Berlusconi: Patrizia D’Addario deve toccarsi con una certa frequenza

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PD: Un giovane sarebbe già arrivato in un secondo. Sai, cioè, sarebbe arrivato…I giovani hanno un sacco di pressioni…
SB: Però se posso permettermi (…) il guaio secondo me è di famiglia
PD: Quale?
SB: Avere l’orgasmo
PD: Sai da quanto tempo non faccio sesso da come ho fatto con te stanotte? Da molti mesi, da quando ho lasciato il mio uomo…E’ normale?
SB: Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola…Devi toccarti con una certa frequenza.

L’acquavite “Gratte-Cul”

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Mi dichiaro formalmente e reverenzialmente debitore al nostro sempiternamente affezionatissimo (e laido) lettore Caciagli Edo (o Baluganti Ampelio), che, di vacanza in Alsazia (circostanza di cui mena vanto, sussiego ed alterigia imperituri), nelle sue oziose giornate di diporto, trova anche il tempo di mandarmi delle stronzat… pregevolissime icone che tosto ripubblico.

L’acquavite "Gratte Cul" deve avere effetti assolutamente taumaturgici sul sistema venoso e capillare periferico, sostituendosi, nei problemi di maggiore irritazione, all’efficacia dei flavonoidi, categoria di farmaci di cui il Baluganti (Caciagli?) fa massiccio uso ne’ frequenti casi di prolasso emorroidale da cui è infelicemente affetto.

Sono ancora qui a ringraziarlo per averci reso edotto della sua rigeneratrice scoperta.

Un telegramma dal Presidente della Repubblica

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E’ una piccola soddisfazione anche ricevere un telegramma di ringraziamento dal Presidente della Repubblica, per aver inviato, probabilmente in un eccesso di bontà, una mail di auguri per il suo compleanno.

Avrei preferito di gran lunga che non firmasse il decreto sicurezza e lo rimandasse alle Camere, anziché inviare la letterina al Governo.

Ma si vive anche di questi piccoli momenti di gloria.

Usa Bertolaso e indovini subito chi viene a cena!

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Disgrazie?
Sciagure?
Catastrofi?

Siete stati per caso colpiti da un TERREMOTO? Avete un’EMERGENZA RIFIUTI che ha ridotto la vostra città in una latrina? E’ scoppiato un treno carico di gas alla stazione che ha DISTRUTTO palazzine nell’arco di ottocento metri??

Niente paura, per ognuna di queste quotidiane necessità e per molte altre c’è

BERTOLASO®

l’unico che scava, recupera, demolisce, coordina, ordina, collega, ma soprattutto SOTTERRA.

L’uso costante di BERTOLASO® favorisce l’isolamento, impedisce il ricordo, e diluisce la gravità dei fatti con una forza pulente straordinaria e sorprendente.

E ricorda: se usi BERTOLASO® ogni giorno sarai premiato per la tua fedeltà, perché avrai in OMAGGIO, senza alcun impegno da parte tua, per il solo fatto di aver risposto a questa offerta, una serie di VISITE UFFICIALI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO(Tm).
 


Sì! La fantastica sinergia di PRESIDENTE DEL CONSIGLIO(Tm) e BERTOLASO® ripulirà la memoria collettiva di qualsivoglia disgrazia e anche tu potrai continuare a dire, finalmente, con la stessa boria e balda esultanza di un tempo: IO ME NE FREGO!

Pissi’

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"Allora, la nostra offerta per il Suo nuovo Personal Computer è la seguente:

n. 1 DDR II PC 800 da 2 Gb
n. 1 DDR II PC 800 da 1 Gb
n. 1 AMD Athlon 64 6000×2 AM2 Boxed
n. 1 Gigabite [scritto così!] GA – M61 PME-S2 M. ATX PCI-E DDR2 VGA SATA RAID
n. 1 Hard Disk Maxstor 500 Gb

vari tricche ballàcche, e, come da Sua richiesta, installazione di Linux Ubuntu in partizione separata…"

"Bene, allora vediamo come funziona Linux… allora scegliamo Ubuntu… e qui c’è la richiesta della UserId e della Password, quali avete settato?"

