire un problema che potrebbe far piangere persino un uomo grande, è un dato di fatto.

Per quanto tempo verranno conservati i dati così conferiti? Anche qui la preziosa informativa cui viene in aiuto:

con riferimento ai dati trattati per i quali è stato rilasciato il consenso con riferimento alla campagna denominata “#digiunoperSalvini” il termine di conservazione sarà di mesi 1 dalla sottoscrizione;

E se ho cliccato il segno di spunta sulla famigerata casella di cui al famigerato punto 2 lettera d)?

in relazione al trattamento consenziato per l’ulteriore finalità di comunicazione politica (di cui al § d. n. 2) il termine di conservazione sarà di anni 1 dalla data della sottoscrizione.

Quindi, se avete prestato il vostro consenso per ricevere messaggi propagandistici o con finalità politiche in genere, sappiate che il vostro numero di telefono verrà trattenuto nelle mani della LpSP per un anno intero. Se vorrete cancellarlo prima di questa scadenza naturale dovete fare una richiesta ai sensi della legge sulla privacy. Potete farlo anche inviando una PEC. Gentili.

Per carità, digiunate pure per Salvini, ma stateve accuort’!

 

Quantus tremor est futurus, quando iudex est venturus, cuncta stricte discussurus!

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E’ il dies irae, il giorno in cui la Giunta per le Autorizzazioni a procedere voterà a favore o contro l’ipotesi di mandare a processo Matteo Salvini per sequestro di persona nell’ambito del caso della nave Gregoretti. Salvini, citando maldestramente Giovanni Guareschi si dichiara pronto alla prigione («Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto»), ma è una manovra evidentemente elettorale: lo stigma sarebbe la sua arma vincente nelle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Gli esponenti dei partiti di maggioranza (Pd-M5S-Iv-Leu) potrebbero non partecipare al voto. La Lega voterebbe a favore sulla base delle richieste dello stesso Salvini. Forza Italia e Fratelli d’Italia finirebbero a esprimere il loro voto contrario per cui trovandosi in perfetta parità (cinque a cinque) la relazione del presidente verrebbe cassata e la questione dovrà essere affrontata in aula il 17 febbraio. A meno che De Falco (ex M5S) decida, al contrario di quello che è stato annunciato inizialmente, di partecipare al voto e faccia pendere la bilancia da una parte o dall’altra.

Fin qui i fatti e le ipotesi. Poi ci sono le opinioni. Che sono le mie. E sono quelle di sempre. Ovvero che Salvini debba andare a processo perché deve confrontarsi con la giustizia, con i suoi accusatori e con i suoi giudici come un normale cittadino, uno di quei milioni che pretende di rappresentare, e non come un privilegiato dalla sua posizione di parlamentare. Ha ottime possibilità di sfangarla perché la Procura di Catania, già il 21 settembre scorso, ha chiesto l’archiviazione del caso.

«Oggi decidono se sono un criminale o meno. Io prendo un detto della mia nonna: `Male non fare, paura non avere´. Siccome devono essere i delinquenti ad aver paura del processo, io ribadisco: mandatemi a processo. Se devo andare in galera per difendere il mio Paese ci vado a testa alta».

Ecco, vada a processo sì, ma per difendere se stesso. Lasci stare il Paese, chè già abbiamo visto come è stato difeso nel periodo in cui lui era Ministro degli Interni. Vada in tribunale non per vincere le elezioni ma per vincere un processo con la forza delle prove provate e non con quella della prepotenza o dei detti della nonna.

E dunque, in attesa del 17 febbraio, speriamo davvero che la Giunta per le Autorizzazioni a Procedere dia un segnale chiaro di dove vuole andare la maggioranza. Ce n’è un gran bisogno per tutti.

 

La Dirigente Scolastica Anna Gangarossa annulla la celebrazione della Messa di Natale in orario curriculare scatenando la reazione di Matteo Salvini

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La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Agrigento Centro, Anna Gangarossa, annulla legittimamente la celebrazione delle Messa di Natale in orario curricolare scatenando la (…) reazione di Salvini. La dirigente scolastica ha così spiegato la decisione :

“ Sono rispettosa del pluralismo e soprattutto sono una donna di legge, per questo devo attenermi alle norme che mi impongono di non impegnare ore curriculari nel culto religioso visto che la scuola deve essere laica e ci sono precise regole imposte dal ministero dell’Istruzione. Ho solo applicato la legge è mi dispiace essere attaccata da chi vuole strumentalizzare la vicenda per scopi politici”.

Matteo Salvini, venuto a conoscenza del caso, ha così commentato:

“Vergogna, incredibile vergogna! Esprimo solidarietà a tutti i bimbi, agli insegnanti e ai genitori a cui viene negato il bello del Natale, nel nome di una inaccettabile sottomissione culturale e valoriale. Invierò personalmente un presepe a questa preside, che evidentemente ha fallito nella sua missione educativa”.

