Enzo Bearzot, campione del mondo

E’ morto Bearzot, lo sapevi? Quello dei mondiali dell’82, che c’era Pertini al Santiago Bernabeu che alzava la pipa al gol di Tardelli, no, mi pare Altobelli, o forse era Rossi, ma chi lo sbagliò il rigore Cabrini o Conti, ma vai a sapere, però mi sa che era Conti, e la pipa però la fumava anche Bearzot, sì, va bene, si pareggiò col Cameroun uno a uno, il portiere si chiamava ‘Nkono, come fa uno a chiamarsi ‘Nkono, che è ‘Nkono gelato… era la battuta di allora, certo però che anche chiamarsi Bearzòt, con quel sorrisino, però ci ha portato in fondo, e come ci sono rimasti cacini i tedeschi, era dal ’70 che non gliene suonavamo così di brutto, e lui, Bearzot, rideva, giocava a briscola sull’aeroplano con Zoff, o era Antognoni, ora te ne vòi sape’ troppe, non lo sapevo nemmeno che stava male, poveròmo, davvero, guarda, mi dispiace, ma non me ne ricordavo nemmeno… fu lui che ci fece sapere che il pallone è tondo? Sì, e per la terza volta eravamo Campioni del Mondo.

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L’anniversario della morte di Anna Politkovskaja

…e siamo talmente assorbiti da uno zio che ammazza e poi stupra la nipote, da Bossi che mangia i rigatoni con la pajata, dalla TV che ci offre la solita "tratta catodica dei minori," dai giornali che parlano del rosario di Niki Vendola, che non abbiamo neanche avuto un minuto di silenzio o di dignità per ricordare che quattro anni fa se ne andava

Anna Politkovskaja
 

(vergogna, vero?)

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Momenti di intimità famigliare

Questi son io in costumino mutandato in pieno relax nella neo-ristrutturata stanzina der mi’ po’ero nonno Armando, che certo non avrebbe mai immaginato che un di’ ci si sarebbe fatto fotografare un nipote degenere.

PS: Boia de’, e faccio caà per burletta!
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Viva Radio 2!

La radio è bella.
La radio sa di inverno, di vecchie manopole, di valvole, la radio parla, è libera, libera veramente (abbiate pazienza, non è possibile parlare della radio senza citare Finardi), la radio è una delle pochissime cose che non sono mai cambiate nella nostra vita, c’è sempre un apparecchio da accendere e qualcuno di là da ascoltare, che non sai chi è, che non sai com’è fatto, eppure ti parla, e tu sei lì che lo ascolti, magari per anni, e conosci meglio lui del tuo vicino di casa.
La radio sa di Corrado, di Mike Bongiorno, di Enzo Tortora, del Gambero con Franco Nebbia, del 3131 con Paolo Cavallina, di Paolo Valenti e delle sue radiocronache di pugilato, di scusa Ameri, di Sandro Ciotti, di Nicolò Carosio.
E la radio ritorna, dandoci la percezione della normalità e del quotidiano che si affacciano nuovamente alle nostre vite dopo la follia estiva.
Radio 2 torna con la programmazione tradizionale, e vale la pena tuffarcisi.
Tornano Dose e resta, quelli del "Ruggito del coniglio", tornano Vaime, Fazio e la Marchini di "Black out", che sono quasi trent’anni che si ritrovano ogni sabato mattina, ovunque siano nel mondo, a fare un po’ gli scemi il sabato e la domenica, tornano Fabio e Fiamma coi loro consigli d’amore, torna Caterpillar, tornano i podcast da scaricare sul lettore MP3 e ascoltare in treno.
E purtroppo torna anche la Palombelli, che ha detto di aver abbandonato la RAI per le TV del Cavaliere, ma uno spazio di ventotto minuti sul servizio pubblico per dire la sua  se l’è fatto mantenere e poi ci si lamenta che ci mancano così tanto Alto Gradimento e la Hit Parade di Lelio Luttazzi…
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José Manuel Blecua Teijeiro: il Maestro è nell’anima, e in fondo all’anima per sempre resterà



Ognuno di noi ha dei maestri.
Il mio si chiamava José Manuel Blecua Teijeiro, filologo, cattedratico di letteratura spagnola prima a Saragozza e poi a Barcellona.
E’ stato Membro Onorario della Real Academia de la Lengua.
L’elenco della sua produzione e delle sue edizioni critiche è sterminato.
Qualche imbecille su Wikipedia gli ha dedicato qualche riga, ma è sempre poco.
Era un uomo elegante, educato, sempre sorridente, che ispirava fiducia, tenerezza, confidenza.
Ha conosciuto praticamente tutto il mondo letterario spagnolo del ‘900.
E’ stato e rimane uno degli studiosi più entusiasti, fecondi ed autorevoli della Spagna del nostro tempo.
Non ha mai fatto gelosamente tesoro della sua infinita erudizione, della sua cultura sterimata, del suo modo di lavorare certosino e attento.
Era quello che si dice un gentiluomo.
Su Internet, che, ne sono convinto, non gli sarebbe piaciuta, si trovano poche sue fotografie.
Una di queste lo ritrae mentre aggiusta la cravatta a Ernest Lluch, professore di dottrine economiche presso l’Università di Barcellona, strenuo difensore di una scelta costituzionale al problema basco, ucciso il 21 novembre 2000. Non posso metterla in linea direttamente come vorrei, ma la trovate linkata a questo indirizzo.

Di José Manuel Blecua Teijeiro ho ritrovato alcune registrazioni del 1988, quando alla residenza estiva dell’Università di Saragozza parlava di poesia spagnola contemporanea.
Hanno messo fuori commercio le audiocassette e così si finisce per mettere fuori commercio i ricordi più cari.

Nello spezzone che vi propongo parla con sorprendente semplicità del concetto di poesia semplice in Juan Ramón Jiménez, cita una conferenza di Federico García Lorca, e spiega la differenza tra forma e contenuto poetici. Il tutto in meno di tre minuti.

Con José Manuel Blecua Teijeiro condivisi ore in giardino a chiacchierare dei massimi sistemi e del modo italiano di vedere la vita sorseggiando whisky con ghiaccio che lui mi offriva volentieri dopo essersi tuffato, all’età di 80 anni, in una piscina di acqua semigelata, perché sui Pirenei fa freschetto anche ad agosto.
Non gli dissi mai che non sopporto il whisky, che lui adorava.
Gli dedicai la mia tesi di laurea, era il minimo che potessi fare.

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