"Mah, ecco, vede, credo che sia "Prova", ma non ne sono sicura, provi un po’… non va eh? Eh, proprio non em lo ricordo, sa, noi Linux lo abbiamo sempre disinstallato, mai installato, e poi a me decisamente non piace…"

Tabloid, Radio Tre, i vincitori e i vinti

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Quelli di "Tabloid", trasmissione di nicchia, come tutta Radio Tre, ma interessante, sia per le scelte degli articoli che per quelle delle colonne musicali, ci hanno preso gusto e hanno di nuovo trasmesso un mio intervento via SMS (ah, la tecnologia!).

L’intervento risale a un paio di giorni fa, lo posto solo oggi, perché non  ho avuto tempo e voglia di farlo prima.

Il tema era piuttosto intrigante, all’indomani delle Elezioni Europee, "Chi sono i vincitori e chi sono i vinti?" Mi è venuto un flash da difensore della cultura libera, l’ho tradotto in SMS (non più di 160 caratteri, per carità, se no poi la gente prende il maledetto vizio di pensare e di scrivere, e ciò non è bello) ed ecco che vi sciorino il risultato attraverso il lettore virtuale di MP3

Il gruppo dei fan di Valerio Di Stefano su Facebook e la 5C dell’ITC “Alessandrini” di Montesilvano

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E ora ho anche un gruppo di fans su Facebook (siccome il Corriere della Sera e Amazon non bastavano, mi hanno perfino regalato un Fansgroup sul Libro della Faccia…).

I miei alunni della seconda di quest’anno mi avevano cominciato a dire che su Facebook c’era “qualcosa” (quando un concetto non è ben definito o non lo si vuole dire assume sempre i contorni di un più indefinito e indefinibile “qualcosa”, da pronunciarsi con la calata del doppiatore di Alfred Hitchcock nei telefil in bianco e nero degli anni ’50 quando li presentava con il suo solito “Buonaseeeera…”) ma non sapevano bene che cosa.

Ed eccolo lì, immortalato in tutto il suo splendore. Devo dire che mi fa molto piacere che ci sia, anche se mi preoccupa molto la sua esistenza. Più che altro mi dispiace tanto non essere riuscito a fa capire ai miei alunni dell’attuale 5C dell’ITC “Alessandrini” di Montesilvano (PE) che Facebook è una solenne presa per il culo. Non ho avuto tempo, non ce l’ho fatta, sono schiattato prima, mi sono fatto dare l’assegnazione provvisoria per aver espiato la pena.

Allora, il gruppo si chiama “Valerio Di Stefano” (originale! Nomina sunt consequentia rerum, avrebbero detto i latini!), ha 11 membri, come una squadra di calcio e porta questa descrizione: “Il professore simbolo” (ma simbolo de che??). E’ stato creato da Jacopo D’Alberto, che è stato mio alunno fino alla 4C.

Ragazzo effervescente, pieno di idee, contestatario al punto giusto da far incazzare Simona (che, a sua volta, lo rifaceva incazzare in uno scambio senza fine di

Your book has been selected for listing on Amazon.com’s Marketplace! (che culo…)

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Per la serie: sta succedendo qualcosa, e qualunque cosa sia, non mi piace per niente.

Verso la fine del 2007 pubblicai un piccolo libro su Lulu.com, il primo editore print-on-demand che è riuscito a farsi largo in rete.

Un mio amico lo definì, giustamente, un "vanity book", era semplicemente una raccolta di quelli che io ritenevo (allora) i migliori post del blog, poche paginette in tutto da regalare per Natale ad amici, colleghi, colleghe (pochissime!) genitori e quant’altro.

Son quelle cose che nella vita si fanno e che dànno anche soddisfazione perché poi c’è gente ci vuole la dedica sopra e ti senti tanto Giorgio Faletti o Gianrico Carofiglio.

Come tutti i "vanity books" è riuscito ad avere "successo" e a mantenere viva la discussione su di sé per due o tre mesi. Sempre di più dell’entusiasmo dimostrato nei confronti di Arisa, comunque.

Poi è caduto nell’oblio ed è rimasto nel catalogo Lulu.com a fare numero e me ne sono dienticato. Oggi ho ricevuto una mail da Lulu.com in cui mi si dice:


Congratulations, your book has been selected for listing on Amazon.com’s Marketplace!  As a result, your book will now be easily found on the world’s largest online bookseller.