Ecco la giustificazione della dirigente:

“Cari amici, E’ con grande rammarico che apprendo che la decisione sofferta di annullare la Messa natalizia sia diventata un fatto di cronaca nazionale e, soprattutto, sia stata strumentalizzata per ideologie politiche.

E quello che mi avvilisce ancora di più è toccare con mano quante false verità in questo momento ruotino attorno alla vicenda.

Per amor del vero e della scuola che ho il privilegio di dirigere, ho deciso di non esimermi dal raccontare personalmente come si siano svolti realmente i fatti.

L’I.C Agrigento Centro è la scuola storica della città che accoglie ogni giorno circa 1000 alunni. Un’utenza eterogenea e molto vicina alla policy della scuola. La partecipazione a celebrazioni religiose è stata sospesa da anni in quanto non gradita da una minoranza della popolazione scolastica. Lo scorso anno mi sono insediata in questo istituto e, accogliendo la volontà della stragrande maggioranza della popolazione, ho aperto nuovamente le porte alle tradizioni religiose cristiane. Puntualmente, sono stata attaccata di non rispettare la volontà delle minoranze e i valori costituzionali cui si fonda la nostra scuola.

In particolare, in seno al Consiglio di Istituto, direttamente coinvolto nelle decisioni organizzative della scuola, abbiamo prontamente discusso di quanto stabilito all’Art. 311 “Diritti delle altre confessioni religiose diverse dalla cattolica” del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 – Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (s.o. G.U. n.115 del 19/5/1994).

Abbiamo letto delle Sentenze TAR che annullano le delibere del Consiglio di istituto, che avevano autorizzato lo svolgimento di cerimonie religiose in orario scolastico.

Intanto, la scuola ha sempre operato prestando la massima attenzione al volere di tutti i bambini, cercando di garantire il dovuto rispetto alle scelte di ciascuno. È stata accolta la volontà, ove possibile, di far vivere alla maggior parte degli alunni momenti di religiosità all’interno della Basilica di Agrigento, come, ad esempio, è avvenuto lo scorso 4 ottobre in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, senza urtare mai la sensibilità della minoranza, per la quale sono state sempre organizzate attività laboratoriali e uscite sul territorio, come alternativa alla Religione Cattolica

In occasione delle festività natalizie, la scuola ha programmato tante attività curricolari ed extracurricolari, legate alle tradizioni nazionali e locali.

I giorni 17, 18 e 19 dicembre la scuola ha aperto le porte al territorio fino alle ore 19:00, con allestimento di laboratori creativi, culinari, di antichi mestieri, con angoli dedicati alla Natività, ai santini, alle novene, ai cori natalizi, formati da alunni, genitori e docenti, angoli che raffiguravano per i credenti I presepi viventi e per i non credenti una “Mostra di cibi e tradizioni culinarie”, come è stata intitolata la manifestazione.

Ritenendo di poter garantire a tutti la volontà di celebrare le festività religiose, ho autorizzato in prossimità del Natale la celebrazione in Chiesa della Messa e contemporaneamente la visita al Palazzo dei Filippini della Città, per visitare strumenti musicali del mondo, in modo da garantire a tutti gli alunni come trascorrere un’ora della giornata, insieme ai loro docenti e al personale scolastico.

Questo non è bastato ad acquietare gli animi di alcuni genitori, che attaccano la scuola di essere discriminatoria e di non accogliere la volontà della minoranza.

Preso atto di questi malumori, a malincuore, ho ritenuto giusto e corretto per la scuola laica e pluralista dover annullare la Messa per il giorno fissato, proponendo che venisse spostata al sabato successivo, giorno di chiusura, garantendo tuttavia la presenza del Dirigente e del personale scolastico. Purtroppo questa proposta non è stata accolta e così abbiamo mantenuto tutte le attività programmate a scuola, recite, canti e scambi di auguri ad eccezione della celebrazione in Chiesa.

E’ stata una decisione sofferta per me e per il mio staff, nonostante abbiamo potuto contare fin da subito sul sostegno e sull’affetto del personale scolastico, del Consiglio di Istituto e di tanti, tanti, tantissimi genitori cattolici, associazioni e persino della Pastorale delle famiglie della Basilica di San Francesco che, tramite il parroco, mi ha manifestato vicinanza e sostegno, ben comprendendo le ragioni della scelta.

Mi dispiace adesso apprendere che, mentre le mie richieste di aiuto per difendere la scuola da problemi strutturali e di sicurezza siano rimasti praticamente inascoltati, tanto che risale a pochissimi giorni or sono l’interdizione dell’ingresso principale in uno dei plessi scolastici, sia bastato questo fatto per far puntare i riflettori su una scuola che sento di dover difendere per l’alto valore etico, morale, professionale che caratterizza quotidianamente il personale tutto, così come l’amore dei bambini e il supporto dei genitori.

