L’Accademia della Crusca violenta i diritti dei verbi intransitivi

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L’Accademia della Crusca ha stabilito che, sia pure in contesti informali di linguaggio parlato, magari giovanile e di slang, espressioni come “scendi il cane” o “esci il portafoglio” sono ammissibili. Verbi con accezione intransitiva, cioè, assumono forma transitiva, come se si potesse dire “uscire qualcuno” o “scendere qualcosa” (a parte le scale, ovviamente). A parte il fatto che io in Toscana ho sempre sentito i bimbetti in collo (in collo vuol dire “in braccio”, in Toscana) a su’ mà’ dire “O mamma, mi scendi?”, quindi la cosa non scandalizza più di tanto, c’è da dire che l’Accademia della Crusca stavolta ha preso una cantonata mostruosa. E’ pur vero che la lingua non è di chi la codifica ma di chi la parla, e il prendere atto del cambiamento linguistico, anche se impoverisce l’idioma, è sempre un atto di umiltà scientifica apprezzabile, ma ammettere “Scendeteli!” per “Fateli scendere!!” è semplicemente inconcepibile. Anche perché se è vero come è vero che possono essere utilizzati in modalità transitiva in via informale, è anche vero che l’atteggiamento tipico della gente è quello di rendere nella forma quello che viene detto nell’informalità. Così, la gente si è scandalizzata. Giustamente. Ma fateci caso: le stesse persone che criticano l’Accademia della Crusca per questa alzata d’ingegno sono quelle che su WhatsApp scrivono “xché”, “xò”, “tvttb”, cànnano le maiuscole, fanno un uso smodato degli emoticons, mandano gli auguri di buon Natale e buon anno a tutta la rubrica così non pensano a scrivere qualcosa di originale. E allora la colpa non è neanche tanto dell’Accademia della Crusca, è di tutti noi che ciucciamo le indicazioni e le scambiamo per verità rivelate e norma della vita linguistica di tutti i giorni. Però la Crusca tutto questo se lo poteva risparmiare. E poteva risparmiarlo a noi che non ne possiamo più.

Corretto il link a valeriodistefano.com sul Corriere della Sera

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Questa mattina ho ricevuto una mail dalla giornalista Alessandra Bravi che, su mia segnalazione, ha provveduto a correggere il link sbagliato sulla pagina dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera, come avevo segnalato qui:

https://www.valeriodistefano.com/public/post/il-corriere-della-sera-mi-cita-ma-sbaglia-il-link-1651.asp

Nel mio blog ho parlato di cultura libera, di difesa strenua della privacy, dai miei siti diffondo centinaia di migliaia di file al mese, la gente scarica musica, libri, audiobook, sono uno dei pochi che dice la verità su Wikipedia e questi per cosa mi recensiscono? Per un post su una ragazzina pisana immaginaria che si presta a fare la testimonial alla Coca Cola.

Uno potrebbe dire: che culo!! E invece vi avverto subito, non è finita qui. Stay tuned…

Ci girano tronfie la figlia e la madre nel viso uguali e del culo tondo, istesse, identiche, senza storia

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Su repubblica.it ieri è apparso un reportage fotografico di 42 scatti. Dico “sarà una roba importante, che so, qualcosa sul conflitto di Gaza o sul recupero della Concordia.”
Macché, si trattava di una serie di fotografie di madri e di figlie che hanno deciso di farsi lo stesso tatuaggio nello stesso punto del corpo. Oppure di farsi tatuare due spezzoni di frase o di disegno, in modo che, avvicinando i due segmenti si ottengano il tatuaggio o la frase completi.

Voglio dire, la gente è fuori di testa completa e mica poco e l’orrenda e triviale immagine che ho scelto per corredare queste innocenti riflessioni lo dimostra.

Voglio dire, tutte queste signore superultraquarantenni, sfiancate dalla cellulite e deturpate dall’alluce valgo, che vogliono fare le giovani a tutti i costi e si fanno tatuare la frase “You are my sunshine” sul collo del piede mentre la figlia nello stesso punto ha immortalato “…my only sunshine”, che per dare un senso all’operazione devi mettere un piede davanti all’altro così la gente ti fotografa o, peggio, ti fotografi per conto tuo, ti fai un “selfie”, lo sbatti su Facebook e gli altri ti cliccano su “Mi piace” o ti dicono “Oh, che meraviglia!”. Ma che cazzo di meraviglia è? Sono due piedacci marci che neanche il più abile degli estetisti riuscirebbe a ricondurre a un aspetto vagamente decente!