There will be some differences between your listing on Lulu and your listing on Amazon.  Amazon charges a fee to list your book, and in order to cover that cost your book will be listed with a 30% markup; however your royalty will remain the same, and your book’s price on Lulu will not change.  Furthermore, your book sales on Amazon will reflect in your Lulu account immediately.

Lulu is committed to helping you increase your book’s sales and we hope you enjoy the benefits of listing your book on Amazon.com.

Kind regards,

Lulu

Per chi non sa l’inglese, vuol dire che quel mio libro da oggi viene venduto su Amazon.

Naturalmente non ci potevo e non ci volevo credere, ma mi sono dovuto arrendere all’evidenza:

(riconosco che lo screenshot è pidocchino pidocchino, ma se volete vedere il mio libro nel catalogo Amazon a grandezza naturale non avete altro che da andare qui: http://tinyurl.com/r7m59u)

Insomma, Amazon lo vende al misero e per nulla usuraio costo di 20 dollari e 56 centesimi obamiani, è un librettino in bianco e nero, in brossura, non ha nemmeno il codice ISBN e fra carta e stampa costerà all’origine si e no 1 o 2 euro.

Su Lulu non è che costi molto di meno, se finora non se lo è filato nessuno perché mai dovrebbe farlo Amazon?

Il successo e l’interesse per un blog che ho realizzato e che realizzo solo per divertirmi e quello verso la mia persona (che non mi fa divertire affatto) mi preoccupano seriamente.

Ma non è ancora finita qui. Stay tuned!!

Il Corriere della Sera mi cita. Ma sbaglia il link

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Mi sono arrivate in dieci minuti almeno due mail e un SMS in cui mi si comunica che su una pagina dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera, si cita il mio blog.

La prima mail giunge dall’ormai onnipresente Pallesi Danilo (o Papanti Astarotte), che non mi scrive nè mi telefona mai, a meno che non muoia qualcuno di mia conoscenza (per cui quando vedo il suo nome sul display mi gratto adeguatamente le gònadi), che la su’ figliòla, l’infanta Marusca, non abbia dubbi grammaticali instillati da maestre da prendere a schiaffi, che non voglia indietro quelle cinquecento lire che mi prestò quindici anni fa.
La seconda segnalazione, sotto forma di commento, mi giunge da Eleno, Elebor, Alabar, Abracad… ma la gente non si decide mai a chiamarsi con nome e cognome?

Poi un SMS da un amico.

Troppa grazia. E tutto perché un articolo di valeriodistefano puntocò è stato citato dal Corriere della Sera, sia pure in una delle sue edizioni locali. L’articolo del Corriere in cui mi si cita riguarda la pubblicità della Coca Cola che ha come protagonista Giulia di Pisa, personaggio odioso, spocchiosetto, falsamente modesto, infido e antipatico come solo i pisani sanno esserlo, soprattutto agli occhi dei livornesi.

L’articolo è a firma di Alessandra Bravi e lo trovate qui:

http://tinyurl.com/qohh3d

Non ci vedo tutto qusto gran merito, anzi, la trovo una soverchia rottura di coglioni.

Prima di tutto perché quelli del Corriere sono dei pirla e citano i blogger solo per nome di battesimo ("Valerio scrive:", ma vaffanculo, siete voi che scrivete, e male, Valerio chi?? E’ come se io scrivessi "Alessandra mi ha citato", "Gianantonio su Corriere scrive…" trattano i blogger da scolaretti dell’asilo infantile, loro, giornalisti ignoranti), in seconda battuta perché nel voler mettere il link al mio blog hanno messo quello del blog di un altro. La citazione, però, corrisponde. Insomma, un "banale errore di digitazione", come direbbero quelli che l’hanno fatta grossa ma non vogliono che si veda.

Comunque la citazione è questa:

IL MONDO DELLA BLOGOSFERA – Ma è anche il mondo dei blog a scatenarsi. Valerio scrive: «Stasera quella pubblicità l’ho vista in versione televisiva. E’ oscena. Oscena soprattutto perché la protagonista parla di sé e asserisce di chiamarsi Giulia e di venire da Pisa. Che, voglio dire, per un livornese di adozione, ma anche per un non livornese, non è un bel viatico. Giulia da Pisa dice di essere amante delle cose semplici, dice di andare in bicicletta preferendola all’automobile, che così non inquina, che va volentieri a piedi, che preferisce stare a casa piuttosto che viaggiare così risparmia, Giulia, insomma, passa la domenica a casa a gustare il ragù della mamma bevendoci dietro una bella Coca Cola. De’, perché se ci beveva un bel bicchiere di vino un era pisana!».