Per loro tutti e per l’integerrimo modus operandi che garantisco al mio lavoro, chiedo rispetto e messaggi natalizi di amore e pace, piuttosto che opinioni errate ed altamente offensive del nostro operato.
Con l’occasione, auguro a tutti quanti un sereno e felice Natale, in nome del Cristianesimo che professiamo.”

Fonte: Fonte: Pasquale Bruno Avolio via Facebook

Il dito medio alzato contro Salvini che dorme in aereo

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La ragazza in aereo siede sul posto immediatamente accanto a quello di Salvini. A un certo punto Salvini si addormenta e lei decide di farsi un selfie con il dito medio alzato e di postarlo su Instagram. Come si dice in gergo, l’immagine diventa immediatamente “virale” e fa il giro di tutti i social network, con sequele di utenti inferociti che stigmatizzano il gesto, se la prendono con la ragazza e perfino coi suoi genitori, rei di non averle dato una educazione adeguata. Salvini ha ripreso la foto, senza minimamente curarsi di pixelare il volto della ragazza e l’ha rilanciata commentando:

«Che bello viaggiare in compagnia di personcine educate! E poi magari vanno in piazza per combattere odio, violenza e maleducazione»

Apriti cielo e spalancati terra. Dopo pochi minuti centinaia di insulti si sono riversati sulla povera ragazza (“povera” in quanto ignara delle conseguenze che avrebbe potuto scatenare il suo gesto) che ha immediatamente disattivato i suoi profili social, mentre nel frattempo svariati account fake riprendevano il suo nome e la foto per guadagnarsi condivisioni e ampliare ancora di più la platea di utenti “attenzionati” dall’immagine.

Va detto, a scanso di equivoci, che il dito medio alzato non è che sia un gesto decisamente elegante e rispettoso. Ma bisogna anche chiedersi se rappresenti o no un’offesa tale da giustificare una campagna di violenza e di odio contro la persona che ha scattato e pubblicato per prima il selfie al punto da indurla a rinunciare alla sua identità social, a fronte del proliferare di profili falsi che finiscono per essere più veri del vero. Vale la pena arrivare a questo per un gesto di strafottenza che potremmo definire al limite del goliardico?

E non scampa tra chi veste da parata chi veste una risata, come dice il Poeta. L’avvocato Cathy La Torre ha provato a buttarla in battuta:

“Io gli avrei mandato un bacione ma si vede che il dito medio va di moda”

e, successivamente

 “Condanno assolutamente un gesto del genere. Non è possibile fare ciò, specie in un luogo pubblico. Dormire in quel modo scomposto, dico!”

Non l’avesse mai fatto. E’ arrivata nientemeno che Selvaggia Lucarelli personalmente di persona a rimetterla in riga:

“E’ un illecito civile e un civilista dovrebbe saperlo. Fotografare una persona di nascosto e farle il dito medio diffondendo la foto sui social è qualcosa che non andrebbe pubblicizzato come un gesto figo, se si è promotori della campagna #odiareticosta. Così per dire”.

Insomma, la Lucarelli difende Salvini, che in tema di gesti dell’acciuga non ha mai dato mostra di essere secondo a nessuno. E di per sé alzare il dito medio non è che sia un gesto figo, ma bisogna pur contestualizzare l’azione di una diciannovenne che ha fatto un gesto dissacratorio e forse solo e soltanto quello, e per quel gesto ha pagato un presso altissimo. In breve, nella rete ci sono odiatori e odiatori, ci sono quelli che, durante un comizio,  possono permettersi di designare una bambola gonfiabile come la “sosia della Boldrini” e quelli che se fanno il gesto dell’acciuga si ritrovano contro i cani sciolti mordaci del potente di turno se non addirittura i perbenisti di sinistra che fanno del loro meglio per stigmatizzare e condannare. Sempre criticando, criticando, criticando, ma senza mai prendersi la briga di comprendere che si è trattato, tutt’al più, di uno sberleffo. La famosa pernacchia al passaggio pomposo e suntuoso del Re. Si chiama diritto di critica, diritto di satira, diritto a distruggere la sacralità di un mito, diritto a essere giovani e sbagliare anche pochino.