E poi, tanto tanto, capisco le figlie. Ma le madri… porca miseria, hai un’età da pre-menopausa e devi per forza farti un tatuaggio “in stile” con quello di tua figlia (è la prima volta in vita mia che capisco il senso del titolo del romanzo di Proust “All’ombra delle fanciulle in fiore”) che, invece, è giovane, bella, e ha davanti a sé una vita sessuale intensa e soddisfacente. Non lo fanno per far vedere in giro che loro sono madre e figlia (come se gliene fregasse qualcosa a qualcuno, poi) ma che loro, madri, hanno con le rispettive figlie un rapporto privilegiato, speciale, che più che madre e figlia sono le classiche “amiche” e “complici”. E si dà il caso che le madri non debbano essere né amiche né complici dei loro figli.

Un giorno, forse, qualcuno avrà pietà di tanta presunzione. Per il momento spero proprio di no.

Baby rapinatori ed estorsori “condannati” a un anno di messa tutte le domeniche. Come sarà andata a finire??

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Sempre per la serie “Notizie K”, avevo messo da parte codesta perla di cui mi ero ripromesso di parlarvi. Poi, invece, mi sono messo a parlarvi di altro, come spesso mi accade, soprattutto a sproposito.

Orbene, a Bassano del rappa, cittadina con cui ho un legame affettivo particolare, specialmente con la distilleria “Nardini” e coi suoi aperitivi da sballo, spacciati in un negozietto che è proprio un buco, poco prima del ponte dei vecchi alpini, insomma, lì, o, meglio, a Mestre, una banda di baby bulli fu condannata dal Trinunale dei minori ad andare a messa per un anno tutte le domeniche, oltre alle pene accessorie (come fare voltariato, avere buoni voti a scuola etc…).

Non ricordo di quando era la notizia, ma sicuramente è di qualche tempo fa. Chissà se dopo un anno di messa questi bambini un po’ birbantelli si siano ravveduti o se, per espiare davvero la condanna di dover assistere a una funzione religiosa, non abbiano anche pensato in cuor loro che una pena deve tendere alla rieducazione, non all’imposizione di un credo o di una fede attraverso gli atti di culto (chissà perché non c’è stato nessun obbligo a frequentare settimanalmente una moschea, o un culto protestante, o la Sala del Regno dei Testimoni di Geova…).

Umberto Bossi ha cambiato cellulare

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Oggi abbiamo una notizia sconvolgente nel panorama dell’informazione nazionale: Umberto Bossi ha cambiato numero e/o cellulare e ha mandato un SMS a tutti i suoi contatti per comunicare che d’ora innanzi sarebbe stato reperibile direttamente sulla nuova linea, considerato che l’apparecchio che deteneva in qualità di Ministro della Repubblica ha dovuto restiturlo.

Davvero non ci si crede, ma com’è stato possibile? Al mondo non c’è NESSUNO che cambi numero di telefono, per necessità o solo per sfizio e che, successivamente, comunichi il suo nuovo recapito alle persone che ci tiene a continuare a contattare.

Questa sì che è una notizia! Corriamo subito a pubblicarla sul Corriere della Sera (se no poi si rischia che la gente non ne venga a consocenza, e potrebbe essere una disgrazia…)

Francesco Guccini – Dizionario delle cose perdute

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Non so quando uscirà il “Dizionario delle cose perdute” di Francesco Guccini, ma appena un minutino fa, BOL mi ha chiesto se lo voglio prenotare. Non (più) da loro, ça va sans dire.

Il passato non è una terra straniera, no, ed è bello che non lo sia. Nel ricordarsi delle cose perdute (tanto da farne addirittura un dizionario) c’è un senso di antico, di nostro. La gente si ritrova o nei ricordi o nelle antipatie verso qualcuno.