E non c’è da andarne fieri.

Bollettino medico n. 2

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L’illustre paziente anche nella giornata di oggi ha accusato sintomi febbrili e napoletana a coppe (o a picche, per i toscani).

Le condizioni nella notte scorsa si sono aggravate a causa di un rialzamento termico (37,3°) che l’ingravescente ha mal sopportato, tra incubi, sudori notturni, mugolii e pedatoni rifilati alla paziente moglie che gli detergeva il sudore e gli dava anche due schiaffi già che c’era.

Verso le ore 5 antimeridiane il contaminato ha chiesto di essere confortato da un sacerdote. E stato chiamato Don Zauker che, prontamente accorso, gli ha praticato uno dei suoi esorcismi.

Nel resto della mattinata si sono registrate imprecazioni in abruzzese-teramano, miste a giaculatorie in livornese inframezzate da inviti di andare a quel paese rivolti a chicchessia, e appresi nella zona compresa tra le località di Camposampiero e Galliera Veneta.

Durante il pomeriggio, ampi piovaschi di santi tirati giù dal calendario e starnuti accompagnati da apprezzamenti nei confronti della mamma della sindrome da raffreddamento che lo ha ingiustamente colpito nel corpo, nell’animo e nel portafoglio.

Alessandro Baricco, Robin Hood della TV -per tacer del teatro-

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Alessandro Baricco è uno scrittore da annoverarsi nella categoria che mia moglie definisce degli "ingiustamente sopravvalutati".


Dotato di scarse capacità inventive e narrative, scrve romanzi intorno al niente e, proprio per questo, il pubblico lo osanna, quando non si autoosanna da solo.

Logica vuole che uno come lui faccia assurgere la sua figura a quella di "vate", che profetizza ora su questo, ora su quest’altro argomento, con la solita mancanza di argomenti, ma per il puro gusto (incomprensibile alle persone di buon senso) di esserci.

Ultima in ordine di tempo la sua sparata per cui non si può pensare che la cultura sia finanziata interamente con i fondi statali (ma Baricco non ha ancora capito che se la cultura non appartiene allo stato, inteso in senso di collettività, non può appartenere a nessuno, perché Internet stessa ci insegna che là dove ci si illude di concentrare la cultura sotto un’unica denominazione, si ha il controllo totale delle informazioni), per cui, la soluzione di Baricco non può essere che quella di togliere al teatro e dare alla TV. Come dire, togliamo ai poveri e diamo ai ricchi.

In puro stile berlusconisca, Baricco pensa che il teatro non serve a nulla, meglio quei soldi darli alla TV pubblica che li userà sapientemente per ammannire tette e culi a volontà tra veline e pacchi, la prosa, la lirica, la rivista vadano pure in pensione.

Meglio Bonolis che la Mandragora, dunque, meglio la Hunzicker di Mirandolina, meglio Greggio e Iachetti di Garinei e Giovannini.

L’intelligenza dell’Italietta filo fascistoide non riesce a produrre nulla di meglio, evidentemente.

A parte la profezia apocalittica di Baricco, secondo cui, con la crisi economica prenderà fuoco tutto più facilmente. Speriamo anche i suoi libri.

(screenshot da repubblica.it)

Quest’anno m’illumino lo stesso, ma senza il Senato della Repubblica

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"M’illumino di meno" è l’iniziativa della trasmissione radiofonica Caterpillar (su Radio 2 Rai, alle 18,00 di ogni giorno, sabato e domenica esclusi).

Una giornata dedicata al risparmio energetico, ottenuto spegnendo una lampadina, una fonte di energia, oppure non utilizzando cose perfettamente inutili, come gli stand-by delle apparecchiature elettroniche (dal lettore DVD alla TV, dal caricabatterie del cellulare lasciato nella presa elettrica anche se non serve al ricevitore satellitare che uno si dimentica sempre e perennemente acceso).

Lodevolissima iniziativa. Che, come è d’uopo, viene regolarmente pilotata dai nostri politici, tanto che il Senato della Repubblica, ha aderito preannunciando di spegnere l’illuminazione esterna di Palazzo Madama.