Salvini: Il Tribunale dei Ministri chiede al Senato di autorizzare il processo all’ex ministro dell’Interno contestandogli il reato di sequestro di persona

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Il Tribunale dei Ministri (…) dispone la trasmissione degli atti e del presente provvedimento al Procuratore della Repubblica di Catania affinché ne curi l’immediata rimessione al Presidente del Senato per l’avvio della procedura prevista dall’art. 9 Legge Cost. citata per il rilascio dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Senatore Matteo Salvini in ordine al reato di sequestro di persona aggravato (…) per avere nella sua qualità di ministro dell’interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 131 migranti di varie nazionalità a bordo dell’unità navale “B. Gregoretti” della Guardia Costiera italiana dalle 00:35 del 27 luglio 2019 sino al pomeriggio del 31 luglio 2019.

Fonte e foto: www.repubblica.it

Salvini indagato per abuso d’ufficio sull’uso dei voli di stato. Wikipedia riporta tempestivamente la notizia ma senza citare la fonte

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Dopo aver disposto l’archiviazione la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio ha trasmesso gli atti sui voli di Stato del segretario della Lega Matteo Salvini ai colleghi della sezione penale. Secondo i magistrati contabili il segretario della Lega ed ex Ministro degli Interni avrebbe usato i voli di stato non solo per attività istituzionali, ma anche per attività di partito. L’ex ministro non avrebbe comunque arrecato alcun danno erariale.

(dalla pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Salvini)

Questo è quanto riferisce l’ineffabile Wikipedia sulla recente notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del nome di Matteo Salvini in ordine all’indagine dei magistrati di Roma, successivamente trasmessa al Tribunale dei Ministri. Singolarmente quanto virgolettato non è correlato dall’indicazione di alcuna fonte (eppure Wikipedia si vanta di essere autorevole proprio perché cita fonti a loro volta ritenute “autorevoli”). Offro di seguito la versione PDF della voce dedicata a Matteo Salvini così come l’ho salvata poco prima di mettere le mani a questo intervento.

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Illegittimo impedimento

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Salvini avrebbe dovuto presentarsi il 10 dicembre scorso presso il Tribunale di Torino, dove lo aspettavano schiere di fans preghieranti per la sua sorte giudiziaria. L’imputazione era quella di vilipendio alla magistratura. Il 14 febbraio, Salvini aveva dichiarato:

“Se so che qualcuno nella Lega sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel culo e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana

Successivamente aveva chiarito che

“Ci sono tanti giudici che fanno benissimo il loro lavoro. Penso a chi è in prima linea contro mafia, camorra e ‘ndrangheta. Purtroppo è anche vero che ci sono giudici che lavorano molto di meno, che fanno politica, che indagano a senso unico e che rilasciano in 24 ore pericolosi delinquenti. Finché la magistratura italiana non farà pulizia e chiarezza al suo interno, l’Italia non sarà mai un paese normale”

Ma Salvini non si è presentato. Il suo avvocato Claudia Eccher ha eccepito che il suo cliente era impegnato in Senato per una riunione di capigruppo per la legge di Bilancio. Dopo una brevissima camera di consiglio, il giudice di Torino Roberto Ruscello ha respinto la richiesta della difesa, avendo constatato la modifica del calendario dei lavori della capigruppo del Senato e ha dichiarato irricevibili le argomentazioni dell’avvocato Eccher.

Notificato a Salvini l’atto conseguente alla querela per diffamazione da parte di Carola Rackete

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L’ex ministro degli interni e leader della Lega Matteo Salvini è stato raggiunto nei giorni scorsi da un verbale di invito a dichiarare o eleggere domicilio e nomina del difensore di fiducia a seguito della querela per diffamazione sporta a suo tempo da Carola Rackete, la capitana della nave Sea Watch. A suo tempo Salvini aveva replicato: “Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni” “Mi mancava – prosegue Salvini – l’istigazione a delinquere. Con tutti i problemi che hanno i tribunali, arriva una signorina tedesca viziatella e di sinistra che ha come passatempo notturno anche lo speronamento di militari che per me è reato. Noi che facciamo? Contro denunciamo, io non ho mai attentato alla vita di nessuno”.

Ilaria Cucchi querela Matteo Salvini per diffamazione

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“Ora basta. Lo devo a Stefano, a mio padre ma soprattutto a mia madre. Questo signore deve smetterla di fare spettacolo sulla nostra pelle”

Queste le parole di Ilaria Cucchi che hanno preceduto l’annuncio della deposizione di una querela per diffamazione contro Matteo Salvini.

La Cucchi, rappresentata e difesa dal legale e compagno Fabio Anselmo, ha stigmatizzato il commento di Salvini alla sentenza del processo che ha visto condannati a 12 anni due carabinieri per omicidio preterintenzionale del giovane geometra romano, secondo cui la droga fa male sempre, evidenziando come Stefano sia morto per le percosse ricevute e non per droga (con sentenza stabilita da un Tribunale dello stato).