Ma l’avete visto per chi insiste a pubblicare Guccini? Mondadori, già…

Chissà se, scorrendo il dizionario delle cose perdute, alla G troverò un lemma che mi rimanda a “Guccini, Francesco”…

“Il maltempo paralizza la serie A” (eh, son dolori, sapete…)

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Era certamente da prevedersi: il solito catastrofismo metorologico, quello che non vuole arrendersi al fatto che siamo nel mese di febbraio, e che il mese di febbraio fa parte dell’inverno, e che in inverno qualche volta nevica, adesso fa titolare alla versione on line del quotidiano “La Stampa” un annuncio con tanto di link diretto: “Il maltempo paralizza la serie A”.

Beh, certo, è importante, perché se la neve fa chiudere le scuole a tempo indeterminato non gliene frega niente a nessuno, ma la serie A paralizzata è un affronto per tutti, una vera e propria offesa al decoro e al prestigio degli italiani che certamente se ne ricorderanno vita natural durante. Qualcuno, magari, penserà perfino che la neve è comunista…

Anniversario della nascita di Franz Kafka

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Oggi è l’anniversario della nascita di Franz Kafka, tanto per fare il nome di un morto.

Questo omino che faceva l’assicuratore, vegetariano per vocazione più che per scelta (mangiava solo "castagne, datteri, fichi, uva, mandorle, uva passa, zucche, banane, mele, pere, arance") è stato l’artefice di una messa a testo formidabile delle problematiche dell’uomo contemporaneo.

Ci siamo tutti nei suoi scritti. Quindi leggetelo, peccatori!

Piergiorgio Odifreddi pubblica “Caro Papa ti scrivo” per Mondadori

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Piergiorgio Odifreddi è un signore che ha avuto modo di scrivere e dichiarare, nella sua vita:

"La vera religione è la matematica, il resto è superstizione. O, detto altrimenti, la religione è la matematica dei poveri di spirito."

"Aspetto la dissoluzione della morte, ma non un’altra vita in un mondo che non verrà."

E’ stato eletto Presidente Onorario dell’Unione Agnostici e Atei Razionalisti, associazione a cui ho affettuato, in passato, qualche piccola donazione da privato cittadino (e pirla quale sono).

Ha pubblicato il volume "Caro Papa ti scrivo", a proposito del quale si legge sul suo sito personale: "Nell’autunno del 1959 Piergiorgio Odifreddi varcò la soglia del Seminario di Cuneo. La sua intenzione era quella di diventare un giorno papa, e benedire da una finestra di Piazza San Pietro la folla estasiata."

Il libro è stato pubblicato per Mondadori, la casa editrice del Presidente del Consiglio.

A tutt’oggi il libro non è stato elencato neanche nella biografia di Odifreddi su Wikipedia.

Qualche ragione ci sarà (e questa volta la condivido).

…e allora chiudiamo Annozero

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E allora adesso pare proprio che basta Santoro alla RAI.

Annozero chiude, non la vedremo più. L’azienda e il presentatore "hanno convenuto di risolvere il rapporto di lavoro, riservandosi di valutare in futuro altre e diverse forme di collaborazione".

E’ una separazione consensuale, e in Italia è ammesso (per parafrasare un modo di dire di mio suocero.

"Rai e Michele Santoro  hanno inteso definire transattivamente il complesso contenzioso altrimenti demandato alla sede giudiziaria. Si è ritenuto infatti di far cessare gli effetti della sentenza del Tribunale di Roma, confermate in appello, in materia di modalità di impiego di Michele Santoro, recuperando così la piena reciproca autonomia decisionale".

E’ un passaggio spaventoso. Non tanto per il fatto che la Rai e Santoro abbiano trovato un accordo stragiudiziale, acnhe quello, sempre per dirla come mio suocero, "in Italia è ammesso". Il punto è che una sentenza del Tribunale di Roma confermata in Appello dà ragione piena a Santoro, e cioè al silurato, all’ingiustamente vilipeso, a uno dei protagonisti dell’editto bulgaro, a quello che diceva a Celentano "grazie per il microfono ma io voglio il MIO microfono" (frase che se me l’avessero scritta l’avrei capita al volo, ma così pronunciata ci ho messo un macello di tempo, sprecando le mie poche sinapsi residue) che ora (forse) se ne va a La7 e "recupera la piena reciproca autonomia decisionale"?