No, dico, il Senato della Repubblica. Lo stesso in cui Quagliariello ha dato in escandescenze, in cui Gasparri ha attaccato la Presidenza della Repubblica, in cui si è consumato lo strappo istituzionale più grave della nostra storia recente.

Ho molto rispetto per l’iniziativa di Cirri e Solibello, conduttori esilaranti e pungenti.

Ma l’aderire a una iniziativa a cui partecipa il Senato della Repubblica mi mette una certa inquietudine. Preferisco consumare lo stesso e cercare di risparmiare come posso per tutti gli altri giorni, se i miei compagni di risparmio sono questa Camera Alta in cui il senso istituzionale (e, conseguentemente, quello etico) è andato a farsi benedire (dal Papa, naturalmente).

L’iniziativa è prevista per domani, 13 febbraio. Io cercherò di risparmiare in tutto il resto dell’anno.

Era il tempo delle mele

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Una volta le mele erano le mele.

Le spaccavi in due o le prendevi a morsi, rosse e sugose, oppure verdi e asprigne, quelle gialle non ho mai capito come definirle.

La mela è quella di Biancaneve, di Eva, simbolo del peccato, e, quindi, buona per definizione. Del resto chi Vespa mangia le mele.

Ora, se togliete lo zucchero a una mela, dove va a finire il gusto della trasgressione?

Eppure le vendono nella boutique della frutta e della verdura vicina a casa mia. E costano anche 1,80 euro al chilo. E secondo me fanno anche parecchio schifo.

Chi l’ha visto??

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E ci giunge or ora notizia che è scomparso, mentre andava a comprarsi due etti e mezzo di torta per merenda e mezzo sfilatino di francese (perché la torta, da sé, si sa che mette stoppaccio) il 72enne Baccelli Ugo detto Fernanda, segno zodiacale Manfruito, segni particolari calvizie malcelata.

Ecco il Crisanti (ma non era il Baccelli? Mah…) in una recente (recente?) immagine. dei tempi in cui  era fidanzato in casa con Giusva Fioravanti. Chi l’abbia visto, prima ancora di svenire per lo sgomento, faccia il favore di avvertire la moglie Risaliti Bruno, chè se no sta tanto in pensiero…

Versione audio per i ciechi:

Sabina Guzzanti contro il prof. Strassoldo: sfida tra vamp all’Universita’ di Udine

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All’Università di Udine è successo praticamente l’assurdo degno del miglior Beckett, un litigio tra primedonne che costituisce un involontario e irresistibile Vaudeville, in un gioco da commedia degli equivoci.

La Guzzanti, povera donna, era andata a fare il suo solito show all’assemblea studentesca, quand’ecco le si è avvicinato il Prof. Strassoldo che ha cercato a tutti i costi di strapparle il microfono. E’ stato trascinato fuori dagli addetti alla sicurezza.

Ve la immaginate la Guzzanti intenta a difendere la costituzione e i diritti di libertà di parola contro un professorino poco avvezzo alla tolleranza? Un numero da non perdere. E infatti vi consiglio di guardarlo.

Si sono scontrati due mondi. Quello della rabbia, della bava alla bocca, del becerismo borgataro travestito da blog della Guzzanti, e quello del baronaggio tronfio e roboante che in nome di se stesso vuole impedire agli altri di parlare.

Due miserie in un solo video.

Bollettino medico: raucedine

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Restate seduti, non è quello (quella!) che pensate voi.

Quelle che vedete riprodotte qui sopra sono le corde vocali (lo so, per una volta avete pensato che stavolta fossi io a propinarvi la dose quotidiana di pornografia spicciola) e le mie sono disastrate. Citerò i miei alunni per danni. O la mia Preside, non so chi mi abbia fatto urlare di più.

Per due giorni ho mantenuto una voce a metà fra il castrato Farinelli e Paperino nella versione originale dei cartoni animati.

Adesso va meglio, nel senso che sembro un contrabbasso scordato. Ma non avrei mai creduto che le corde vocali avessero questa conformazione, no, proprio no… : - )

Notiziario coniglio: Beppe

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Qualcuno mi chiede notizie sui miei due conigli, Beppe e Chomsky.