Salvini era già stato querelato per diffamazione da Carola Rackete. Ha dichiarato:

«Dopo Carola Rackete, mi querela la signora Cucchi? Nessun problema, sono tranquillissimo dopo le minacce di morte dei Casamonica e i proiettili in busta, non è certo una querela a mettermi paura», dichiara ancora il leader della Lega. «Spero che il Parlamento approvi subito la legge “droga zero” proposta dalla Lega, per togliere per sempre ogni tipo di droga dalle strade delle nostre città. Ripeto, dopo le minacce di morte dei mafiosi non sono Ilaria Cucchi o Carola Rackete a farmi paura».

Replica la Cucchi in querela:

Salvini «insiste ancora a collegare la morte violenta di Stefano Cucchi alla droga, auspicando provvedimenti che affrontino questo problema che – nel suo ragionamento – è causa delle morti come quella di Stefano Cucchi, dovuta invece alla condotta illecita e violenta di due appartenenti all’Arma dei Carabinieri. Ma soprattutto, aggiunge un’infamante offesa alla sottoscritta, paragonando la sua intenzione di sporgere querela alle minacce di morte rivoltegli da gruppi criminali».

Paolo Pezzana, ex sindaco di Sori, condannato a 200 euro di multa per diffamazione contro Salvini

Reading Time: < 1 minuteAveva definito Salvini come “Stronzo, cattivo, pericoloso”. E’ stato condannato dal giudice monocratico per diffamazione a 200 euro di multa, 3000 euro di risarcimento danno morale e le spese di procedimento. Si tratta dell’ex sindaco di Sori Paolo Pezzana che ha replicato “Rispetto il provvedimento ma sono stupito per l’interpretazione che il giudice ha dato di una giurisprudenza in cui il diritto di critica sia costituzionalmente protetto e, soprattutto in politica, possa essere esercitato in maniera anche forte senza per questo costituire un reato.”.

Diffamazione – Salvini a Don De Capitani: “Basta che chieda scusa e dia qualcosa in beneficenza ed è finita lì”

Reading Time: < 1 minuteLo so che non faccio altro che parlarvi di diffamazione, ultimamente, ma si dà il caso che io mi senta personalmente coinvolto e che siamo sul mio blog quindi pubblico un po’ quello che mi pare (e comunque tenete duro, la sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato-DjFabo dovrebbe arrivare in serata, quindi almeno il prossimo intervento esulerà dagli argomenti consueti). Detto questo, Salvini. Salvini è comparso come persona offesa (e, quindi, come testimone) al processo per diffamazione nei confronti di Don Giorgio De Capitani, il prete da lui portato in giudizio per avergli dato del “pezzo di merda” e aver pubblicato la frase “Se come dice Salvini bisogna difendersi dai ladri, uccidendoli, siccome lui è il più grande ladro della storia della democrazia, perché non ucciderlo”. “Un prete dovrebbe parlare di fratellanza e amore. Gridare all’odio e dire che Salvini è un ladro, facendo un elogio a chi lo uccide, può essere un iperbole, ma fai il prete, non il politico. Se vuoi, candidati alle elezioni per Rifondazione Comunista e dì quello che vuoi. Però da parte di uno che dà la comunione alla domenica sentire le parole pezzo di merda è bruttino”. ha aggiunto Salvini, che ha lasciato i locali del Tribunale di Lecco prima della deposizione dell’imputato concludendo “Mi aspettano a Genova. Questo non è il modo di impegnare le aule di giustizia” (ma allora perché lo ha querelato?). Salvini si è dichiarato inoltre disponibile a “finirla lì” se il prete chiederà scusa e darà una somma in beneficenza.

Ricordo che Salvini è indagato a sua volta per diffamazione nei confronti di Carola Rackete.

Matteo Salvini indagato per diffamazione nei confronti di Carola Rackete

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Apprendo in questo momento che anche l’ormai ex Ministro degli Interni Matteo Salvini è stato iscritto nel registro degli indagati (ormai a luglio) per diffamazione (è bello avere un punto in comune!). L’atto è stato posto in essere a seguito delle denunce presentate dai legali di Carola Rackete per quanto scritto da Salvini sui propri profili social a proposito della Comandante della nave SeaWatch 3 e dello sbarco avvenuto. Nella denuncia il legale della Rackete chiedeva tra l’altro il sequestro preventivo degli account di Salvini sui social, sostenendo che le espressioni nei confronti della sua assistita non sono il frutto di un legittimo diritto di critica ma di una diffamazione gratuita e di un violento attacco nei suoi confronti. La Procura di Roma, una volta ricevuti gli atti ha iscritto Salvini nel registro degli indagati e ha inviato a Milano il fascicolo per competenza territoriale.