Santoro poteva tenere la RAI e il Governo per le palle. Aveva dalla sua due decisioni di merito del Tribunale, potevano esserci tutte le pressioni del mondo, Berlusconi, mica Berlusconi, si contenga. E invece no, ci vuole "autonomia decisionale" anche per lui, che, evidentemente, avrà trovato forme alternative più gratificanti. Per carità, ci può essere anche soddisfazione a farsi reintegrare al lavoro oggi e mandare il padrone a "fare un bicchiere" il giorno dopo, son scelte.

Non vedremo più Santoro con Vauro che commenta le sue vignette e che nessuno ci ride più. In compenso è stato confermato "Ballarò" con Crozza che non mi ha mai fatto ridere.

Letizia Moratti sulla Moschea abusiva di Via Giandomenico Puppa a Sucate

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Il Sindaco Letizia Moratti è caduta in quella che a Livorno viene considerata la nobile arte del "Puppa!" ("Puppa aliqui facere")

Cosa significhi "Puppa!" a Livorno è fin troppo evidente e scontato. Letizia Moratti è stata vittima di uno scherzo rivoltole da un utente di Twitter che si è firmato Lucah. Al Sindaco di Milano è stato chiesto cosa intendesse fare per contrastare la Moschea abusiva sita in via Giandomenico Puppa nel quartiere di Sucate.

E’ chiaro che non può esserci nessuna Moschea, autorizzata o abusiva in quel quartiere, se non altro perché il nome di Sucate è palesemente inventato, per tacere di quello di Giandomenico Puppa.

Tuttavia la Moratti ha risposto lo stesso: "Nessuna tolleranza per le moschee abusive. I luoghi di culto si potranno realizzare secondo le regole previste dal nuovo Pgt".

(la notizia mi è stata segnalata dal redivivo Palleschi Aristide, cui vo’ a tributar le gratie)

In onda stasera su Rai Tre “E’ stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati. Alle 23,35 (e ci state larghi!)

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Questa sera la RAI trasmette il documentario "E’ stato morto un ragazzo" di Filippo Vendemmiati e dedicato alla storia di Federico Aldrovandi, partendo dai fatti occorsi nei pressi dell’Ippodromo di Ferrara, passando per i tempi estremamente dilatati con cui la famiglia ha appreso della morte del ragazzo, fino ad arrivare al procedimento penale che riguarda alcuni poliziotti, già condannati in primo grado per eccesso in legittima difesa (da cui sarebbe derivata la morte del ragazzo).
E’ un lavoro molto ben fatto, ha vinto il Premio David Di Donatello per la documentaristica, Vendemmiati è preciso e rigoroso.
E’ uscito in allegato a un volume per Promo Music Books, costa 19,90 euro, decisamente ben spesi (l’ho comprato presso lo shop di Beppe Grillo, che secondo me fa bene a distribuirlo).
La RAI, come è d’uopo, lo trasmette, da bravo servizio pubblico, su Rai Tre.
Solo che ce lo fanno vedere alle 23,35.
Perché qualcuno potrebbe anche saperne qualcosa di più, se lo si trasmettesse in prima serata, magari dopo le gigionerìe di Fazio.
Meglio trasmetterlo di sabato in quinta serata, quando i giovani sono fuori in discoteca, quando i vecchietti sono assonnati, quando i buoni padri di famiglia sono impegnati nello zapping dell’eros soft su qualche TV a pagamento.
Meglio trasmetterlo in sordina. Perché sapere di più sulla morte di Federico Aldrovandi potrebbe essere poco opportuno.

Una bici non si ama si lubrifica, si modifica..

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Il Giro d’Italia che ti passa sotto casa è un momento che passi pensando a Paolo Conte mentre canta che lui sta lì e aspetta Bartali.
Ma anche quella di fare l’imbecille con una bandanina rosa che ho comprato a un prezzo non proprio favorevolissimo ma la volevo e basta:

Dice mia moglie che andrebbe messa a mezza fronte stile Marco Pantani, ma oggi la bandana rosa, la camicina blu, la maglietta a righe (che chissà perché me la metto tutte le volte che devo fare le foto da bischero) il giubbottino marrone mi rendono policromo.
Inoltre serve a celare egregiamente la pelata e ad avere un profilo sbarazzino e inutilmente giovanile:

Fino alla maglia Rosa!