Stanno benissimo e, come vedete, Beppe (che per un breve ma intenso periodo di attività sessuale, abbiamo pensato fosse una Beppa) si è abbottato alla grande, è diventato un botrione e il suo carattere remissivo, dopo il taglio degli attributi, si è trasformato in un atteggiamento sussiegoso e supponente, soprattutto quando si tratta di rientrare nella porzione di terrazza a lui dedicata, dopo essere evaso e aver posato il suo culone ora sulla pianta di olivo, ora sul ficus, ora sul limone, a proprio bell’agio.

Al contrario di Chomsky, più esperto in situazioni logistico-tattiche, degne della migliore saga di "Fuga da Alcatraz", Beppe ama profondamente la terra, è il suo elemento naturale, poi quando rientra nella gabbia si ingrebbia di mangime. Alla fine, satolo, stramazza e la mattina lo trovate mezzo rincoglionito dal sonno. O allora?

Horchata de chufas (articolo “ad cumparem”)

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Questo articolo del blog lo capiranno si e no in due, ovvero Martina che mi ha portato l’horchata de chufas di Valencia (gracia, querida) e il mio compare (Frengo), e anche se la foto fa veramente schifo di pietà, è abbastanza eloquente per dimostrare che l‘horchata de chufas è stata qui nel giorno in cui Obama è stato eletto presidente (amen, fratelli, amen…).
Rivolgo le mie pubbliche scuse a Fernando che moriva dalla voglia di berla, ma mi giustifico dicendo che l’horchata de chufas a temperatura ambiente è come la birra calda.
Tutti gli altri vadano a vedersi cos’è l’horchata de chufas (lo so: "ma che te stai a beve’  ‘sta ciofeca…)

La canzone del sole di Lucio Battisti

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La maggiore-mi maggiore-re maggiore-la maggiore.

Tre accordi in croce costituiscono il primo reale cimento del chitarrista in erba.

Ideale per essere cantata sulla spiaggia e davanti a un fuoco, mette il neo-strimpellatore nelle condizioni di seguire il ritmo del brano, senza curarsi troppo delle ragazzine che lo guardano con gli occhioni languidi, che seguono “tu eri chiaro e trasparente come me” con un filo di voce poi vanno a infrattarsi con gli altri.

Poi qualcuno per favore mi spiega come fa il mare nero ad essere chiaro e trasparente?

Misteri Mogol-Battistiani.

(da: http://whiskypedia.valeriodistefano.com/doku.php?id=canzoni:la_canzone_del_sole)

1500 euro per un libro su Sammezzano

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Sono pubblicità che passano sul Web e a cui si stenta quasi a credere.

Ebbene sì, da oggi potete portarvi a casa un volume di cm. 32 x 45 su Sammezzano, un paesino toscano, per un totale di ben 284 pagine al prezzo di puro strozzin… di puro favore di 1500 euro, cioè appena pochi euro di più di quanto non percepisca un insegnante di scuola superiore con almeno 10 anni di servizio (io).

L’offerta è certamente imperdibile, volete mettere? A soli 1500 euro vi aggiudicate il rotulo pergamenaceo (secondo in valore solo alla copia personale del profeta Isaia dell’Antico Testamento) con una fotografia numerata e firmata a mano dal fotografo Massimo Listri che vorrei sapere chi è e chi lo conosce, non è nemmeno su Wikipedia, il che è tutto dire.

Comprate dunque questa convenientissima operazione editoriale ed abbiate sempiterna gloria nell’empireo dei bibliofili!

I 45 anni del Guargua e altri coNponimenti poetici

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Caro diario,

ieri è stata giornata di letizia per tutti noi.

Abbiamo festeggiato gàrruli il quarantacinquesimo genetliaco del buon maestro colitico Caciagli Edo (o Baluganti Ampelio), il quale, dopo essersi strafogato di una vassojata di vitel tonné, ha voluto renderci partecipi del suo gioire (e anche del suo greve imbarazzo di stomaco!) regalandoci questa foto, che ora regna sovrana nell’Aula Magna del Pio Istituto "Arno Peck" di Salviano.

Dopo che la Contessina Scalza, infanta del Caciagli (scalza sì, ma cià certe popo’ di fette del quaranta pare l’interfaccia grafica di Gnome a tutto schermo), ha recitato la poesiola, la Principessa Maila, consorte, ci ha portato due crostini di fegatelli diacci a testa con guarnizione di rondelle di carotine lesse e ci ha detto "Voi oggi siete fortunati perché avete mangiato ma non ci pigliate l’aìre chè vi metto in ginocchio sui ceci armeni!"