Un uomo solo al comando

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Salvini vuole:

  • provocare la crisi di governo (e ci riesce benissimo, visto che è compito suo) e determinare le dimissioni del Presidente del Consiglio (che non è lui);
  • fissare la discussione della Conferenza dei Capigruppo al Senato (prerogativa del Presidente del Senato) e la data della discussione della mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio (che non spetta a lui);
  • la sfiducia all’attuale esecutivo (che spetta al Parlamento o a uno solo dei suoi due rami);
  • lo scioglimento immediato delle Camere (compito del Presidente della Repubblica);
  • l’indizione di nuove elezioni gestite dal Viminale di cui lui, fino a prova contraria, è Ministro;
  • la nomina plebiscitaria a Capo del nuovo Governo (prerogativa anch’essa del Presidente della Repubblica).

Un uomo solo al comando. L’ultimo di cui ho notizia era Fausto Coppi. Il primo tentò di scappare su un camion vestito da tedesco.

Rousseau: il popolino del Movimento 5 Stelle salva Salvini dal processo

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Il Sommo Poeta

Ma poi alla fine cosa è successo mai? E’ successo soltanto che una manica di presuntuosetti ignorantelli alleati con un’altra manica di intolleranti rabbiosetti si è sostituita ai suoi senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere in primis, e alla magistratura in secundis, per sottrarre dal legittimo processo il Ministro dell’Interno (in cui, detto sia tra parentesi ma non troppo, ha diverse possibilità di essere assolto), senza nemmeno conoscere uno straccio di carta processuale, senza aver letto un nonnulla del fascicolo, con accuse banalissime come quella di abuso di potere e di sequestro di persona. E che sarà mai?? Adesso non si può più fare un sondaggino su una piattaforma proprietaria, accessibile ora sì e ora no, con un campione tutt’altro che rappresentativo dell’elettorato (figuriamoci poi dell’opinione pubblica italiana), senza trasparenza e senza possibilità di vedere la provenienza dei voti ricevuti. Il tutto con il solo scopo di salvare culo, camicia, cadrega e fedina penale a un componente del governo. Ma cosa volete che sia? Dovreste essere voi a vergognarvi della vostra puerile e sterile indignazione. Voi che tornate a casa dal lavoro, principio su cui si fondamenta la Repubblica, e vi illudete anche che la giustizia che pagate con le vostre tasse sia davvero uguale per tutti, che chi è accusato di un reato possa e debba essere sottoposto ad un regolare processo in cui difendersi, voi che andate a scuola o all’Università per studiare, per avere un futuro attraverso il sapere e non attraverso l’essere, voi che insegnate a chi vuole studiare, voi che siete impegnati nelle istituzioni pubbliche, nel volontariato, nell’associazionismo, nei partiti, DAVVERO credevate che la pellaccia giudiziaria del Vice Primo Ministro fosse uguale alla vostra? Ma allora per quale motivo esiste la piattaforma Rousseau, per la democrazia? Per dare a tutti la possibilità di esprimere la propria voce? Ma per l’amor del cielo, non diciamolo nemmeno! Si figuri, signora mia, che quei giudici volevano addirittura far politica perseguendo un membro del Governo, e Lei capirà che alla fine non se ne può più, che la misura è colma, che se non interviene il popolo a salvare il Salvinabile qui si rischia il colpo di stato. Ma Le sembra davvero davvero possibile difendersi nei processi come un qualsiasi altro cittadino normale? Allora per che cosa esiste a fare l’immunità? Ma dica Lei, Signora, se dobbiamo assistere allo scempio di un politico giovane, promettente, di belle sembianze e dalle idee fulgide e proiettate nel futuro, che viene messo a tacere da un manipolo di giudici di Catania, che non lo so nemmeno io dove sia Catania, dev’essere dalle parti di giù, ma pensassero (perché noi gente perbene i congiuntivi li conosciamo) alle loro mafie e a mettere in galera i delinquenti quelli veri, i cosi lì, i négher, mi creda Signora, non è proprio successo niente. Anzi, hanno fatto bene: salvarsi le chiappe per salvare il paese. Mi faccia tirare un sospiro di sollievo, per quel povero Salvini, lì, chissà se dorme la notte, pura stèla… andém, nà…

Salvini: Processatemi pure. Anzi no.

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Solo pochissimi giorni fa ho scritto un accorato post in cui auspicavo che Salvini si sottoponesse spontaneamente al giudizio dei suoi giudici naturali, che rinunciasse all’immunità parlamentare e che si facesse processare come qualunque altro disgraziato incappato nelle maglie della giustizia italiana. Il perché l’ho spiegato: Salvini è il Ministro dell’Interno, è il capo della polizia e adesso deve dare l’esempio ai suoi sottoposti e all’intero paese. Inizialmente sembrava proprio che saremmo andati in questa direzione. Salvini, tutto baldanzoso, ha detto che non gliene frega niente del processo, che lui continua a fare quello che ha fatto finora (nulla, probabilmente), che le navi cariche di disgraziati che chiedono asilo nel nostro Paese se ne possono stare tranquillamente al largo o andare in Olanda, visto che battono bandiera di quella nazione, che ha paura zero (su questo non ci credo nemmeno se lo vedo, una incriminazione per abuso di ufficio e sequestro di persona è roba da non dormirci la notte), che lui ha agito nell’interesse della nazione, e bla e bla e bla. Poi, d’improvviso, l’inversione a U. La retromarcia. L’inversione di tendenza. La richiesta al Senato di non concedere l’autorizzazione a procedere al Tribunale dei Ministri di Catania e la aspettativa del voto favorevole (a lui) degli alleati di governo del Movimento 5 Stelle, se no potrebbe anche saltare tutto l’ambaradàn dell’esecutivo. Si sono svegliati anche Conte, di Maio e Toninelli, che manderanno un memoriale alla giunta per le autorizzazioni a procedere in cui ristabiliranno che quella di non far sbarcare la nave Diciotti fu una decisione di tutto il governo e non del singolo ministro dell’interno, accollandosi una responsabilità politica che evidentemente sussiste, ma che non può coincidere (infatti non coincide) con la responsabilità penale che, secondo elementari nozioni di diritto scolastico, è personale e solo personale. Se, poi, Di Maio, Toninelli e Conte ritengono che il loro operato rivesta dei profili penali, allora possono tranquillamente autodenunciarsi (come fece Marco Cappato per il caso di DJ Fabo e non solo) e rispondere a un giudice davanti al quale potranno difendersi (non si sa da che cosa, dalle proprie autoaccuse, probabilmente, e qui si sfiora completamente il grottesco). Non lo faranno mai perché un conto è essere imputati di un procedimento (anche solo per essere stati d’accordo con il Ministro del Rancore), altra cosa è essere ascoltati come testimoni, ovvero come persone informate sui fatti. Del resto, per il Movimento 5 Stelle, votare a favore dell’immunità parlamentare per Salvini, sarebbe come dare uno schiaffo al proprio elettorato. E poi cosa c’entra una memoria depositata alla Giunta per le Immunità? La memoria la presenterà Salvini sempre se e quando lo riterrà opportuno, non è che ci sono terze parti in ballo. Il Presidente della Giunta è stato abbastanza chiaro su questo (ah, il Presidente è Maurizio Gasparri). C’è molta confusione sotto il sole e ben poco di nuovo.

Salvini si faccia processare

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Il Tribunale dei Ministri di Catania, rigettando la tesi del Pubblico Ministero che aveva chiesto l’archiviazione, ha deciso di chiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro dell’Interno Salvini contestandogli il reato di sequestro di persona (art. 605 del Codice Penale), per il quale sono previste pene variabili da 3 a 15 anni di carcere.

Inizialmente Salvini ha affermato di volere immediatamente il processo, posizione che gli fa onore, salvo poi ripensarci e dire, successivamente, che si vedrà che cosa dice il Parlamento (della serie: “C’è sempre l’immunità parlamentare”), posizione che gli fa un po’ meno onore.

Non ci sono santi che tengano, Salvini deve farsi processare. Non può salvarsi dal processo, ma nel processo, difendendosi come riterrà più opportuno e accettando il rischio di una condanna. Non è un cittadino qualsiasi, è il Ministro dell’Interno, è il capo delle forze di polizia, non può essere gravato dal peso del sospetto di aver sequestrato una nave intera, con tutti i suoi componenti a bordo e averli privati della libertà personale. Deve difendersi (se può) in un pubblico dibattimento e in tre gradi di giudizio. Se ad essere accusato di sequestro di persona fosse, ad esempio, un privato cittadino senza ruolo istituzionale, come, ad esempio, un ufficiale della guardia costiera, che non facesse attraccare o scendere a terra gli occupanti di una nave in stato di necessità, a quest’ora quella persona sarebbe già sospesa dal suo incarico e in attesa di procedimento penale. Non potrebbe, cioè, contare sul filtro del dibattito parlamentare che potrebbe salvarlo dal procedimento. E’ detto un po’ di schifo ma si capisce.