Dipòi, il maestro Caciagli, quella buona anima meteoropatica, ha fatto un discorso sull’importanza dell’esser buoni e ha finito lasciandoci un fortore che ancor mi ricerca nelle narici.

Oh, caro diario, come son felice per il buon maestro Caciagli, ora che è invecchiato e non può più correre per rimbalzarci quelle verghe d’avellano sul groppone come faceva un tempo, ragion per cui, lieto, ti lascio queste righe e vo’ a fare i compiti che tanto lui anche se me li corregge non ci capisce nulla, pover’uomo macrocefalo…

Matrimonio

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Matrimonio.

Vestito fresco di lavanderia (quello del tuo di matrimoni) che mi ci ero spitasciato sopra una compilation di pomodoro, mozzarella, pizza, unto di olio cotto al forno e smacchiatore a secco che ha creato più danni che altro.

Pantalone che ti stringe sempre di più sulla panza, gilettino leggero leggero, camicia da cerimonia con bottoncino rosso antisfiga e altre due bottoni cuciti in fondo che stai cinque minuti a guardare dove sia l’asola corrispondente e invece no, ce li hanno messi perché se ti se ne stacca uno di quelli che si agganciano puoi scucirne uno di quelli, un po’ d’ago e filo ed è fatta, ma tu guarda che trovata…

Cravatta. Cravatta maledetta che non riesci a trovare il punto giusto in cui iniziare a farti il cappio e resti con la cosa più odiosa che la natura dei vestimenti abbia potuto e saputo generare, la parte dietro più lunga diquella davanti, che ti va a finire ad altezza inguine e che il gilettino di cui sopra non riesce a coprire completamente, vaffanculo, e allora ridisfi il nodo e provi a rifartelo, anche sette o otto volte tanto tempo ce n’è.

Cerimonia. Inviate con tacchi a spillo, sempre più vertiginosi, sempre più a spillo, sempre più favorenti mal di schiena ma l’apparir strafighe, si sa, ha anche di questi prezzi, per cui vai, tacchi neri, fascia di cuoio alla caviglia super sottile, fibbia tempestata di brillantini, devono aver fatto una svendita sado-maso…

Pranzo. Acqua San Pellegrino gassata, che mamma mia com’è buona, ma com’è che le bottiglie di vetro le vendono solo ai ristoranti e tu ti devi accontentare del PET da un litro e mezzo modello supermercato, confezione da sei bottiglie da litri 1,5 cadauna, che è un macello solo togliere la plastica intorno e quando cerchi di tirarle fuori si sfregano l’una contro l’altra e fanno sgrèèèèèèèèèkkk.

Saluti e baci, auguri, smack, smack, e via a baciare guance colanti di fard che non sta più su, a dare schiocchi all’aria intorno, ad abbracciare signore anziane con il vestito che sa ancora di naftalina e torni a casa chiedendoti com’è che le tue scarpe ancora nuove, pagate un putiferio, ti fanno un male cane mentre quelle da tutti i giorni ti calzano come un guanto ma sono così schifose a vedersi…

Life can be so hard, sometimes….

Oscillococcinum Boiron – L’Anas Barbariae e l’influenza di stagione

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Quando ricomincia la scuola è sempre un guaio.

Prima di tutto perché il freddo si alterna al caldo in un continuum di choc termici che metterebbero K.O. un toro da monta, e poi perché la scuola è un pullular di bacilli.

E con la scuola starnuti, colpi di tosse, strilli, urli, mal di gola, raucedini e virus (o, come diceva il mi’ nonno "vìrussi", che è plurale) a tutto vapore, perché l’alunno ti tossisce davanti, il collega mentre ti saluta fa uno starnuto che diffonde milioni di microparticelle schifose che prima o poi beccano anche te.

Il problema è come prevenire. A parte il fatto che l’influenza e le malattie da raffreddamento non si prevengono, si curano, considerata la mia estrema sensibilità agli attacchi delle porcheriole che irritano la mucosa proprio mentre sei intento a rimproverare con un urlo da Rocky Balboa mentre chiama "Adriana" l’alunno che sorprendi a copiare dal vocabolario (che, regolarmente, non sa usare, almeno copiassero perbene…), prima di andare a Lourdes per farmi due gargarismi di acqua benedetta e prima ancora di prendere dei vaccini che, tanto, non servono a un belino, mi sono fatto convincere, sotto consiglio di alcuni amici ("Vài, vài, prova, prova, io mi ci son trovato tanto bene…"), a comprare in farmacia una specialità omeopatica  che si chiama OSCILLOCOCCINUM.