Salvini l’impunità non può permettersela. Lo deve a tutti gli italiani. Sono ipotesi di reato di una gravità estrema, non ci se la cava con una letterina di scuse o con un risarcimento danni. Deve difendersi, Salvini, perché mi deve dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, di essere migliore di tutti noi, di aver agito nella più totale legalità, di essere stato legittimato a fare quello che ha fatto, e che quello che ha fatto corrisponda perfettamente all’invocato articolo 52 della Costituzione, che prevede che la difesa della patria (da cosa? Da persone che avevano bisogno??) sia sacro dovere di ogni cittadino. Lo dica davanti a dei giudici, e non in un consesso politico. Affronti con serenità i tre gradi di giudizio che forse lo aspettano, sempre se M5S e Lega non ci mettono lo zampino al Senato. Per ora quello che rimane di certo è quanto scritto dal Tribunale dei Ministri di Catania:

In particolare, il Senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali (Convenzione SAR, RisoluzioneMSC167-78, Direttiva SOP009/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili per l’Immigrazione – costituente articolazione del Ministero dell’Interno- di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) alle ore 22:30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave ”U.Diciotti” ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23:49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco. Fatto aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”.“

Pane e Nutella

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In principio erano i bucatini della Barilla conditi col Gran Ragù Star. Poi è arrivato Santo Stefano e Salvini, per non far vedere di essere venuto meno alle sue scelte di alimentazione industriale ha deciso di fare colazione con pane e Nutella. Fin qui nulla di male, voglio dire, saranno ben cazzi suoi quel che mangia o che non mangia. Ma il guaio è che ne ha fatto un selfie da distribuire sotto forma di tweet all’universo mondo proprio nel momento in cui la Sicilia si svegliava terremotata e a Pesaro veniva assassinato per vendetta trasversale un cittadino sotto la protezione del ministero degli interni (cioè il dicastero presieduto dal nutellaro in questione) che non si era nemmeno accorto, guarda caso che questo qui, la vittima, aveva scritto esplicitamente il suo nome e cognome sul cartellino della buca delle lettere fuori casa. Mentre l’Italia si risvegliava (risvegliava?) dai bagordi natalizi infilata in questa melma di sismi e spatatorie, lui si faceva vedere mentre faceva colazione con pane e Nutella. E se qualcuno glielo ha fatto timidamente notare, lui ha risposto con un perentorio “pensi alle cose serie”, come se un terremoto fosse un cartoccio di bruscolini, o lo stato “bucato” proprio quando doveva garantire il massimo della sicurezza fosse pizza e fichi. Ma ci illudono (e ci ingrassano) con pane e Nutella. Che, voglio dire, è Natale, màngiati una fetta di pandoro o di panetùn, fai quello che vuoi, ma non rompere gli zebedei a noi e, soprattutto, fai il ministro degli interni che ce n’è tanto, ma tanto di bisogno. Personalmente ho aderito all’iniziativa #ioboicottosalvini, bloccando il vicepremier su Twitter, ma me lo ritwittano in almeno sette o otto e su Facebook appaiono gli screenshot di quello che scrive. Boicottare Salvini, dunque, non è possibile. Magari comincio a boicottare la Nutella!

Salvini, l’idolo del piccolo Tancredi

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Giovedì 8 novembre 2018

Un incontro emozionante

Un giorno ho incontrato la persona che ho sempre voluto incontrare. Il mio idolo. Davanti a me c’era Salvini. Era un uomo saggio, simpatico e gentile: il migliore. Allora mi sono messo in fila ad aspettare di fare la foto. Il mio cuore si è riempito di gioia quando Salvini ha fatto passare prima i bambini. Quando toccava a me ho preso il telefono di mia mamma, e insieme ai miei fratelli sono andato a fare la foto. Non ci potevo credere.

Tancredi, Padova, 9 anni

Matteo Salvini e Elisa Isoardi si sono lasciati (e ora come ci siete rimasti?)

Reading Time: < 1 minuteLa notizia è di quelle che fanno gridare, già vorremmo correre lieti ad addobbare i nostri veroni ma siamo frenati da una sorta di infantile pudore che ci fa riflettere: Salvini e la Isoardi si sono lasciati. Anzi, probabilmente lo ha lasciato lei, ma non stiamo lì a sottilizzare. Lei devo dire che è stata molto delicata: ha postato su Instagram un particolare di una foto della loro vita intima, ringraziando lui di tutto il tempo speso insieme. Un gesto gentile e di una certa qual leggerezza affettiva, non c’è proprio che dire. Lui, che nella foto mostra solo un braccio, non ha obiettato. Probabilmente gli è stata bene questa spettacolarizzazione della loro vita intima, questo mettere in mostra su un social network l’amore che fu, e sigillare così, consegnandolo alla sfera dell’oblio (ma anche al perenne e costante ricordo telematico) una storia che si presume d’amore. Almeno finché è durato.

Perché tutto questo?? Perché questa assenza totale di vergogna e di pudore, nonché di imbarazzo, e questo senso di importanza essenziale della notizia, come se davvero fosse qualcosa da cui dipende il mondo intero, degna di essere riportata su tutti i giornali? Ebbene sì, anche Salvini ha una privacy. E contina ad esserci gente che si lascia senza nemmeno farsi un selfie.

Dell’amore che fu restano ormai solo pochi pixel.