La cosa curiosa è che avevo sentito una pubblicità alla radio della stessa Boiron in cui il nome del prodotto non veniva menzionato (credo esista una normativa che non permette di fare pubblicità ai prodotti omeopatici creati prima del 1995 e forse, ma non ne sono sicuro, potrebbe essere il caso dello stesso Oscillococcinum).

Si presenta in una scatolina che indica come composizione "Autolisato filtrato di fegato e cuore di Anas Barbariae (…)" "diluito alla 200K, per 0,01 ml".

Cioè, la componente dell’Oscillococcinum si presenta in dosi estremamente diluite.

Il prezzo, poi, è decisamente più alto di una scatola di acido acetilsalicilico o di una confezione di compresse di paracetamolo, quindi mi chiedo quali siano le proprietà antitermiche e febbrifughe dell’Oscillococcinum, visto che nella confezione non vengono specificate.

Insomma, personalmente non ho tratto un sensibile e particolare miglioramento dall’uso di questo preparato.
Nel mio caso non ha migliorato la sintomatologia tipica di questi malanni, e la mia guarigione clinica è arrivata in tempi leggermente più lunghi rispetto a quelli in cui uso degli antibiotici o degli antiinfiammatori tradizionali.

E ho ancora un po’ di strascico di tosse.

Bancomat

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Ci sono momenti in cui il tempo e la vita sembrano rimanere lì sospesi a non fare un accidente di niente e a rimandare la vita a qualche istante dopo.

Uno di questi momenti è certamente il pagamento tramite bancomat.

La cassiera o il venditore (tipologia assai più diffusa la prima, più imbarazzante la seconda, soprattutto tra i benzinai) guardano la tessera e chiedono “Bancomat o carta di credito?”, e tu li guardi rincoglionito specificando “Bancomat!” e cercando di dire che la carta di credito effettivamente ce l’hai ma l’hai lasciata a casa assieme a quella valigetta contenente un paio di milioncini di euro in contanti per cui se non le dispiace per ora pago così poi dalla prossima La servo in moneta ballante e sonante.

La cassiera striscia il bancomat come se se stesse sfregiando le putenda di un amante che l’ha respinta, la tesserina si piega nel lettore e a volte ti senti dire “Mi dispiace, non me lo prende…” (prova a farlo passare perbene, cretina…).

Poi è la volta dell’immissione del prezzo, a cui devi stare attentissimo perche’ alcuni POS non hanno la virgola automatica, per cui se spendi 20,64 euro ti puoi trovare un addebito di 2064 senza nemmeno passare dal via e ti ritrovi a mangiare alla mensa della Caritas.

E alla fine il codice PIN. Che lo hai ripassato a memoria fra il banco della frutta e quello della macelleria, lo sapevi perfettamente ma ora arrivi lì e te lo sei dimenticato. “Credo sia giusto“, fai, con la faccia da pirla, mentre quella ti guarda come se ti volesse incenerire perche’ ha la fila e con una operazione annullata si perde tempo e il tempo è denaro.

Infine l’attesa. Quella per la risposta. “Ci saranno le linee congestionate”, dici specificando bene ogni sillaba, e sperando che arrivi il sospirato “OK” alla transazione, che regolarmente non arriva, regalandoti attimi di panico in cui pensi di tutto, compreso che la banca ti ha tolto il conto corrente e che sei diventato un nulla tenente in tre secondi netti.

E poi il sollievo, il “trìcchete trìcchete” della macchinetta che consegna gli scontrini e che ci dice che sì, il nostro bancomat è stato accettato.

E allora ripensi a quanto è bella la vita e a quanto la tecnologia ce la renda così semplice, nonche’ a quanto siamo pirla noi a essere così malfidati e a non riporre fiducia in questi mezzi di pagamento elettronici.

Saluti la cassiera stronza con un sorriso disteso, porti via quello che hai comprato ed esci finalmente dal negozio.

La cassiera nel frattempo si è dimenticata di ridarti il bancomat.